Il grande sarcofago Ludovisi

Chi è il personaggio al centro della scena?
Cosa rappresenta il sarcofago?
Un dialogo muto in mezzo alla battaglia

Il sarcofago, rinvenuto a Roma nel 1621 fuori Porta Tiburtina, venne subito dopo donato al cardinale Ludovico Ludovisi dal Capitolo di Santa Maria Maggiore. L’opera presenta scene di battaglia sia sul lato principale che sui due lati brevi. La decorazione frontale si sviluppa su tre livelli: in alto sono raffigurati i Romani vittoriosi con il defunto nelle vesti di generale; al centro una scena di combattimento tra Romani e barbari; in basso i barbari vinti, a terra.

L’opera rientra nella produzione di sarcofagi di battaglia molto diffusa tra la metà del II e gli inizi del III sec. d.C.

Il volto del defunto, forse rilavorato in un secondo tempo, potrebbe raffigurare uno dei figli dell’imperatore Decio: Ostiliano, morto nel 252 d.C., o il fratello di questi, Erennio Etrusco, caduto combattendo contro i Goti nel 251 d.C.

Fonte: pannelli espositivi del Palazzo Altemps – Museo Nazionale Romano

La difficile identificazione del defunto

Erennio morì colpito da una freccia, prima che morisse il padre, l’imperatore Decio.

«E subito il figlio di Decio cadde mortalmente trafitto da una freccia. Alla notizia il padre, sicuramente per rianimare i soldati, avrebbe detto “Nessuno sia triste, la perdita di un solo uomo non deve intaccare le forze della Repubblica”. Ma poco dopo, non resistendo al dolore di padre, si lanciò contro il nemico cercandovi o la morte o la vendetta per il figlio. […] Perse pertanto impero e vita.»

Fonte wikipedia: (GiordaneDe origine actibusque Getarum, XVIII, 3.) – f

“Gli studiosi che identificano il defunto con Erennio Etrusco ipotizzano che il sarcofago sia stato realizzato per il monumento funebre del giovane a Roma o per il sepolcro della madre, Erennia Etruscilla.
Alla collezione Boncompagni Ludovisi, infatti, apparteneva un coperchio con ritratto di Erennia Etruscilla, conservato a Mainz in Germania, ritenuto il coperchio
originale del sarcofago Ludovisi.”

Fonte: pannelli espositivi del Palazzo Altemps – Museo Nazionale Romano

A Palazzo Massimo è conservato un busto con il volto di Erennia Etruscilla, ripresa con un’espressione di contegno e mestizia.

Analisi dell’opera

“La scena di battaglia tra Romani e barbari (che hanno caratteristiche etniche diverse) raffigurata sul fronte è resa in modo solo apparentemente caotico, ma in realtà è governata da un sapiente equilibrio compositivo.

I soldati romani irrompono da sinistra dominando dall’alto la maggior parte dei barbari, che sono “calpestati” dai vincitori. Al centro del registro superiore si trova il defunto, raffigurato a cavallo e “libero” dalla mischia, visto che non ha alcun avversario e alza il braccio destro in un gesto di comando, che lo identifica con un generale romano. Intorno a lui si dispongono, procedendo nella stessa direzione, i cavalieri e i fanti, mentre a garanzia della vittoria alcuni legionari di grandi dimensioni occupano entrambi i lati del sarcofago. La massa distorta dei barbari, caduti, feriti o ancora combattenti, è resa invece seguendo una sorta di moto ondulatorio, determinato dal loro diverso grado di resistenza, con le teste che si sollevano verso il comandante romano, senza però mai riuscire ad avvicinarlo e trovando degli avversari che li ricacciano verso il basso.

Anche i lati brevi sono decorati da scene di battaglia (il rilievo è più basso e meno curato), a sinistra più equilibrata e a destra invece chiaramente vittoriosa per i Romani. […] All’organizzazione dell’esercito romano si contrappongono le fisionomie dei barbari, che come di consueto sono barbati e con i capelli scarmigliati, ma la resa drammatica dei volti, con i nasi schiacciati, diventa in questo caso quasi caricaturale, così da suggerire la loro ferinità che li destina a una tragica sconfitta.

Il confronto si gioca anche sul contrasto tra le loriche dei legionari e il diverso costume dei barbari, connotati come orientali nella parte sinistra del sarcofago (sono vestiti con anassiridi, tunica, mantello e pileo) e come settentrionali in quella destra (indossano brachae e sono a torso nudo), il che consente di interpretare la scena come una generica illustrazione della vittoria sui barbari sia in Oriente che in Occidente e non come una battaglia specifica. […]

Il defunto ha un ritratto individuale, forse rilavorato, che ha un confronto in una testa dei Musei Capitolini.

By I, Sailko, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15138524

Si tratta di un uomo abbastanza giovane, con la corta barba e soprattutto con un sigillo in forma di croce inciso sulla fronte in cui è possibile riconoscere il simbolo di iniziazione mitraica, culto diffuso in ambito militare.
E’ difficile dire se si trattasse di un membro della famiglia imperiale oppure di un importante generale del tempo. A favore della prima ipotesi va citata la presenza dei cavalieri, identificabili con i protectores dell’imperatore, e di tibicines e vessilliferi, segno di alto rango. Potrebbe comunque trattarsi di uno dei due figli di Decio. (M.C.)”

Fonte: Museo Nazionale Romano, a cura di Adriano La Regina, Edizione Electa 2007 pagine 152-153

Un dialogo senza parole mentre infuria la battaglia

In generale le scene rappresentate sono colte nel momento di culminante dell’azione, ma ce ne è una che sembra essere sospesa nel tempo e offre più possibili interpretazioni. Un soldato romano tiene per la testa un prigioniero barbaro. Sappiamo che è un prigioniero perché ha le mani legate. I due si scambiano uno sguardo di profonda intensità.

Il soldato romano tiene la testa del prigioniero tra le mani, una afferra la barba e l’altra tiene la nuca. In questo dialogo muto possiamo sentire le preghiere del barbaro, ma non sappiamo se il romano sarà pietoso o sferrerà il colpo di grazia.

Palazzo Altemps – sede del Museo Nazionale Romano
Indirizzo: Piazza S. Apollinare, 46 – 00186 Roma

Fanno parte del Museo Nazionale Romano
Palazzo Massimo
Terme di Diocleziano
Crypta Balbi – attualmente chiusa per restauro

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Busto di Giulio Cesare

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Il Sarcofago di Ercole

Sulla fronte del sarcofago sono rappresentate nove delle dodici imprese di Ercole, secondo la sequenza cronologica fissata dai testi antichi: vittoria contro il leone di Nemea, combattimento con l’idra di Lerna e il cinghiale Erimanto, lotta con la cerva di Cerinea, caccia agli uccelli della palude dello Stinfale, vittoria su Ippolita regina delle Amazzoni, impresa delle stalle di Augia e del toro cretese e, infine, lotta contro le cavalle del re Diomede. Al centro della composizione nel volto dell’eroe scolpito nell’atto di scagliare le frecce contro gli uccelli stinfalidi è raffigurato il personaggio inumato nel sarcofago: l’identificazione con Ercole, divinità simbolo della vittoria sulla morte, intende evidenziare le virtù coltivate in vita dal defunto. Il ritratto, che presenta una qualità di esecuzione inferiore rispetto al resto dell’opera, può essere datato negli anni 240-250 d.C.

La statua di Ercole

L’imperatore Commodo rappresentato come Ercole

Conservato presso i musei Capitolini

Il busto rappresenta uno dei capolavori più celebrati della ritrattistica romana e ritrae l’imperatore Commodo (180-192 d.C.) sotto le spoglie di Ercole, del quale ha adottato gli attributi: la pelle di leone sul capo, la clava nella mano destra, i pomi delle Esperidi nella mano sinistra a ricordo di alcune delle fatiche dell’eroe greco.

Il busto, straordinariamente ben conservato, poggia su una complessa composizione allegorica: due Amazzoni inginocchiate (solo una è conservata) ai lati di un globo decorato con i simboli zodiacali, sorreggono cornucopie che si intrecciano a una pelta, il caratteristico scudo delle Amazzoni.

L’intento celebrativo che, con un linguaggio ricco di simboli, impone il culto divino dell’imperatore è accentuato dalla presenza di due tritoni marini che fiancheggiano la figura centrale come segno di apoteosi.

Fonte: Musei Capitolini. Guida. Assessorato alle Politiche Culturali, Mondadori Electa, 2006 pag. 116

Occultato per salvarlo dalla “damnatio memoriae”

Questa statua bellissima si è salvata perché è stata nascosta per centinaia di anni.

Il gruppo fu rinvenuto nel 1874 in una camera sotterranea del complesso degli Horti Lamiani, segno probabilmente di un tentativo di occultamento.

L’imperatore Commodo morì il 31 dicembre 192 assassinato per ordine del Senato e venne condannato alla damnatio memoriae. In pratica tutte le statue e i monumenti celebrativi in suo onore dovevano essere cancellati e distrutti affinché il suo ricordo non rimanesse nella memoria di Roma.

Amato dal popolo, si dimostrò crudele ed autoritario nei confronti della classe dirigente. I suoi atteggiamenti da monarca assoluto erano considerati offensivi dal Senato.

Il carattere megalomane di Commodo si manifestò in diversi episodi:

  • partecipando ai giochi come gladiatore nel Colosseo;
  • rifondando Roma e chiamandola Colonia Commodiana (come forse avrebbe voluto fare Nerone nel 64) a seguito del devastante incendio del 190;
  • cambiando i nomi ai mesi del calendario in suo onore ( i primi 5 mesi dell’anno erano i suoi nomi e titoli Lucius era gennaio, Aelius era febbraio, marzo era Aurelius, aprile era Commodus e maggio Augustus, mentra giugno e luglio proprio per il suo amore per la figura del mitico eroe greco erano Hercules Romanus).

Come ci ricorda Dione Cassio nella sua Historia Augusta, la volontà di cancellare il suo ricordo era fortissima, dopo la sua morte:

«Che il ricordo dell’assassino e del gladiatore sia cancellato del tutto. Lasciate che le statue dell’assassino e del gladiatore siano rovesciate. Lasciate che la memoria dell’osceno gladiatore sia completamente cancellata.
Gettate il gladiatore nell’ossario. Ascolta o Cesare: lascia che l’omicida sia trascinato con un gancio, alla maniera dei nostri padri, lascia che l’assassino del Senato sia trascinato con il gancio. Più feroce di Domiziano, più turpe di Nerone.

Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristinino gli onori degli innocenti, vi prego»

Musei Capitolini
Palazzo dei Conservatori, Sala degli Horti Lamiani

Lucius Aelius Aurelius Commodus

Erede dell’imperatore Marco Aurelio, dinastia Antonina.
Nasce il 31 agosto 161 e muore il 31 dicembre 192.

Associato al potere dal padre nel 177. Governò in maniera autoritaria alla morte di lui dal 180 per i dodici anni successivi.

Odiato dal Senato era però molto amato dal popolo.

Dopo la damnazio memoriae è stato riabilitato da Settimio Severo, che voleva ricollegarsi alla dinastia Antonina.

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Liviai

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Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.

Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

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Palazzo Altemps

Sede del Museo Nazionale Romano

Nazionale

Classificazione: 4 su 5.
Roma Pass

Una cornice perfetta all’interno del rinascimentale Palazzo Altemps, acquistato dallo stato nel 1982 e destinato alla Soprintendenza archeologica di Roma, sono state riordinate le raccolte storiche di scultura antica confluite nel Museo Nazionale Romano, tra le quali anche la più importante: la Boncompagni Ludovisi.

La scelta di destinare questo edificio alla sezione museale dedicata al collezionismo di antichità rispetta la vocazione storica del palazzo costruito nel XV secolo dalla famiglia Riario nel cuore di Roma, tra piazza Navona e il Vaticano, nell’area urbana che corrispondeva in età romana alla zona settentrionale del Campo Marzio.

Dopo averlo acquistato nel 1568 il cardinale Marco Sittico Altemps, nipote di papa Pio IV, fece rinnovare l’edificio incaricando dei lavori l’architetto Martino Longhi, che realizzò il magnifico cortile e l’altana decorata da raffinatissimi rilievi – prototipo assoluto nella storia dell’architettura di questo nuovo genere di torre-belvedere così imitato nella capitale – sormontata ai quattro lati da obelischi e al culmine dallo stambecco rampante, ricorrente simbolo araldico della casata.

Già da allora, nelle ampie sale affrescate da maestri italiani e fiamminghi che si affacciano sulla loggia dipinta come un giardino segreto delle delizie, venne esposta una bella collezione di sculture secondo l’ormai consolidata tradizione antiquaria delle diaetae statuaria, dimore nobili impreziosite da statue e marmi antichi.

Ne rimangono ancora quindici a ornamento del cortile, dove è stata rispettata la collocazione originaria delle statue sotto le arcate del portico e lungo lo scalone che conduce fino alla Biblioteca Altempsiana, che conserva ancora interessanti pitture murali, mentre un’antica vasca costituisce oggi l’altare della chiesa interna di Sant’Aniceto.

Oltre allo statuario arricchito da vasi greci ed etruschi, nel palazzo era infatti custodita una preziosa raccolta di manoscritti.

La dispersione di questi beni iniziò nel XVIII secolo con la vendita ad altre famiglie dell’aristocrazia romana e si intensificò all’epoca della rivoluzione francese, così che alcuni marmi Altemps si trovano ora nei Musei Vaticani, a Parigi, Berlino, Copenaghen e Mosca.
Avvicinandosi al museo non passano inosservate le irregolarità e le asimmetrie delle facciate, rivelatrici dei successivi interventi che hanno modificato gli aspetti esterno e interno di un palazzo che ha accorpato case medievali nel primo nucleo quattrocentesco con la sua torre rinforzata nella base a scarpa a seguito di un crollo, mentre dopo i restauri recenti che hanno rimosso le trasformazioni ottocentesche la fisionomia è tornata senza dubbio quella tardo-rinascimentale: il portale a bugnato in via di Sant’Apollinare, l’androne voltato a botte, le finestre e
le porte riquadrate da cornici in marmo.

Indirizzo: Piazza S. Apollinare, 46 – 00186 Roma
Sito web: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-altemps/
Costo Indicativo del biglietto: 8,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese

Palazzo Massimo

Il Palazzo Massimo alle Terme, parte del Museo Nazionale Romano, ospita una vasta collezione di opere d’arte e reperti archeologici di grande importanza tra cui: gli affreschi della Villa di Livia e della Villa Farnesina, la statua del Pugile a Riposo, la collezione dei mosaici dalle domus romane.

Terme di Diocleziano

Le terme di Diocleziano, sede del Museo Nazionale Romano, erano le più grandi di Roma Antica. Da non perdere la Natatio, l’aula Ottagona, il chiostro di Michelangelo, la collezione epigrafica, Una delle più grandi collezioni di iscrizioni latine e greche, che offre uno sguardo unico sulla vita quotidiana e la cultura dell’antica Roma. Le Terme…

Il Sarcofago di Ercole

Sulla fronte del sarcofago sono rappresentate nove delle dodici imprese di Ercole, secondo la sequenza cronologica fissata dai testi antichi: vittoria contro il leone di Nemea, combattimento con l’idra di Lerna e il cinghiale Erimanto, lotta con la cerva di Cerinea, caccia agli uccelli della palude dello Stinfale, vittoria su Ippolita regina delle Amazzoni, impresa…

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Statua di Ares

La scultura raffigura il dio della guerra nudo, con una muscolatura molto accentuata, seduto su una roccia in una posizione di riposo. Nella mano sinistra sostiene una spada mentre ai suoi piedi è un piccolo Eros che gioca tra lo scudo e l’elmo, come allusione al rapporto amoroso tra Ares e Afrodite.

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La nascita di Venere

Il trono Ludovisi e la nascita del “soggetto del desiderio” Trovarsi di fronte a questo capolavoro può turbare. Personalmente la prima volta che l’ho ammirato ho avuto la sensazione di essere davanti a qualcosa di completamente nuovo: un messaggio che nei secoli aveva perso la sua forza, ma che manteneva un forte richiamo su di…

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Le fontane a bauletto di Ostia Antica

A seguito della costruzione dell’acquedotto cittadino, risalente al I secolo d.C., Ostia fu dotata di una serie di fontane, distribuite sia in aree pubbliche sia negli spazi comuni degli edifici.

L’aspetto di tali fontane variava in funzione dell’ubicazione e della visibilità: nelle piazze e lungo gli assi viari principali si privilegiarono ninfei e fontane monumentali, mentre nelle vie minori e all’interno degli edifici si optò per fontane “a bauletto” cosi chiamate per la caratteristica forma della loro copertura.

Questo tipo di fontana, di cui Ostia conserva numerosi esempi, è caratterizzato dalla presenza di una vasca coperta con volta a botte, accessibile da una finestrella e in questo caso collegata a un serbatoio retrostante: l’acqua poteva essere prelevata attraverso l’apertura laterale per mezzo di secchi oppure da due ugelli ubicati sulla fronte, in corrispondenza dei quali incavi appositamente praticati nel pavimento consentivano il corretto posizionamento dei recipienti.

Parco Archeologico di Ostia Antica

Parco Archeologico

Museo Nazionale

Classificazione: 4 su 5.
Roma Pass

Ostia, sorta alla metà del IV secolo a.C. come insediamento fortificato (castrum) alla foce del Tevere e prima colonia romana, si sviluppò in epoca repubblicana ed imperiale per via della sua importanza strategica di porto di Roma.
L’area archeologica occupa 84 ettari, di cui 33 di strutture antiche continue, in alcuni casi conservate sino al secondo piano degli edifici. Della città che nel momento di massima espansione, il Il secolo d.C., raggiunse i 50.000 abitanti si conservano molte aree pubbliche e private: grandi templi e santuari, terme pubbliche, il teatro con il Piazzale delle Corporazioni, botteghe, thermopolia e cauponae (osterie), grandi magazzini che caratterizzano Ostia come città portuale legata all’annona di Roma.

Ostia conserva moltissime testimonianze di edilizia residenziale privata
in Italia in età imperiale (insulae e domus), consentendo di seguirne l’evoluzione dall’età flavia sino alla fine del IV secolo.

Le case ostiensi documentano la pittura romana a partire dall’età flavia e illustrano la qualità e varietà dei mosaici pavimentali.

Indirizzo: Viale dei Romagnoli, 717, 00119 Ostia antica – Roma
Sito web: http://ostiaantica.beniculturali.it
Costo Indicativo del biglietto: 12€
Gratuità: prima domenica del mese

Tour Virtuale con Google Arts

Fanno parte del parco archeologico:

Museo delle Navi

Area archeologica di Portus

La Necropoli di Porto all’Isola Sacra

Le fontane a bauletto di Ostia Antica

A seguito della costruzione dell’acquedotto cittadino, risalente al I secolo d.C., Ostia fu dotata di una serie di fontane, distribuite sia in aree pubbliche sia negli spazi comuni degli edifici. L’aspetto di tali fontane variava in funzione dell’ubicazione e della visibilità: nelle piazze e lungo gli assi viari principali si privilegiarono ninfei e fontane monumentali,…

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Ostia Antica: piazzale delle corporazioni

Il vasto piazzale, aperto verso il Tevere, fu progettato insieme al teatro in età augustea, ma solo all’epoca di Claudio (metà I secolo d.C.) fu dotato di portici. Verso la fine del I secolo d.C. al centro del piazzale fu eretto un tempio su alto podio, con due colonne corinzie sulla fronte, dedicato a una…

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Ostia Antica – i magazzini repubblicani

L’ubicazione di questo settore urbano, in diretto collegamento con il Tevere e il porto fluviale, determinò a partire dall’epoca repubblicana lo sviluppo di un quartiere di magazzini: essi furono costruiti inizialmente solo nella zona a sud del Decumano, poiché l’area a nord della strada, adibita al carico e scarico delle merci, non era in quest’epoca…

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Il teatro di Ostia Antica

Il teatro di Ostia Antica, uno dei più antichi in muratura, fu costruito tra I secolo a.C e II secolo d.C., raggiungendo una capienza di 4000 spettatori. Un portico e un arco per Caracalla abbellivano l’ingresso, con un’orchestra in marmo e un parapetto per spettacoli acquatici nell’epoca imperiale.

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Terme di Nettuno

La visione dalla terrazza, che corrisponde al primo piano dell’edificio, consente di apprezzare l’omogeneità e la qualità della decorazione musiva dell’impianto: divinità e soggetti marini rimandano al tema dell’acqua, in evidente collegamento con la funzione termale. La prima sala presenta Anfitrite, moglie di Nettuno, su un cavallo marino e accompagnata da tritoni, nel secondo ambiente…

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Il mosaico delle province

Saggi di scavo al di sotto della strada, risalente agli inizi del Il secolo d.C., hanno portato alla luce un impianto termale dell’età di Claudio (41-54 d.C.), di cui non è possibile precisare l’estensione. L’unico elemento tuttora visibile è un pregevole mosaico in bianco e nero in cui, all’interno di una cornice a meandro, sono…

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Terme dei Carrettieri

Costruite nella prima metà del Il secolo d.C., queste terme probabilmente appartenevano alla corporazione dei Cisiarii (carrettieri). La parte nord era occupata dal frigidarium (sala per i bagni freddi), di cui si conserva l’originario pavimento in mosaico con raffigurazione di due cerchie murarie, all’interno delle quali si svolgono scene marine e scene di vita dei…

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Ostia Antica: la porta della Città

Le mura furono costruite intorno alla metà del I secolo a.C. e si estendevano su tre lati dell’abitato (racchiudendo un’area di ca, 69 ettari), mentre a nord la città si sviluppava anche sull’altro lato del fiume. Erano dotate di tre porte, fiancheggiate da torri quadrate. L’ingresso in città dalla Via Ostiense avveniva attraverso la Porta…

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Ostia Antica: piazzale delle corporazioni

Il vasto piazzale, aperto verso il Tevere, fu progettato insieme al teatro in età augustea, ma solo all’epoca di Claudio (metà I secolo d.C.) fu dotato di portici.

Verso la fine del I secolo d.C. al centro del piazzale fu eretto un tempio su alto podio, con due colonne corinzie sulla fronte, dedicato a una divinità di incerta identificazione.

Una nuova trasformazione si ebbe nella prima metà del Il secolo d.C., epoca a cui risalgono il raddoppiamento del portico e la realizzazione dei primi mosaici pavimentali, oggetto di successivi rifacimenti anche in concomitanza con la suddivisione dello spazio interno in più ambienti (stationes).

I motivi rappresentati erano collegati ad attività commerciali; la presenza di iscrizioni che richiamano le corporazioni di commercianti, armatori e imprenditori sia ostiensi che straniere avvalora l’ipotesi che si trattasse di spazi di rappresentanza per le stesse corporazioni.

Statua di Ares

Alla collezione Boncompagni Ludovisi appartiene una statua in marmo pentelico rinvenuta nel 1621-1622 nella zona di Piazza Costaguti e restaurata da Gian Lorenzo Bernini con integrazioni (naso e piede destro del dio, l’elsa della spada, la testa e parte del corpo di Eros) ispirate all’antico e rese volutamente ben riconoscibili.
Nella stessa zona, al confine tra Circo Flaminio e Campo Marzio, si trovano i resti del podio di un tempio tardorepubblicano, da cui la statua potrebbe dunque provenire. Essa raffigura in nudità eroica un giovane seduto su una roccia in posizione di riposo, con la gamba sinistra mollemente sollevata e appoggiata su un elmo e la spada stretta nelle braccia incrociate sulle ginocchia.

Il mantello, posato sulla coscia destra, avvolge i fianchi e gira intorno al braccio sinistro. Il volto, leggermente inclinato, ha tratti ideali e segue modelli eroici di IV secolo a.C., con la bocca semiaperta e la capigliatura arruffata di tradizione scopadea e una struttura cranica ispirata a schemi lisippei.

Alla roccia sono appoggiati l’elmo attico e lo scudo circolare, mentre ai piedi dell’uomo gioca un Erote, armato di faretra e arco, di gusto fortemente ellenistico. Sulla spalla sinistra si vedono i resti degli attacchi di un’altra figura. Nella statua si riconoscono dunque influenze diverse, temperate dal prevalente sentimento classicistico, che è confermato anche dal confronto con la figura di Ares seduto nel fregio del Partenone. L’ispirazione a fasi diverse della scultura greca consente di riconoscervi un’opera, probabilmente originale, di uno scultore greco attivo nel II secolo a.C.

La tradizionale identificazione della statua con Ares è stata di recente contestata basandosi su quella del tempio di piazza Costaguti, in cui è stato riconosciuto, benché solo per esclusione, il santuario di Nettuno in Circo.

Plinio il Vecchio attribuisce al tempio una statua di Achille, opera di Scopa (si tratterebbe di Scopa Minore, attivo alla fine del II secolo a.C.), che potrebbe quindi corrispondere proprio alla statua Ludovisi. L’identificazione con l’eroe omerico non è però convincente: le armi sono infatti già saldamente in possesso del giovane e non è dunque il caso di vedervi un’allusione alla loro consegna ad Achille da parte delle Nereidi, tema che prevede invece la raffigurazione delle dee mentre portano la panoplia all’eroe. La presenza di Eros si adatta meglio ad Ares, non solo perché il dio dell’amore è solo sporadicamente legato ad Achille, ma anche perché l’atmosfera giocosa suggerita dal suo atteggiamento si concilia con il legame erotico del dio con Afrodite.

I confronti migliori per l’atteggiamento della statua Ludovisi sono rappresentati da immagini di Ares: l’Alessandro-Ares della Tomba Bella di Aigai in Macedonia e l’affresco di Castel di Guido raffigurante Marte seduto, Eros e Venere.

La stessa Afrodite (oppure Anteros) potrebbe dunque essere riconosciuta nella figura perduta, che anticamente affiancava la statua. L’attribuzione a Scopa Minore resta una suggestione e anche l’esistenza nel tempio di Marte in Campo di una statua colossale seduta del dio titolare, forse opera dello stesso scultore, non corrisponde all’Ares Ludovisi, che ha dimensioni naturali. (M.C.)

Fonte: Museo Nazionale Romano, a cura di Adriano La Regina, Edizione Electa 2007 pagina 132

Palazzo Altemps – sede del Museo Nazionale Romano
Indirizzo: Piazza S. Apollinare, 46 – 00186 Roma

Fanno parte del Museo Nazionale Romano
Palazzo Massimo
Terme di Diocleziano
Crypta Balbi – attualmente chiusa per restauro

Ostia Antica – i magazzini repubblicani

L’ubicazione di questo settore urbano, in diretto collegamento con il Tevere e il porto fluviale, determinò a partire dall’epoca repubblicana lo sviluppo di un quartiere di magazzini: essi furono costruiti inizialmente solo nella zona a sud del Decumano, poiché l’area a nord della strada, adibita al carico e scarico delle merci, non era in quest’epoca edificabile, cosi come attestato dai cippi di Caninio.

A partire dalla prima età imperiale, grandi complessi di magazzini vennero costruiti anche nell’area a nord del Decumano, nell’ambito di una più ampia programmazione urbanistica che prevedeva anche la costruzione di edifici pubblici (come la Caserma dei Vigili), impianti termali e abitazioni private, che si affacciavano sulla strada con portici monumentali.

Numerosi magazzini sono presenti anche negli altri quartieri della città, soprattutto nell’area limitrofa al Tevere, inseriti in un tessuto urbano anch’esso diversificato dal punto di vista funzionale.

Il teatro di Ostia Antica

Fonte: pannelli espositivi esposti del Parco Archeologico di Ostia Antica

Il teatro, uno dei più antichi in muratura, fu costruito negli ultimi anni del I secolo a.C, come attestato dall’iscrizione che menziona Agrippa, genero di Augusto, e fu ampliato alla fine del II secolo d.C. fino a contenere 4000 spettatori.


Un portico con botteghe si apriva verso il Decumano, a cavallo del quale nel 216 d.C. fu realizzato un arco in onore dell’imperatore Caracalla in corrispondenza dell’ingresso del teatro.

Lo stesso ingresso, la cui volta era decorata con stucchi, conduceva all’orchestra pavimentata in marmo, raggiungibile anche da due corridoi laterali (parodon).

Nella tarda età imperiale fu costruito un parapetto marmoreo che serviva a isolare la cavea (gradinata) dall’orchestra durante lo svolgimento di spettacoli acquatici.

La scena era movimentata da nicchie e restano alcuni elementi marmorei (tra cui i mascheroni) in origine appartenuti al fronte scena.