La nascita di Venere

Il trono Ludovisi e la nascita del “soggetto del desiderio”

Trovarsi di fronte a questo capolavoro può turbare. Personalmente la prima volta che l’ho ammirato ho avuto la sensazione di essere davanti a qualcosa di completamente nuovo: un messaggio che nei secoli aveva perso la sua forza, ma che manteneva un forte richiamo su di me…

Il trono rappresenta solo figure femminili, colte nella loro nudità… e stranamente nella composizione io ho percepito l’assenza di uno sguardo maschile. Donne tra donne, protagoniste delle scene non come oggetti, ma come soggetti…

La nuova dolce vita – opera di Francesco Vezzani (2016) ricostruisce e rende moderna la scena rappresentata dal Trono Ludovisi.

Donne che parlano con una divinità che condivide il mistero dell’essere femminile….

Una nascita, accolta dalle mani forti di “sorelle”, un momento intimo di musica per la giovane sacerdotessa che suona, forse solo per se stessa, un momento di meditazione ed elevazione spirituale per la sacerdotessa velata che fa ascendere la sua preghiera alla dea tramite il profumo dell’incenso…in un dialogo privato e diretto, senza mediazioni…

Soggetti e non oggetti… per avere qualcosa di simile nell’arte occidentale dovremmo aspettare ancora alcuni secoli …

Sono solo suggestioni personali, naturalmente non ho prove per dimostrarlo, ma mi piace avere la libertà di pensare che l’artista avesse immaginato un’opera che dovesse parlare direttamente alle donne riunite a celebrare la dea, senza intermediari maschili…

L’analisi dell’opera

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagine 135,137,138, 139

Il Trono Ludovisi rappresenta l’espressione più alta e poetica dell’arte magno-greca.
Appena scoperto, nel 1887 […] divenne subito il pezzo più pregiato e discusso della collezione Boncompagni Ludovisi.

In mancanza di testimoni oculari sul terreno del rinvenimento e per via di una strana “disorganicità” è stata persino avanzata l’incredibile ipotesi che si trattasse di un falso, come suppose Federico Zeri.

Autore: sconosciuto
Datazione: 460-450 a.C. circa
Data del rinvenimento: 1887 durante i lavori di lottizzazione della Villa Ludovisi. “[…] Il probabile ritrovamento nella zona che corrisponde agli antichi Horti Sallustiani del Trono e forse dell’Acrolito ha favorito l’ipotesi che entrambi fossero stati reimpiegati nel tempio di Venere Erycina, situato presso la vicina Porta Collina e costruito tra il 184 e il 181 a. C., luogo in cui la dea era venerata in un’accezione affine a quella di Erice e Locri, connessa al rito della prostituzione sacra. […]
(N.G.)” – Fonte “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007
Luogo di Conservazione: Palazzo Altemps, Museo Nazionale Romano, Roma
Provenienza: incerta, secondo alcuni dal tempio di Venere Erycina in Sicilia, secondo altri dal santuario di Afrodite a Locri Epizefiri.

Controversie: trattandosi di un rinvenimento singolare, privo di riferimenti simili, si è ipotizzato che si trattasse di un falso. Difficile anche ricostruire la forma originale e la sua funzione, ancora non del tutto chiara.
L’ipotesi più accreditata riconosce nella scena centrale la nascita di Afrodite dall’acqua, ma secondo altri potrebbe trattarsi dell’emersione dalle profondità della terra di Persefone, quando torna dall’Ade per portare la primavera sulla terra.
Le anomalie anatomiche delle figure sono state utilizzate per sostenere la tesi che di’ trattasse di un falso. La suonatrice ha una gamba accavallata sull’altra in una posizione impossibile per il corpo umano, i seni della Venere risultano troppo discostati.
Secondo un’ipotesi di ricostruzione, il “trono” faceva parte in realtà di un altare

La nascita di Afrodite
[….] L’indicibile scena è celata con grande suggestione emotiva dal velo – in origine forse dipinto come un cielo stellato – disteso davanti alla dea, la quale porta una raffinatissima acconciatura, è vestita di un chitone leggero che, ancora bagnato, lascia trasparire i seni discosti, ed é sorretta nell’emersione dalle braccia giovani e forti delle Horai, scalze sul lido sassoso di Cipro, come narrava l’inno omerico.

Nei lati del trittico sono state riconosciute in straordinari profili […] una flautista nuda […] e una giovane sposa avvolta nel suo mantello, che sparge da una pisside grani di incenso su un braciere, casta custode della casa: richiami simbolici ai diversi aspetti di Afrodite, protettrice dell’amor sacro come di quello profano, duemila anni prima del canone inverso di Tiziano.

Questa tradizionale lettura può essere superata identificando nelle due figure femminili delle hierodulai, sacerdotesse dedite a riti in onore della dea che potevano prevedere la prostituzione sacra[…].

Le due figure laterali celebranti il culto di Afrodite in un interno e intermediarie tra il mito e la realtà liturgica che lo rievocava depongono a favore di un trittico che avrà probabilmente costituito […] il parapetto decorato del bothros, […] per la rituale rappresentazione sacra in cui si faceva apparire miracolosamente, grazie a un elevatore ligneo, un simulacro della dea o una sacerdotessa che ne recitava la parte.
Un altro trittico, detto Trono di Boston, considerato finora un’imitazione dall’antico, svolgeva forse la medesima funzione nel santuario di Persefone, dove veniva celebrato il ritorno stagionale sulla terra (anodos) della sposa rapita da Ade.
Ma non raggiunge l’incanto del modello, concepito sotto un’eccezionale ispirazione artistica che, nella chiara solennità compositiva e attraverso l’armoniosa modulazione delle linee e dei piani […], infonde grazia, restituisce profumo e musicalità all’evento e dona un particolare slancio vitale alle sue protagoniste, tutte femminili, umane e divine, che offrono il destro all’esplorazione delle carni morbide e palpitanti nel primo vero nudo della scultura greca come alla diversificata resa dei panneggi, prima di Fidia. […]

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Busto di Giulio Cesare

Roma – Palazzo Altemps. Il busto di Giulio Cesare, di bronzo e calcare rosso del Cattaro, è un’opera moderna di un’officina dell’Italia settentrionale, collegata ai Gonzaga nel XVI secolo.

Il Galata suicida

Roma – Palazzo Altemps. Un guerriero si trafigge con una spada mentre sostiene la moglie morente. Le sculture, collegate ai Galati, sono copie di opere celebrative di Attalo I per le vittorie romane di Cesare

Il grande sarcofago Ludovisi

Chi è il personaggio al centro della scena?Cosa rappresenta il sarcofago?Un dialogo muto in mezzo alla battaglia Il sarcofago, rinvenuto a Roma nel 1621 fuori Porta Tiburtina, venne subito dopo donato al cardinale Ludovico Ludovisi dal Capitolo di Santa Maria Maggiore. L’opera presenta scene di battaglia sia sul lato principale che sui due lati brevi. La…

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Il Chiostro del Michelangelo

Uscendo dall’androne si entra nel chiostro dell’antica certosa, tradizionalmente attribuito al Buonarroti perché a lui fu affidato nel 1561 il compito di trasformare il frigidarium delle Terme di Diocleziano in chiesa.
In effetti chiesa e certosa appartengono a un progetto unitario, ma è più probabile che Michelangelo (morto nel 1564) abbia solamente suggerito l’impianto e affidato il compito a un allievo, Giacomo del Duca che partecipò ai lavori almeno nella fase iniziale. Questi cominciarono nel 1565 e si conclusero all’inizio del 1600.

Il primo piano del chiostro fu completato però solo nel 1676 e nel 1695 fu costruita la fontana che occupa il centro del giardino. Nel chiostro sono applicati i modelli seguiti dall’architettura certosina, adeguati al linguaggio architettonico romano della fine del Cinquecento.
Il complesso, che ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli, è stato restaurato in occasione del Giubileo del Duemila, in modo da ripristinarne l’aspetto originario e il colore antico degli intonaci.
Il chiostro è stato usato fin dal 1889 per l’esposizione museale, ma i trasferimenti Di alcune sculture a Palazzo Massimo e a Palazzo Altemps hanno modificato l’allestimento e nuove opere sono state collocate al loro posto.
Numerose statue, stele e sarcofagi sono disposti lungo le quattro ali; si tratta spesso di opere importanti che illustrano le esigenze di una committenza medio-alta, desiderosa di costruirsi un’immagine adeguata al proprio livello sociale.
Il loro numero non permette che di segnalare le più significative.
Altre statue sono all’interno del giardino, caratterizzato soprattutto dalle teste
colossali di animali (non tutte antiche) provenienti dal Foro di Traiano, dove furono rinvenute nel 1586.

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagina 102

Museo Nazionale Romano
Sede Terme di Diocleziano

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Sepolcro dei Platorini

La tomba, scoperta nel 1880 e ricostruita nel 1911 da Roberto Paribeni, è caratterizzata da una pianta rettangolare, decorazioni tiberiane e conservazione di urne cinerarie, evidenziando le complesse relazioni tra gli occupanti e la rilevanza storica del sepolcro.

Il Casino Nobile

Tra il 1802 e il 1806, su incarico del principe Giovanni Torlonia, Giuseppe Valadier ampliò l’edificio padronale della Villa sulla Via Nomentana acquistata nel 1797 dai Colonna, aggiungendovi avancorpi, porticati ed ariosi terrazzi.
Alla morte di Giovanni (1829), il figlio Alessandro incaricò l’architetto e pittore Giovan Battista Caretti di abbellire ed ampliare l’edificio; a lui si devono i portici laterali e il pronao palladiano.
Molti pittori, tra i quali Francesco Podesti e Francesco Coghetti, contribuirono alla decorazione delle sale, unitamente a scultori e stuccatori della scuola di Bertel Thorvaldsen e di Pietro Tenerani.
Quando, dal 1925 al 1943, la Villa fu affittata a Benito Mussolini, nel piano interrato furono realizzati un rifugio e un bunker, restaurati e visitabili su prenotazione.


Dopo il restauro completato nel 2006, l’edificio ospita, nei due piani di rappresentanza, il Museo della Villa con opere provenienti dalla ricchissima collezione statuaria della famiglia Torlonia e arredi d’epoca, insieme ad alcuni ritrovamenti fortuiti tra i quali alcuni rilievi di Antonio Canova.
Al secondo piano è allestito il Museo della Scuola Romana, con dipinti, sculture e disegni donati o concessi in comodato, realizzati dagli artisti più rappresentativi attivi a Roma nel periodo tra le due Guerre.

Alessandro Raffaele Torlonia
1 Gennaio 1800 – 7 Febbraio 1886

E’ il secondo genito di Giovanni Torlonia, quindi non avrebbe dovuto esserne l’erede, ma il padre lo preferì al primogenito ammirandone il grande senso per gli affari.

Alla morte di Giovanni tutte le attività della famiglia passarono a lui.

Alessandro non solo soddisfò le aspettative che il padre aveva, ma adirittura le superò portando la famiglia al massimo della sua potenza.

Enormemente ambizioso si lancio in diverse imprese, non ultima il prosciugamento del fiume Fucino, impresa che era stata intentata fino da Giulio Cesare

Nella vita privata fu sfortunato, sposò la bellissima e nobile Teresa Colonna, molto più giovane di lui. Sfortunatamente Teresa si ammalò di nervi. Alessandro ebbe due figlie, una morì in giovane età, probabilmente soffriva di nervi come la madre.

Fonti:
Casina delle Civette a Villa Torlonia”
a cura di Alberta Campitelli
testi di
Annapaola Agati
Alberta Campitelli
Mondadori Electa

Leggi anche:
Musei di Villa Torlonia
– Casina delle Civette
Serra e Torre Moresca
– Il Casino dei Principi


Principi Torlonia, i Rothschild di Roma
– Il Museo Scomparso

Sala da Ballo

È il nucleo centrale dell’edificio, attorno al quale sono disposte le varie stanze e in altezza comprende due piani.Giovan Battista Caretti (1808-1878), nel suo intervento, conservò l’impianto architettonico dato da Giuseppe Valadier (1762-1839) alterando però completamente l’atmosfera sobria e luminosa dell’ambiente.Dipinti, stucchi, dorature e marmi disseminati su tutte le superfici hanno riempito la spazialità della…

La Sala di Alessandro

La sala da pranzo del Palazzo, decorata con marmi e legno intagliato, celebra le gesta di Alessandro il Macedone. Gli affreschi di Francesco Coghetti illustrano eventi storici mentre il fregio di Thorvaldsen rappresenta il Trionfo a Babilonia. Statui di Apollo e Muse adornano le nicchie.

La camera egizia

Il Palazzo presenta un eclettismo decorativo, ispirato allo stile egizio, con pitture murali di Luigi Fioroni sulle storie di Antonio e Cleopatra, decorate da geroglifici, colonne, mosaici e un pavimento che ne celebra i momenti storici.

Le pareti ingannevoli

La villa di Livia e la pittura di giardino

È questo il titolo di un saggio di Salvatore Settis che accompagna il lettore alla scoperta delle splendide pitture di giardino del triclinio invernale della villa appartenuta a Livia, moglie di Augusto, situata sulla via Flaminia a nord di Roma, ad galinas albas (o delle Galline bianche) in località Prima Porta.

La grande sala sotterranea (5,90 × I1,70 metri) – le cui pareti furono per ragioni conservative staccate negli anni cinquanta del secolo scorso e restaurate e ricomposte nella loro integrità in questo ambiente fra i più suggestivi del museo – era interamente decorata da un ampio giardino aperto, una sorta di paradeisos dipinto, con una lussureggiante e variegata vegetazione sia ordinatamente sia disordinatamente composta di allori, palme, alberi da frutta come il melograno o la vite, piante rare e tantissime specie di fiori e di uccelli svolazzanti sullo sfondo luminoso di un cielo azzurro.

La pittura, a grandezza naturale, neppure agli angoli si interrompe; nessun elemento architettonico (pilastri o colonne che fossero prima) scandisce più lo scenario in senso longitudinale.
L’ “architettura di giardino” si articola invece su una doppia recinzione che corre tutt’intorno: in primo piano una staccionata di canne e rami di salice intrecciati che ci apre per consentire l’accesso al verde prato di una stretta passeggiata delimitata più in là da una balaustra in marmo che forma rientranze dominate da un albero isolato: un pino, un abete, un platano.
Si definisce così la posizione dell’osservatore e la profondità spaziale è suggerita da un’attentissima scalatura della resa di dettaglio.
La rappresentazione delle piante in primo piano è tanto minuta da consentire una precisa indagine botanica e ornitologica mentre diventa via via più sfumata e indistinta verso lo sfondo vago e mosso.
La parete viene dunque contraddetta, anzi negata, nello spazio magico dell’incanto pittorico e invita ancora oggi l’osservatore a sentirsi, mentre il vento piega le cime animate da volatili, nel bel mezzo del locus amoenus per eccellenza: il giardino.

È un paesaggio che non fa più da sfondo a scene principali ma è inventato e immaginato per cantare e racchiudere (in un hortus conclusus) il presente felice, il piacere di vivere e di godere della pace, dell’ordine, della giustizia riportati da Augusto con la vittoria sulle forze selvagge.
Una natura rigogliosa, ridente e rassicurante penetra subito anche all’interno delle mura di numerose domus vesuviane in concomitanza con il crescente valore accordato al peristilio rispetto all’atrio e con il crescente spazio destinato a giardino naturale con euripi e grotte-ninfeo.
Interessanti studi condotti di recente sugli autori antichi, sui dipinti e sui reperti botanici hanno consentito di ricostruire filologicamente a Pompei giardini e orti stagionali.

Come l’arte del giardinaggio (ars topiaria) si era trasformata in una vera e propria moda spesso mirata, nell’accurata ricerca di specie di forme e colori diversi, a sortire risultati di effetto artistico, così, in netta contrapposizione con le atmosfere chiuse e rarefatte delle ambientazioni di tipo teatrale caratteristiche del gusto pittorico precedente, a partire dall’età augustea le pareti fissano nelle due dimensioni luoghi ameni, talvolta ricchi anche di sculture, che evocano illusionisticamente colori, profumi e suoni come lo stornire di una rondine o lo zampillare dell’acqua dalle fontane.

Era nato un genere pittorico destinato a riscuotere grande fortuna, anche se non sarebbe stato mai più declinato con tanta freschezza. (N.G.)

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagina 52

Il Casino dei Principi

A pochi passi dal Casino Nobile, al quale è collegato anche da una galleria sotterranea, si trova il Casino dei Principi, un piccolo edificio trasformato e ampliato anch’esso prima da Valadier e poi da Caretti. Perdute le tempere murali raffiguranti paesaggi dell’antica Grecia e dell’antica Roma, si conservano solo le decorazioni della sala da pranzo con paesaggi del Golfo di Napoli eseguite da Caretti.
L’ edificio ospita regolarmente mostre temporanee, soprattutto su temi e artisti della Scuola Romana o contesti culturali riferiti al complesso della Villa.
È sede dell’Archivio della Scuola Romana, che comprende circa 10.000
oggetti tra cataloghi, libri, monografie, riviste, pubblicazioni specialistiche,
carteggi, diari e autografi degli artisti e dei letterati a loro vicini, in massima parte inediti, donati da Netta Vespignani.

Fonti:
Casina delle Civette a Villa Torlonia”
a cura di Alberta Campitelli
testi di
Annapaola Agati
Alberta Campitelli
Mondadori Electa

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Principi Torlonia, i Rothschild di Roma
Casino Nobile: Sala da Ballo
Serra e Torre Moresca

Un affresco sull’arco del Colosseo

La veduta ideale di Gerusalemme

Grazie al suo ruolo di alter ego della Roma cristiana, la città di Gerusalemme compare nuovamente legata alla storia del Colosseo molti secoli dopo le spoliazioni che permisero di finanziare la sua costruzione.

L’affresco è sempre stato lì a 7 m di altezza sulla Porta Triumphalis del Colosseo, ma una patina non consentiva di riconoscere facilmente la pianta della città di Gerusalemme.

Il lavoro di restauro dei 15 metri quadrati di affresco è terminato nell’estate del 2020.

Gli archeologi stanno ora ipotizzando la presenza di un affresco rappresentante la pianta di Roma sul lato del Colosseo che si volge verso San Giovanni.

La rappresentazione riproduce una pianta della Città Santa fatta eseguire dal teologo olandese Christian van Adrichom e pubblicata per la prima volta nel 1585 in un testo che descriveva i luoghi sacri della città e la sua storia, comprese le stazioni della via Crucis.

Le ragioni della raffigurazione all’interno del Colosseo sono da collegarsi con il rinnovato interesse religioso che investì il Colosseo nel XVII sec. e che portò alla consacrazione del monumento a Cristo e ai martiri cristiani durante il pontificato di Papa Clemente X, nell’anno giubilare 1675.
Il dipinto, di autore ignoto, raffigura una veduta ideale, della citta di Gerusalemme, orientata a est ed eseguita in combinazione tra proiezione orizzontale e visione prospettica.

La direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, illustra l’affresco

Una storia che si dipana nei secoli attorno alle mura della città e, dunque, con i numerosi assedi e l’avvento di eserciti che si sono avvicendati fuori e dentro le sue mura (compresi gli accampamenti dei romani), raffigurati in parallelo alla crocifissione e alla resurrezione di Gesù.

In alto al centro è il Tempio di Erode, oggi mutilo nella parte superiore, caratterizzato da una serie di recinzioni turrite inscritte l’una nell’altra.

Intorno è una moltitudine di edifici e caseggiati attraversati dal torrente Cedron.

La presenza di una triplice cinta di mura lungo il lato sinistro della pianta indica una visione sincronica dello sviluppo della città dalle origini sino all’età di Cristo: la civitas superior o città di David, la civitas inferior e la secunda civitas.

Alcuni accampamenti militari disposti intorno alle mura e una scena di combattimento nel margine inferiore dell’affresco ricordano le vittorie di David contro i Filistei.

In basso a sinistra è la scena della crocifissione sulla cima del Golgota. Sono visibili, in sequenza antioraria, la sistemazione di Gesù sulla croce, le croci issate, la deposizione, la spartizione della tunica; in basso, entro un recinto, sono raffigurate la resurrezione e l’apparizione di Gesù risorto.

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Un affresco sull’arco del Colosseo

Si tratta di una veduta ideale di Gerusalemme, risalente al XVII secolo. La presenza di un richiamo a Gerusalemme nel Colosseo, simbolo di Roma è da collegarsi al rinnovato interesse religioso che investì il Colosseo nel XVII sec. e che portò alla consacrazione del monumento a Cristo e ai martiri cristiani durante il giubileo del…

Il Colosseo

L’anfiteatro Flavio, il più grande del mondo antico Un po’ di storia Il Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio (in latino: Amphitheatrum Flavium) o semplicemente Amphitheatrum, situato nel centro della città di Roma, è il più grande anfiteatro romano del mondo. In grado di contenere un numero di spettatori stimato tra 50.000 e 87.000 unità,…

Il mito della famiglia Frangipane

Roma nel Medioevo era dominata da poche importanti famiglie. Una di queste era la famiglia dei Frangipane – un interessante leggenda narra come l’antica gens Anicia abbia cambiato il nome in <<Frange nobis panem>> Attorno al XII secolo la nobile famiglia dei Frangipane, che controllava la città lungo una zona che andava dal foro Boario…

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Il Museo dell’Arte Salvata

Chi preserva il passato, preserva il futuro

Il Museo dell’Arte Salvata nasce con l’obiettivo di raccontare il salvataggio delle opere d’arte in tutte le sue fasi: dalle indagini alle restituzioni, dal recupero dei capolavori al ritrovamento di beni storici e artistici tra le macerie dei terremoti grazie agli interventi dei Caschi blu della Cultura, la task force istituita dal Governo italiano che recupera i beni in caso di calamità naturali e di conflitto armato sotto l’egida dell’Unesco.
Le esposizioni nel Museo ruoteranno in base agli esiti delle operazioni investigative, delle azioni di restituzione in ambito internazionale o dei recuperi nelle aree colpite da calamità naturali.

In occasione di ogni nuovo allestimento, i reperti esposti fino a quel momento torneranno ai contesti di origine, mentre le nuove opere recuperate andranno nella prestigiosa sede museale dell’Aula Ottagona del Museo Nazionale Romano.

Tra le centinaia di opere che il Comando Tutela Patrimonio Culturale ha riportato dagli Stati Uniti nel 2021, spicca una serie di ceramiche e di terrecotte votive e architettoniche provenienti da diverse culture dell’Italia centrale e meridionale preromana.
La prima mostra presentata al Museo dell’Arte Salvata nell’aula ottagona delle Terme di Diocleziano (giugno- ottobre 2022) è dedicata a una selezione di questi oggetti eccezionali.
Purtroppo non si sa quasi nulla dei contesti archeologici da cui questi reperti sono stati trafugati. La loro provenienza non può essere che dedotta dall’analisi tipologica e stilistica effettuata dagli specialisti. La perdita del loro contesto di rinvenimento è un grande danno per la conoscenza: impedisce di capire appieno la loro valenza culturale, sociale e storica.
L’assenza di dati precisi e accertati sulle condizioni di scoperta impedisce anche di escludere a priori che alcuni oggetti siano il frutto di una falsificazione.

Ora che sono tornati in possesso dello Stato Italiano, dovranno essere sottoposti ad una serie di analisi archeologiche, chimiche e fisiche accurate, che permetteranno di valutarne l’autenticità.

Per questa ragione si è deciso di presentare anche delle opere sulle quali gli specialisti esprimono dei dubbi seri.
Attraverso la serie di oggetti presentata, si può tracciare una geografia delle grandi operazioni di scavo clandestino che hanno alimentato il traffico internazionale di antichità negli ultimi decenni: l’Etruria e l’area tiberina, la Puglia e la Basilicata. Anche altre regioni, come la Campania, la Calabria e la Sicilia, sono senz’altro state colpite.

L’idea di salvare l’arte può suonare strana. A voler seguire un’autorevole scuola di pensiero, che fa capo a Dostoevskij, è forse l’arte che ci salva, elevando il nostro spirito e contrastando il buio dell’anima con la propria luce immortale.

E volendo credere a quanto affermava George Orwell: “chi preserva il passato preserva il futuro!”

Orfeo e le sirene

Al Museo dell’Arte Salvata fino al 5 Aprile 2023 Il gruppo scultoreo in terracotta raffigura Orfeo – il mitico cantore che, con la sua voce, poteva domare persino Cerbero, il feroce cane degli Inferi – e due Sirene – spaventosi esseri mitologici dalla voce così incantevole da far impazzire i marinai che, come Ulisse, passavano…

Aula Ottagona – Terme di Diocleziano

Il Museo dell’Arte Salvata fa parte del Museo Nazionale Romano e arricchisce il percorso museale delle Terme di Diocleziano e delle altre tre sedi di Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi. 
Il Museo ha sede all’interno dell’Aula Ottagona – più comunemente nota come Planetario – delle Terme di Diocleziano e sarà un luogo dove raccontare stabilmente il salvataggio dell’arte nelle sue diverse forme.

Le opere recuperare avranno come prima destinazione questo nuovo museo, dove saranno in mostra temporaneamente.

Torneranno poi nelle regioni di provenienza, nei musei più idonei ad accoglierle, dove saranno presentate al pubblico in modo permanente.

L’edificio, che si trova nei pressi della Stazione Termini, è situato nell’angolo occidentale delle Terme e presenta una pianta di forma quadrata all’esterno e ottagonale all’interno. La copertura, costituita da una cupola con otto costolature, era in origine decorata da marmi e stucchi figurati, oggi scomparsi. La sua ubicazione tra calidarium e palestra e l’assenza di sistemi di riscaldamento ha fatto supporre che la sala fungesse da frigidarium minore per abluzioni.
L’Aula, rimaneggiata nel corso dei secoli, ha avuto diverse funzioni dal 1878, quando con l’apertura di Via Cernaia, fu isolata dal resto del complesso: adibita a sede della Scuola di Ginnastica prima, poi sala per le proiezioni cinematografiche Minerva, infine nel 1928 fu sede del Planetario più grande d’Europa.

Sul portale ancora è visibile l’ultima terzina del Paradiso di Dante:

“L’Amor che muove il sole e le altre stelle”

e sugli stipiti i segni zodiacali

Fontana di Trevi

Le maggiori attrazioni di Roma

Un po’ di storia

L’odierna fontana di Trevi sorge nello stesso luogo dove l’architetto e genero dell’imperatore Augusto, Marco Vipsanio Agrippa, fece giungere l’acquedotto dell’acqua Vergine nel 19 a.C.

Si tratta di uno dei più importanti acquedotti della Roma antica, lungo quasi 20 chilometri.

Marco Vipsanio Agrippa è l’architetto che costruì il Pantheon (il suo nome è ancora leggibile sul timpone) che venne però ristrutturato dall’imperatore Adriano.

L’acquedotto dell’acqua Vergine è funzionante da oltre 2000 anni.

L’unico che non venne distrutto durante la guerra dei Goti nel 537.

Una fonte che celebra il mare

La meravigliosa statua di Oceano è inserita sotto un arco di trionfo, adossata a Palazzo Poli. Il corpo meraviglioso è coperto sui fianchi da un drappo, ma lascia scoperta una stupenda muscolatura. Il dio Oceano sembra giungere su un cocchio a forma di conchiglia trainato da due cavalli alati: uno placido ed uno agitato.

Leggende

Fra le leggende che si narrano sulla celebre fontana di Trevi la più nota certamente è quella secondo la quale colui che getta una moneta nella fontana, rigorosamente di spalle, farà ritorno a Roma.

La fontanella degli innamorati

Un’altra leggenda riguarda gli innamorati: ai piedi della fontana ce n’è una più piccola. Secondo la leggenda gli innamorati che si abbeverano a questa piccola fonte resteranno innamorati e fedeli per sempre.

Quando una coppia era costretta a separarsi a causa della partenza dell’amato per il servizio militare o per la guerra, la sera prima della partenza i due amanti si recavano alla fontana degli innamorati: la ragazza riempiva alla fonte due bicchieri mai utilizzati prima e ne porgeva uno all’amato.
Dopo aver bevuto insieme, i bicchieri venivano spaccati per suggellare il loro patto d’amore e per garantire il ritorno dell’amato sano e salvo dal fronte. Si contavano i frantumi dei bicchieri, ognuno corrispondeva ad un mese di attesa prima di rivedersi. – Scopri di più >>

L’asso di coppe e il barbiere impertinente

Una leggenda popolare racconta che davanti alla fontana di Trevi in costruzione ci fosse la bottega di un barbiere. Questo barbiere era convinto di essere un grande esperto di architettura e non esitava a dare consigli sulla realizzazione della fontana. Cosa che infastidiva molto il cantiere. Per farlo desistere pensarono di coprirgli la visuale piazzandoli davanti un bello ostacolo a forma di coppa. I romani chiamano affettuosamente questa decorazione l’asso di coppe, perché assomiglia all’asso delle carte regionali.

Indirizzo: Piazza di Trevi- 00187 Roma

Costo indicativo del biglietto: 0,00 euro

Gratuità: sempre
Sito web: http://www.sovraintendenzaroma.it/

Anno di costruzione: 1762

Forma e struttura: 49 m di larghezza, 26 m di altezza

19 a.C. costruzione acquedotto dell’Acqua Vergine da parte di Marco Vipsanio Agrippa

1453 Restrauro dell’antica fontana da parte di Leon Battista Alberti

1570 nuovo restauro ad opera di Giacomo della Porta

1623-1644 nuovo progetto per un restauro grandioso della fontana da parte di Gian Lorenzo Bernini (incompiuto)

1762 – 22 maggio inaugurazione della Fontana di Trevi così come la conosciamo oggi – ad opera di Nicola Salvi – Giuseppe Pannini

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Palazzo Massimo

Sede del Museo Nazionale Romano

Nazionale

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass

Palazzo Massimo alle Terme è un grandioso edificio costruito tra il 1883 e il 1887, in uno stile imitante quello della fine del Cinquecento, dall’architetto Camillo Pistrucci per volontà del padre gesuita Massimiliano Massimo, ultimo esponente della famiglia che era proprietaria dell’area prima degli espropri per la costruzione della Stazione Termini.

In origine il palazzo era nato come collegio per i Gesuiti, conservando tale funzione fino al 1960. Lo stato italiano lo ha acquistato nel 1981, destinandolo a sede aggiuntiva del Museo Nazionale Romano e conducendo poi un accurato restauro dell’edificio, su progetto dell’architetto Costantino Dardi.

L’intervento è stato possibile grazie ai finanziamenti di una legge speciale per la tutela del patrimonio archeologico romano (1981) e ha riguardato i quattro piani destinati all’esposizione delle collezioni, gli uffici, una biblioteca e una sala conferenze.

Il palazzo è stato aperto al pubblico nel 1995, quando era visitabile solamente il piano terreno, mentre i restanti due piani e il piano sotterraneo sono stati completati nel 1998.

Da allora il museo è pienamente operativo.

Il piano terreno, il primo e il secondo piano ospitano la sezione di arte antica, comprendente le opere maggiori di età tardorepubblicana (II -I secolo a.C.)
imperiale e tardoantica (IV secolo d.C.), mentre il piano sotterraneo ospita la sezione numismatica e quella di oreficeria.

La grandiosa tazza di marmo con corteo marino

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Terme di Diocleziano

Sede del Museo Nazionale Romano

Nazionale

Classificazione: 3 su 5.
Roma Pass

La sede storica del Museo Nazionale Romano si trova presso una delle aree archeologiche più importanti di Roma, dove sono ancora conservati i resti delle Terme di Diocleziano, le più grandi della capitale, dotate di una decorazione particolarmente sfarzosa.

L’imperatore le costruì tra il 298 e il 306 d. C., su una superficie di più di tredici ettari. Nell’edificio trovò un’applicazione monumentale lo schema delle grandi terme imperiali, con le strutture ospitanti i bagni veri e propri, organizzati secondo una sequenza ormai canonica (natatio, frigidarium, tepidarium, calidarium), inserite all’interno di un grande recinto, concluso da un’esedra.

Le terme rimasero in funzione fino al tempo della guerra greco-gotica
(535-553), quando furono abbandonate e cominciò la loro spoliazione.
Esse rimasero comunque visibili nel corso del medioevo, e tra il XV e il XVI secolo – quando furono studiate e disegnate da architetti e antiquari – conservavano ancora buona parte della decorazione originaria.

La grande trasformazione del complesso fu voluta da Pio IV, che tra il 1561 e il 1562 fece prima trasformare il frigidarium nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e poi decise di fondare una certosa all’interno delle terme.

Il progetto di entrambi gli edifici fu affidato a Michelangelo (la chiesa fu poi risistemata dal Vanvitelli nel 1749). I lavori continuarono fino alla fine del Cinquecento e, oltre alla sistemazione della chiesa, comportarono la costruzione di due chiostri che furono inseriti nelle antiche terme sfruttando in parte gli spazi liberi esistenti. In seguito la collocazione dei granai cittadini nelle aule delle terme e la costruzione della grande Villa Montalto Peretti comportarono nuove distruzioni di strutture antiche. Gli ultimi cambiamenti significativi del complesso avvennero però solo dopo il trasferimento a Roma della capitale d’Italia, quando, oltre allo scioglimento dell’ordine dei Certosini, furono costruiti Palazzo Massimo e la Stazione Termini, fu aperta via Cernaia e fu sistemata piazza Esedra.

Tutti questi interventi determinarono la cancellazione di resti antichi e in particolare di quanto restava del recinto esterno delle antiche terme.
Gli edifici romani sopravvissuti, corrispondenti al complesso della certosa, cominciarono la loro storia di spazio museale nel 1889, quando fu istituito il Museo Nazionale di Roma, inaugurato nel 1890.

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagine 81,82

La Tomba del Guerriero di Lanuvio

La Tomba del Guerriero di Lanuvio, risalente al V secolo a.C., evidenzia l’influsso greco attraverso il ritrovamento di armi e attrezzi atletici. Lanuvium, famosa per tre imperatori romani, fu fondata secondo leggende legate alla cultura greca.

Lapis Niger

Nel Foro Romano, sotto una pavimentazione troncata, si trova la più antica iscrizione in lingua latina, risalente al VI secolo a.C., legata a un santuario dedicato al dio Vulcano e alla legge sacra del luogo.

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Uscendo dall’androne si entra nel chiostro dell’antica certosa, tradizionalmente attribuito al Buonarroti perché a lui fu affidato nel 1561 il compito di trasformare il frigidarium delle Terme di Diocleziano in chiesa.In effetti chiesa e certosa appartengono a un progetto unitario, ma è più probabile che Michelangelo (morto nel 1564) abbia solamente suggerito l’impianto e affidato…

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La Statua equestre di fanciullo eroizzato, presso le Terme di Diocleziano a Roma rappresenta una rarità. Le statue equestri infatti erano riservate a capi militari ed imperatori. Leggendo i simboli di questa particolare statua scopriamo la triste storia che ci racconta….