La Mole di Adriano

La mole di Adriano venne costruita dall’imperatore fuori dalla città, in una zona che allora era molto lontana dal centro della Roma antica: l’ager Vaticano.

Era collegata all’altra sponda del Tevere tramite il ponte Elio, dal nome dell’imperatore Adriano.
Il ponte è ancora esistente, oggi lo chiamiamo ponte S. Angelo ed è famoso per le statue di angeli del Bernini.

Come il mausoleo di Augusto, la mole di adriano aveva una forma a tumulo, alla sua sommità vi erano molti grandi alberi e statue ed in cima svettava grandissima e bellissima, la statua in bronzo dell’imperatore Adriano alla guida di una quadriga.

I bellissimi cavalli della quadriga di Adriano potrebbero essere oggi a Venezia. Da Roma furono portati all’ippodromo di Costantinopoli e poi riportati in Italia dai Veneziani.

La cella dove erano conservati i sarcofagi degli imperatori aveva una forma cubica a cui si accedeva da una scala elicoidale ancora esistente.

Tutto era rivestito di marmi pregiati, all’esterno erano scritti i nomi degli imperatori che riposavano nel mausoleo: Adriano e l’imperatrice Vibia Sabina, Antonino e Faustina Maggiore, Marco Aurelio e Faustina Minore, Commodo, Settimio Severo, Geta e Caracalla.
Si pensa che il coperchio del sarcofago di Adriano sia ora utilizzato in San Pietro come acqua santiera.

Oggi nel punto dove si trovavano le sepolture degli imperatori della dinastia antonina, c’è una poesia scritta sulla pietra:

Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca?
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos

Piccola anima vagabonda, leggiadra,
ospite e compagna del corpo.
In quali luoghi andrai ora
Tu pallida, fredda e nuda?
E non darai più gioia, come sei solita…

Si tratta della poesia che l’imperatore Adriano ha dedicato alla sua anima, poco prima di morire.

Le bellissime statue che adornavano il mausoleo vennero scagliate contro i Goti durante la guerra condotta da Totila. Altre furono depredate nei secoli.

Nel 1624 venne fatto un ritrovamento straordinario: il fauno Barberini, che venne restaurato da Bernini ed entrò nella collezione di Francesco Barberini (da cui prese il nome).

Castel Sant Angelo

La fortezza di Roma

Breve storia

L’imperatore Adriano diede ordine di costruire il suo mausoleo nel 135 d.C. sul modello del monumento funebre del primo imperatore di Roma, Ottaviano Augusto.
I lavori si conclusero un anno dopo la morte e vennero portati avanti dal successore di Adriano, l’imperatore Antonino Pio.
La costruzione ha attraversato quasi XX secoli e festeggerà i suoi millenovecento anni di storia nel 2035.
La mole Adrianea, così come veniva chiamata al tempo della Roma antica, è stata testimone privilegiato della storia di questa straordinaria città e grazia alla sua struttura e posizione strategica non ha subito il destino dei monumenti antichi, ma è stata integrata di volta in volta nella quotidianità di Roma, adattandosi alle necessità della città.


Da mausoleo funebre, diventa avamposto fortificato, ultimo bastione per la difesa della città, da oscuro e terribile carcere dove vennero rinchiusi personaggi illustri (tra cui Beatrice Cenci e Giordano Bruno), a residenza dei papi e dimora rinascimentale alla quale collaborò anche Michelangelo, di nuovo prigione risorgimentale finalmente, nel XX secolo, museo consacrato alla memoria .
La mole di Adriano diventerà “Castello” per l’apparizione dell’arcangelo Michele sulla sua sommità nell’atto di rinfoderare la spada.
Nel 590 papa Gregorio Magno interpretò questa visione come l’imminente fine dell’epidemia che stava affliggendo la città e per questo consacrò il mausoleo al principe delle milizie del Dio dell’era cristiana.
Castel Sant’Angelo entra nel demanio dello Stato Italiano nel 1870, come carcere militare e caserma.
L’edificazione dei Lungotevere (1890-1893) comportò una serie di scavi e sterri fuori e dentro l’edificio, da cui provennero diversi reperti dal quale ebbe vita un primo antiquarium.

La Mole di Adriano

La mole di Adriano venne costruita dall’imperatore fuori dalla città, in una zona che allora era molto lontana dal centro della Roma antica: l’ager Vaticano. Era collegata all’altra sponda del Tevere tramite il ponte Elio, dal nome dell’imperatore Adriano.Il ponte è ancora esistente, oggi lo chiamiamo ponte S. Angelo ed è famoso per le statue…

Gli angeli di Bernini su ponte Sant’Angelo

Nel 1669, Bernini progettò dieci angeli sul ponte Sant’Angelo a Roma, simboleggiando la passione di Cristo. Questi angeli, sospesi su nuvole, offrivano ai pellegrini una contemplazione spirituale. Originariamente, il ponte serviva ai cortei funebri e, secondo una leggenda, il suo nome cambiò nel 590 dopo l’apparizione di angeli durante una processione.

Indirizzo: Lungotevere Castello, 50 – 00186 Roma

Sito web: https://www.castelsantangelo.com/
Costo Indicativo del biglietto: 12.00 euro

Gratuità: prima domenica del mese

Altezza: 48 m

Data di costruzione: inizio 135 d.C. fine 139 d.C.

Nel 590 d.C. cambia denominazione – a seguito dell’apparizione miracolosa dell’arcangelo Michele, viene chiamato Castel Sant’Angelo

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Il Teatro di Villa Torlonia

Il teatro si trova dentro Villa Torlonia, ma non fa parte del museo.
L’accesso viene gestito dalla Fondazione Teatro di Roma.

Il modo più suggestivo per visitare questo gioiello è partecipare alle visite spettacolo che la Fondazione organizza durante l’anno.

Le visite sono riservate a gruppi di massimo 25 persone e durano un’ora.
Avrete la possibilità di assistere ad un racconto straordinario, ascoltare la viva voce dei protagonisti delle vicende che hanno portato alla costruzione e all’abbandono del teatro voluto da Alessandro Torlonia per onorare la giovane moglie Teresa Colonna.

Un teatro come regalo di nozze

La realizzazione del Teatro è collegata alle iniziative promosse da Alessandro per le nozze, celebrate nel 1840, con Teresa Colonna, come testimoniano la profusione di stemmi accoppiati delle due famiglie nelle decorazioni dell’edificio e un programma iconografico ispirato al tema della coppia.

Il progetto venne affidato a Quintiliano Raimondi nel 1841, ma fu terminato solo nel 1874 a causa della morte dell’architetto, nel 1848, e di altri eventi luttuosi.
I lavori vennero ripresi e terminati in occasione del matrimonio dell’unica figlia di Alessandro, Anna Maria, che nel 1872 sposò il principe Giulio Borghese.

Nonostante il desiderio del principe di rendere il Teatro luogo di ritrovo mondano per la nobiltà romana, solo nel maggio del 1905 una rappresentazione pubblica fu organizzata dal giovane Giovanni Torlonia, nipote di Alessandro.

Aspetti architettonici

Il Teatro di Villa Torlonia è uno dei più interessanti esempi di architettura teatrale dell’Ottocento italiano e sicuramente un unicum nel suo genere.

Nello stesso edificio Raimondi combina, infatti, diverse tipologie costruttive, secondo il gusto eclettico del tempo. Mentre il corpo centrale si richiama alla solenne e classica grandiosità del Pantheon, l’esedra del prospetto meridionale, composta da una serra in vetro e in ghisa, guarda a modelli prettamente nordici.

Particolarità dell’edificio è il palcoscenico, con fondale apribile che faceva entrare il parco nel gioco illusionistico degli spettacoli.

Il Teatro e i due appartamenti laterali sono completamente decorati con pitture a tempera e a olio su muro, fregi e statue in stucco e mosaici pavimentali, spesso su temi inneggianti alla coppia.

L’eclettismo dominante consente di passare da una sala gotica a una moresca, da imitazioni della pittura vascolare greca a citazioni rinascimentali, da prospettive architettoniche illusionistiche a geometrici decori, nel consueto affastellamento che costituisce quasi la caratteristica delle committenze Torlonia.

Costantino Brumidi tra Roma e Washington

L’autore di gran parte delle decorazioni è Costantino Brumidi, pittore poco noto in Italia che poi fece la sua fortuna in America affrescando il Campidoglio di Washington.

Le opere scultoree sono di artisti della scuola di Thorvaldsen, quali Vincenzo Gaiassi e Pietro Galli.

Il Teatro è destinato a ospitare eventi teatrali e musicali ma anche convegni ed esposizioni nei nuovi spazi ricavati nei seminterrati.

Fonte: Casina delle Civette a Villa Torlonia. Guida. A cura di Alberta Campitelli Mondadori Electa 2008 pag. 50

Visite spettacolo al Teatro Torlonia
Costo indicativo biglietto:15,00 euro
Calendario 2025

  • 8 febbraio ore 11:00
  • 9 febbraio ore 11:00
  • 15 febbraio ore 11:00
  • 15 marzo ore 11:00
  • 16 marzo ore 11:00
  • 5 aprile ore 11:00
  • 10 maggio ore 11:00

Clicca qui per avere maggiori informazioni e prenotare la visita.

Teresa Colonna (n Roma 22-2-1823 + m ivi 17-3-1875), figlia di Aspreno I Colonna (1787-1847) dei principi di Paliano e di Maria Giovanna Cattaneo della Volta (1790-1876).
La diciassettenne Teresa sposò Alessandro Torlonia il 16 luglio 1840, più grande di lei di ben 23 anni.

Il matrimonio non fu felice, Teresa si ammalò di una non ben definita malattie di nervi (probabilmente qualche patologia di origine psicologica) diede alla luce due figlie, la più piccola Giovanna Giacinta era “inferma” e visse in un istituto nascosta a tutti fino alla morte prematura.

Alessandro Raffaele Torlonia, (Roma, 1 gennaio 1800 – Roma 7 febbraio 1886)

Costantino Brumidi (Roma26 luglio 1805 – Washington19 febbraio 1880)

Il Tempio di Saturno

Il Tempio di Saturno, situato a Villa Torlonia a Roma, è un’opera romantica del 1836 che riproduce elementi classici, celebra la gloria romana attraverso rilievi storici e rappresenta l’impegno culturale della famiglia Torlonia.

Camera gotica

Il Teatro di Villa Torlonia, situato nell’appartamento ovest, è decorato con architetture gotiche, statue dorate e vetrate colorate. Non fa parte del museo, ma è visitabile tramite spettacoli organizzati dalla Fondazione Teatro di Roma, per gruppi ristretti.

Rifugio antiaereo e bunker di Villa Torlonia

Il 5 aprile 2024, il bunker di Villa Torlonia ha riaperto con un nuovo percorso che include il rifugio antiaereo sotto il casino nobile. La storia della villa, legata a Mussolini, offre dettagli sui rifugi costruiti durante la guerra.

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Il grande sarcofago Ludovisi

Chi è il personaggio al centro della scena?
Cosa rappresenta il sarcofago?
Un dialogo muto in mezzo alla battaglia

Il sarcofago, rinvenuto a Roma nel 1621 fuori Porta Tiburtina, venne subito dopo donato al cardinale Ludovico Ludovisi dal Capitolo di Santa Maria Maggiore. L’opera presenta scene di battaglia sia sul lato principale che sui due lati brevi. La decorazione frontale si sviluppa su tre livelli: in alto sono raffigurati i Romani vittoriosi con il defunto nelle vesti di generale; al centro una scena di combattimento tra Romani e barbari; in basso i barbari vinti, a terra.

L’opera rientra nella produzione di sarcofagi di battaglia molto diffusa tra la metà del II e gli inizi del III sec. d.C.

Il volto del defunto, forse rilavorato in un secondo tempo, potrebbe raffigurare uno dei figli dell’imperatore Decio: Ostiliano, morto nel 252 d.C., o il fratello di questi, Erennio Etrusco, caduto combattendo contro i Goti nel 251 d.C.

Fonte: pannelli espositivi del Palazzo Altemps – Museo Nazionale Romano

La difficile identificazione del defunto

Erennio morì colpito da una freccia, prima che morisse il padre, l’imperatore Decio.

«E subito il figlio di Decio cadde mortalmente trafitto da una freccia. Alla notizia il padre, sicuramente per rianimare i soldati, avrebbe detto “Nessuno sia triste, la perdita di un solo uomo non deve intaccare le forze della Repubblica”. Ma poco dopo, non resistendo al dolore di padre, si lanciò contro il nemico cercandovi o la morte o la vendetta per il figlio. […] Perse pertanto impero e vita.»

Fonte wikipedia: (GiordaneDe origine actibusque Getarum, XVIII, 3.) – f

“Gli studiosi che identificano il defunto con Erennio Etrusco ipotizzano che il sarcofago sia stato realizzato per il monumento funebre del giovane a Roma o per il sepolcro della madre, Erennia Etruscilla.
Alla collezione Boncompagni Ludovisi, infatti, apparteneva un coperchio con ritratto di Erennia Etruscilla, conservato a Mainz in Germania, ritenuto il coperchio
originale del sarcofago Ludovisi.”

Fonte: pannelli espositivi del Palazzo Altemps – Museo Nazionale Romano

A Palazzo Massimo è conservato un busto con il volto di Erennia Etruscilla, ripresa con un’espressione di contegno e mestizia.

Analisi dell’opera

“La scena di battaglia tra Romani e barbari (che hanno caratteristiche etniche diverse) raffigurata sul fronte è resa in modo solo apparentemente caotico, ma in realtà è governata da un sapiente equilibrio compositivo.

I soldati romani irrompono da sinistra dominando dall’alto la maggior parte dei barbari, che sono “calpestati” dai vincitori. Al centro del registro superiore si trova il defunto, raffigurato a cavallo e “libero” dalla mischia, visto che non ha alcun avversario e alza il braccio destro in un gesto di comando, che lo identifica con un generale romano. Intorno a lui si dispongono, procedendo nella stessa direzione, i cavalieri e i fanti, mentre a garanzia della vittoria alcuni legionari di grandi dimensioni occupano entrambi i lati del sarcofago. La massa distorta dei barbari, caduti, feriti o ancora combattenti, è resa invece seguendo una sorta di moto ondulatorio, determinato dal loro diverso grado di resistenza, con le teste che si sollevano verso il comandante romano, senza però mai riuscire ad avvicinarlo e trovando degli avversari che li ricacciano verso il basso.

Anche i lati brevi sono decorati da scene di battaglia (il rilievo è più basso e meno curato), a sinistra più equilibrata e a destra invece chiaramente vittoriosa per i Romani. […] All’organizzazione dell’esercito romano si contrappongono le fisionomie dei barbari, che come di consueto sono barbati e con i capelli scarmigliati, ma la resa drammatica dei volti, con i nasi schiacciati, diventa in questo caso quasi caricaturale, così da suggerire la loro ferinità che li destina a una tragica sconfitta.

Il confronto si gioca anche sul contrasto tra le loriche dei legionari e il diverso costume dei barbari, connotati come orientali nella parte sinistra del sarcofago (sono vestiti con anassiridi, tunica, mantello e pileo) e come settentrionali in quella destra (indossano brachae e sono a torso nudo), il che consente di interpretare la scena come una generica illustrazione della vittoria sui barbari sia in Oriente che in Occidente e non come una battaglia specifica. […]

Il defunto ha un ritratto individuale, forse rilavorato, che ha un confronto in una testa dei Musei Capitolini.

By I, Sailko, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15138524

Si tratta di un uomo abbastanza giovane, con la corta barba e soprattutto con un sigillo in forma di croce inciso sulla fronte in cui è possibile riconoscere il simbolo di iniziazione mitraica, culto diffuso in ambito militare.
E’ difficile dire se si trattasse di un membro della famiglia imperiale oppure di un importante generale del tempo. A favore della prima ipotesi va citata la presenza dei cavalieri, identificabili con i protectores dell’imperatore, e di tibicines e vessilliferi, segno di alto rango. Potrebbe comunque trattarsi di uno dei due figli di Decio. (M.C.)”

Fonte: Museo Nazionale Romano, a cura di Adriano La Regina, Edizione Electa 2007 pagine 152-153

Un dialogo senza parole mentre infuria la battaglia

In generale le scene rappresentate sono colte nel momento di culminante dell’azione, ma ce ne è una che sembra essere sospesa nel tempo e offre più possibili interpretazioni. Un soldato romano tiene per la testa un prigioniero barbaro. Sappiamo che è un prigioniero perché ha le mani legate. I due si scambiano uno sguardo di profonda intensità.

Il soldato romano tiene la testa del prigioniero tra le mani, una afferra la barba e l’altra tiene la nuca. In questo dialogo muto possiamo sentire le preghiere del barbaro, ma non sappiamo se il romano sarà pietoso o sferrerà il colpo di grazia.

Palazzo Altemps – sede del Museo Nazionale Romano
Indirizzo: Piazza S. Apollinare, 46 – 00186 Roma

Fanno parte del Museo Nazionale Romano
Palazzo Massimo
Terme di Diocleziano
Crypta Balbi – attualmente chiusa per restauro

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Busto di Giulio Cesare

Roma – Palazzo Altemps. Il busto di Giulio Cesare, di bronzo e calcare rosso del Cattaro, è un’opera moderna di un’officina dell’Italia settentrionale, collegata ai Gonzaga nel XVI secolo.

Il Galata suicida

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Il grande sarcofago Ludovisi

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Il Sarcofago di Ercole

Sulla fronte del sarcofago sono rappresentate nove delle dodici imprese di Ercole, secondo la sequenza cronologica fissata dai testi antichi: vittoria contro il leone di Nemea, combattimento con l’idra di Lerna e il cinghiale Erimanto, lotta con la cerva di Cerinea, caccia agli uccelli della palude dello Stinfale, vittoria su Ippolita regina delle Amazzoni, impresa delle stalle di Augia e del toro cretese e, infine, lotta contro le cavalle del re Diomede. Al centro della composizione nel volto dell’eroe scolpito nell’atto di scagliare le frecce contro gli uccelli stinfalidi è raffigurato il personaggio inumato nel sarcofago: l’identificazione con Ercole, divinità simbolo della vittoria sulla morte, intende evidenziare le virtù coltivate in vita dal defunto. Il ritratto, che presenta una qualità di esecuzione inferiore rispetto al resto dell’opera, può essere datato negli anni 240-250 d.C.

La statua di Ercole

L’imperatore Commodo rappresentato come Ercole

Conservato presso i musei Capitolini

Il busto rappresenta uno dei capolavori più celebrati della ritrattistica romana e ritrae l’imperatore Commodo (180-192 d.C.) sotto le spoglie di Ercole, del quale ha adottato gli attributi: la pelle di leone sul capo, la clava nella mano destra, i pomi delle Esperidi nella mano sinistra a ricordo di alcune delle fatiche dell’eroe greco.

Il busto, straordinariamente ben conservato, poggia su una complessa composizione allegorica: due Amazzoni inginocchiate (solo una è conservata) ai lati di un globo decorato con i simboli zodiacali, sorreggono cornucopie che si intrecciano a una pelta, il caratteristico scudo delle Amazzoni.

L’intento celebrativo che, con un linguaggio ricco di simboli, impone il culto divino dell’imperatore è accentuato dalla presenza di due tritoni marini che fiancheggiano la figura centrale come segno di apoteosi.

Fonte: Musei Capitolini. Guida. Assessorato alle Politiche Culturali, Mondadori Electa, 2006 pag. 116

Occultato per salvarlo dalla “damnatio memoriae”

Questa statua bellissima si è salvata perché è stata nascosta per centinaia di anni.

Il gruppo fu rinvenuto nel 1874 in una camera sotterranea del complesso degli Horti Lamiani, segno probabilmente di un tentativo di occultamento.

L’imperatore Commodo morì il 31 dicembre 192 assassinato per ordine del Senato e venne condannato alla damnatio memoriae. In pratica tutte le statue e i monumenti celebrativi in suo onore dovevano essere cancellati e distrutti affinché il suo ricordo non rimanesse nella memoria di Roma.

Amato dal popolo, si dimostrò crudele ed autoritario nei confronti della classe dirigente. I suoi atteggiamenti da monarca assoluto erano considerati offensivi dal Senato.

Il carattere megalomane di Commodo si manifestò in diversi episodi:

  • partecipando ai giochi come gladiatore nel Colosseo;
  • rifondando Roma e chiamandola Colonia Commodiana (come forse avrebbe voluto fare Nerone nel 64) a seguito del devastante incendio del 190;
  • cambiando i nomi ai mesi del calendario in suo onore ( i primi 5 mesi dell’anno erano i suoi nomi e titoli Lucius era gennaio, Aelius era febbraio, marzo era Aurelius, aprile era Commodus e maggio Augustus, mentra giugno e luglio proprio per il suo amore per la figura del mitico eroe greco erano Hercules Romanus).

Come ci ricorda Dione Cassio nella sua Historia Augusta, la volontà di cancellare il suo ricordo era fortissima, dopo la sua morte:

«Che il ricordo dell’assassino e del gladiatore sia cancellato del tutto. Lasciate che le statue dell’assassino e del gladiatore siano rovesciate. Lasciate che la memoria dell’osceno gladiatore sia completamente cancellata.
Gettate il gladiatore nell’ossario. Ascolta o Cesare: lascia che l’omicida sia trascinato con un gancio, alla maniera dei nostri padri, lascia che l’assassino del Senato sia trascinato con il gancio. Più feroce di Domiziano, più turpe di Nerone.

Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristinino gli onori degli innocenti, vi prego»

Musei Capitolini
Palazzo dei Conservatori, Sala degli Horti Lamiani

Lucius Aelius Aurelius Commodus

Erede dell’imperatore Marco Aurelio, dinastia Antonina.
Nasce il 31 agosto 161 e muore il 31 dicembre 192.

Associato al potere dal padre nel 177. Governò in maniera autoritaria alla morte di lui dal 180 per i dodici anni successivi.

Odiato dal Senato era però molto amato dal popolo.

Dopo la damnazio memoriae è stato riabilitato da Settimio Severo, che voleva ricollegarsi alla dinastia Antonina.

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Liviai

Leggi anche:

Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.

Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

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Palazzo Altemps

Sede del Museo Nazionale Romano

Nazionale

Classificazione: 4 su 5.
Roma Pass

Una cornice perfetta all’interno del rinascimentale Palazzo Altemps, acquistato dallo stato nel 1982 e destinato alla Soprintendenza archeologica di Roma, sono state riordinate le raccolte storiche di scultura antica confluite nel Museo Nazionale Romano, tra le quali anche la più importante: la Boncompagni Ludovisi.

La scelta di destinare questo edificio alla sezione museale dedicata al collezionismo di antichità rispetta la vocazione storica del palazzo costruito nel XV secolo dalla famiglia Riario nel cuore di Roma, tra piazza Navona e il Vaticano, nell’area urbana che corrispondeva in età romana alla zona settentrionale del Campo Marzio.

Dopo averlo acquistato nel 1568 il cardinale Marco Sittico Altemps, nipote di papa Pio IV, fece rinnovare l’edificio incaricando dei lavori l’architetto Martino Longhi, che realizzò il magnifico cortile e l’altana decorata da raffinatissimi rilievi – prototipo assoluto nella storia dell’architettura di questo nuovo genere di torre-belvedere così imitato nella capitale – sormontata ai quattro lati da obelischi e al culmine dallo stambecco rampante, ricorrente simbolo araldico della casata.

Già da allora, nelle ampie sale affrescate da maestri italiani e fiamminghi che si affacciano sulla loggia dipinta come un giardino segreto delle delizie, venne esposta una bella collezione di sculture secondo l’ormai consolidata tradizione antiquaria delle diaetae statuaria, dimore nobili impreziosite da statue e marmi antichi.

Ne rimangono ancora quindici a ornamento del cortile, dove è stata rispettata la collocazione originaria delle statue sotto le arcate del portico e lungo lo scalone che conduce fino alla Biblioteca Altempsiana, che conserva ancora interessanti pitture murali, mentre un’antica vasca costituisce oggi l’altare della chiesa interna di Sant’Aniceto.

Oltre allo statuario arricchito da vasi greci ed etruschi, nel palazzo era infatti custodita una preziosa raccolta di manoscritti.

La dispersione di questi beni iniziò nel XVIII secolo con la vendita ad altre famiglie dell’aristocrazia romana e si intensificò all’epoca della rivoluzione francese, così che alcuni marmi Altemps si trovano ora nei Musei Vaticani, a Parigi, Berlino, Copenaghen e Mosca.
Avvicinandosi al museo non passano inosservate le irregolarità e le asimmetrie delle facciate, rivelatrici dei successivi interventi che hanno modificato gli aspetti esterno e interno di un palazzo che ha accorpato case medievali nel primo nucleo quattrocentesco con la sua torre rinforzata nella base a scarpa a seguito di un crollo, mentre dopo i restauri recenti che hanno rimosso le trasformazioni ottocentesche la fisionomia è tornata senza dubbio quella tardo-rinascimentale: il portale a bugnato in via di Sant’Apollinare, l’androne voltato a botte, le finestre e
le porte riquadrate da cornici in marmo.

Indirizzo: Piazza S. Apollinare, 46 – 00186 Roma
Sito web: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/palazzo-altemps/
Costo Indicativo del biglietto: 8,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese

Palazzo Massimo

Il Palazzo Massimo alle Terme, parte del Museo Nazionale Romano, ospita una vasta collezione di opere d’arte e reperti archeologici di grande importanza tra cui: gli affreschi della Villa di Livia e della Villa Farnesina, la statua del Pugile a Riposo, la collezione dei mosaici dalle domus romane.

Terme di Diocleziano

Le terme di Diocleziano, sede del Museo Nazionale Romano, erano le più grandi di Roma Antica. Da non perdere la Natatio, l’aula Ottagona, il chiostro di Michelangelo, la collezione epigrafica, Una delle più grandi collezioni di iscrizioni latine e greche, che offre uno sguardo unico sulla vita quotidiana e la cultura dell’antica Roma. Le Terme…

Il Sarcofago di Ercole

Sulla fronte del sarcofago sono rappresentate nove delle dodici imprese di Ercole, secondo la sequenza cronologica fissata dai testi antichi: vittoria contro il leone di Nemea, combattimento con l’idra di Lerna e il cinghiale Erimanto, lotta con la cerva di Cerinea, caccia agli uccelli della palude dello Stinfale, vittoria su Ippolita regina delle Amazzoni, impresa…

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Statua di Ares

La scultura raffigura il dio della guerra nudo, con una muscolatura molto accentuata, seduto su una roccia in una posizione di riposo. Nella mano sinistra sostiene una spada mentre ai suoi piedi è un piccolo Eros che gioca tra lo scudo e l’elmo, come allusione al rapporto amoroso tra Ares e Afrodite.

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La nascita di Venere

Il trono Ludovisi e la nascita del “soggetto del desiderio” Trovarsi di fronte a questo capolavoro può turbare. Personalmente la prima volta che l’ho ammirato ho avuto la sensazione di essere davanti a qualcosa di completamente nuovo: un messaggio che nei secoli aveva perso la sua forza, ma che manteneva un forte richiamo su di…

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Le fontane a bauletto di Ostia Antica

A seguito della costruzione dell’acquedotto cittadino, risalente al I secolo d.C., Ostia fu dotata di una serie di fontane, distribuite sia in aree pubbliche sia negli spazi comuni degli edifici.

L’aspetto di tali fontane variava in funzione dell’ubicazione e della visibilità: nelle piazze e lungo gli assi viari principali si privilegiarono ninfei e fontane monumentali, mentre nelle vie minori e all’interno degli edifici si optò per fontane “a bauletto” cosi chiamate per la caratteristica forma della loro copertura.

Questo tipo di fontana, di cui Ostia conserva numerosi esempi, è caratterizzato dalla presenza di una vasca coperta con volta a botte, accessibile da una finestrella e in questo caso collegata a un serbatoio retrostante: l’acqua poteva essere prelevata attraverso l’apertura laterale per mezzo di secchi oppure da due ugelli ubicati sulla fronte, in corrispondenza dei quali incavi appositamente praticati nel pavimento consentivano il corretto posizionamento dei recipienti.

Parco Archeologico di Ostia Antica

Parco Archeologico

Museo Nazionale

Classificazione: 4 su 5.
Roma Pass

Ostia, sorta alla metà del IV secolo a.C. come insediamento fortificato (castrum) alla foce del Tevere e prima colonia romana, si sviluppò in epoca repubblicana ed imperiale per via della sua importanza strategica di porto di Roma.
L’area archeologica occupa 84 ettari, di cui 33 di strutture antiche continue, in alcuni casi conservate sino al secondo piano degli edifici. Della città che nel momento di massima espansione, il Il secolo d.C., raggiunse i 50.000 abitanti si conservano molte aree pubbliche e private: grandi templi e santuari, terme pubbliche, il teatro con il Piazzale delle Corporazioni, botteghe, thermopolia e cauponae (osterie), grandi magazzini che caratterizzano Ostia come città portuale legata all’annona di Roma.

Ostia conserva moltissime testimonianze di edilizia residenziale privata
in Italia in età imperiale (insulae e domus), consentendo di seguirne l’evoluzione dall’età flavia sino alla fine del IV secolo.

Le case ostiensi documentano la pittura romana a partire dall’età flavia e illustrano la qualità e varietà dei mosaici pavimentali.

Indirizzo: Viale dei Romagnoli, 717, 00119 Ostia antica – Roma
Sito web: http://ostiaantica.beniculturali.it
Costo Indicativo del biglietto: 12€
Gratuità: prima domenica del mese

Tour Virtuale con Google Arts

Fanno parte del parco archeologico:

Museo delle Navi

Area archeologica di Portus

La Necropoli di Porto all’Isola Sacra

Le fontane a bauletto di Ostia Antica

A seguito della costruzione dell’acquedotto cittadino, risalente al I secolo d.C., Ostia fu dotata di una serie di fontane, distribuite sia in aree pubbliche sia negli spazi comuni degli edifici. L’aspetto di tali fontane variava in funzione dell’ubicazione e della visibilità: nelle piazze e lungo gli assi viari principali si privilegiarono ninfei e fontane monumentali,…

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Ostia Antica: piazzale delle corporazioni

Il vasto piazzale, aperto verso il Tevere, fu progettato insieme al teatro in età augustea, ma solo all’epoca di Claudio (metà I secolo d.C.) fu dotato di portici. Verso la fine del I secolo d.C. al centro del piazzale fu eretto un tempio su alto podio, con due colonne corinzie sulla fronte, dedicato a una…

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Ostia Antica – i magazzini repubblicani

L’ubicazione di questo settore urbano, in diretto collegamento con il Tevere e il porto fluviale, determinò a partire dall’epoca repubblicana lo sviluppo di un quartiere di magazzini: essi furono costruiti inizialmente solo nella zona a sud del Decumano, poiché l’area a nord della strada, adibita al carico e scarico delle merci, non era in quest’epoca…

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Il teatro di Ostia Antica

Il teatro di Ostia Antica, uno dei più antichi in muratura, fu costruito tra I secolo a.C e II secolo d.C., raggiungendo una capienza di 4000 spettatori. Un portico e un arco per Caracalla abbellivano l’ingresso, con un’orchestra in marmo e un parapetto per spettacoli acquatici nell’epoca imperiale.

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Terme di Nettuno

La visione dalla terrazza, che corrisponde al primo piano dell’edificio, consente di apprezzare l’omogeneità e la qualità della decorazione musiva dell’impianto: divinità e soggetti marini rimandano al tema dell’acqua, in evidente collegamento con la funzione termale. La prima sala presenta Anfitrite, moglie di Nettuno, su un cavallo marino e accompagnata da tritoni, nel secondo ambiente…

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Il mosaico delle province

Saggi di scavo al di sotto della strada, risalente agli inizi del Il secolo d.C., hanno portato alla luce un impianto termale dell’età di Claudio (41-54 d.C.), di cui non è possibile precisare l’estensione. L’unico elemento tuttora visibile è un pregevole mosaico in bianco e nero in cui, all’interno di una cornice a meandro, sono…

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Terme dei Carrettieri

Costruite nella prima metà del Il secolo d.C., queste terme probabilmente appartenevano alla corporazione dei Cisiarii (carrettieri). La parte nord era occupata dal frigidarium (sala per i bagni freddi), di cui si conserva l’originario pavimento in mosaico con raffigurazione di due cerchie murarie, all’interno delle quali si svolgono scene marine e scene di vita dei…

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Ostia Antica: la porta della Città

Le mura furono costruite intorno alla metà del I secolo a.C. e si estendevano su tre lati dell’abitato (racchiudendo un’area di ca, 69 ettari), mentre a nord la città si sviluppava anche sull’altro lato del fiume. Erano dotate di tre porte, fiancheggiate da torri quadrate. L’ingresso in città dalla Via Ostiense avveniva attraverso la Porta…

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Ostia Antica: piazzale delle corporazioni

Il vasto piazzale, aperto verso il Tevere, fu progettato insieme al teatro in età augustea, ma solo all’epoca di Claudio (metà I secolo d.C.) fu dotato di portici.

Verso la fine del I secolo d.C. al centro del piazzale fu eretto un tempio su alto podio, con due colonne corinzie sulla fronte, dedicato a una divinità di incerta identificazione.

Una nuova trasformazione si ebbe nella prima metà del Il secolo d.C., epoca a cui risalgono il raddoppiamento del portico e la realizzazione dei primi mosaici pavimentali, oggetto di successivi rifacimenti anche in concomitanza con la suddivisione dello spazio interno in più ambienti (stationes).

I motivi rappresentati erano collegati ad attività commerciali; la presenza di iscrizioni che richiamano le corporazioni di commercianti, armatori e imprenditori sia ostiensi che straniere avvalora l’ipotesi che si trattasse di spazi di rappresentanza per le stesse corporazioni.