Hospitalia, come dice il nome stesso, era il complesso della Villa dedicato alle stanze per gli Ospiti.
Era composto da un ampio corridoio su cui si apriva una doppia serie di cubicola (stanze da letto), in tutto dieci, disposti a forma di T, ciascuna stanza conteneva tre letti.
Sappiamo con esattezza il numero dei letti per ogni stanza perché la loro posizione era indicata sul pavimento con un diverso disegno del mosaico.
I mosaici sono l’elemento più bello del complesso, sono tutti di tipo geometrico a tessere bianche e nere; con motivi complessi e decorativi come elementi floreali variamente combinati fra loro, ogni cubiculum ha un diverso decoro musivo. La scelta di mettere mosaici bianchi e neri, invece che policromi, come in altre aree più nobili della villa, indicano che le stanze fossero destinate a personale di medio rango, al seguito dell’imperatore (ufficiali della coorte pretoria, e a sacerdoti).
Parco Archeologico Villa Adriana Piazza Marguerite Yourcenar 1 Tivoli (RM)
Nel 1905, la Scuola degli Ingegneri di Roma effettuò un rilievo topografico della Villa Adriana, pubblicato nel 1906, introducendo una rappresentazione in scale 1:3000 e…
Nel museo, ricavato in alcuni ambienti della villa presso il Canopo, alcuni materiali provenienti dagli scavi ci aiutano nel compito ricostruttivo. La maggior parte delle…
Questo busto di fanciullo proviene dalla Villa di Tivoli dell’imperatore Adriano. Non ci sono molte informazioni a riguardo, si tratta sicuramente di un principe della famiglia imperiale. Colpisce lo sguardo già serio di questo bimbetto che non avrà più di sette anni. Il riconoscimento è difficile, ma potrebbe trattarsi del giovane principe Annio Vero.
Per raccontare chi fosse questo Annio Vero, useremo le parole che Marguerite Yourcenar ha fatto pronunciare all’imperatore protagonista del suo capolavoro “Memorie di Adriano”:
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“Ti ho conosciuto in culla, piccolo Annio Vero, che oggi, per mio volere, ti chiami Marc’ Aurelio.
In uno degli anni più belli della mia vita, nell’epoca che segna l’erezione del Pantheon, per affetto verso i tuoi t’avevo fatto eleggere membro del santo collegio dei Fratelli Arvali, al quale presiede l’imperatore medesimo, e che perpetua piamente i più antichi costumi religiosi di Roma; durante il sacrificio, che quell’anno ebbe luogo in riva al Tevere, ti ho tenuto per mano; ho guardato con divertita tenerezza il tuo contegno di bimbetto di cinque anni, spaventato dalle strida del porcellino immolato, ma pure pronto a far del suo meglio per imitare il contegno grave dei grandi. Mi interessai dell’educazione di quel fanciullino troppo serio; aiutai tuo padre a sceglierti i maestri migliori. Vero, il Verissimo: scherzavo con il tuo nome: tu sei forse il solo essere che non mi abbia mentito mai. T’ho visto leggere con passione gli scritti dei filosofi, vestirti di lana ruvida, dormire sulla nuda terra, costringere il tuo corpo gracile a tutte le mortificazioni degli stoici: atteggiamenti che non mancano di eccesso; ma, a diciassette anni, l’eccesso è una virtù. A volte, mi chiedo contro quale scoglio farà naufragio tutto ciò, poiché si fa sempre naufragio: sarà una sposa, un figlio troppo amato, uno di quei tranelli legittimi nei quali restano impigliati i cuori più timorati e puri; o sarà più semplicemente l’età, la malattia, la stanchezza, il disinganno che ci avverte che, se tutto è vano, lo è anche la virtù? Immagino, al posto del tuo volto candido di adolescente, il tuo viso stanco di vecchio. Sento quanta dolcezza, quanta debolezza forse, si celi dietro la fermezza che hai imparata tanto bene, indovino in te la presenza d’un genio che non è necessariamente quello dell’uomo di Stato; il mondo sarà migliorato indubbiamente per sempre per averlo visto associato una volta al potere supremo. Ho fatto il necessario affinché tu fossi adottato da Antonino […] Credo di offrire agli uomini l’unica occasione che avranno mai di realizzare il sogno di Platone, di vedere regnare su di loro, un filosofo dal cuore puro.”
Fonte: Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar – Super ET – Casa editrice Einaudi – edizione 30 – anno 2023 – pagine 245-246
Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.
Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.
Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.
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Antinoo, giovane bitinio amato dall’imperatore Adriano, perse la vita nelle acque del Nilo in circostanze oscure. Dopo la morte, per volontà dell’imperatore, gli furono tributati onori divini e la sua immagine fu celebrata attraverso opere che lo ritraevano assimilato ad una dio.
Nel rilievo, Antinoo è raffigurato come il dio dei boschi, Silvano, coronato di un ramo di pino, con la falcula nella mano destra ed un cane al seguito.
Nella cornice agreste del rilievo, dinanzi all’imponente figura di Antinoo, spicca un altare, su cui è apposta, in caratteri greci, un’iscrizione che restituisce la firma dell’autore dell’opera: “Antonianos di Afrodisia”.
Il rilievo, di grande pregio artistico, proviene da un’area residenziale e decorava presumibilmente un sacrario dedicato al giovane divinizzato.
Fonte: pannelli espositivi di Palazzo Massimo
L’opera aveva colpito anche la scrittice Marguerite Yourcenar che, in un bellissimo brano di “Memorie di Adriano”, inserisce la descrizione di questo capolavoro:
“Non appena egli cominciò a contare nella mia vita, l’arte ha smesso d’esser un lusso, è diventata una risorsa, una forma di soccorso. Ho imposto al mondo questa immagine: oggi, esistono più copie dei ritratti di questo fanciullo che non di qualsiasi uomo illustre, di qualsiasi regina.
Sulle prime, mi stava a cuore far registrare dalle statue la bellezza successiva d’una forma nel suo mutare; in seguito, l’arte divenne una specie di magia, capace di evocare un volto perduto.
Le immagini colossali mi sembravano un mezzo per esprimere le vere proporzioni che l’amore conferisce agli esseri; queste immagini, le volevo enormi come un volto visto da vicino, alte e solenni come le visioni degli incubi, pesanti come il ricordo che mi perseguita. Esigevo una finitezza perfetta, una perfezione assoluta, quella divinità che rappresenta per coloro che lo hanno amato ogni essere morto a vent’anni; e, otre la somiglianza esatta, volevo la presenza familiare, tutte le irregolarità d’un viso più caro della bellezza stessa. […]
Poi, vi sono i ritratti dopo la morte; ivi, la morte è passata: sono grandi volti dalle labbra sapienti, dense di segreti che non sono più i miei, poiché non sono più quelli della vita.
C’è quel bassorilievo nel quale Antoniano Cario ha dotato d’una grazia che non è di questa terra il vendemmiatore vestito di seta grezza, il muso del cane che gli si accosta amichevolmente alla gamba nuda.”
Fonte: Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar -SuperET – Edizioni Einadi – 30sima edizione 2023 , pagine 123-124
Collocazione: conservato presso il Museo Nazionale Romano, sede di Palazzo Massimo
Il personaggio: Antinoo era nato a Bitinio, città della Bitinia, che chiamavano anche Claudiopoli: era stato un suo amasio [di Adriano] ed era morto in Egitto, sia che fosse caduto nel Nilo, secondo quanto scrive Adriano, sia che fosse stato immolato in sacrificio, secondo la verità dei fatti. Infatti Adriano, come ho detto, era sempre molto superstizioso e ricorreva a indovini e ad arti magiche d’ogni genere. Così dunque onorò Antinoo, o perché lo aveva amato, o perché questi era andato volontariamente incontro alla morte (per ciò che fece, infatti, [Adriano] aveva bisogno di un’anima che si sacrificasse volontariamente), tanto che fondò una città nel luogo in cui [Antinoo] era andato incontro a quella fine, e la chiamò col suo nome. Inoltre, Adriano gli dedicò delle statue, o piuttosto delle immagini sacre, in quasi tutta l’ecumene. Infine, disse di aver Visto di persona una stella, quella di Antinoo, e ascoltava con compiacimento i suoi familiari che raccontavano la leggenda della stella di Antinoo, nata dalla sua anima e apparsa allora per la prima volta. Per questa storia, dunque, Adriano era oggetto d’ironia, ma anche perché quando morì Paolina, sua sorella, non si affrettò a renderle alcun onore. Fonte: Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagine 115, 117 – BUR, dicembre 2009
Publio Elio Adriano fu imperatore romano dal 117 al 138 d.C. Esperto di arti militari, architetto, poeta, pittore e amante del bello, ha lasciato una memoria indelebile nell’Occidente. Tra gli imperatori Romani, grazie all’opera di Margherite Yourcenar , “Memorie di Adriano”, è quello che sentiamo più vicino alla nostra sensibilità moderna.
Publio Elio Adriano apparteneva alla famiglia di Traiano, ma non era destinato a diventare imperatore. Cassio Dione ce lo descrive così (Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagine 99,101,105 – BUR, dicembre 2009) :
“Adriano era di gradevole aspetto e aveva un certo fascino. [3] Per quanto riguarda l’origine, Adriano nacque da padre di rango senatorio, un ex pretore, Adriano Afro (questo era il suo nome), mentre per quanto riguarda l’indole, egli era portato allo studio di ambedue le lingue; lasciò alcuni libri scritti in prosa e composizioni di vario contenuto in versi. Era infatti avidissimo di gloria, e per questo si dedicava anche a tutti gli altri interessi, persino quelli più insignificanti: scolpiva e dipingeva, e andava dicendo che non c’era nulla che riguardasse la pace o la guerra, l’imperatore o il privato cittadino, che egli non conoscesse. In verità questo non danneggiava in alcun modo gli altri, ma la sua invidia, che era implacabile contro tutti coloro che eccellevano in qualcosa, mandò in rovina molti e molti distrusse. Infatti, dato che voleva primeggiare in tutto su tutti, odiava coloro che si distinguevano in qualche attività […] [5] Questi erano i difetti che gli rimproveravano, come anche l’eccessivo puntiglio, la curiosità e la malizia; tuttavia egli li attenuava e li compensava con la diligenza scrupolosa, con la prudenza, con la munificenza e con la scaltrezza; perciò non mosse alcuna guerra e pose fine a quelle in atto, non confiscò ingiustamente i beni di alcuno e donò molto a molti, sia a popoli sia a privati cittadini, sia a senatori sia a cavalieri.”
Per quale motivo è famoso Adriano?
Adriano è famoso per aver pacificato l’impero, per aver visitato tutte le provincie, aver costruito templi ed edifici pubblici, fondato città e addestrato personalmente l’esercito (Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagine 105, 111, 113 – BUR, dicembre 2009):
“Impose alle legioni una disciplina rigidissima, affinché, nonostante fossero forti, non si ribellassero e non divenissero insolenti, e beneficò con grandissima munificenza le città, sia quelle alleate sia quelle conquistate. Visitò molte di queste, quante non ne aveva mai visitate nessun altro imperatore, e le aiutò quasi tutte, concedendo ad alcune acqua, ad altre porti, cibo, opere pubbliche, denaro, e ad altre altri onori ancora. […] Esercitava i soldati ad ogni genere di battaglia; alcuni li elogiava, altri li riprendeva e insegnava a tutti ciò che dovevano fare. Perché traessero vantaggio anche dall’osservazione del suo comportamento, si comportava in modo austero, si spostava sempre a piedi o a cavallo, e, in quel periodo, non saliva mai a bordo di un carro o di un veicolo a quattro ruote; non si copriva la testa né quando faceva caldo né quando faceva freddo, ma camminava a capo scoperto sia nel gelo della Germania sia nella calura dell’Egitto. Insomma, a tal punto esercitò ed istruì, tanto con l’esempio quanto con i precetti, l’intero esercito durante tutto l’impero, che le direttive da lui impartite sono ancora oggi una norma disciplinare per esso. Fu soprattutto per questo che rimase per lo più in pace con le nazioni straniere: infatti, poiché queste vedevano i suoi preparativi bellici senza tuttavia riceverne danno, ma anzi, ottenevano anche del denaro, non si ribellarono. Le sue truppe venivano tenute in esercizio così bene che la cavalleria di quelli che sono chiamati Batavi attraversò l’Istro armata di tutto punto. Vedendo tutto ciò, i barbari erano atterriti dai Romani, e badando ai propri affari si rivolgevano a lui come ad un arbitro delle loro controversie.[…]”
Adriano è famoso anche per la sua tragica storia d’amore con il bellissimo Antinoo, un giovane originario della Bitinia che morì in circostanze misteriose.
Cosa pensavano i contemporanei di lui?
Secondo Dione Cassio (Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagina 131 – BUR, dicembre 2009):
“Nonostante avesse regnato in modo eccellente, Adriano fu odiato dal popolo per le ingiuste e nefande uccisioni avvenute all’inizio e alla fine [del suo principato]; in realtà non era affatto un sanguinario, tanto che quando alcuni si erano scontrati con lui, ritenne che fosse sufficiente scrivere alle città delle quali erano originari dicendo che quelle persone non gli piacevano. Inoltre, se era assolutamente necessario punire degli uomini che avevano dei figli, diminuiva la loro pena in proporzione al numero dei figli stessi. Tuttavia il senato per lungo tempo insistette nel negargli gli onori divini e nel mettere sotto accusa alcuni che sotto il suo impero avevano colmato la misura, e che per questo erano stati premiati, mentre sarebbe stato necessario punirli.”
Quale eredità ci ha lasciato Adriano?
Adriano si prodigò per la salute dell’impero e a Roma lasciò alcune delle opere architettoniche più belle. Disegnò il Pantheon e il tempio di Venere e Roma, il tempio di Adriano (oggi palazzo di Pietra e sede della Camera di Commercio di Roma) e naturalmente il suo bellissimo mausoleo, oggi Castel Sant’Angelo.
Il Vallo di Adriano, una fortificazione voluta dall’imperatore per difendere la Britannia dalla Caledonia, ancora oggi segna il confine tra l’Inghilterra e la Scozia.
Tra gli imperatori Romani, grazie all’opera di Marguerite Yourcenar “Memorie di Adriano”, è quello che sentiamo più vicino alla nostra sensibilità moderna. Come lei stessa diceva, citando Flaubert: «Quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo». La Yourcenar dedicò praticamente tutta la sua vita alla stesura del suo capolavoro.
Cronologia: 76 d.C. – 24 gennaio – nasce in Spagna
86 d.C. – Rimane orfano di padre e viene affidato alla tutela di Traiano
102 d.C. – Segue Traiano nella prima guerra dacica
108 d.C. – Creato console per i meriti acquisiti nel governo della Pannonia
117 d.C. – Legato nella spedizione contro i Parti. Console per la seconda volta; governatore in Siria. 9 agosto: gli è comunicata ufficialmente l’adozione da parte dell’imperatore. 11 agosto: riceve la notizia della morte di Traiano in Cilicia.
118 d.C. – 9 luglio: lasciato il governo della Siria, raggiunge Roma.
120 d.C. – Inizia i suoi viaggi nelle province dell’Impero.
121 d.C. – Dopo la Gallia e la Germania, visita la Britannia e vi fa costruire il Vallo.
122-123 d.C. – Tornato in Gallia, fa erigere la basilica di Nimes, quindi sverna in Spagna e di lì si reca in Siria.
123-124 d.C. – In Grecia, ad Atene ed Eleusi, poi in Asia Minore.
125 d.C. – Marzo: presiede i giochi delle feste Dionisiache ad Atene. Estate: torna a Roma passando per la Sicilia.
128-129 d.C. – In Africa e ad Atene.
130 d.C. – In Arabia e in Egitto; durante una navigazione sul Nilo muore Antinoo. 30 ottobre: fonda nel Medio Egitto la città di Antipoli in suo onore.
131-134 d.C. – Visita l’Asia Minore, la Grecia e la Palestina.
135 d.C. – Doma la lunga rivolta degli Ebrei in Palestina e riorganizza la provincia.
136 d.C. – Adotta Lucio Elio.
138 d.C. – 1° gennaio: morte di Lucio Elio. 25 febbraio: adotta Antonino. Malfermo di salute, si ritira a Baia, lasciando a Roma come reggente Antonino. 10 luglio: muore a Baia e viene sepolto temporaneamente a Pozzuoli, dopo essere vissuto 62 anni, 5 mesi e 17 giorni, e aver regnato per 21 anni e 2 mesi.
139 d.C. – Dedicazione del mausoleo di Adriano a Roma e sepoltura definitiva del corpo dell’imperatore (Mole Adriana, ora Castel Sant’Angelo)
La Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon nasce nel XVI secolo con lo scopo “di favorire lo studio, l’esercizio e il perfezionamento delle Lettere e Belle Arti e di promuovere l’elevazione spirituale degli artisti”. Riconosciuta da papa Paolo III il 5 ottobre 1543, costituisce il più antico sodalizio artistico nazionale esistente e di fatto interrompe il regime giuridico dei regolamenti medioevali delle singole corporazioni: tutti gli artisti possono da quel momento appartenere a una sola società.
Gli accademici erano “virtuosi”, ossia artisti: pittori, scultori e architetti. Fra i primi associati si registrano Taddeo Zuccari, Jacopo Barozzi da Vignola, Beccafumi, Antonio da Sangallo il Giovane, e in seguito i maggiori artisti e architetti di ogni tempo, come Pietro da Cortona, Rainaldi, Algardi, Borromini, Lanfranco, Preti, Velázquez, Juvarra, Vanvitelli, Valadier, Canova e molti altri nomi di grande fama.
I membri non contribuiscono soltanto all’attività solidale della compagnia, ma arricchiscono la sua collezione di opere d’arte, che oggi racchiude una serie di peculiarità storiche e culturali che la rendono un unicum per formazione e contenuti. Si tratta di un insieme di documenti, piccoli e grandi capolavori della Storia dell’arte, poco noti al grande pubblico ma, al contempo, singolari per valore storico e per il supporto che possono fornire alla conoscenza delle vicende artistiche romane e nazionali in un arco di tempo assai esteso.
A oggi, le opere sono distribuite su due sedi. La parte centrale e più ampia, comprendente dipinti e sculture dal XVI al XX secolo, disegni del XIX-XX secolo e oggetti d’arredamento, si conserva al Pantheon.
Le donazioni più recenti, invece, sono conservate in via della Conciliazione, dove si trovano anche la biblioteca e l’archivio dell’Accademia. La libertà di ciascun membro della congregazione di regalare o realizzare opere per l’Accademia, senza alcuna commissione stabilita o decisione gerarchica, comporta un assortimento di lavori piuttosto eterogeneo e composito. In particolare, la gamma dei soggetti realizzati tra l’Otto e il Novecento riguarda soprattutto ritratti o si ispira alla mitologia classica, alla storia della Chiesta cattolica e alle Sacre Scritture.
San Giuseppe, antico patrono della compagnia, è un tema ricorrente. Tra i pezzi più significativi, vale la pena menzionare: il dipinto di Giovanni Baglione Natività di Gesù con san Giuseppe, l’opera di Giacinto Brandi Il sogno di san Giuseppe e un San Giuseppe con Gesù adolescente di Domenico Ambrosini. A essi si aggiungono anche alcune vedute, come la Vallata messicana di Caro De Paris, allievo di Luigi Agricola e Gaspare Landi, o la Veduta del Tevere di Pio Grande.
Il nucleo più consistente della raccolta, anche sul piano qualitativo, concerne il gruppo di ritratti e autoritratti del XIX-XX secolo. Si tratta sia di dipinti sia di busti di marmo e gesso, che spesso ritraggono l’aspetto degli stessi artisti o di personaggi rilevanti del tempo. Tra di essi si nota l’opera dello scultore Oskar Sosnowski, al quale si deve il disco di pietra con lo stemma e i simboli artistici dei Virtuosi collocato sul portone d’ingresso sotto il porticato del Pantheon che conduce fino all’attico. Una visita da non perdere, non solo per la qualità delle opere, ma anche per la possibilità di visitare parti del tempio più antico di Roma ancora intatto che altrimenti non sarebbero accessibili.
Fonte: Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma – Costantino D’Orazio – Mondadori – 2022 – pagine 145-146-147
Agrippa fu molto più di un generale: fu l’architetto della Roma imperiale, ma soprattutto grande e leale amico di Augusto. Un uomo di visione e azione, capace di coniugare strategia militare, ingegneria urbana e senso civico.
La Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, fondata nel XVI secolo, promuove l’arte e conserva opere storiche, ospitando ritratti e capolavori di artisti di fama.
Il Pantheon presenta pareti interne decorate con marmi provenienti da varie parti del mondo, sostituiti nel Settecento da materiali meno pregiati. Il design originale è stato in gran parte alterato, ma recenti restauri hanno ripristinato alcune decorazioni.
Le pareti interne del Pantheon sono divise in due piani, separati da un grande cornicione in marmo bianco di Luni, che venne utilizzato anche per i capitelli: è il marmo di Carrara, l’unico di provenienza italiana.
I marmi colorati delle pareti e del pavimento furono invece importati da tutto il mondo conosciuto, Grecia, Asia minore e Africa: rosso antico, verde antico, giallo antico, pavonazzetto, porfido rosso, serpentino, africano.
Furono depredati nel corso dei secoli per riutilizzarli in altre chiese o palazzi romani, e nel Pantheon stesso per il primo altar maggiore con ciborio, del quale non è rimasto nemmeno un disegno.
Nel Settecento quel che restava dei marmi originali fu sostituito nella parte bassa da uno zoccolo in marmo pavonazzetto, e più in alto da affreschi trompe l’oeil che imitano il marmo; riprendono in parte il disegno originale ma non i colori, che erano prevalentemente il bianco ed il rosso, mentre oggi sono il giallo e il verde.
Il piano inferiore del Pantheon ha un breve corridoio d’accesso a nord. Nelle pareti si aprono sette grandi esedre: quattro rettangolari sugli assi diagonali, alternate a tre semicircolari sugli assi principali.
Ognuna ha alte colonne e lesene in marmo pavonazzetto o in giallo antico (provenienti dalla Turchia e dalla Tunisia) che ovviamente sono state lasciate al loro posto, altrimenti sarebbe crollato tutto.
Negli spazi fra le esedre sono inserite otto edicole (Fig. 10) con piccoli frontoni curvi o triangolari, sorretti da colonnine di porfido rosso e serpentino, poi sostituite con marmo rosso antico e verde antico. In una di esse è sepolto Raffaello.
Il piano superiore, detto attico (Fig. 11) in origine aveva sottili lesene alternate a nicchie per statue; furono rimosse nel Settecento durante un “restauro” predatorio che fece sparire i marmi originali sostituendoli ancora una volta con pannelli quadrati affrescati a finto marmo.
Il pavimento in opus sectile di marmi colorati (vedi oltre Fig. 13) è stato restaurato nell Ottocento, riutilizzando ove possibile i marmi originali e integrando le parti mancanti o danneggiate. Ripete fedelmente sia il disegno che lo schema dei colori originari, anche se in qualche caso il porfido rosso è stato sostituito dal marmo rosso antico.
Fonte: Pantheon Architettura e Luce, Marina De Franceschini, Giuseppe Veneziano, Rirella Editrice, dicembre 2021, pagine 15-17
Il Pantheon di Roma è una straordinaria opera architettonica con la cupola in cemento non armato più grande al mondo. È caratterizzato da un portico magnifico, materiali innovativi e tecniche costruttive avanzate, esempio di ingegneria…
Il Pantheon è un’opera architettonica straordinaria, considerata da Michelangelo perfetta. Funziona anche come un osservatorio astronomico, con un oculus che permette alla luce solare di segnare solstizi e equinozi, evidenziando la bellezza della cupola.
Il Pantheon di Roma è uno dei capolavori assoluti dell’architettura romana antica, dal punto di vista artistico e per la tecnica costruttiva: ha infatti la cupola in cemento non armato più grande del mondo, da sempre oggetto di studio e ammirazione. Michelangelo stesso disse che il Pantheon aveva «un disegno angelico, non umano».
L’edificio ha in facciata un grande portico con otto colonne di granito rosa e grigio provenienti dall’Egitto, sono alte dodici metri e ognuna pesa cinquanta tonnellate. L’unico ingresso è sul lato nord, col grande portale originale in bronzo, alto più di sette metri; dato il suo enorme peso, non ha cardini ma perni rotanti inseriti nella soglia in marmo africano e nell’architrave in legno.
Il maestoso interno circolare ha un diametro di oltre quarantatré metri (150 piedi romani), che è uguale all’altezza della cupola. In pratica l’edificio è costruito intorno ad una sfera immaginaria, che viene tagliata a metà dal grande cornicione marmoreo.
Il segreto della cupola sta nel sapiente uso dei materiali da costruzione scelti per la volta e per le pareti che la sostengono: sono più resistenti e pesanti in basso (travertino e tufo) e più leggeri in alto (lapilli e tufo giallo). Tali materiali furono impastati con malta pozzolanica (più resistente ed elastica di quella tradizionale).
La posa in opera della gettata cementizia richiese grande maestria, perché doveva avvenire in più fasi: bisognava infatti dosarla un po’ per volta, e aspettare i tempi giusti fra una gettata e l’altra, dato che l’impasto faceva reazione e si induriva gradualmente con l’acqua.
L’enorme centina lignea sulla quale venne versato l’impasto cementizio era un altro prodigio della tecnica costruttiva romana, considerate le dimensioni della cupola e la necessità – una volta completata l’opera – di smontare le travi senza far danni.
La cupola è decorata da cinque filari di ventotto cassettoni l’uno, di dimensioni decrescenti, che servivano ad alleggerirne il peso. Visti dal basso sembrano piccoli, ma una fotografia scattata durante i restauri del 1925 dà un’idea delle loro reali dimensioni.
I cassettoni erano rivestiti da sottili lamine di piombo di cui fino al Settecento era sopravvissuto qualche frammento; in origine vi erano fissati ornamenti metallici dorati, forse rosoni o stelle.
L’oculo della cupola – che fungeva anche da chiave di volta sulla sua sommità – ha un diametro di nove metri e conserva ancora la cornice originale in bronzo, decorata da piccole foglie, ovoli e dentelli.
All’interno delle murature vi erano numerosi archi di scarico in laterizio, disposti su tre livelli diversi: anch’essi servivano a ripartire i pesi e le spinte della struttura, un altro esempio delle straordinarie tecniche costruttive romane.
Fonte: Pantheon Architettura e Luce, Marina De Franceschini, Giuseppe Veneziano, Rirella Editrice, dicembre 2021, pagine 9-13
Torna alla sezione dedicata al Pantheon Indirizzo: Piazza della Rotonda, 00186 Roma
Roma è una città enorme che vanta quasi 3000 anni di storia, la sua offerta culturale è vastissima. Tuttavia, la prima volta che si visita questa meravigliosa città, sono 10 le attrazioni che devono essere assolutamente viste, perché sono il simbolo ed il meglio che Roma possa offrire. Vediamo l’elenco:
E’ possibile richiedere informazioni turistiche presso tutti gli INFO Point dislocati in città.
Roma PASS: è la card turistico-culturale della città. La card permette di usufruire dei mezzi di trasporto pubblici e di utilizzare gratuitamente i servizi igienici custoditi della nuova rete P.Stop, con personale qualificato anche per servizi di accoglienza turistica.
Esistono 2 tipi di PASS: Roma Pass 72 ore – costo 52 euro Roma Pass 48 ore – costo 32 euro
Museo Multimediale per un’esperienza immersiva Un viaggio nella storia di Roma, ideato da Paco Lanciano Museo Privato E’ un esperienza molto interessante, immersiva, grazie alle proiezioni sul grande schermo e sulle pareti, aiuta a comprendere il contesto in cui è nata e si è sviluppata Roma. Una racconto che dura ben 2700 anni. Così in…
L’edificio termale più antico della villa deve il suo nome all’identificazione dell’ampia sala circolare con un heliocaminus, ovvero un ambiente riscaldato dai raggi solari.
In realtà, la sala, coperta da una cupola con occhio centrale e dotata di cinque grandi finestre un tempo vetrate, era originariamente riscaldata anche dal tradizionale sistema ad ipocausto, che prevedeva il passaggio di aria calda sotto il pavimento: l’esposizione a sud-ovest consentiva di sfruttare al massimo l’azione dei raggi solari che attraverso le vetrate irradiavano l’ambiente nel primo pomeriggio, quando i Romani erano soliti frequentare i bagni.
Recentemente vi è stata riconosciuta una sudatio per la presenza di bocche da forno che consentivano di immettere il calore necessario per la sauna.
Alle spalle della sala è ben riconoscibile il frigidarium, un vasto ambiente aperto su una piscina rettangolare circondata da un portico colonnato, provvisto anche di una seconda vasca semicircolare; da qui proviene la raffinata statua di Afrodite seduta, copia dell’opera di Doidalsas, oggi conservata a Roma, presso Palazzo Massimo alle Terme.
Peculiare il contiguo ambiente ottagonale riscaldato, che si caratterizza per la pianta mistilinea con nicchie angolari sormontata da una cupola a padiglione. rivestimento parietale e pavimentale della maggior parte delle sale, costituito da lastre di marmo policromo, conferma la pertinenza del complesso alla zona nobile della villa.
La Sala detta dei Filosofi deve il suo nome ad una delle ipotesi al suo utilizzo: le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci. Altri ritengono che si trattasse di una biblioteca. Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale.
Ad una delle estremità del Pecile si apre la Sala dei Filosofi e da questa si passa ad un articolato edificio nel cui centro è un canale circolare che circonda una isoletta. Sull’isola Adriano sostava a meditare e per non essere disturbato, ritirava i ponti mobili che ne consentivano l’accesso. L’edificio prende il nome dai…
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Costruita in contiguità con il Teatro Marittimo e delimitata dal Pecile, la Sala dei Filosofi è una grande aula rettangolare con abside orientata a sud dotata di sette nicchie rettangolari. La testimonianza di Pirro Ligorio ci permette di ricostruirne in parte l’aspetto originario: la fronte presentava due imponenti colonne di cipollino inquadrate da lesene dello stesso marmo, mentre pavimento e pareti erano completamente rivestiti di lastre di porfido, a testimonianza dell’importanza della sua funzione.
L’attuale denominazione deve il suo nome ad una delle interpretazioni proposte riguardo alla sua utilizzazione, secondo cui le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci. Altri ritengono invece che si trattasse di una biblioteca, interpretando le nicchie come scaffali per i volumina (i rotoli di pergamena); tuttavia, la scarsa accessibilità delle rientranze, che si trovano al di sopra di un alto zoccolo, e lo sviluppo in altezza delle nicchie (3 metri), oltre alla loro presenza solo sulla parete di fondo, sembrano far propendere per altre ipotesi. Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale riservata all’attesa degli ospiti, che dovevano conferire con l’imperatore.
Le nicchie potevano con ogni probabilità ospitare un ciclo statuario riferibile alla famiglia imperiale, perfettamente compatibile con la sua funzione ‘pubblica’.
L’imperatore Adriano amava studiare e passeggiare nella sua villa, caratterizzata da un ampio portico chiamato Pecile, ispirato alla Stoa Poikile di Atene. Gli ambienti erano progettati per garantire tranquillità e rifugio dalla vita cittadina.