Stanza del Chiodo

La stanza, usata dal principe Torlonia come studio, è caratterizzata dalla bellissima vetrata a forma di testa di chiodo, realizzata su disegno di Duilio Cambellotti negli anni 1914-1915.

I numerosi quadrotti che la compongono formano un disegno di pampini, tralci e grappoli d’uva, ottenuto con vetri colorati ma anche con ritocchi a pennello.

Nella stessa stanza è esposto il bozzetto preparatorio, acquerellato, con due diverse ipotesi decorative, con l’edera o con l’uva come poi fu effettivamente eseguito.
Il cartone esposto accanto, sempre per la medesima vetrata, permette di conoscere un’altra fase della complessa esecuzione della vetrata.

Fonte: Casina delle Civette a Villa Torlonia
Guida Electa – 2008 Comune di Roma

Salottino delle 24 ore

Ricavato al piano terra del piccolo corpo ottagonale di origine jappelliana, era il salottino riservato del principe Giovanni, che lo aveva voluto ricoperto di decori allusivi alla sua famiglia.

La volta a padiglione è tutta dipinta, ad opera di Giovanni Copranesi, con il Volo delle 24 ore, simbolo del tempo, reso mediante gruppi di tre ragazze in volo all’interno di ognuno degli otto riquadri, delimitati da tralci di rose.

Nello sfondo si intravedono stelle comete, emblema, insieme alle rose, della famiglia Torlonia, mentre alla base di ogni riquadro sono raffigurate, in stucco policromo, delle fenici che risorgono dalle ceneri, simbolo dell’eternità.
Il messaggio che ne deriva è l’eternità del nome dei Torlonia nel volgere del tempo.
Alle pareti vi erano ricchi broccati che incorniciavano le piccole finestre con semplici vetri molati e bacchette di ottone. Al centro del pavimento vi è un bel mosaico policromo che raffigura Marte e Venere, in origine nel Casino dei Principi, qui trasportato nel corso di uno degli ultimi interventi.

Fonte: Casina delle Civette a Villa Torlonia
Guida Electa – 2008 Comune di Roma

Salottino dei Satiri

Il corridoio si apre all’improvviso in un piccolo vano, ricavato nella sommità del cupolino ottagonale, un piccolo rifugio che un tempo aveva lungo tutto il perimetro accoglienti sedili dei quali resta un solo elemento.

La denominazione deriva dai piccoli satiri in stucco (in gran parte mutili), seduti sul bordo del lucernaio che sormonta il salottino e che incornicia una vetrata con nastri e foglie d’edera.

L’ambiente è ricolmo di elementi decorativi in stucco e in legno intagliato con motivi fitomorti e zoomorfi (chiocciole e tralci d’edera) che si ripetono anche nelle vetrate del piccolo balcone aperto sulla villa e nei capitelli delle colonnine che reggono la tettoia in legno finemente intagliato.

Fonte:

La camera da letto del principe

E difficile, oggi, avere un idea dell’aspetto della camera del principe, dei cui arredi resta veramente ben poco.

Dalle descrizioni che ci sono note risulta un ambiente davvero particolare, ossessivamente ingombro di mobili e suppellettili ridondanti di civette, poste ovunque quale elemento decorativo.

La stoffa da parati alle pareti era a civette stilizzate, i pomelli del letto avevano civette intarsiate, i lampadari avevano decori con civette, la brocca aveva la forma di una civetta, in un affastellarsi di oggetti dedicati all’uccello notturno.
Nel vano ancora visibile in una parete era incassata la vetrata, purtroppo perduta, opera di Duilio Cambellotti, Civette nella notte, della quale al pianterreno vi è la prova di esecuzione.
Oggi di tanti decori resta solo, sul soffitto, il volo di pipistrelli ad ali spiegate, a stucco, su un fondo blu scuro di cielo stellato.

Alcuni mobili, restaurati, vi sono stati collocati a rendere, seppur in minima parte, l’idea dell’arredo originario.

Si tratta di un tavolinetto in legno a intarsi, di un elemento del letto, forse una testata, e di un lampadario in ferro battuto.
Vi sono esposti quattro cartoni di Duilio Cambellotti della serie I migratori, ideata per la scala, quindi due vetrate centinate, a due ante, disegnate da Umberto Bottazzi per casa Zingone nel 1914, con tondi centrali con trionfi di frutta all’interno di un rigoroso disegno geometrico.
L’elemento più affascinante della sala è la vetrata l’idolo, di Vittorio Grassi, acquistata di recente sul mercato, una delle più belle creazioni dell’artista, legato al laboratorio Picchiarini.

Il soggetto misterioso di un idolo dal complesso copricapo, che ricorda lo stile egizio, è raffigurato all’interno di una cascata luminosa di gemme, quasi un’onda marina nei colori del verde e dell’azzurro che contrastano con i toni blu della figura.
Sulla parete di fronte campeggia un’altra splendida vetrata, I cigni di Umberto Bottazza, del 1921, di recente entrata a far parte della collezione del Museo.

Si tralta di un’opera dal forte cromatismo, giocato sulle intense tonalità del blu, del viola e del rosso a rendere i due cigni appaiati che scivolano sull’acqua.

Principi Torlonia, i Rothschild di Roma

La vicenda romana dei Tourlonias, poi divenuti Torlonia, trova un ideale punto di partenza in palazzo Zuccari in via Gregoriana, dove nel 1754 nacque Giovanni Raimondo Torlonia, il padre del futuro principe Alessandro.

Giovanni era il secondogenito del francese Marin, poi Marino, che, originario di un centro dell’Alvernia nelle vicinanze di Lione, intorno alla metà del Settecento si era trasferito a Roma al servizio di un abate francese per passare successivamente alle dipendenze del Cardinale Acquaviva.

E forse, grazie al lascito dell’Acquaviva, Marino poté aprire un negozio di stoffe, specializzato pare nell’importazione di sete e di broccati di Lione, che ebbe la sua prima sede in palazzo Zuccari.

Da qui prese avvio la vocazione economica e finanziaria che negli anni successivi avrebbe contraddistinto le attività della famiglia, conducendola a raggiungere vertici assoluti in questi settori; infatti, lo stesso Marino affiancò ben presto alla mercatura l’attività del Banco.

L’età dei Torlonia: l’arte di ostentare il lusso nella Roma papale
Lezione tenuta da Marco Fabio Apolloni il 7 settembre 2008 organizzata da LaTerza nell’ambito della rassegna “Lezioni di Storia: le età di Roma”

Dopo la morte di Marino, agli inizi degli anni ottanta del XVIII secolo, Giovanni decise di abbandonare la vendita di stoffe per dedicarsi esclusivamente al Banco (che da tempo aveva sede nel più centrale palazzo Raggi al Corso), avviandosi verso una dirompente ascesa economica e sociale.

Giovanni aveva avuto cinque figli, tre maschi e due femmine; alla sua morte, nel 1829, l’eredità più cospicua (comprensiva tra l’altro del feudo di Civitella Cesi, cui era associato il titolo principesco, del marchesato di Roma Vecchia e del palazzo di piazza Venezia) e il Banco passarono ad Alessandro, il quartogenito, che sin da ragazzo aveva mostrato un’indole determinata, un’ intraprendenza non comune e uno spiccato fiuto per gli affari, doti che convinsero il padre a individuarlo come suo diretto successore, stabilendo una precisa norma testamentaria a tal proposito e affidandogli, sin dal 1826, la direzione del Banco.

E Alessandro si dimostrò sicuramente degno della fiducia di Giovanni, sviluppando e innovando, sotto vari punti di vista, le premesse paterne, così sul fronte finanziario e imprenditoriale come negli scavi di antichità e nella pratica collezionistica, accresciuta e ripensata fino alla fondazione di un Museo.

Il principe impresse al Banco una più marcata vocazione internazionale; ha segnato la storia della finanza la modalità con la quale, grazie al coinvolgimento della Maison Rothschild di Parigi, riuscì ad erogare allo Stato Pontificio un prestito di 3 milioni di scudi, realizzando un’operazione mai condotta fino ad allora.

Il Museo scomparso

La collezione dei Marmi Torlonia

La mostra che si è conclusa a febbraio 2022 ha segnato un momento di straordinaria importanza per la città di Roma e per tutti gli amanti dell’arte.
Per la prima volta, dopo oltre quaranta anni, il grande pubblico ha potuto ammirare 92 dei 620 capolavori della collezione Torlonia.
Si tratta della più grande ed importante collezione di statue antiche, greche e romane, in mano privata.

La collezione nacque da un’intensa campagna di acquisti, cominciati all’inizio del 1800 da Giovanni Torlonia e proseguiti dal figlio Alessandro.
I capolavori acquistati vennero utilizzati per abbellire le residenze di famiglia, in particolare il Palazzo Torlonia a piazza Venezia (oggi scomparso) e Villa Albani.
Nel momento in cui la collezione divenne imponente (per qualità e quantità delle opere), Alessandro decise di creare il Museo Torlonia.

Nel 1864 il principe acquistò lo stabile di via della Lungara, dove poté allestire la sua collezione privata.
La collezione era diventata così grande da riempire 77 sale, uno spazio totale di ben 3056 metri quadri.

Negli anni sessanta del secolo scorso, Alessandro Torlonia jr, nipote del capostipite, riuscì ad avere l’autorizzazione per sistemare il tetto dello stabile di via della Lungara, ma i lavori trasformarono abusivamente il palazzo in mini-appartamenti e le opere vennero trasferite altrove o ammassate nei sotterranei dell’edificio, sparendo così alla vista del pubblico per decenni.
L’abuso venne condannato dalla Corte di Cassazione, ma la sentenza non venne mai applicata.

Fino al 2022 le statue rimasero sepolte nei magazzini Torlonia, inaccessibili al pubblico e agli studiosi.

Per questo motivo, la mostra del 2022 è un evento così importante per tutta la comunità.

Si spera che dalla collaborazione tra il Ministero dei Beni Culturali e la Fondazione Torlonia possa nascere un nuovo accordo e si possa trovare una nuova collocazione per i capolavori della collezione.

Il valore inestimabile della collezione

Per quantità e qualità del livello artistico si è calcolato che le opere della collezione Torlonia rappresentano da sole “un buon terzo del patrimonio antico posseduto dalla città”.
Per avere un’idea del valore delle opere in questione, basta dire che il sovraintendente alle Belle arti di Roma ha detto che la Collezione vale sette volte quelle raccolte a Palazzo Altemps.

Tra i veri e propri capolavori il ritratto noto come la Fanciulla di Vulci, l’eccezionale rilievo di Portus con la rappresentazione degli edifici, delle navi, delle divinità protettrici e della vita commerciale dell’antico porto di Roma.

La splendida serie di un centinaio di ritratti, in maggior parte imperiali, considerata dagli studiosi più importante di quelle dei Musei Capitolini e dei Musei Vaticani.

Portus the ancient port of Rome

46 AD the emperor Claudius built a port 3km north of Ostia, the Portus Ostiensis Augusti.
64 AD the port was inaugurated by Nero.

100-112 AD Apollodorus of Damascus on behalf of Trajan adds the hexagonal basin to the port of Claudius.

 537 AD invasion of the Goths, the citizens of Portus fled, depopulating the city for the benefit of other better defended settlements.

At the beginning of the first century B.C. Rome was close to one million inhabitants. Most of the food necessary for its livelihood passed through Ostia, a canal port at the mouth of the Tiber, which soon became insufficient and inaccessible to larger ships.

In 46 A.D. the emperor Claudius decided to build a port 3 km north of Ostia, the Portus Ostiensis Augusti.
Two piers closed an immense basin of 150 hectares, with the entrance indicated by a lighthouse founded on an artificial island. Two canals connecting with the Tiber made it possible to reduce the effect of the floods in Rome and made transport easier.

Inaugurated by Nero in 64 AD. however, the port was too large and between 100 and 112 AD. the emperor Trajan had a 36-hectare hexagonal basin built inside that of Claudius. Over time the port became a city, Portus, whose role was fundamental for the development of the capital and which, despite its small size, remained in operation until the early Middle Ages.

To allow the hauling of the ships that went up the Tiber, a road ran along the banks and along the way there were landing places for the stops.
Almost three days of river navigation were necessary to cover the 35 km that separated the port complex of Ostia-Portus from Rome. For the descent, boatmen used the Tiber current.

Boat shooting continued to be practiced on the Tiber until the modern era. Transport by water allowed bulky and heavy goods to travel over long distances. In Roman times, a medium-sized transport ship could load around 150 tons and arrive in Ostia from Cadiz or Alexandria in Egypt in a week.

Rome between the 1st and 4th centuries AD it was a huge city and the main market of the
Mediterranean.
All kinds of merchandise, metals, wood, marble, luxury goods arrived here from every province and from the centers outside the borders of the empire, without forgetting wheat, the staple food of the population.
According to Flavius ​​Joseph, who lived in the 1st century AD. each year 150,000 tons of wheat arrived in Rome from Egypt alone, enough to feed the city for four months. The other widely consumed products were wine, oil, used not only for food but also for lighting and body hygiene, and a very popular fish sauce, the “garum“.

Museums and archaeological areas:
Imperial Harbours of Claudius and Trajan
Necropolis of Portus in the Isola Sacra
Archaeological area of Ostia antica

Museum of the Roman ships from Fiumicino

Private park:
Portus nature reserve

Sources:
Romano Impero
Imagining Portus

Useful information to prepare the visit:

The memory of Portus has been erased over the centuries, an effort must be made to retrace its history and reconstruct its image.

From 1976 to 1984 in this area you could see lions, monkeys, giraffes, elephants and even rhinos in the wild, here in fact there was the Rome safari owned by the Torlonia family.

Istituto Luce – Pubblicità: 1976

Lo Zoo safari di Fiumicino. 5000 lire a macchina.

A part was expropriated giving life to the Archaeological Park of the Port of Rome. But a part is still owned by the family and is managed as a protected oasis by an association of volunteers. Today it is possible to admire on the Trajan basin beautiful migratory birds such as the gray herons and to meet fallow deer in freedom.

To access the Trajan basin, you must book a visit to the Oasi di Porto association: Via Portuense n ° 2264, (00050) Fiumicino RM, Secretariat of the Oasi di Porto Consortium tel. +39 06/5880880

The excavations of the port of Rome are next door and the entrance is FREE.

It is also worth visiting the Museum of Roman Ships – via Alessandro Guidoni, 00054 Fiumicino – FREE admission – where it will be possible to admire 4 ancient ships found in the 1960s during the construction of the Fiumicino airport.

Musei di Villa Torlonia

Categoria Museo

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass | MiC Roma

Per comprendere l’unicità di questo complesso monumentale, dobbiamo raccontare la storia della grande famiglia da cui il museo prende il nome: i Torlonia.

Immaginiamo una famiglia il cui capostipite è dotato di uno straordinario senso degli affari e lungimiranza.

La stella dei Torlonia, comincia a sorgere con Giovanni (1754-1829), nato a Roma ma di origine francese. Durante il burrascoso periodo che incendiò l’Europa dopo la rivoluzione francese, riuscì ad incrementare la fortuna della famiglia grazie a speculazioni finanziarie fatte con i francesi durante l’occupazione di Roma. Sarà lui ad acquistare dai Pamphilj la vigna su via Nomentana. Giovanni affiderà a Valadier il suo restauro. L’erede di Giovanni, Alessandro Torlonia (1800-1886), avvierà imponenti lavori di ristrutturazione che possono essere considerati un vero e proprio programma auto-celebrativo.

Con Alessandro la fortuna della famiglia raggiunge il suo culmine.

Musei di Villa Torlonia

La proprietà comprende diversi edifici, due obelischi, due laghetti, il magnifico parco, il casino nobile, il casino dei principi, la casina delle civette, la limonaia, un bunker anti-aereo, una serra moresca, un teatro e perfino antiche catacombe ebraiche.

La proprietà venne espropriata dal Comune di Roma nel 1977 e aperta al pubblico nel 1978. A quel tempo era poco più che un cumulo di ruderi.

La villa era stata colpita da una sorta di damnazio memorie da parte degli abitanti della città, volevano cancellare il ricordo dell’ultimo inquilino del casino nobile: Benito Mussolini che qui ebbe la sua residenza dal 1925 al 1943.

I lavori di restauro sono stati molto lunghi e lenti ed hanno portato a dicembre 2021 alla riapertura al pubblico della serra e successivamente delle torre moresca, finalmente restituite al loro antico splendore.

Indirizzo: via Nomentana 70, 00161 Roma
Sito web: https://www.museivillatorlonia.it/
Costo Indicativo del biglietto: 11,00 euro intero
Gratuità: per i residenti in possesso della MiC Card ; per tutti ogni prima domenica del mese

Tour Virtuale con Google Arts

Scarica il depliant Torlonia

  1. Ingresso su via Nomentana – Propilei Falsi Ruderi
  2. Tempio di Saturno
  3. Tribuna con Fontana
  4. Casino dei Principi, spazio espositivo
  5. Casino Nobile o Palazzo Museo della Villa e Museo della Scuola Romana
  6. Obelisco dedicato a Giovanni Torlonia
  7. Museo della Casina delle Civette
  8. Lago del Fucino
  9. Obelisco dedicato ad Anna Maria Torlonia
  10. Scuderie Vecchie
  11. Biblioteca dell’Accademia delle Scienze
  12. Ingresso alle Catacombe Ebraiche
  13. Scuderie Nuove – Centro Anziani
  14. Ingressi su via Spallanzani
  15. Limonaia – Caffetteria
    Villino Medioevale – Technotown
  16. Teatro
  17. Colonna dedicata a Carlo Torlonia
  18. Campo da Tornei
  19. Grotta, Serra e Torre Moresca
  20. Ingresso su via Siracusa
  21. Villino Rosso – Sede dell’Accademia delle Scienze

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Tra il 1802 e il 1806, su incarico del principe Giovanni Torlonia, Giuseppe Valadier ampliò l’edificio padronale della Villa sulla Via Nomentana acquistata nel 1797 dai Colonna, aggiungendovi avancorpi, porticati ed ariosi terrazzi.Alla morte di Giovanni (1829), il figlio Alessandro incaricò l’architetto e pittore Giovan Battista Caretti di abbellire ed ampliare l’edificio; a lui si…

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La Casina delle Civette

Il più misterioso edificio dei Musei di Villa Torlonia. Un dedalo di stanze e richiami simbolici. E’ stata la residenza del Principe Giovanni Torlonia fino alla sua morte nel 1938. Famoso per la sua scontrosità e misantropia, aveva come motto “Solitudine e Sapienza”. Appassionato esoterista, aveva scelto come suo emblema proprio la civetta: simbolo della…

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Serra e Torre Moresca

Il giardino concepito come un microcosmo Il complesso della Serra e Torre Moresca, con annessa una grandiosa Grotta artificiale, è stato realizzato tra il 1839 e 1841 su progetto dell’architetto paesaggista Giuseppe Jappelli con la collaborazione di Giacomo Caneva. Era concepito per creare una “scena” di carattere esotico, nell’ambito della sistemazione “all’inglese” dell’area meridionale del…

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A pochi passi dal Casino Nobile, al quale è collegato anche da una galleria sotterranea, si trova il Casino dei Principi, un piccolo edificio trasformato e ampliato anch’esso prima da Valadier e poi da Caretti. Perdute le tempere murali raffiguranti paesaggi dell’antica Grecia e dell’antica Roma, si conservano solo le decorazioni della sala da pranzo…

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Il teatro si trova dentro Villa Torlonia, ma non fa parte del museo. L’accesso viene gestito dalla Fondazione Teatro di Roma. Il modo più suggestivo per visitare questo gioiello è partecipare alle visite spettacolo che la Fondazione organizza durante l’anno. Le visite sono riservate a gruppi di massimo 25 persone e durano un’ora.Avrete la possibilità…

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Gli obelischi di Villa Torlonia

Nel parco di Villa Torlonia si trovano due obelischi moderni in granito rosa, commissionati da Alessandro Torlonia nel 1839. Alti oltre 10 metri, commemorano i genitori Giovanni e Anna Maria. Il trasporto richiese un’imponente operazione di 2880 chilometri e culminò con l’inaugurazione il 4 giugno 1842, alla presenza di figure illustri.

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La camera egizia

Testimonia l’eclettismo che domina nelle decorazioni del Palazzo, evocando lo stile egizio nelle pitture murali di Luigi Fioroni (1795-1864) ispirate alle storie di Antonio e Cleopatra, e precisamente L’incontro tra Antonio Cleopatra, L’Incoronazione di Antonio e Cleopatra, Cleopatra inginocchiata davanti ad Antonio.

I tre grandi riquadri storici, ai quali si aggiunge un quarto con la personificazione del Nilo accanto ad una sfinge e con sullo sfondo le piramidi, sono inseriti in una complessa decorazione a geroglifici, riproposta anche sulle porte, con colonne e finte architetture che imitano il basalto egiziano.

Nel pavimento in bardiglio e marmo bianco con intarsi in giallo antico che riproducono geroglifici egizi, sono inseriti due riquadri a mosaico con gli episodi dell’incontro di Antonio e Cleopatra e Cleopatra inginocchiata davanti ad Antonio.

La Sala di Alessandro

E’ una delle più fastose e interessanti del Palazzo, utilizzata come sala da pranzo, come testimoniano le mensole in marmo e legno intagliato e dorato poste lungo le pareti.

Tutte le decorazioni sono ispirate alle gesta di Alessandro il Macedone, con un’evidente allusione encomiastica al committente Alessandro Torlonia.

Nella volta Francesco Coghetti (1801-1864) ha affrescato episodi della vita del condottiero macedone, con al centro il trionfale ingresso a Babilonia e l’incontro di Alessandro con la bella Campaspe, la Battaglia di Isso, la Battaglia di Granico, Alessandro e la Pizia, Alessandro e la famiglia di Dario, Alessandro deriso da Clito nel banchetto, Alessandro e il medico Filippo ed altre storie.

Lungo l’imposta è lo splendido fregio in stucco che raffigura il Trionfo di Alessandro a Babilonia, opera di Bertel Thorvaldsen (1770-1844) derivata dall’originale in marmo del Quirinale, eseguito nel 1808 e più volte replicato in varie dimore patrizie.

Le Figure Allegoriche e i Putti sulle pareti alludono agli attributi virtuosi dell’eroe, mentre nelle nicchie sono poste le statue in marmo di Apollo e delle nove Muse scolpite da giovani artisti della cerchia di Thorvaldsen e di Pietro Tenerani.

Il pavimento a mosaico detto “‘all’etrusca” è opera Carlo Seni attivo tra il 1817 e il 1840.