La cupola più grande del mondo

Il Pantheon di Roma è uno dei capolavori assoluti dell’architettura romana antica, dal punto di vista artistico e per la tecnica costruttiva: ha infatti la cupola in cemento non armato più grande del mondo, da sempre oggetto di studio e ammirazione. Michelangelo stesso disse che il Pantheon aveva «un disegno angelico, non umano».

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L’edificio ha in facciata un grande portico con otto colonne di granito rosa e grigio provenienti dall’Egitto, sono alte dodici metri e ognuna pesa cinquanta tonnellate. L’unico ingresso è sul lato nord, col grande portale originale in bronzo, alto più di sette metri; dato il suo enorme peso, non ha cardini ma perni rotanti inseriti nella soglia in marmo africano e nell’architrave in legno.

Il maestoso interno circolare ha un diametro di oltre quarantatré metri (150 piedi romani), che è uguale all’altezza della cupola. In pratica l’edificio è costruito intorno ad una sfera immaginaria, che viene tagliata a metà dal grande cornicione marmoreo.

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Il segreto della cupola sta nel sapiente uso dei materiali da costruzione scelti per la volta e per le pareti che la sostengono: sono più resistenti e pesanti in basso (travertino e tufo) e più leggeri in alto (lapilli e tufo giallo). Tali materiali furono impastati con malta pozzolanica (più resistente ed elastica di quella tradizionale).

La posa in opera della gettata cementizia richiese grande maestria, perché doveva avvenire in più fasi: bisognava infatti dosarla un po’ per volta, e aspettare i tempi giusti fra una gettata e l’altra, dato che l’impasto faceva reazione e si induriva gradualmente con l’acqua.

L’enorme centina lignea sulla quale venne versato l’impasto cementizio era un altro prodigio della tecnica costruttiva romana, considerate le dimensioni della cupola e la necessità – una volta completata l’opera – di smontare le travi senza far danni.

La cupola è decorata da cinque filari di ventotto cassettoni l’uno, di dimensioni decrescenti, che servivano ad alleggerirne il peso. Visti dal basso sembrano piccoli, ma una fotografia scattata durante i restauri del 1925 dà un’idea delle loro reali dimensioni.

I cassettoni erano rivestiti da sottili lamine di piombo di cui fino al Settecento era sopravvissuto qualche frammento; in origine vi erano fissati ornamenti metallici dorati, forse rosoni o stelle.

L’oculo della cupola – che fungeva anche da chiave di volta sulla sua sommità – ha un diametro di nove metri e conserva ancora la cornice originale in bronzo, decorata da piccole foglie, ovoli e dentelli.

All’interno delle murature vi erano numerosi archi di scarico in laterizio, disposti su tre livelli diversi: anch’essi servivano a ripartire i pesi e le spinte della struttura, un altro esempio delle straordinarie tecniche costruttive romane.

Fonte: Pantheon Architettura e Luce, Marina De Franceschini, Giuseppe Veneziano, Rirella Editrice, dicembre 2021, pagine 9-13

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Indirizzo: Piazza della Rotonda, 00186 Roma

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Accademia dei Virtuosi del Pantheon

La Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, fondata nel XVI secolo, promuove l’arte e conserva opere storiche, ospitando ritratti e capolavori di artisti di fama.

Le pareti marmoree del Pantheon

Il Pantheon presenta pareti interne decorate con marmi provenienti da varie parti del mondo, sostituiti nel Settecento da materiali meno pregiati. Il design originale è stato in gran parte alterato, ma recenti restauri hanno…

Cosa vedere assolutamente a Roma?

Le dieci attrazioni della capitale

Se è la tua prima visita a Roma

Roma è una città enorme che vanta quasi 3000 anni di storia, la sua offerta culturale è vastissima. Tuttavia, la prima volta che si visita questa meravigliosa città, sono 10 le attrazioni che devono essere assolutamente viste, perché sono il simbolo ed il meglio che Roma possa offrire. Vediamo l’elenco:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Sito istituzionaleRoma Turismo: https://www.turismoroma.it/it

Contact Center: 060608

E’ possibile richiedere informazioni turistiche presso tutti gli INFO Point dislocati in città.

Roma PASS: è la card turistico-culturale della città. La card permette di usufruire dei mezzi di trasporto pubblici e di utilizzare gratuitamente i servizi igienici custoditi della nuova rete P.Stop, con personale qualificato anche per servizi di accoglienza turistica.

Esistono 2 tipi di PASS:
Roma Pass 72 ore – costo 52 euro
Roma Pass 48 ore – costo 32 euro

https://www.romapass.it/

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Sito istituzionale della Metropolitana di Roma:
ATAC – https://viaggiacon.atac.roma.it/

Tour Virtuale con Google Arts

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Museo Multimediale per un’esperienza immersiva Un viaggio nella storia di Roma, ideato da Paco Lanciano Museo Privato E’ un esperienza molto interessante, immersiva, grazie alle proiezioni sul grande schermo e sulle pareti, aiuta a comprendere il contesto in cui è nata e si è sviluppata Roma. Una racconto che dura ben 2700 anni. Così in…

Terme Heliocaminus

L’edificio termale più antico della villa deve il suo nome all’identificazione dell’ampia sala circolare con un heliocaminus, ovvero un ambiente riscaldato dai raggi solari.

In realtà, la sala, coperta da una cupola con occhio centrale e dotata di cinque grandi finestre un tempo vetrate, era originariamente riscaldata anche dal tradizionale sistema ad ipocausto, che prevedeva il passaggio di aria calda sotto il pavimento: l’esposizione a sud-ovest consentiva di sfruttare al massimo l’azione dei raggi solari che attraverso le vetrate irradiavano l’ambiente nel primo pomeriggio, quando i Romani erano soliti frequentare i bagni.


Recentemente vi è stata riconosciuta una sudatio per la presenza di bocche da forno che consentivano di immettere il calore necessario per la sauna.

Alle spalle della sala è ben riconoscibile il frigidarium, un vasto ambiente aperto su una piscina rettangolare circondata da un portico colonnato, provvisto anche di una seconda vasca semicircolare; da qui proviene la raffinata statua di Afrodite seduta, copia dell’opera di Doidalsas, oggi conservata a Roma, presso Palazzo Massimo alle Terme.

Peculiare il contiguo ambiente ottagonale riscaldato, che si caratterizza per la pianta mistilinea con nicchie angolari sormontata da una cupola a padiglione. rivestimento parietale e pavimentale della maggior parte delle sale, costituito da lastre di marmo policromo, conferma la pertinenza del complesso alla zona nobile della villa.

Fonte: pannelli espositivi siti in loco

Villa Adriana

Indirizzo: Largo Marguerite Yourcenar 2, 00010 Tivoli RM

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Il plastico di Villa Adriana

Nel 1905, la Scuola degli Ingegneri di Roma effettuò un rilievo topografico della Villa Adriana, pubblicato nel 1906, introducendo una rappresentazione in scale 1:3000 e 1:500. Questo lavoro ha verificato le planimetrie precedenti e ha facilitato nuove valutazioni archeologiche.

Il Canopo di Villa Adriana

Nel museo, ricavato in alcuni ambienti della villa presso il Canopo, alcuni materiali provenienti dagli scavi ci aiutano nel compito ricostruttivo. La maggior parte delle sculture sono copie di originali famosissimi: le Cariatidi dell’Eretteo di Atene, l’Amazzone di Policleto, la Venere Cnidia di Prassitele, l’Amazzone di Fidia. Tali copie ci suggeriscono un altro aspetto della…

I mosaici del complesso Hospitalia

Hospitalia, come dice il nome stesso, era il complesso della Villa dedicato alle stanze per gli Ospiti. Era composto da un ampio corridoio su cui si apriva una doppia serie di cubicola (stanze da letto), in tutto dieci, disposti a forma di T, ciascuna stanza conteneva tre letti. Sappiamo con esattezza il numero dei letti…

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Sala dei Filosofi

Costruita in contiguità con il Teatro Marittimo e delimitata dal Pecile, la Sala dei Filosofi è una grande aula rettangolare con abside orientata a sud dotata di sette nicchie rettangolari. La testimonianza di Pirro Ligorio ci permette di ricostruirne in parte l’aspetto originario: la fronte presentava due imponenti colonne di cipollino inquadrate da lesene dello stesso marmo, mentre pavimento e pareti erano completamente rivestiti di lastre di porfido, a testimonianza dell’importanza della sua funzione.

L’attuale denominazione deve il suo nome ad una delle interpretazioni proposte riguardo alla sua utilizzazione, secondo cui le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci.
Altri ritengono invece che si trattasse di una biblioteca, interpretando le nicchie come scaffali per i volumina (i rotoli di pergamena); tuttavia, la scarsa accessibilità delle rientranze, che si trovano al di sopra di un alto zoccolo, e lo sviluppo in altezza delle nicchie (3 metri), oltre alla loro presenza solo sulla parete di fondo, sembrano far propendere per altre ipotesi.
Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale riservata all’attesa degli ospiti, che dovevano conferire con l’imperatore.

Le nicchie potevano con ogni probabilità ospitare un ciclo statuario riferibile alla famiglia imperiale, perfettamente compatibile con la sua funzione ‘pubblica’.

Parco Archeologico di Villa Adriana, Tivoli

Terme Heliocaminus

Le Terme heliocaminus, come indica il nome greco, venivano riscaldate dai raggi del sole. Sono le terme più antiche di Villa Adriana a Tivoli.

Sala dei Filosofi

La Sala detta dei Filosofi deve il suo nome ad una delle ipotesi al suo utilizzo: le nicchie dell’abside avrebbero ospitato le statue di sette filosofi o dei sette saggi greci. Altri ritengono che si trattasse di una biblioteca. Oggi è ritenuta una sala di rappresentanza monumentale.

Il teatro marittimo

Ad una delle estremità del Pecile si apre la Sala dei Filosofi e da questa si passa ad un articolato edificio nel cui centro è un canale circolare che circonda una isoletta. Sull’isola Adriano sostava a meditare e per non essere disturbato, ritirava i ponti mobili che ne consentivano l’accesso. L’edificio prende il nome dai…

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Il teatro marittimo

Ad una delle estremità del Pecile si apre la Sala dei Filosofi e da questa si passa ad un articolato edificio nel cui centro è un canale circolare che circonda una isoletta. Sull’isola Adriano sostava a meditare e per non essere disturbato, ritirava i ponti mobili che ne consentivano l’accesso.

L’edificio prende il nome dai raffinati fregi figurati in marmo a soggetto marino che lo decoravano. Tra i monumenti più noti del complesso residenziale, è divenuto uno dei simboli dell’unicità della concezione architettonica di Villa Adriana per la singolarità della struttura e il largo impiego dell’ordine mistilineo.


Fra i primi edifici di Villa Adriana, il Teatro Marittimo, con la sua forma circolare, sembra quasi una cerniera tra la Villa Repubblicana, le Terme con Heliocaminus e il Pecile, orientati secondo assi differenti, ai quali lo collegavano i diversi accessi.

Costituito da un’isola artificiale delimitata da un ampio canale, era circondato da un portico di ordine ionico con volta a botte e colonne lisce di marmo cipollino.

Sull’isola si imposta una vera e propria domus, una sorta di residenza minore all’interno della residenza imperiale, originariamente raggiungibile dal portico attraverso due strutture girevoli in legno; attualmente il collegamento è assicurato da un ponte in muratura, antico ma posteriore ad Adriano.

La sensazione, ancora oggi, è quella di trovarsi in un luogo appartato, in cui è agevole immaginarsi l’imperatore intento a svolgere in tranquillità le proprie attività di otium.

Lo spazio interno, seppure ridotto e condizionato dalla pianta circolare, è stato sfruttato in maniera ottimale per realizzare tutti gli ambienti necessari per il comfort dell’imperatore: atrio, cortile con fontana, portico per passeggiare, sala di ricevimento (tablino), camere (cubicula), impianto termale e pertino tre latrine singole.


Nella parte termale, l’ambiente del frigidarium ha una particolarità: dalla vasca con acqua fredda si poteva accedere mediante alcuni gradini direttamente nel canale, che poteva quindi essere usato come vasca per nuotare (natatio); la presenza dei ponti girevoli assicurava la possibilità di effettuare più giri del canale senza ostacoli.

Parco Archeologico Villa Adriana, Tivoli

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Il Pecile

L’imperatore Adriano amava studiare e passeggiare nella sua villa, caratterizzata da un ampio portico chiamato Pecile, ispirato alla Stoa Poikile di Atene. Gli ambienti erano progettati per garantire tranquillità e rifugio dalla vita cittadina.

Il Pecile

L’imperatore Adriano amava studiare e discorrere con i suoi fidi. Lo testimoniano alcune zone della villa: il Pecile è un ampio portico, lungo 234 metri, che veniva utilizzato per passeggiate, esso era realizzato a somiglianza della Stoa Poikile, un famoso portico di Atene sotto il quale solevano riunirsi i filosofi, noto per i quadri di famosi pittori greci che vi erano esposti.

Il lato Nord era costituito da un doppio portico, di cui si conserva oggi solo il muro centrale (lungo 200 metri), che mostra nella parte superiore i grossi fori per l’alloggiamento delle travi del tetto a due spioventi. L’ingresso originario, con arco, è situato al centro del muro, mentre il varco rettangolare in corrispondenza del Viale dei Cipressi fu aperto nel Settecento per rendere più agevole l’accesso dal Casino Fede.
Come si deduce da un’iscrizione rinvenuta a Villa Adriana in passato, la porzione settentrionale era un portico con dimensioni misurate sulla base del miglio romano: la lunghezza di un percorso completo intorno al muro, corrispondente a 450 metri, se ripetuto sette volte, corrispondeva al numero di passi consigliato dai medici dell’epoca per la passeggiata postprandiale.

Anche il giardino e i portici che lo circondavano sugli altri lati, le cui colonne sono oggi sostituite da piante di alloro tagliate in forma cilindrica, si prestavano per le passeggiate al coperto o tra le aiuole che si disponevano certamente intorno all’ampia vasca centrale. Non sappiamo quali fossero le essenze vegetali utilizzate all’epoca di Adriano, ma le specie che vediamo oggi – olivi, cipressi, melograni, oleandri, rosmarino – sono piante abitualmente impiegate in età romana.

La spianata su cui sorge il Pecile è in parte artificiale e poggia, lungo i lati occidentale e meridionale, su poderose sostruzioni, rifunzionalizzate come ambienti di servizio, le Cento Camerelle.

Il complesso è costituito da quasi cento stanze che si affacciano sulla strada basolata ai piedi della costruzione, distribuite su più piani (da uno a quattro) e accessibili mediante ballatoi e scale di legno. Gli ambienti, non comunicanti fra loro, erano utilizzati prevalentemente come alloggi per gli schiavi.

Questi indicano chiaramente che la vita di chi soggiornava nella villa non doveva essere turbata, se non per l’indispensabile, dalle pratiche quotidiane.

Il luogo doveva essere ameno e tranquillo; infatti Adriano aveva voluto questa dimora al riparo dagli schiamazzi della città e immerso nel verde.

Villa Adriana a Tivoli

Presentazione della Villa

Ma chi era questo Adriano? Chiunque si rechi a visitare Villa Adriana presso Tivoli, l’antica Tibur, non può esimersi dal porsi tale domanda. Sicuramente tutti sanno che Publio Elio Adriano è stato un imperatore romano vissuto tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C..

E sicuramente tutti sanno che un imperatore, il cui potere era immenso, poteva certo farsi costruire una villa grandiosa. Tutta Villa Adriana non è solo una villa, è ben di più, è un sogno architettonico. E se è vero che tutti i sogni sono rivelatori dell’animo del sognatore, è altrettanto vero che non è sempre facile interpretarli.

Chi era dunque questo Adriano il cui sogno, sebbene deteriorato dal tempo, ha ancor oggi un fascino incredibile? Forse una risposta ci viene proprio dalle grandiose rovine della villa: bacili, colonne, statue, muraglie, possenti, padiglioni articolati, camminamenti nascosti, volte poderose…

La villa si estende su un’area di 120 ettari alle pendici dei colli tiburtini, una zona che fin dall’epoca repubblicana era considerata luogo di villeggiatura, tanto che vi costruirono le loro ville Cesare, Catullo, Orazio e Mecenate.

Adriano, divenuto imperatore nel 118, iniziò a costruire la sua villa.

Aveva da poco superato la quarantina ed era un uomo dalla solida cultura filosofica e poetica, abile nelle armi e buon politico, come aveva potuto mostrare nell’incarico di governatore della Siria.
Assurto alla massima carica dello Stato Adriano aveva iniziato a viaggiare fin nelle più lontane province, consolidando i confini e rendendo organico il sistema legislativo.
A Tivoli sostava tra un viaggio e l’altro, seguendo le varie fabbriche. Si dice che egli avesse voluto far riprodurre le architetture più belle da lui ammirate nella varie parti dell’impero. E certo che questa villa presenta una grande varietà di edifici, strutturalmente assai complessi, ognuno dei quali rispondente ad un uso specifico: le terme, la caserma per i pretoriani, la guardia dell’imperatore, le biblioteche, un immenso porticato, i peristili, il palazzo imperiale, i ninfei, le vasche, i colonnati…Adriano ha lasciato una grossa eredità politica ed opere che ne perpetuano la fama. Basti pensare al Vallo di Adriano, quell’immane baluardo difensivo che ancora oggi in parte è visibile tra l’Inghilterra e la Scozia.
A Roma egli lascia il suo Mausoleo, oggi Castel Sant’Angelo, e a Tivoli la sua villa.
A riguardare questi grandiosi ruderi cerchiamo di immaginarceli tutti rivestiti di travertino di Tivoli, il bianco marmo locale, e abbelliti con statue, mosaici, marmi pregiati.

Indirizzo: Largo Marguerite Yourcenar 2, 00010 Tivoli RM

Sito webhttps://villae.cultura.gov.it/

Costo Indicativo del biglietto: 12.00 euro intero

Gratuità: ogni prima domenica del mese

Anno di costruzione: tra il 118 e il 137 d.C. dall’imperatore Adriano

Superficie: 120 ettari
Dal 1999 dichiarato Patrimonio UNESCO dell’Umanità

La Mole di Adriano

La mole di Adriano venne costruita dall’imperatore fuori dalla città, in una zona che allora era molto lontana dal centro della Roma antica: l’ager Vaticano. Era collegata all’altra sponda del Tevere tramite il ponte Elio, dal nome dell’imperatore Adriano.Il ponte è ancora esistente, oggi lo chiamiamo ponte S. Angelo ed è famoso per le statue…

Il Pantheon: osservatorio astronomico

Il Pantheon è un’opera architettonica straordinaria, considerata da Michelangelo perfetta. Funziona anche come un osservatorio astronomico, con un oculus che permette alla luce solare di segnare solstizi e equinozi, evidenziando la bellezza della cupola.

Villa d’Este

Il giardino rinascimentale Il Giardino di Villa d’Este a Tivoli è uno delle meraviglie del Lazio assolutamente da visitare per i suoi 35.000 mq di giardino, per le sue 255 cascate, le sue 15.000 piante e le 50 meravigliose fontane. In questo brevissimo video scopriamo di più sulla Fontana di Rometta, Fontana delle Cento Cannelle,…

Dies Natalis Sol Invictus

Dies Natalis Solis Invicti

Il significato del Solstizio d’inverno

Sol Invictus – il significato in astronomia >>
Sol Invictus – il significato simbolico >>
Dies Natalis Soli Invicti – la data: 25 dicembre? >>
Sol Invictus – Mitra, Dionisio, Horus e altre divinità >>
Sol Invictus – il culto nei secoli >>
Sol Invictus – gli imperatori consacrati – Eliogabalo e Aureliano

Nei giorni immediatamente successivi al solstizio d’inverno, la luce del Sole è più flebile, la durata del giorno minima. Dal 25 dicembre si cominciano a vedere i primi effetti del movimento di rotazione terreste e comincia ad aumentare la durata e l’intensità della luce.

Anticamente in questo particolare periodo dell’anno cadeva il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno di nascita del sole vincitore.

Fu l’imperatore Eliogabalo a istituire il culto del Deus Sol Invictus nell’impero romano.

L’imperatore siriano, nato con il nome di Sesto Vario Avito Bassiano, ma più noto come Eliogabalo introdusse il culto di El-Gabel, a cui era consacrato, prima associandolo alla figura di Giove e poi tentando di far confluire tutte le divinità in questo nuovo dio del Sole.

Fece costruire sul Palatino un imponente tempio chiamato Elagabalium dove vennero portate le sacre relique del Dio Siriano.

Per rendere ancora più importante il santuario, l’imperatore fece portare anche i sacri talismani di Roma: gli Ancilia dei Salii e il Palladio e perfino la Magna Mater e il fuoco di Vesta.

Le divinità solari sono state sempre presenti nel pantheon romano, fino dalla fondazione della città, quando Tito Tazio, re sabino che governava insieme a Romolo sulla polis, introdusse il culto del Sol Indiges (indigeno o invocato), a cui in qualche modo richiamava anche il culto del Sol Invictus di Eliogabalo.

Con l’imperatore Aureliano, nato in Dacia e figlio di una sacerdotessa del Sole Invitto, il culto del dio ritornò nel Pantheon Romano. Aureliano vide nella divinità solare, così universalmente diffusa tra le varie genti dell’impero, un elemento di coesione. E’ probabile che si debba a lui l’istituzione della festa solstiziale del Dies Natalis Solis Invicti, il “Giorno di nascita del Sole Invitto”. La scelta di questa data (a ridosso del solstizio d’inverno) poteva rendere più importante la festa, in quanto la innestava, concludendola, sulla festa romana più antica, i Saturnali.

L’imperatore Costantino, ufficializzò per la prima volta il festeggiamento della natività di Gesù nel 330, con un decreto fu fatta coincidere con la festività pagana della nascita di Sol Invictus.

La celebrazione del Sole Invitto proprio il 25 dicembre è tuttavia testimoniata solo nel Cronografo del 354 insieme alla testimonianza del Natale, di cui si trova traccia già nel Commentario su Daniele di sant’Ippolito di Roma, risalente al 203-204.

Nel 390 circa venne definitivamente fissata al 25 dicembre, la natività di Cristo.

Il culto del Sole Invitto rimase attivo fino all’editto di Teodosio del 380, quando tutti i culti pagani furono vietati.

Il sincretismo con la festa pagana, non toglie nulla al mistero della nascita di Cristo.

Le celebrazioni del 25 dicembre, indicavano un bisogno da parte dell’Uomo di trovare un giorno nell’anno in cui il Macrocosmo ed il Microcosmo, potessero andare in risonanza. La natura ed il suo riposo vegetativo, trovavano corrispondenza nel bisogno dell’uomo di ritirarsi in meditazione e fare un bilancio.

In quei tre giorni in cui il sole sorge apparentemente sempre nello stesso punto dell’orizzonte l’uomo e la natura, nelle tenebre, insieme alle proprie ombre, ai propri incubi e paure, potevano fare pace con il proprio lato oscuro, fare morire un seme e germogliare una nuova pianta. E ancora oggi, questo potrebbe essere il senso più profondo e bello di quello che chiamiamo Natale.

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Misurazione del tempo e potere

La spiegazione astronomica

La misurazione del tempo è una conquista che ha richiesto millenni.

Nell’antichità si poteva fare affidamento solo a pochi specifici momenti osservabili astronomicamente: gli equinozi ed i solstizi.

Il Sole sorge ad Est solo durante gli equinozi di primavera e di autunno, per il resto dell’anno la posizione del Sole sull’orizzonte all’alba, cambierà di giorno in giorno.
Durante la primavera e l’estate il Sole sorge a Nord-Est e tramonta a Nord Ovest. Durante l’autunno e l’inverno sorge a Sud-Est e tramonta Sud-Ovest.
Durante questo tragitto, per effetto del moto rivoluzionario della Terra, il Sole sembrerà sorgere nello stesso punto dell’orizzonte il 22, 23 e 24 dicembre.
Il 25 dicembre sarà il primo giorno in cui riprenderà il movimento verso Nord fino al solstizio d’estate. Per questo veniva chiamato Dies Natalis Solis Invictus, il giorno della nascita del sole vincitore.
Il Sole Invitto aveva una particolare valenza sia per l’agricoltura che per la vita delle persone: gli inverni erano momenti in cui la fame e le malattie potevano essere fatali, aver superato il momento critico poteva voler dire riuscire a vedere un’altra primavera.

Il valore simbolico e metafisico

Questo giorno speciale, che mostrava un nuovo percorso del sole sull’orizzonte è stato interpretato come il giorno della vittoria della luce sulle tenebre, del bene che sconfigge il male. Moltissime sono le divinità nate nei giorni del solstizio d’inverno:

  • Aton – divinità Egiziana
  • Horus – figlio di Iside e Osidiride – divinità Egiziana
  • Dionisio – divnità greca
  • Mitra – divinità siriana
  • El- Gabel – divinità siriana

Culto del Sol Invictus: alcune date importanti

VIII secolo a.C. il sabino Tito Tazio (co-reggente insieme a Romolo della neo fondata Roma) introduce il culto del Sol Indiges, il suo tempio era nei pressi del Circo Massimo.

46 a.C. Giulio Cesare impone il passaggio dall’arcaico calendario lunare al calendario solare, chiamato calendario giuliano in suo onore (rimarrà in uso per oltre 1600 anni, sostituito con il calendario gregoriano nel 1582 d.C.). Il solstizio d’inverno era fissato al 25 dicembre, mentre dal 17 al 23 dicembre si celebravano i Saturnalia in onore del Dio Saturno.

220 d.C. viene istituito il culto del Sole Invitto dall’imperatore Elio Gabalo (218-222 d.C.) essendo egli stesso sacerdote del dio siriano El-Gabel

270 – 275 d.C. il culto del Sol Invictus viene riconosciuto come culto ufficiale dell’impero romano, per ordine dell’Imperatore Aureliano, essendo egli un devoto e figlio di una sacerdotessa del dio.

354 d.C. viene documentato per la prima volta il festeggiamento del Dies Natalis Solis Invictus.


Una storia d’amore incisa sulla pietra

Non si sa quando esattamente sia stato concesso che anche le donne potessero ricevere nei funerali un elogio funebre (laudatio).
Certo, per donne importanti, alla fine della Repubblica l’uso era già divenuto frequente. Alcuni elogi furono poi anche incisi su marmo. Tra questi la cosiddetta laudatio Turiae (elogio di Turia) di cui si presentano due dei sei frammenti conosciuti (il testo completo doveva constare di circa 180 righe suddivise in due colonne).

E’ da dire però che l’identificazione della donna con Turia, moglie del senatore Quinto Lucrezio Vespillo oggi non è più accettata. Il marito che pronuncia l’elogio dichiara di doverle, in sostanza, i beni e la vita stessa perchè, quando durante le guerre civili, fu costretto alla clandestinità ed all’esilio, fu lei, dapprima come fidanzata e poi come moglie, ad aiutarlo in ogni modo, a custodirne gli interessi, a difenderne la casa, a supplicare i potenti per la sua riabilitazione. Tornata la pace e ricongiunta al marito, non potendo avere figli, lo lasciò libero di averne con un’altra donna, ma egli rifiutò.

Testo dell’Elogio funebre

Con i tuoi gioielli fornisti alla mia fuga vari ed ampi sostegni strappandoti di dosso e consegnandomi tutto l’oro e le perle che avevi; quindi, astutamente eludendo la sorveglianza dei miei nemici, colmasti la mia lontananza di schiavi, denaro, provviste. Richiesta la restituzione dei beni confiscati, impresa alla quale ti induceva un animo impavido, la tua straordinaria devozione mi procurava la clemenza • di coloro contro i quali macchinavi, cionondimeno levando sempre la tua voce con fermezza d’animo. Frattanto una schiera d’uomini assoldati da Milone, approfittando dei torbidi della guerra civile, cercò di occupare e saccheggiare la casa che, già sua, avevo comprato quando era esule, ma tu riuscisti felicemente a respingere l’attacco ed a salvarla.

Se fui reso alla patria lo devo a te quanto a Cesare infatti se tu non avessi conservato la mia vita, anche Cesare avrebbe promesso inutilmente il suo intervento.

Così sono debitore alla tua dedizione e alla sua clemenza.

Perché raccontare oggi le nostre decisioni più intime e nascoste nel segreto nel cuore?

Come, sollecitato con pronti avvisi ad evitare pericoli immediati o imminenti, mi sia salvato grazie ai tuoi consigli? E come tu sia riuscita ad impedire che l’audacia mi trascinasse, e finalmente placato, mi abbia preparato un sicuro rifugio ed abbia fatto partecipi delle tue decisioni tua sorella e suo marito Gaio Cluvio, tutti coinvolti nel pericolo?

Se tentassi di accennare a tutto, non finirei mai.”

Fonte: pannelli espositivi del Museo Nazionale Romano, sede Terme di Diocleziano

Museo Terme di Diocleziano
Indirizzo: Via Enrico de Nicola, 78 – 00185 Roma
Sito web: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/terme-di-diocleziano/
Costo Indicativo del biglietto: 10,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese

Musei dedicati a Roma Antica:
Musei Capitolini
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

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Sepolcro dei Platorini

La tomba, scoperta nel 1880 e ricostruita nel 1911 da Roberto Paribeni, è caratterizzata da una pianta rettangolare, decorazioni tiberiane e conservazione di urne cinerarie, evidenziando le complesse relazioni tra gli occupanti e la rilevanza storica del sepolcro.

La Tomba del Guerriero di Lanuvio

La Tomba del Guerriero di Lanuvio, risalente al V secolo a.C., evidenzia l’influsso greco attraverso il ritrovamento di armi e attrezzi atletici. Lanuvium, famosa per tre imperatori romani, fu fondata secondo leggende legate alla cultura greca.

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L’idolo del Gianicolo e i culti misterici d’Oriente

Il tempio del Gianicolo e le sue divinità

L’idoletto rappresenta un personaggio maschile avvolto dalle sette spire di un serpente, allusive alle sette sfere celesti, ed identificato con l’egizio Osiride o il siriaco Adone, divinità che nascono e muoiono ogni anno, entrambe legate al ciclo delle stagioni.
Proprio per rappresentare l’allegoria della morte e della rinascita del dio, e dunque del neofita prima e dopo l’iniziazione, la statuetta era periodicamente estratta dal suo ripostiglio, venerata dai sacerdoti e dai fedeli e riposta fino alla nuova cerimonia di iniziazione al culto misterico. (N.G.)

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagina 96

Il Santuario del Gianicolo

Presso una fonte sorgiva si scorgono i resti di un santuario di provenienza siriaca. Nel bosco, alle pendici del Gianicolo, cresceva un culto venuto dall’oriente, alimentato dallo spirito […] di Furrina. Un luogo funesto, segnato dalla terribilità del suo genius loci e da inquietanti delitti. La sua scoperta risale al 1906, quando la campagna di scavo mise in luce tre fasi di costruzione di cui solo l’ultima facilmente leggibile.

Dall’altra parte del Tevere, lontano dai culti ufficiali, dalle liturgie istituzionali, le comunità straniere di schiavi, liberti e commercianti arricchiti, portavano i loro riti e feticci, animando il pantheon tradizionale con la complessità dei culti misterici. Nella Regio XIV, dunque, trovavano ospitalità le aspirazioni trascendentali dell’oriente, con le loro ansie di riscatto, con i loro concetti di morte e resurrezione.

In tale clima dobbiamo collocare il primitivo sorgere del tempio nelle forme di un tèmenos con una vasca o piscina sacra; come pure la sua successiva trasformazione per opera di un tal Gaionas, ricco e munifico mercante siriano che aveva importato a Roma i suoi culti. Una distruzione metteva fine al primo santuario che veniva ricostruito in nuove forme e con diverso orientamento in una fase successiva, quella attualmente visibile, assegnata al IV secolo. L’edificio doveva presentarsi come un organismo chiuso, organizzato in tre corpi distinti: al centro un cortile, a ovest una costruzione a pianta basilicale e a est un’altra a pianta ottagonale. Un orientamento sfalsato di otto gradi tra i muri perimetrali e quelli corti interni ha corretto la direzione dell’asse del tempio verso est, ovvero in direzione del sorgere del sole, come vuole la tradizione sacrale.

Il cortile spartiva i due ambienti principali del culto, dei quali uno, quello basilicale, era destinato alle liturgie pubbliche, mentre l’altro, quello ottagonale, era riservato ai riti misterici. L’edificio basilicale con un impianto simile a tre navate, con quella centrale più larga e quelle laterali più piccole, dotate di nicchie, fa ritenere che tre fossero le divinità venerate. E, poiché nei pressi dell’abside centrale venne rinvenuta una statua acefala seduta su un trono, che può essere inter-pretata, nel contesto siriaco, come Giove heliopolitano (Hadad, ovvero Giove Serapide), non è escluso che le altre due fossero quelle di completamento della triade heliopolitana: Atargatis (la dea Syria dei romani) e il figlio Simios (romanizzato come Mercurio e associato a sua volta a Dioniso). Uno strano rito di fondazione doveva essere alla base dell’instaurazione del culto se, sotto il piano della nicchia di Giove-Hadad, venne ritrovato un teschio senza denti e senza mascella inferiore, misteriosamente sparito dopo il suo rinvenimento.

Ma i misteri non finiscono qui. Nella parte mistilinea del sacello, quella rivolta a est, vennero ritrovate una statua egiziana in basalto nero (proveniente dall’abside) e un’altra di Dioniso con il volto e le mani dorate. Venne rinvenuto, inoltre, un’idoletto bronzeo deposto, adagiato sul dorso, all’interno di un altare triangolare. Un giovane imbalsamato entro una stretta guaina e costretto entro le sette spire di un serpente che poggia la sua testa sul capo della statuetta. Al momento della scoperta tra le spire furono rinvenute sette uova in una disposizione simbolica. Un ritrovamento sconcertante che appassionò non poco gli studiosi nella ricerca dell’identità e del ruolo di quell’idolo singolare. Non è chiaro di chi si tratta. Certamente è una deità dai connotati egizio-siriaci, un dio solare sincretizzato che muore e rinasce. Che sia Simios o Adone o, piuttosto, Osiride o Dioniso, rappresenta le istanze di un culto misterico a carattere salvifico.

Fonte: Roma sotterranea, Ivana Della Portella, arsenale editrice, 2002, pagine 110-111-112

Museo Nazionale Romano, Sede Terme di Diocleziano

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Romano Impero
Ministero dei Beni Culturali

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