Adriano

Imperatore e viaggiatore

Chi era Adriano?

Publio Elio Adriano apparteneva alla famiglia di Traiano, ma non era destinato a diventare imperatore. Cassio Dione ce lo descrive così (Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagine 99,101,105 – BUR, dicembre 2009) :

“Adriano era di gradevole aspetto e aveva un certo fascino.
[3] Per quanto riguarda l’origine, Adriano nacque da padre di rango senatorio, un ex pretore, Adriano Afro (questo era il suo nome), mentre per quanto riguarda l’indole, egli era portato allo studio di ambedue le lingue; lasciò alcuni libri scritti in prosa e composizioni di vario contenuto in versi.
Era infatti avidissimo di gloria, e per questo si dedicava anche a tutti gli altri interessi, persino quelli più insignificanti: scolpiva e dipingeva, e andava dicendo che non c’era nulla che riguardasse la pace o la guerra, l’imperatore o il privato cittadino, che egli non conoscesse. In verità questo non danneggiava in alcun modo gli altri, ma la sua invidia, che era implacabile contro tutti coloro che eccellevano in qualcosa, mandò in rovina molti e molti distrusse. Infatti, dato che voleva primeggiare in tutto su tutti, odiava coloro che si distinguevano in qualche attività […]
[5] Questi erano i difetti che gli rimproveravano, come anche l’eccessivo puntiglio, la curiosità e la malizia; tuttavia egli li attenuava e li compensava con la diligenza scrupolosa, con la prudenza, con la munificenza e con la scaltrezza; perciò non mosse alcuna guerra e pose fine a quelle in atto, non confiscò ingiustamente i beni di alcuno e donò molto a molti, sia a popoli sia a privati cittadini, sia a senatori sia a cavalieri.”

Per quale motivo è famoso Adriano?

Adriano è famoso per aver pacificato l’impero, per aver visitato tutte le provincie, aver costruito templi ed edifici pubblici, fondato città e addestrato personalmente l’esercito (Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagine 105, 111, 113 – BUR, dicembre 2009):

“Impose alle legioni una disciplina rigidissima, affinché, nonostante fossero forti, non si ribellassero e non divenissero insolenti, e beneficò con grandissima munificenza le città, sia quelle alleate sia quelle conquistate. Visitò molte di queste, quante non ne aveva mai visitate nessun altro imperatore, e le aiutò quasi tutte, concedendo ad alcune acqua, ad altre porti, cibo, opere pubbliche, denaro, e ad altre altri onori ancora.
[…] Esercitava i soldati ad ogni genere di battaglia; alcuni li elogiava, altri li riprendeva e insegnava a tutti ciò che dovevano fare.
Perché traessero vantaggio anche dall’osservazione del suo comportamento, si comportava in modo austero, si spostava sempre a piedi o a cavallo, e, in quel periodo, non saliva mai a bordo di un carro o di un veicolo a quattro ruote; non si copriva la testa né quando faceva caldo né quando faceva freddo, ma camminava a capo scoperto sia nel gelo della Germania sia nella calura dell’Egitto. Insomma, a tal punto esercitò ed istruì, tanto con l’esempio quanto con i precetti, l’intero esercito durante tutto l’impero, che le direttive da lui impartite sono ancora oggi una norma disciplinare per esso.
Fu soprattutto per questo che rimase per lo più in pace con le nazioni straniere: infatti, poiché queste vedevano i suoi preparativi bellici senza tuttavia riceverne danno, ma anzi, ottenevano anche del denaro, non si ribellarono.
Le sue truppe venivano tenute in esercizio così bene che la cavalleria di quelli che sono chiamati Batavi attraversò l’Istro armata di tutto punto.
Vedendo tutto ciò, i barbari erano atterriti dai Romani, e badando ai propri affari si rivolgevano a lui come ad un arbitro delle loro controversie.[…]”

Adriano è famoso anche per la sua tragica storia d’amore con il bellissimo Antinoo, un giovane originario della Bitinia che morì in circostanze misteriose.

Cosa pensavano i contemporanei di lui?

Secondo Dione Cassio (Cassio Dione, Storia Romana, volume ottavo, libro LXIX, pagina 131 – BUR, dicembre 2009):

“Nonostante avesse regnato in modo eccellente, Adriano fu odiato dal popolo per le ingiuste e nefande uccisioni avvenute all’inizio e alla fine [del suo principato]; in realtà non era affatto un sanguinario, tanto che quando alcuni si erano scontrati con lui, ritenne che fosse sufficiente scrivere alle città delle quali erano originari dicendo che quelle persone non gli piacevano.
Inoltre, se era assolutamente necessario punire degli uomini che avevano dei figli, diminuiva la loro pena in proporzione al numero dei figli stessi. Tuttavia il senato per lungo tempo insistette nel negargli gli onori divini e nel mettere sotto accusa alcuni che sotto il suo impero avevano colmato la misura, e che per questo erano stati premiati, mentre sarebbe stato necessario punirli.”

Quale eredità ci ha lasciato Adriano?

Adriano si prodigò per la salute dell’impero e a Roma lasciò alcune delle opere architettoniche più belle. Disegnò il Pantheon e il tempio di Venere e Roma, il tempio di Adriano (oggi palazzo di Pietra e sede della Camera di Commercio di Roma) e naturalmente il suo bellissimo mausoleo, oggi Castel Sant’Angelo.

Il Vallo di Adriano, una fortificazione voluta dall’imperatore per difendere la Britannia dalla Caledonia, ancora oggi segna il confine tra l’Inghilterra e la Scozia.

Tra gli imperatori Romani, grazie all’opera di Marguerite Yourcenar “Memorie di Adriano”, è quello che sentiamo più vicino alla nostra sensibilità moderna.
Come lei stessa diceva, citando Flaubert: «Quando gli dei non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo». La Yourcenar dedicò praticamente tutta la sua vita alla stesura del suo capolavoro.

Ritratto di Adriano conservato presso i Musei Capitolini di Roma


Publio Elio Adriano (76- 138 d.C.) nasce a Italica, città della Spagna Betica da Elio Adriano Afro cugino di Traiano, futuro imperatore.

Imperatore romano dal 117 d.C. al 138 d.C.
Durata del Regno: 21 anni e 11 mesi

Predecessore: Traiano
Successore: Antonino Pio
Dinastia: Antonini

Come è morto Adriano? Probabilmente di scompenso cardiaco

Elenco degli imperatori Romani d’Occidente

Cronologia:
76 d.C. – 24 gennaio – nasce in Spagna

86 d.C. – Rimane orfano di padre e viene affidato alla tutela di Traiano

102 d.C. – Segue Traiano nella prima guerra dacica

108 d.C. – Creato console per i meriti acquisiti nel governo della Pannonia

117 d.C. – Legato nella spedizione contro i Parti. Console per la seconda volta; governatore in Siria.
9 agosto: gli è comunicata ufficialmente l’adozione da parte dell’imperatore.
11 agosto: riceve la notizia della morte di Traiano in Cilicia.

118 d.C. – 9 luglio: lasciato il governo della Siria, raggiunge Roma.

120 d.C. – Inizia i suoi viaggi nelle province dell’Impero.

121 d.C. – Dopo la Gallia e la Germania, visita la Britannia e vi fa costruire il Vallo.

122-123 d.C. – Tornato in Gallia, fa erigere la basilica di Nimes, quindi sverna in Spagna e di lì si reca in Siria.

123-124 d.C. – In Grecia, ad Atene ed Eleusi, poi in Asia Minore.

125 d.C. – Marzo: presiede i giochi delle feste Dionisiache ad Atene.
Estate: torna a Roma passando per la Sicilia.

128-129 d.C. – In Africa e ad Atene.

130 d.C. – In Arabia e in Egitto; durante una navigazione sul Nilo muore Antinoo.
30 ottobre: fonda nel Medio Egitto la città di Antipoli in suo onore.

131-134 d.C. – Visita l’Asia Minore, la Grecia e la Palestina.

135 d.C. – Doma la lunga rivolta degli Ebrei in Palestina e riorganizza la provincia.

136 d.C. – Adotta Lucio Elio.

138 d.C. 1° gennaio: morte di Lucio Elio.
25 febbraio: adotta Antonino.
Malfermo di salute, si ritira a Baia, lasciando a Roma come reggente Antonino.
10 luglio: muore a Baia e viene sepolto temporaneamente a Pozzuoli, dopo essere vissuto 62 anni, 5 mesi e 17 giorni, e aver regnato per 21 anni e 2 mesi.

139 d.C. – Dedicazione del mausoleo di Adriano a Roma e sepoltura definitiva del corpo dell’imperatore (Mole Adriana, ora Castel Sant’Angelo)

Accademia dei Virtuosi del Pantheon

La Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon nasce nel XVI secolo con lo scopo “di favorire lo studio, l’esercizio e il perfezionamento delle Lettere e Belle Arti e di promuovere l’elevazione spirituale degli artisti”. Riconosciuta da papa Paolo III il 5 ottobre 1543, costituisce il più antico sodalizio artistico nazionale esistente e di fatto interrompe il regime giuridico dei regolamenti medioevali delle singole corporazioni: tutti gli artisti possono da quel momento appartenere a una sola società.

Gli accademici erano “virtuosi”, ossia artisti: pittori, scultori e architetti. Fra i primi associati si registrano Taddeo Zuccari, Jacopo Barozzi da Vignola, Beccafumi, Antonio da Sangallo il Giovane, e in seguito i maggiori artisti e architetti di ogni tempo, come Pietro da Cortona, Rainaldi, Algardi, Borromini, Lanfranco, Preti, Velázquez, Juvarra, Vanvitelli, Valadier, Canova e molti altri nomi di grande fama.

I membri non contribuiscono soltanto all’attività solidale della compagnia, ma arricchiscono la sua collezione di opere d’arte, che oggi racchiude una serie di peculiarità storiche e culturali che la rendono un unicum per formazione e contenuti. Si tratta di un insieme di documenti, piccoli e grandi capolavori della Storia dell’arte, poco noti al grande pubblico ma, al contempo, singolari per valore storico e per il supporto che possono fornire alla conoscenza delle vicende artistiche romane e nazionali in un arco di tempo assai esteso.

A oggi, le opere sono distribuite su due sedi. La parte centrale e più ampia, comprendente dipinti e sculture dal XVI al XX secolo, disegni del XIX-XX secolo e oggetti d’arredamento, si conserva al Pantheon.

Le donazioni più recenti, invece, sono conservate in via della Conciliazione, dove si trovano anche la biblioteca e l’archivio dell’Accademia. La libertà di ciascun membro della congregazione di regalare o realizzare opere per l’Accademia, senza alcuna commissione stabilita o decisione gerarchica, comporta un assortimento di lavori piuttosto eterogeneo e composito. In particolare, la gamma dei soggetti realizzati tra l’Otto e il Novecento riguarda soprattutto ritratti o si ispira alla mitologia classica, alla storia della Chiesta cattolica e alle Sacre Scritture.

San Giuseppe, antico patrono della compagnia, è un tema ricorrente. Tra i pezzi più significativi, vale la pena menzionare: il dipinto di Giovanni Baglione Natività di Gesù con san Giuseppe, l’opera di Giacinto Brandi Il sogno di san Giuseppe e un San Giuseppe con Gesù adolescente di Domenico Ambrosini. A essi si aggiungono anche alcune vedute, come la Vallata messicana di Caro De Paris, allievo di Luigi Agricola e Gaspare Landi, o la Veduta del Tevere di Pio Grande.

Il nucleo più consistente della raccolta, anche sul piano qualitativo, concerne il gruppo di ritratti e autoritratti del XIX-XX secolo. Si tratta sia di dipinti sia di busti di marmo e gesso, che spesso ritraggono l’aspetto degli stessi artisti o di personaggi rilevanti del tempo. Tra di essi si nota l’opera dello scultore Oskar Sosnowski, al quale si deve il disco di pietra con lo stemma e i simboli artistici dei Virtuosi collocato sul portone d’ingresso sotto il porticato del Pantheon che conduce fino all’attico. Una visita da non perdere, non solo per la qualità delle opere, ma anche per la possibilità di visitare parti del tempio più antico di Roma ancora intatto che altrimenti non sarebbero accessibili.

Fonte: Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma – Costantino D’Orazio – Mondadori – 2022 – pagine 145-146-147

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Marco Vipsanio Agrippa

Agrippa fu molto più di un generale: fu l’architetto della Roma imperiale, ma soprattutto grande e leale amico di Augusto. Un uomo di visione e azione, capace di coniugare strategia militare, ingegneria urbana e senso civico.

Accademia dei Virtuosi del Pantheon

La Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, fondata nel XVI secolo, promuove l’arte e conserva opere storiche, ospitando ritratti e capolavori di artisti di fama.

Le pareti marmoree del Pantheon

Il Pantheon presenta pareti interne decorate con marmi provenienti da varie parti del mondo, sostituiti nel Settecento da materiali meno pregiati. Il design originale è stato in gran parte alterato, ma recenti restauri hanno ripristinato alcune decorazioni.

Le pareti marmoree del Pantheon

Le pareti interne del Pantheon sono divise in due piani, separati da un grande cornicione in marmo bianco di Luni, che venne utilizzato anche per i capitelli: è il marmo di Carrara, l’unico di provenienza italiana.

I marmi colorati delle pareti e del pavimento furono invece importati da tutto il mondo conosciuto, Grecia, Asia minore e Africa: rosso antico, verde antico, giallo antico, pavonazzetto, porfido rosso, serpentino, africano.

Furono depredati nel corso dei secoli per riutilizzarli in altre chiese o palazzi romani, e nel Pantheon stesso per il primo altar maggiore con ciborio, del quale non è rimasto nemmeno un disegno.

Nel Settecento quel che restava dei marmi originali fu sostituito nella parte bassa da uno zoccolo in marmo pavonazzetto, e più in alto da affreschi trompe l’oeil che imitano il marmo; riprendono in parte il disegno originale ma non i colori, che erano prevalentemente il bianco ed il rosso, mentre oggi sono il giallo e il verde.

Il piano inferiore del Pantheon ha un breve corridoio d’accesso a nord. Nelle pareti si aprono sette grandi esedre: quattro rettangolari sugli assi diagonali, alternate a tre semicircolari sugli assi principali.

Ognuna ha alte colonne e lesene in marmo pavonazzetto o in giallo antico (provenienti dalla Turchia e dalla Tunisia) che ovviamente sono state lasciate al loro posto, altrimenti sarebbe crollato tutto.

Negli spazi fra le esedre sono inserite otto edicole (Fig. 10) con piccoli frontoni curvi o triangolari, sorretti da colonnine di porfido rosso e serpentino, poi sostituite con marmo rosso antico e verde antico. In una di esse è sepolto Raffaello.

Il piano superiore, detto attico (Fig. 11) in origine aveva sottili lesene alternate a nicchie per statue; furono rimosse nel Settecento durante un “restauro” predatorio che fece sparire i marmi originali sostituendoli ancora una volta con pannelli quadrati affrescati a finto marmo.

Il pavimento in opus sectile di marmi colorati (vedi oltre Fig. 13) è stato restaurato nell Ottocento, riutilizzando ove possibile i marmi originali e integrando le parti mancanti o danneggiate. Ripete fedelmente sia il disegno che lo schema dei colori originari, anche se in qualche caso il porfido rosso è stato sostituito dal marmo rosso antico.

Fonte: Pantheon Architettura e Luce, Marina De Franceschini, Giuseppe Veneziano, Rirella Editrice, dicembre 2021, pagine 15-17

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

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Photo by Piotr Arnoldes on Pexels.com

L’edificio ha in facciata un grande portico con otto colonne di granito rosa e grigio provenienti dall’Egitto, sono alte dodici metri e ognuna pesa cinquanta tonnellate. L’unico ingresso è sul lato nord, col grande portale originale in bronzo, alto più di sette metri; dato il suo enorme peso, non ha cardini ma perni rotanti inseriti nella soglia in marmo africano e nell’architrave in legno.

Il maestoso interno circolare ha un diametro di oltre quarantatré metri (150 piedi romani), che è uguale all’altezza della cupola. In pratica l’edificio è costruito intorno ad una sfera immaginaria, che viene tagliata a metà dal grande cornicione marmoreo.

Photo by James Frid on Pexels.com

Il segreto della cupola sta nel sapiente uso dei materiali da costruzione scelti per la volta e per le pareti che la sostengono: sono più resistenti e pesanti in basso (travertino e tufo) e più leggeri in alto (lapilli e tufo giallo). Tali materiali furono impastati con malta pozzolanica (più resistente ed elastica di quella tradizionale).

La posa in opera della gettata cementizia richiese grande maestria, perché doveva avvenire in più fasi: bisognava infatti dosarla un po’ per volta, e aspettare i tempi giusti fra una gettata e l’altra, dato che l’impasto faceva reazione e si induriva gradualmente con l’acqua.

L’enorme centina lignea sulla quale venne versato l’impasto cementizio era un altro prodigio della tecnica costruttiva romana, considerate le dimensioni della cupola e la necessità – una volta completata l’opera – di smontare le travi senza far danni.

La cupola è decorata da cinque filari di ventotto cassettoni l’uno, di dimensioni decrescenti, che servivano ad alleggerirne il peso. Visti dal basso sembrano piccoli, ma una fotografia scattata durante i restauri del 1925 dà un’idea delle loro reali dimensioni.

I cassettoni erano rivestiti da sottili lamine di piombo di cui fino al Settecento era sopravvissuto qualche frammento; in origine vi erano fissati ornamenti metallici dorati, forse rosoni o stelle.

L’oculo della cupola – che fungeva anche da chiave di volta sulla sua sommità – ha un diametro di nove metri e conserva ancora la cornice originale in bronzo, decorata da piccole foglie, ovoli e dentelli.

All’interno delle murature vi erano numerosi archi di scarico in laterizio, disposti su tre livelli diversi: anch’essi servivano a ripartire i pesi e le spinte della struttura, un altro esempio delle straordinarie tecniche costruttive romane.

Fonte: Pantheon Architettura e Luce, Marina De Franceschini, Giuseppe Veneziano, Rirella Editrice, dicembre 2021, pagine 9-13

Cosa vedere assolutamente a Roma?

Le dieci attrazioni della capitale

Se è la tua prima visita a Roma

Roma è una città enorme che vanta quasi 3000 anni di storia, la sua offerta culturale è vastissima. Tuttavia, la prima volta che si visita questa meravigliosa città, sono 10 le attrazioni che devono essere assolutamente viste, perché sono il simbolo ed il meglio che Roma possa offrire. Vediamo l’elenco:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Sito istituzionaleRoma Turismo: https://www.turismoroma.it/it

Contact Center: 060608

E’ possibile richiedere informazioni turistiche presso tutti gli INFO Point dislocati in città.

Roma PASS: è la card turistico-culturale della città. La card permette di usufruire dei mezzi di trasporto pubblici e di utilizzare gratuitamente i servizi igienici custoditi della nuova rete P.Stop, con personale qualificato anche per servizi di accoglienza turistica.

Esistono 2 tipi di PASS:
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Sito istituzionale della Metropolitana di Roma:
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Tour Virtuale con Google Arts

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Terme Heliocaminus

L’edificio termale più antico della villa deve il suo nome all’identificazione dell’ampia sala circolare con un heliocaminus, ovvero un ambiente riscaldato dai raggi solari.

In realtà, la sala, coperta da una cupola con occhio centrale e dotata di cinque grandi finestre un tempo vetrate, era originariamente riscaldata anche dal tradizionale sistema ad ipocausto, che prevedeva il passaggio di aria calda sotto il pavimento: l’esposizione a sud-ovest consentiva di sfruttare al massimo l’azione dei raggi solari che attraverso le vetrate irradiavano l’ambiente nel primo pomeriggio, quando i Romani erano soliti frequentare i bagni.


Recentemente vi è stata riconosciuta una sudatio per la presenza di bocche da forno che consentivano di immettere il calore necessario per la sauna.

Alle spalle della sala è ben riconoscibile il frigidarium, un vasto ambiente aperto su una piscina rettangolare circondata da un portico colonnato, provvisto anche di una seconda vasca semicircolare; da qui proviene la raffinata statua di Afrodite seduta, copia dell’opera di Doidalsas, oggi conservata a Roma, presso Palazzo Massimo alle Terme.

Peculiare il contiguo ambiente ottagonale riscaldato, che si caratterizza per la pianta mistilinea con nicchie angolari sormontata da una cupola a padiglione. rivestimento parietale e pavimentale della maggior parte delle sale, costituito da lastre di marmo policromo, conferma la pertinenza del complesso alla zona nobile della villa.

Fonte: pannelli espositivi siti in loco

Villa Adriana

Indirizzo: Largo Marguerite Yourcenar 2, 00010 Tivoli RM

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Il plastico di Villa Adriana

Nel 1905, la Scuola degli Ingegneri di Roma effettuò un rilievo topografico della Villa Adriana, pubblicato nel 1906, introducendo una rappresentazione in scale 1:3000 e 1:500. Questo lavoro ha verificato le planimetrie precedenti e ha facilitato nuove valutazioni archeologiche.

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Nel museo, ricavato in alcuni ambienti della villa presso il Canopo, alcuni materiali provenienti dagli scavi ci aiutano nel compito ricostruttivo. La maggior parte delle sculture sono copie di originali famosissimi: le Cariatidi dell’Eretteo di Atene, l’Amazzone di Policleto, la Venere Cnidia di Prassitele, l’Amazzone di Fidia. Tali copie ci suggeriscono un altro aspetto della…

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Hospitalia, come dice il nome stesso, era il complesso della Villa dedicato alle stanze per gli Ospiti. Era composto da un ampio corridoio su cui si apriva una doppia serie di cubicola (stanze da letto), in tutto dieci, disposti a forma di T, ciascuna stanza conteneva tre letti. Sappiamo con esattezza il numero dei letti…

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Sala dei Filosofi

Costruita in contiguità con il Teatro Marittimo e delimitata dal Pecile, la Sala dei Filosofi è una grande aula rettangolare con abside orientata a sud dotata di sette nicchie rettangolari. La testimonianza di Pirro Ligorio ci permette di ricostruirne in parte l’aspetto originario: la fronte presentava due imponenti colonne di cipollino inquadrate da lesene dello stesso marmo, mentre pavimento e pareti erano completamente rivestiti di lastre di porfido, a testimonianza dell’importanza della sua funzione.

L’attuale denominazione deve il suo nome ad una delle interpretazioni proposte riguardo alla sua utilizzazione, secondo cui le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci.
Altri ritengono invece che si trattasse di una biblioteca, interpretando le nicchie come scaffali per i volumina (i rotoli di pergamena); tuttavia, la scarsa accessibilità delle rientranze, che si trovano al di sopra di un alto zoccolo, e lo sviluppo in altezza delle nicchie (3 metri), oltre alla loro presenza solo sulla parete di fondo, sembrano far propendere per altre ipotesi.
Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale riservata all’attesa degli ospiti, che dovevano conferire con l’imperatore.

Le nicchie potevano con ogni probabilità ospitare un ciclo statuario riferibile alla famiglia imperiale, perfettamente compatibile con la sua funzione ‘pubblica’.

Parco Archeologico di Villa Adriana, Tivoli

Terme Heliocaminus

Le Terme heliocaminus, come indica il nome greco, venivano riscaldate dai raggi del sole. Sono le terme più antiche di Villa Adriana a Tivoli.

Sala dei Filosofi

La Sala detta dei Filosofi deve il suo nome ad una delle ipotesi al suo utilizzo: le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci. Altri ritengono che si trattasse di una biblioteca. Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale.

Il teatro marittimo

Ad una delle estremità del Pecile si apre la Sala dei Filosofi e da questa si passa ad un articolato edificio nel cui centro è un canale circolare che circonda una isoletta. Sull’isola Adriano sostava a meditare e per non essere disturbato, ritirava i ponti mobili che ne consentivano l’accesso. L’edificio prende il nome dai…

Si è verificato un problema. Aggiorna la pagina e/o riprova in seguito.

Il teatro marittimo

Ad una delle estremità del Pecile si apre la Sala dei Filosofi e da questa si passa ad un articolato edificio nel cui centro è un canale circolare che circonda una isoletta. Sull’isola Adriano sostava a meditare e per non essere disturbato, ritirava i ponti mobili che ne consentivano l’accesso.

L’edificio prende il nome dai raffinati fregi figurati in marmo a soggetto marino che lo decoravano. Tra i monumenti più noti del complesso residenziale, è divenuto uno dei simboli dell’unicità della concezione architettonica di Villa Adriana per la singolarità della struttura e il largo impiego dell’ordine mistilineo.


Fra i primi edifici di Villa Adriana, il Teatro Marittimo, con la sua forma circolare, sembra quasi una cerniera tra la Villa Repubblicana, le Terme con Heliocaminus e il Pecile, orientati secondo assi differenti, ai quali lo collegavano i diversi accessi.

Costituito da un’isola artificiale delimitata da un ampio canale, era circondato da un portico di ordine ionico con volta a botte e colonne lisce di marmo cipollino.

Sull’isola si imposta una vera e propria domus, una sorta di residenza minore all’interno della residenza imperiale, originariamente raggiungibile dal portico attraverso due strutture girevoli in legno; attualmente il collegamento è assicurato da un ponte in muratura, antico ma posteriore ad Adriano.

La sensazione, ancora oggi, è quella di trovarsi in un luogo appartato, in cui è agevole immaginarsi l’imperatore intento a svolgere in tranquillità le proprie attività di otium.

Lo spazio interno, seppure ridotto e condizionato dalla pianta circolare, è stato sfruttato in maniera ottimale per realizzare tutti gli ambienti necessari per il comfort dell’imperatore: atrio, cortile con fontana, portico per passeggiare, sala di ricevimento (tablino), camere (cubicula), impianto termale e pertino tre latrine singole.


Nella parte termale, l’ambiente del frigidarium ha una particolarità: dalla vasca con acqua fredda si poteva accedere mediante alcuni gradini direttamente nel canale, che poteva quindi essere usato come vasca per nuotare (natatio); la presenza dei ponti girevoli assicurava la possibilità di effettuare più giri del canale senza ostacoli.

Parco Archeologico Villa Adriana, Tivoli

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Il Pecile

L’imperatore Adriano amava studiare e passeggiare nella sua villa, caratterizzata da un ampio portico chiamato Pecile, ispirato alla Stoa Poikile di Atene. Gli ambienti erano progettati per garantire tranquillità e rifugio dalla vita cittadina.

Il Pecile

L’imperatore Adriano amava studiare e discorrere con i suoi fidi. Lo testimoniano alcune zone della villa: il Pecile è un ampio portico, lungo 234 metri, che veniva utilizzato per passeggiate, esso era realizzato a somiglianza della Stoa Poikile, un famoso portico di Atene sotto il quale solevano riunirsi i filosofi, noto per i quadri di famosi pittori greci che vi erano esposti.

Il lato Nord era costituito da un doppio portico, di cui si conserva oggi solo il muro centrale (lungo 200 metri), che mostra nella parte superiore i grossi fori per l’alloggiamento delle travi del tetto a due spioventi. L’ingresso originario, con arco, è situato al centro del muro, mentre il varco rettangolare in corrispondenza del Viale dei Cipressi fu aperto nel Settecento per rendere più agevole l’accesso dal Casino Fede.
Come si deduce da un’iscrizione rinvenuta a Villa Adriana in passato, la porzione settentrionale era un portico con dimensioni misurate sulla base del miglio romano: la lunghezza di un percorso completo intorno al muro, corrispondente a 450 metri, se ripetuto sette volte, corrispondeva al numero di passi consigliato dai medici dell’epoca per la passeggiata postprandiale.

Anche il giardino e i portici che lo circondavano sugli altri lati, le cui colonne sono oggi sostituite da piante di alloro tagliate in forma cilindrica, si prestavano per le passeggiate al coperto o tra le aiuole che si disponevano certamente intorno all’ampia vasca centrale. Non sappiamo quali fossero le essenze vegetali utilizzate all’epoca di Adriano, ma le specie che vediamo oggi – olivi, cipressi, melograni, oleandri, rosmarino – sono piante abitualmente impiegate in età romana.

La spianata su cui sorge il Pecile è in parte artificiale e poggia, lungo i lati occidentale e meridionale, su poderose sostruzioni, rifunzionalizzate come ambienti di servizio, le Cento Camerelle.

Il complesso è costituito da quasi cento stanze che si affacciano sulla strada basolata ai piedi della costruzione, distribuite su più piani (da uno a quattro) e accessibili mediante ballatoi e scale di legno. Gli ambienti, non comunicanti fra loro, erano utilizzati prevalentemente come alloggi per gli schiavi.

Questi indicano chiaramente che la vita di chi soggiornava nella villa non doveva essere turbata, se non per l’indispensabile, dalle pratiche quotidiane.

Il luogo doveva essere ameno e tranquillo; infatti Adriano aveva voluto questa dimora al riparo dagli schiamazzi della città e immerso nel verde.

Villa Adriana a Tivoli

Presentazione della Villa

Ma chi era questo Adriano? Chiunque si rechi a visitare Villa Adriana presso Tivoli, l’antica Tibur, non può esimersi dal porsi tale domanda. Sicuramente tutti sanno che Publio Elio Adriano è stato un imperatore romano vissuto tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C..

E sicuramente tutti sanno che un imperatore, il cui potere era immenso, poteva certo farsi costruire una villa grandiosa. Tutta Villa Adriana non è solo una villa, è ben di più, è un sogno architettonico. E se è vero che tutti i sogni sono rivelatori dell’animo del sognatore, è altrettanto vero che non è sempre facile interpretarli.

Chi era dunque questo Adriano il cui sogno, sebbene deteriorato dal tempo, ha ancor oggi un fascino incredibile? Forse una risposta ci viene proprio dalle grandiose rovine della villa: bacili, colonne, statue, muraglie, possenti, padiglioni articolati, camminamenti nascosti, volte poderose…

La villa si estende su un’area di 120 ettari alle pendici dei colli tiburtini, una zona che fin dall’epoca repubblicana era considerata luogo di villeggiatura, tanto che vi costruirono le loro ville Cesare, Catullo, Orazio e Mecenate.

Adriano, divenuto imperatore nel 118, iniziò a costruire la sua villa.

Aveva da poco superato la quarantina ed era un uomo dalla solida cultura filosofica e poetica, abile nelle armi e buon politico, come aveva potuto mostrare nell’incarico di governatore della Siria.
Assurto alla massima carica dello Stato Adriano aveva iniziato a viaggiare fin nelle più lontane province, consolidando i confini e rendendo organico il sistema legislativo.
A Tivoli sostava tra un viaggio e l’altro, seguendo le varie fabbriche. Si dice che egli avesse voluto far riprodurre le architetture più belle da lui ammirate nella varie parti dell’impero. E certo che questa villa presenta una grande varietà di edifici, strutturalmente assai complessi, ognuno dei quali rispondente ad un uso specifico: le terme, la caserma per i pretoriani, la guardia dell’imperatore, le biblioteche, un immenso porticato, i peristili, il palazzo imperiale, i ninfei, le vasche, i colonnati…Adriano ha lasciato una grossa eredità politica ed opere che ne perpetuano la fama. Basti pensare al Vallo di Adriano, quell’immane baluardo difensivo che ancora oggi in parte è visibile tra l’Inghilterra e la Scozia.
A Roma egli lascia il suo Mausoleo, oggi Castel Sant’Angelo, e a Tivoli la sua villa.
A riguardare questi grandiosi ruderi cerchiamo di immaginarceli tutti rivestiti di travertino di Tivoli, il bianco marmo locale, e abbelliti con statue, mosaici, marmi pregiati.

Indirizzo: Largo Marguerite Yourcenar 2, 00010 Tivoli RM

Sito webhttps://villae.cultura.gov.it/

Costo Indicativo del biglietto: 12.00 euro intero

Gratuità: ogni prima domenica del mese

Anno di costruzione: tra il 118 e il 137 d.C. dall’imperatore Adriano

Superficie: 120 ettari
Dal 1999 dichiarato Patrimonio UNESCO dell’Umanità

La Mole di Adriano

La mole di Adriano venne costruita dall’imperatore fuori dalla città, in una zona che allora era molto lontana dal centro della Roma antica: l’ager Vaticano. Era collegata all’altra sponda del Tevere tramite il ponte Elio, dal nome dell’imperatore Adriano.Il ponte è ancora esistente, oggi lo chiamiamo ponte S. Angelo ed è famoso per le statue…

Il Pantheon: osservatorio astronomico

Il Pantheon è un’opera architettonica straordinaria, considerata da Michelangelo perfetta. Funziona anche come un osservatorio astronomico, con un oculus che permette alla luce solare di segnare solstizi e equinozi, evidenziando la bellezza della cupola.

Villa d’Este

Il giardino rinascimentale Il Giardino di Villa d’Este a Tivoli è uno delle meraviglie del Lazio assolutamente da visitare per i suoi 35.000 mq di giardino, per le sue 255 cascate, le sue 15.000 piante e le 50 meravigliose fontane. In questo brevissimo video scopriamo di più sulla Fontana di Rometta, Fontana delle Cento Cannelle,…