La fonte di Anna Perenna

Roma Arcaica

Ninfa dell’acqua o regina del tempo?

31 Dicembre 1999 gli archeologi scoprono una fonte a Piazza Euclide durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio sotterraneo

E’ sicuramente uno dei rinvenimenti magici più importanti mai compiuti per la ricchezza e la varietà dei materiali rinvenuti in un piccolo contesto.
All’interno della cisterna della fontana sono stati trovati materiali afferenti alla sfera religiosa, come 523 monete, gettate nell’acqua per buon augurio, pigne e uova, simbolo di fecondità e 75 lucerne, alcune delle quali offerte votive.

Sono state trovate anche 23 maledizioni dette “defixiones”

La fontana è visitabile a piazza Euclide, mentre il suo contenuto magico è oggi conservato alle Terme di Diocleziano

Ritrovamenti magici unici al mondo:

Maledizione contro gli aurighi
Maledizioni dal contenitore con figurina di Petronius Cornigus
Maledizione contro Kardelos

Anna Perenna
Misteriosa divinità arcaica dall’origine incerta

Già partendo dal nome ANNA possiamo individuare elementi distintivi di questa divinità. La parola Ann in sanscrito significa “cibo” ed ha un corrispettivo romano in “annona” (“approvvigionamenti”, “derrate alimentari”). Era forse un’antica dea dell’abbondanza e del nutrimento? Legata alla natura e alla stagione primaverile?
Forse. La festa a lei consacrata cadeva alle Idi di Marzo, capodanno Romano. Il detto latino “annare perannareque commode” (passare un buon anno dall’inizio alla fine) sembra confermare questa tesi.
Durante la sua festa le donne potevano abbandonarsi ad atteggiamenti lascivi ed accoppiarsi nelle tende allestite presso la fonte sacra alla dea. Era come un rito di iniziazione per le giovani… Molto vino scorreva e la natura dei festeggiamenti era spiccatamente sessuale.

ANNA è un palindromo e richiama l’idea dell’eterno ritorno.

PERENNA a sua volta conferma questa idea dell’eterno ritorno, della fine di un ciclo e dell’inizio di uno nuovo. Non bisogna dimenticare che il calendario arcaico romano era lunare e durava dieci mesi.

Questa divinità è stata onorata per quasi mille anni dal IV secolo a.C. al V secolo d.C.

E se la divinità femminile arcaica era molto potente, legata al ciclo vegetativo, alla fertilità, alla vita , piano piano con la progressiva riduzione della partecipazione della donna alla vita pubblica, è diventa ANNA la sorella di Didone, che dopo la tragica morte di questa, si rifugiò sulle coste del Lazio dove, venne ospitata da Enea, ma affogata da Lavinia per gelosia.

Con l’avvento del cristianesimo il potere di Anna Perenna si riduce solo alla superstizione e ai riti magici. Solo il lato ctonio della grande madre rimane fino al 390 quando Teodosio mise al bando i culti pagani in tutto l’impero.

Maledizione degli aurighi

La lamina era stata arrotolata e inserita all’interno di un’urna cineraria: incisa sui due lati, raffigura il demone Seth dalla testa d’asino e gli aurighi in tenuta di gara, con le braccia e le gambe legate.
La maledizione è indirizzata contro due gruppi di fantini appartenenti a due diverse fazioni delle corse nel circo, Prasina, Verde, e Albata, Bianca.

Nel testo si invocano le ninfe Ephydriades perché trattengano, leghino e rendano inabili aurighi e cavalli, colpendone la vigoria fisica e i piedi.

Maledizioni dal contenitore con figurina di Petronius Cornigus

Le due laminette erano inserite tra le scatole cilindriche del contenitore.
Su una è raffigurato un uomo legato da corde tra due serpenti; al di sotto si trova la parte inferiore di un secondo corpo.
L’iscrizione specifica l’oggetto della maledizione, “colui che amo con tutti i miei pensieri”-quem pero fantasia.

Si tratta evidentemente di una defixio amorosa, per legare a sé l’amato per
sempre.

L’altra laminetta è coperta di segni magici; tra questi compare anche il tetragramma biblico, la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome di Jahwe.

Maledizione contro Kardelos

Sulla lamina in piombo sono raffigurati Osiride che esce dal sarcofago, il demone Seth dalla testa d’asino, due teste e una figura avvolta dalle spire di un serpente, oltre a lettere e simboli magici.

Il testo, inciso su entrambi i lati, invoca Eulamon,l’eterno, perché trattenga Kardelos, figlio di Fulgentia, affidandolo a Osiris, Api, Mne, Fre, agli angeli e agli arcangeli, attraverso la mediazione del defunto deposto nella tomba in cui era stata inserita la maledizione, defixio.

Si chiede per Kardelos alle divinità una fine penosa e fulminea in un letto di torture e alle Ninfe Ephydriades di distruggere il midollo, i nervi, i muscoli e il vigore.

ANNA Perenna, antica divinità della religione romana arcaica, riemerge dalle sabbie del tempo il 31 dicembre 1999 quando la sua fonte viene scoperta dagli archeologici. Forse non è un caso che allo scoccare del nuovo millenio riaffiorasse la sua fonte, Anna veniva festeggiata per le Idi di Marzo durante il capodanno Romano.

The Portonaccio Sarcophagus

Who is the faceless knight who rages in battle?

An entire room was dedicated to the Portonaccio sarcophagus at the National Roman Museum at the Palazzo Massimo headquarters.

It seems to be sucked into battle, thanks to the silence and the dim light of the room, in which the figures emerge from the darkness with strength and extraordinary plasticity.

A faceless knight dominates at the center of the scene, staring at the culminating moment of the assault. Below him the infantry fight hand to hand against the barbarians, who are horribly crushed to the bottom of the sarcophagus. The composition was conceived to give maximum prominence to the forces of Rome. The political message is: submission is the only chance the barbarians have in the clash with the empire.

The life of the client is described only on the band of the lid, while the main message is displayed on the front panel: the victory of Rome over the peoples – and therefore of the client – is inexorable.
On the band of the lid his life is described: birth, marriage in the center and leniency towards the barbarians at the end.

The face of the client and his wife are not also carved on the band of the lid.
In order for the portrait of the deceased to be as realistic as possible, it was customary to wait until the last moment to sculpt his face.

The Portonaccio Sarcophagus (II century AD) Rome, National Roman Museum, Palazzo Massimo.

The National Roman Museum of Palazzo Massimo has dedicated a room to the Portonaccio sarcophagus. The sarcophagus was found in 1931 near Portonaccio, a district of Rome.

Archaeologists believe they can identify the deceased with Aulus Iulius Pompilius, officer of Emperor Marcus Aurelius thanks to the military insignia represented on the upper edge of the sarcophagus – the eagle of the Legio 4 Flavia and the boar of the Legio Italica I
Aulus Iulius Pompilius fought in the wars against the Marcomanni from 172 to 175 AD.

Thanks to some details It has been assumed that the sarcophagus was dedicated to Aulus Iulius Pompilius, even if the scene does not represent a particular war event.

The battle is represented in the style of the Antonine Column, where the Germanic wars waged by the emperor Marcus Aurelius are told.

The Legio I Italica (“of Italy”) was a Roman legion established by the emperor Nero on 20 or 22 September 66 AD. or 67 A.D. and active until the fifth century.

His emblems were the boar and the bull.
The legion fought on those borders in the wars of Domitian and, with Trajan, participated in the conquest of Dacia.

For Marco Aurelio the Legio Italica I defended the borders against Quadi and Marcomanni and with Septimius Severus he moved to the east to fight with the Parthians, also receiving the title of Severiana.

La triste storia del fanciullo sul destriero

Entrare nel regno delle ombre come in un sogno…

A cavallo del proprio sarcofago

Al centro della Sala è possibile ammirare questa bellissima statua equestre che nasconde una storia triste.

Il bimbo rappresentato come un eroe, serio e concentrato come sono i bambini quando giocano alla guerra, non sta montando un cavallo a dondolo, ma un sarcofago… il suo…

Il cavallo è cavo e probabilmente conteneva le ceneri del bambino.

Non si tratta di una statua che fissa in eterno il momento del gioco, ma forse dell’ultimo tentativo dei genitori di accompagnare il figlio amato nel regno delle ombre come in un gioco… come in un sogno…

A cavallo di tutti i sogni di gloria, di tutte le aspettative per un futuro eroico, corre verso il buio, verso l’oblio. E forse proprio per fermare il tempo, per non dimenticare il piccolo bambino che avrebbe potuto diventare un imperatore, hanno scelto per lui un sarcofago che potessere essere all’altezza dei suoi sogni.

La Statua equestre di fanciullo eroizzato è situata nell’Aula X presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, Roma.

La testa, le gambe e le mani del fanciullo sono scolpiti nel pregiato marmo di Carrara, il resto della statua è in fine alabastro. Venne trovata sulla via Ostiense nei pressi del comune di Acilia.

Gli archeologi la fanno risalire al III secolo d.C.

Il fanciullo cavalca una pelle di leone, sferza il cavallo con la mano destra, mentre questi si impenna.

Sono molte le particolarità di questa statua, prima di tutto il soggetto. Anticamente le statue equestri erano riservate agli imperatori o ai capi militari.

Attraverso la posizione delle zampe del cavallo, raccontavano il destino del cavaliere. Il nostro fanciullo siede su un cavallo rampante, ovvero morte eroica in battaglia.

Ultima importante particolarità è che il corpo del cavallo è cavo e dal posteriore è possibile vedere il foro da dove probabilmente furono introdotte le ceneri del fanciullo.

Il Sarcofago di Portonaccio

Chi è il cavaliere senza volto che infuria nella battaglia?

Il museo Nazionale di Palazzo Massimo ha dedicato una sala al sarcofago di Portonaccio.

Nel silenzio e nella penombra le figure emergono dal buio con una forza ed una plasticità tale da creare l’impressione di essere risucchiati nella battaglia.

Al centro, nel momento culminante della carica, domina la scena un cavaliere senza volto. Sotto di lui la fanteria combatte corpo a corpo contro i barbari, che restano orribilmente schiacciati sul fondo del sarcofago. La composizione è stata concepita per dare il massimo risalto alle forze di Roma e per veicolare un messaggio politico: nello scontro con l’impero i barbari hanno come unica possibilità la sottomissione.

Il linguaggio visivo a differenza di quello verbale deve essere immediatamente comprensibile e seguire canoni prestabiliti per permettere la lettura. Dopo avere esposto il suo messaggio principale, l’inesorabile vittoria di Roma sul mondo e aver celebrato il comittente in qualità di autore di tale vittoria, sulla fascia del coperchio viene descritta la sua vita: la nascita, il matrimonio al centro e la clemenza verso i barbari alla fine.

Anche sulla fascia il suo volto e quello della moglie non vengono rappresentati. Era prassi aspettare fino all’ultimo momento per scolpire il volto della persona a cui era riservato il sarcofago affinché il ritratto fosse il più somigliante possibile.

Sarcofago del Portonaccio (II sec. d.C.) Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo, Roma.

Il museo Nazionale di Palazzo Massimo ha dedicato una sala al sarcofago di Portonaccio. Il sarcofago fu rinvenuto nel 1931 nei pressi di Portonaccio, un quartiere di Roma.

Le insegne militari rappresentate sul bordo superiore della cassa – l’aquila della Legio IIII Flavia e il cinghiale della Legio I Italica – permettono forse di identificare il defunto con Aulus Iulius Pompilius, ufficiale di Marco Aurelio al comando di due squadroni di cavalleria distaccati in queste due legioni nella guerra contro i Marcomanni (172-175 d.C.).
Guidò la legione Italica I, Flaminia IV e Fulminata.

Anche se la scena rappresentata non sembra riferire ad un evento storico in particolare, da alcuni dettagli si è ipotizzato che il sarcofago fosse dedicato a Aulus Iulius Pompilius.

La rappresentazione della battaglia copia lo stile della Colonna Antonina, dove vengono rappresentate le scene delle guerre germaniche condotte dall’imperatore Marco Aurelio.

La Legio I Italica (“dell’Italia”) fu una legione romana costituita da Nerone il 20 o il 22 settembre 66 d.C. o 67 d.C. e attiva fino al V secolo.

I suoi emblemi erano il cinghiale e talvolta il toro.
La legione combatté su quei confini nelle guerre di Domiziano e, con Traiano, partecipò alla conquista della Dacia.

Per Marco Aurelio difese i confini contro Quadi e Marcomanni e con Settimio Severo si spostò in oriente per battersi con i Parti, ricevendo anche il titolo di Severiana.

Il fiume Nilo

Nel 1513 venne trovata a Campo Marzio, la colossale statua del Nilo, probabilmente un prezioso elemento decorativo del cosiddetto Iseo Campense, dedicato alle divinità egizie Iside e Serapide.

Il fiume è raffigurato come un vegliardo disteso su di un fianco, con una cornucopia colma di frutti nella mano sinistra e spighe di grano nella mano destra. La terra d’Egitto è evocata dalla presenza di una sfinge, sulla quale la figura si poggia, e da alcuni animali esotici.

La scena è vivacizzata da sedici putti, che alludono ai sedici cubiti d’acqua, cioè il livello raggiunto dal Nilo durante la stagione delle inondazioni.

Sul basamento è raffigurato un paesaggio nilotico con pigmei, ippopotami e coccodrilli.

È probabile che la scultura si ispiri a una monumentale statua del Nilo in basalto nero, capolavoro della scultura ellenistica alessandrina, che Plinio il Vecchio descrive all’interno del Foro della Pace.

Musei Capitolini

Categoria Museo

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass | MiC Roma

La sede storica dei Capitolini è costituita dal Palazzo dei Conservatori e dal Palazzo Nuovo, edifici che affacciano sulla michelangiolesca Piazza del Campidoglio.

La creazione del museo risale al 1471, quando papa Sisto IV donò alla città una collezione di importanti bronzi provenienti dal Laterano (tra i quali la Lupa capitolina), che fece collocare nel cortile del Palazzo dei Conservatori e sulla piazza del Campidoglio: ciò lo rende il più antico museo pubblico al mondo.

La raccolta antiquaria si arricchì nel tempo con donazioni di vari papi e fu ampliata con la costruzione del Palazzo Nuovo nel 1654.

Da allora il museo si è ingrandito notevolmente, includendo non solo manufatti di età romana, ma anche pezzi di arte medioevale, rinascimentale e barocca.

Il museo fu aperto a visite pubbliche solo nel 1734, per volere di papa Clemente XII, quasi un secolo più tardi.

  • Musei Capitolini

Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.

Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

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Centrale Montemartini

Musei Arte Antica

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass |MiC Roma

Il museo è sede distaccata dei Musei Capitolini e contiene preziosi reperti archeologici, opere d’arte antiche della Roma Repubblicana, gruppi statuari dei templi ed edifici pubblici della Roma antica, per poi concludersi con le preziose sculture e i mosaici che decoravano le ricche domus private.

“Negli spazi grandiosi della Centrale è stato possibile ricomporre contesti architettonici di grande monumentalità che non avrebbero trovato posto nelle sale del Campidoglio collaudando nuove soluzioni espositive lungo un percorso che mette in parallelo l’illustrazione dell’impianto industriale con lo sviluppo della città antica. Da un lato le prime pagine della nostra storia produttiva e dall’altro la crescita urbanistica di Roma attraverso esemplificazioni-campione che compaiono nella sala al piano terra (Sala Colonne) e nei due saloni al primo piano (Sala Macchine e Sala Caldaie).” (Fonte “Musei Capitolini” Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza ai Beni Culturali pag 199 – Mondadori Electa 2006)

Una sala è dedicata alla esposizione delle tre vetture appartenenti al treno di Pio IX, risalenti al 1858.

La Centrale termoelettrica Giovanni Montemartini è stata la prima centrale di Roma, nel quartiere Ostiense, poi dismessa e adibita a museo come sottosezione dei Musei Capitolini a partire dal 1997.

La centrale termoelettrica fu costruita nei primi anni del ‘900 e venne inaugurata dal sindaco Ernesto Nathan il 30 giugno 1912, anche se la produzione iniziò a partire dal giorno successivo. Si trattò del primo impianto di produzione elettrica della neonata Azienda Elettrica Municipale (AEM). Fu intitolata a Giovanni Montemartini, ex assessore ai servizi tecnologici della giunta Nathan nonché principale teorico delle municipalizzazioni in Italia e in particolare a Roma.

Indirizzo: via Ostiense 106 – 00154 Roma
Sito web: http://www.centralemontemartini.org/it
Costo Indicativo del biglietto: 10,00 euro intero
Gratuità: prima domenica di ogni mese in occasione dell’iniziativa Domenica al Museo
Sempre gratuito per i residenti possessori della MiC Card

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Musei arte antica:
Musei Capitolini
Museo Centrale Montemartini
Museo dell’Ara Pacis
Museo della Forma Urbis
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Musei Vaticani
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Parco Archeologico Appia Antica
Museo delle Mura
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Breve storia della centrale termoelettrica

Da impianto industriale a museo Roma antica e archeologia industriale L’impianto termoelettrico prende il nome da Giovanni Montemartini, l’assessore al Tecnologico che, nell’ambito della Giunta di Ernesto Nathan, ne predispose il progetto dal punto di vista tecnico e politico nell’ottica della municipalizzazione dei servizi e di un loro decentramento nel cuore del quartiere industriale delineatosi…

Macchine, motori diesel e Roma Antica

La Sala Macchine Dal piano terra una piccola scala conduce alla sala più bella della Centrale, un grandioso ambiente scandito in navate da due colossali motori Diesel e caratterizzato da uno studio raffinato dei dettagli. Il pavimento a mosaico segna con bordature policrome il perimetro delle macchine, le pareti sono impreziosite da una zoccolatura in…

Sala Caldaie

Delle tre caldaie contenute nella sala ne sopravvive solo una sul fondo: si erge per un’altezza di oltre quindici metri di altezza e si configura quasi come un avveniristico fondale costituito di mattoncini, tubi, passerelle e scalette di metallo. Attraverso maniche oscillanti collegate al soffitto e alla caldaia, il carbone entrava nell’immensa zona destinata alla…

Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco

Musei Arte Antica

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 3 su 5.

Non avendo eredi diretti (non si era mai sposato e non aveva figli), Giovanni Barracco maturò la decisione di donare la sua collezione alla città di Roma.

Fu insignito per questo della cittadinanza onoraria di Roma. Gli fu anche messa a disposizione un’area per farne un’adeguata sede museale, in Corso Vittorio Emanuele II, di fronte alla chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

Il museo, denominato Museo di Scultura Antica, fu progettato da Gaetano Koch, con il quale Barracco aveva già collaborato quando, da Questore del Senato del Regno, aveva presieduto alla ristrutturazione ed all’adeguamento di Palazzo Madama.

Giovanni Barracco seguì personalmente la fase progettuale e la realizzazione del Museo di Scultura Antica, che si presentava come un tempio classico. Su richiesta di Barracco, il Museo fu dotato di un impianto di riscaldamento (il primo in Italia), di ampie vetrate per una corretta illuminazione delle opere esposte, e di basi girevoli per permettere la visione a tutto tondo di alcune sculture.

Al Museo fu legata anche la biblioteca personale di Giovanni Barracco.

Negli ultimi anni della vita, Giovanni Barracco trasferì la propria abitazione in Corso Vittorio Emanuele II, presso il Museo, e continuò ad arricchire la collezione. Lasciò, nel testamento, indicazioni ai suoi eredi affinché acquistassero alcune pubblicazioni per la biblioteca del Museo, del quale Ludwig Pollak sarebbe rimasto Conservatore fino alla sua deportazione ad opera della Gestapo nel 1943.

Il Museo di Scultura Antica fu demolito nel 1938 in occasione dei lavori di sistemazione di Corso Vittorio Emanuele II successivi alla costruzione del Ponte Vittorio Emanuele II. La collezione fu trasferita presso l’Osteria dell’Orso e successivamente nei magazzini dei Musei Capitolini.

Nel 1948 il Museo fu ri-allestito nel Palazzo della Farnesina ai Baulari a Corso Vittorio Emanuele II, messo appositamente a disposizione dal Comune di Roma.

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele 166/A – 00186 Roma
Sito web: http://www.museobarracco.it/it
Costo Indicativo del biglietto: gratuito
Gratuità: sempre

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Musei arte antica:
Musei Capitolini
Museo Centrale Montemartini
Museo dell’Ara Pacis
Museo della Forma Urbis
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Musei Vaticani
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Parco Archeologico Appia Antica
Museo delle Mura
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

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Casa romana sotto il museo Barracco

Nella via legata al nome dei fabbricanti e venditori di bauli (dei Baullari) del rione Parione, sorge un piccolo edificio dalle linee armoniose e severe, conforme alla migliore tradizione rinascimentale di stampo fiorentino. L’aveva voluto Tommaso Le Roy (1513), alto prelato della corte pontificia, per farne la propria abitazione secondo il gusto allora prevalente. Di…

Ulisse e Laerte

Un frammento di sarcofago del II secolo d.C. rappresenta il commovente incontro tra Laerte e Ulisse. Esposto al Museo di Arte Antica di Roma, cattura l’intensità emotiva di un abbraccio tra padre e figlio, simbolo di un lungo viaggio.

Museo delle Mura

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Musei Arte Antica

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 2 su 5.

La storia del Museo è costellata di false partenze e intoppi burocratici, fino al 1990, anno in cui finalmente il museo fu realizzato.

Oggi il museo ha il suo ingresso all’interno di Porta San Sebastiano, una delle porte meglio conservate delle mura aureliane.

La porta anticamente si chiamava Porta Appia perché immetteva sulla più bella e famosa strada consolare, appunto la via Appia.

Con l’avvento dell’era cristiana, il suo nome cambiò in Porta San Sebastiano perché portava nel santuario dedicato al martire, proprio sulla via Appia.

La porta diventò la discussa residenza di Ettore Muti, segretario del partito fascista nel 1942-43.
Muti riuscì ad apportare modifiche al monumento, per farlo diventare il suo studio artistico, nonostante nel 1939 la Ripartizione Antichità e Belle Arti si fosse opposta.

Dopo la seconda guerra mondiale la Porta San Sebastiano venne riaperta al pubblico con l’intento di creare successivamente un museo delle mura.

Ci furono vari passaggi di proprietà tra il Ministero dell’Istruzione e il Comune di Roma e passarono gli anni fino alla fine del XX secolo.

Recentemente il museo è stato utilizzato per le riprese di un film italiano molto suggestivo: “Guarda in alto” del 2017 di Fulvio Risuleo. Si tratta di un’incantevole favola moderna ambientata sui tetti di una Roma fantastica e surreale. Il protagonista, il fornaio Teco incontrerà il personaggio Baobab proprio all’interno del Museo delle Mura.

Indirizzo: Via di Porta S. Sebastiano, 18 – 00179 Roma
Sito web: http://www.museodellemuraroma.it/it
Costo Indicativo del biglietto: gratuito
Gratuità: sempre

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Caccia al tesoro alla Stazione Ostiense

Viaggio indietro nel tempo

Siamo abituati a considerare le stazioni ferroviarie come un non-luogo semplicemente da attraversare, ma all’inizio del secolo scorso erano simboli di modernità e progresso industriale.

Oggi le stazioni sembrano centri commerciali, ma basta guardare attentamente tra gli scaffali e il loro glorioso passato riemerge.

Il pavimento della stazione Ostiense racconta una storia bellissima: il ritrovamento all’inizio del secolo scorso di un mosaico a tessere bianche e nere, originale del periodo romano, proprio vicino alla piramide Cestia (rinvenuto e subito ricoperto per preservarlo). Su questo modello si dipana la storia che Giulio Rosso ha voluto raccontare all’ingresso delle Carrozze.

L’ingresso delle Carrozze stesso nasconde nel suo lato destro, la chiara firma del fascismo: un’aquila imperiale in marmo bianco su sfondo verde acqua.
Confinata ai margini della nostra memoria collettiva, è impolverata e dimenticata, ma racconta un pezzo importante della costruzione della stazione.
La stazione venne infatti costruita nel 1940 in pieno regime fascista.

Ma l’inaugurazione avvenne nel 1938 in occasione della visita di Adolf Hitler in Italia.
Venne allestita in grande velocità una scenografia degna dei set di Cinecittà. L’arrivo in treno del fuhrer non poteva avvenire alla stazione Termini, che in quel momento era un cantiere aperto in vista dei lavori di ampliamento diretti da Angiolo Mazzoni. Pertanto si decise di fare scendere il dittatore tedesco alla stazione ostiense. A quel tempo era poco più che uno scalo ferroviario in mezzo alla campagna. Fu Roberto Narducci a creare il prototipo di stazione, fatto di pannelli di legno e tubi innocenti, dipinti in modo da simulare il marmo, che avrebbe trionfalmente accolto Adolf Hitler.

Uno dei tesori nascosti di questa stazione, normalmente chiuso al pubblico è la favolosa sala delle rappresentanze.

La Sala Presidenziale

Il viaggio di Hitler a Roma (3-9 maggio 1938)
Arriva il 3 maggio alla stazione Ostiense, scenograficamente allestita per l’occasione. L’odierno piazzale dei partigiani viene intitolato al fuhrer: Piazzale Adolf Hitler.

Il 4 maggio la giornata fu dedicata alla visita del Pantheon, l’altare della patria ed i fori imperiali. Nel pomeriggio Hitler e Mussolini parteciparono ad una manifestazione con 50.000 balilla all’aeroporto di Centocelle.

Tra coloro che dimostrarono il loro dissenso nei confronti del regime nazista, va annoverato il papa che per l’occasione lasciò Roma, fece spegnere tutte le luci in Vaticano e chiuse i musei e la basilica di San Pietro.

Maggiori informazioni qui

Nel 1977 il registra Ettore Scola, girerà il bellissimo film “Una giornata particolare” con Marcello Mastroianni e Sophia Loren, ambientato in quei giorni. E dimostrerà attraverso una storia personale, tutte le contraddizioni del nostro paese negli anni 40.

Roma de travertino, rifatta de cartone, saluta l’imbianchino, suo prossimo padrone

Trilussa

Così commentava il famoso poeta Trilussa subito dopo l’arrivo del dittatore nazista.

Con la capacità di sintesi tipica del pensiero poetico e della rima, riusciva in una riga a concentrare tutte le verità e le paure che questa visita portava con sé.

Si tratta di un elegantissimo locale, composto da due ambienti: l’anticamera di 118 mq e la sala delle rappresentanze vera e propria 127 mq.

L’anticamera, caratterizzata dall’enorme altezza del soffitto, è illuminata da una plafoniera in vetro opalescente, le pareti sono rivestite con diversi tipi di marmo di colore verde e bianco.

L’ingresso alla sala avviene attraverso una grandios avetrata in legno e vetro. Anche il salone è caratterizzato dall’accostamento di diversi marmi Italiani di colore nero e rosso.

Il soffitto è totalmente rivestito da pannelli di legno di Noce, al cui centro è posto un grande plafone rettangolare in vetro opalescente. Lungo le due pareti maggiori troviamo due grandi riquadri rivestiti in marmo.

Sul lato destro un capolavoro progettuale: l’illuminazione del bagno e dell’antibagno. Grandi tagli di luce artificiale, protetti da lastre di vetro opalescente alleggeriscono tutta la struttura.

Il bagno e l’antibagno sono completamente rivestiti di tessere di ceramica rosa e nero.

Il vestibolo è rivestito di pannelli in legno di Noce con appendi abiti.

Gli unici arredi rimasti, sono:

  • una scultura alta quasi tre metri raffigurante la Dea Roma, realizzata in marmo bianco nel 1940 dallo scultore Alfredo Angeloni, autore di numerose sculture religiose, monumenti funerari e celebrativi. La statua raffigura una dea guerriera, riletta secondo l’iconografia tipica dell’epoca ed è collocata sopra un parallelepipedo di granito rosso;
  • un tavolo in legno massello di 15 metri di lunghezza a forma ellittica, ma privato delle due estremità dove, sui tre dei quattro lati formati sono presenti i pulsanti per le chiamate di servizio durante i colloqui che si tennero all’interno della sala.

E’ difficile trovare documentazione su questa bellissima sala, ringraziamo quindi l’architetto Paolo Camaiora per la descrizione degli ambienti – Aut. Centostazioni con DLR (Rev. 03 dd. 22.06.2011) e NOC Ges dd. 14.06.2013 © testo Architetto Paolo Camaiora. Pubblicato nel Luglio 2013 sul n° 78/2013 del periodico Versilia Produce del Consorzio Marmi Versilia.

E Conosciamo l’EUR Associazione Culturale per aver organizzato una meravigliosa visita guidata alla stazione e alla sala presidenziale il 22 maggio 2021