Un corridoio seminterrato pieno di meraviglie, nella Domus di Agrippa
Cariatidi, sfingi e scene teatrali
Il lungo corridoio seminterrato (criptoportico), illuminato da piccole finestre alte, aveva una fondo chiaro che conferiva maggiore luminosità all’ambiente.
La decorazione riproduce illusionisticamente un colonnato poggiante su una zoccolatura decorata con grottesche; in secondo piano, su una parete scandita da pilastri si alternano finti quadri con scene teatrali e di culto e paesaggi a campo libero. Alcuni quadri sono considerati, in base allo stile e alla tecnica pittorica, frutto di un restauro successivo.
Nella zona superiore, sostegni a figura femminile (cariatidi) sorreggono un loggiato con statue di divinità e sfingi.
A causa dei tempi ristretti dello scavo, si decise di asportare solo le porzioni più significative della parete.
L’effetto complessivo della decorazione, noto da un acquerello realizzato all’epoca, è qui suggerito dal disegno tracciato sul supporto moderno, lungo il quale sono stati ricollocati i frammenti.
Domus di Agrippa: Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. La qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.
ROMA, PALAZZO MASSIMO -La sala da pranzo della casa Farnesina presenta decorazioni eleganti e un ambiente confortevole per l’inverno, con pannelli neri, mosaici, e affreschi raffiguranti paesaggi e storie popolari.
ROMA- MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO. La Domus di Agrippa presenta decorazioni parietali straordinarie con colonne e figure femminili che ricordano le Cariatidi, insieme a affreschi di nature morte e battaglie navali.
La camera E (cubiculum), un soggiorno intimo provvisto di letto (kline), era divisa tra anticamera e alcova; l’ambiente, probabilmente realizzato in un secondo momento, presenta l’accesso originario decentrato.
La decorazione parietale, nella quale a differenza dei cubicula B e D prevalgono colori tenui, simula un’architettura con colonne esili e trabeazioni surreali, che fanno da quinte a edicole con paesaggi sacri (in tre casi appare un viandante nell’atto di compiere un sacrificio all’erma della dea Atena).
Le immagini presentano vari riferimenti al mondo femminile: i quadretti sulle pareti lunghe dell’anticamera mostrano fanciulle impegnate in varie attività, mentre sulla parete di fondo dell’alcova, dove è un quadretto con soggetto amoroso, la dea Artemide appare nelle duplici vesti di cacciatrice e Luna. Sul lato opposto sono raffigurate due Muse.
La volta a botte, decorata a stucco, presenta raffigurazioni di paesaggi idillico-sacrali e scene mitologiche, tra le quali Fetonte che chiede al dio Apollo, suo padre, di poter guidare il carro del Sole. Altri riquadri presentano statue di Zeus, una probabile effigie di Augusto novus Mercurius, dischi solari, vittorie alate e figure grottesche, eseguite a bassissimo rilievo con l’eleganza e la precisione di opere di oreficeria.
Domus di Agrippa: Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. La qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.
ROMA- MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO. Il cubicolo B della Villa di Agrippa presenta pareti rosse in cinabro, decorazioni fastose, e rappresentazioni artistiche di divinità e scene mitologiche.
ROMA – MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO Gli affreschi del criptoportico vennero rinvenuti nel 1879, durante gli scavi sul Tevere, sono una delle migliori testimonianze della pittura dell’epoca augustea
Durante gli scavi nel giardino della dimora rinascimentale della Farnesina, per la costruzione dei Lungoteveri, nel 1879 iniziarono ad apparire “avanzi di una nobilissima casa privata dell’epoca augustea, adorna dei più vaghi dipinti murali che mai sieno stati ammirati in Roma”. La zona del rinvenimento, nella regione XIV della suddivisione augustea, Transtiberim, l’odierno Trastevere, era caratterizzata da attività artigiane, anche di etnie straniere e da magazzini (horrea) per le merci legate al trasporto fluviale, ma vi sono attestati anche ville e horti in affaccio sul Tevere, tra cui quelli celebri di Cesare. La scoperta suscitò un grande entusiasmo: all’epoca la pittura di età augustea a Roma era poco nota, in quanto i complessi della casa di Augusto e dell’Aula Isiaca sul Palatino non erano ancora stati scoperti e si conosceva solo la Casa di Livia sul Palatino.
Negli ambienti scavati, a parte frammenti di vasellame d’uso quotidiano e alcune monete, non sono state trovate statue e altri oggetti dell’arredo, circostanza che ha fatto pensare a un abbandono forzato dell’abitazione, forse per le continue piene del Tevere.
Nonostante la fretta dei lavori si decise di asportare interamente le decorazioni più preziose: pitture, stucchi e mosaici furono subito ricoverati nel vicino Orto Botanico e poi trasferiti nel 1889 alle Terme di Diocleziano, prima sede del Museo Nazionale Romano. La documentazione grafica e ad acquerello eseguita all’epoca è stata molto utile per ricostruire la topografia dell’area e la natura dell’edificio.
I proprietari
Nessun elemento concreto ha fornito indicazioni sui proprietari della villa ma l’eccezionale qualità delle decorazioni indica senza dubbio una committenza di ceto elevato. I confronti stretti con le pitture degli edifici augustei del Palatino e la presenza di elementi figurativi tipici del repertorio augusteo, consentono di attribuire la proprietà della villa a un esponente della cerchia di Augusto, da identificare con la figura del generale Marco Vipsanio Agrippa.
Nella zona, per altro, Agrippa aveva anche altre proprietà e per collegare questa parte della città al quartiere del Campo Marzio, dove realizzò il programma edilizio di Augusto, costrui il Pons Agrippae nel 25 a. C. (Ponte Sisto). Egli avrebbe fatto costruire e decorare la villa, che probabilmente abitò, dopo il trionfo celebrato nel 29 a.C. per la battaglia di Azio, nella quale aveva svolto un ruolo fondamentale. Augusto consolidò il legame con Agrippa dandogli in sposa la propria figlia Giulia (25 a.C. )quando questa rimase vedova dopo la morte del giovane Marcello.
Le decorazioni parietali
La casa romana come luogo dell’otium
In seguito al contatto con il mondo greco, a partire dal Il sec. a.C., la cultura ellenistica si introdusse nelle abitudini dei romani, piegando gradualmente i modi della più rigida tradizione latina ai piaceri che l’arte greca era in grado di offrire.
Si diffuse così la moda di decorare gli interni delle abitazioni con pitture riche di riferimenti letterari e mitologici, che fungevano da stimolo per la conversazione colta.
La decorazione dipinta che, in quest’epoca, era riservata ai ceti più elevati, sottolineava nella casa i ruoli degli spazi destinati alla vita publica e alla vita privata: negli ambienti pubblici proprietario doveva rispettare la tradizione con soluzioni sobrie e senza ostentazione di lusso invece nelle stanze private, accessibili a pochi, come nel caso degli ambienti qui esposti, si poteva esprimere più liberamente.
Le decorazioni della Villa della Farnesina
Nella Villa della Farnesina l’insieme delle decorazioni, pitture, stucchi e mosaici è stato ideato come progetto unitario e realizzato da maestranze della massima abilità.
L’unico artista noto dalle fonti letterarie a cui potrebbe essere attribuito un progetto decorativo di tale livello è Studius (o Ludius), considerato inventore del genere di pittura con architetture, giardini e paesaggi, di gran moda nell’epoca augustea.
Le pitture
Insieme a quelle delle case di Augusto e Livia, dell’Aula Isiaca sul Palatino e della Villa di Livia a Prima Porta (in questo museo), le pitture della Farnesina sono fortemente innovative e di rottura rispetto al linguaggio stilistico dell’ultimo periodo della Repubblica, e si collocano nel periodo dell’ascesa politica di Ottaviano (tra il 36 e il 27 a. C.), con una possibile datazione tra il 30 e 20 a. C.
La tavolozza, ricca dei colori più brillanti e costosi, dà vita a un repertorio figurativo straordinariamente vario e fantasioso.
La composizione simula illusionisticamente strutture architettoniche, entro le quali si inseriscono quadri dipinti direttamente sulla parete, come a ricreare l’effetto di una pinacoteca.
Lo schema decorativo delle pareti si adattava alla funzione principale di ogni stanza: gli ambienti destinati alla sosta, come i cubicoli, erano infatti decorati con particolare cura e attenzione, per una contemplazione più lunga, quelli destinati invece al movimento, come i corridoi, erano più sobri e scanditi da elementi ripetitivi.
Gli stucchi
Le decorazioni a stucco dei soffitti hanno molti elementi in comune con l’ornato delle pareti dipinte. Delle tre stanze B, D ed E sono conservati numerosi frammenti appartenenti alla zona dell’anticamera, recuperati durante gli scavi nelle macerie che riempivano i vani, e pazientemente ricomposti e montati; non si ha alcuna notizia sulla volta della grande sala C, probabilmente non decorata.
Gli stucchi, completamente bianchi, furono eseguiti con stampi che contenevano le forme in negativo; le scene figurate erano fatte a mano libera.
Nei riquadri sono rappresentati episodi mitologici, paesaggi con architetture prospettiche, cerimonie sacre e piccole figure; come nelle pitture i temi rappresentati rimandano per lo più al mondo di Dioniso.
La tazza con corteo marino di Palazzo Massimo a roma è Tra i capolavori più affascinanti conservati a Palazzo Massimo, spicca una straordinaria tazza marmorea decorata con un fregio marino di rara eleganza. Rinvenuta nell’area del lungotevere in Sassia, probabilmente nei pressi degli antichi Horti di Agrippina, questa opera d’arte unisce raffinatezza tecnica, profondità mitologica…
ROMA MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO La camera E della Villa di Vipsanio Agrippa presenta decorazioni che richiamano il mondo femminile, con colori tenui e rappresentazioni sacre.
Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. Sebbene manchino oggetti d’arredo, la qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.
Fonte: dai pannelli espositivi di Palazzo Massimo In un grande clipeo a squame bipartite bianche e nere è raffigurata Medusa, una delle tre Gorgoni. Il mostro con i capelli di serpente pietrificava chiunque la guardasse: Perseo riuscì a decapitarla grazie all’aiuto di Atena, alla quale l’eroe donò la testa tagliata che compare al centro dell’egida…
Il rilievo della Scuola degli Ingegneri di Roma fu realizzato nel 1905 e pubblicato nel 1906, utilizzando per la prima volta strumentazioni topografiche di notevole precisione. Nella pubblicazione del 1906, intitolata “La Villa Adriana. Guida e descrizione”, lo stesso Rodolfo Lanciani presenta questo rilievo, proprio perché fermamente convinto che la documentazione scientifica delle strutture archeologiche debba essere necessariamente supportata dal rilievo topografico eseguito con la massima precisione.
Il disegno planimetrico è redatto, in tutta la sua estensione, in scala 1:3000. La stessa planimetria è riportata in una scala più di dettaglio, al 500, ed è suddivisa quindi in tre parti. Il disegno riporta anche le curve di livello e ciò costituisce un elemento di assoluta novità: l’altimetria consentiva di effettuare nuove valutazioni circa la conoscenza del sito archeologico, in quanto permetteva di mettere in relazione la forma degli edifici con l’orografia del territorio. Il rilievo tuttavia non comprende alcune parti della Villa, come per esempio il cd. Odeon o la zona degli Inferi.
Indubbiamente la caratteristica di questo rilievo è l’essenzialità del segno grafico, ma è pur vero che questa connotazione è in qualche modo rispondente sia alla necessità di porre chiarezza, di creare cioè dei riferimenti certi ed essenziali, sia al fatto che nella realtà del contesto la gran parte degli edifici era prevalentemente nascosta dal terreno.
Un’altra considerazione degna di nota è che questo rilievo rappresenta una sorta di verifica topografica di tutte le planimetrie precedenti e si può tranquillamente affermare che nessun edificio del complesso archeologico si discosti sensibilmente dalla forma, dalla dimensione o dall’orientamento in base al quale è stato rappresentato nelle piante di Contini, Piranesi o Penna.
L’architetto Italo Gismondi realizzò il plastico di Villa Adriana in due occasioni: la prima fu rappresentata dalla Mostra Augustea della Romanità, avvenuta nel 1938, la seconda in concomitanza con alcuni lavori di sistemazione effettuati nella Villa stessa.
Sia il primo che il secondo plastico vennero realizzati in base al rilievo effettuato dalla Scuola degli Ingegneri di Roma.
La seconda versione, cioè quella conservata in questa stessa sala, fu realizzata nel 1956 ed è, rispetto alla prima, più aggiornata, in quanto rielabora una serie di acquisizioni che gli scavi realizzati in quegli anni avevano evidenziato.
L’utilità del plastico è rappresentata anche dal fatto che costituisce uno strumento di verifica ogni qual volta si intraprendono nuove indagini e si formulano nuove ipotesi ricostruttive circa le conoscenze dei complessi archeologici della Villa.
Nel 1905, la Scuola degli Ingegneri di Roma effettuò un rilievo topografico della Villa Adriana, pubblicato nel 1906, introducendo una rappresentazione in scale 1:3000 e 1:500. Questo lavoro ha verificato le planimetrie precedenti e ha facilitato nuove valutazioni archeologiche.
Nel museo, ricavato in alcuni ambienti della villa presso il Canopo, alcuni materiali provenienti dagli scavi ci aiutano nel compito ricostruttivo. La maggior parte delle sculture sono copie di originali famosissimi: le Cariatidi dell’Eretteo di Atene, l’Amazzone di Policleto, la Venere Cnidia di Prassitele, l’Amazzone di Fidia. Tali copie ci suggeriscono un altro aspetto della…
Hospitalia, come dice il nome stesso, era il complesso della Villa dedicato alle stanze per gli Ospiti. Era composto da un ampio corridoio su cui si apriva una doppia serie di cubicola (stanze da letto), in tutto dieci, disposti a forma di T, ciascuna stanza conteneva tre letti. Sappiamo con esattezza il numero dei letti…
Lucio Elio Aurelio Commodo, era figlio di Marco Aurelio e Faustina. Aveva un gemello Tito Aurelio Fulvio, che però morì all’età di 4 anni.
Fu nominato “Cesare”, quindi erede al trono, insieme al fratello Marco Annio Vero, più piccolo di lui di un anno circa. Marco Annio Vero morì nel 169 all’età di circa 7 anni, lasciando Commodo come unico erede. Con questa successione Marco Aurelio rompeva una tradizione che da tempo aveva portato fortuna all’impero: la pratica dell’adozione. Per molti commentatori contemporanei, la scelta di Marco Aurelio fu il suo unico errore.
Principe Commodo adolescente – Musei Capitolini
Subito dopo la morte del padre, il diciannovenne Commodo, pose fine alle guerre con i Marcomanni e con i Quadi e si affrettò a tornare a Roma, lasciando il fronte, nonostante il parere contrario di tutti i consiglieri di suo padre.
Per quanto Marco Aurelio fosse uno stoico, resistente alla fatica, incline alla benevolenza, forte nella volontà, capace di godere della ricchezza come di esserne privo, il figlio dedicò tutto se stesso ai piaceri che la vita a Roma poteva offrire. Sfoggiò la sua ricchezza, la sua eleganza e governò in maniera autoritaria, andando ben presto in contrasto con il Senato e l’aristocrazia.
Dopo soli due anni fu organizzata la prima congiura per ucciderlo. Come ci racconta Dione Cassio nella sua “Storia Romana” – “…Claudio Pompeiano tentò di ucciderlo: sguainando la spada in un andito angusto [dell’anfiteatro n.d.r.], disse: <<Ecco, questa te la manda il senato!>>. Costui si era fidanzato con la figlia di Lucilla ed aveva una relazione intima non solo con la fanciulla stessa, ma anche con la madre, ragion per cui aveva stretto un rapporto di famigliarità con Commodo tale da renderlo suo compagno di banchetti e di divertimenti giovanili. Lucilla, che non era affatto più saggia e più temperante del fratello Commodo, detestava suo marito[…]: perciò persuase il suddetto Pompeiano a tendere insidie a Commodo, e così non solo mandò in rovina il marito, ma ella stessa, dopo essere stata scoperta fu uccisa”. (pagine 199-201)
Sentendosi in pericolo, Commodo fece uccidere molte persone, perché sospettate, ma anche per invidia o per calcolo, come avvenne con i Quintili. L’imperatore instaurò così un clima di terrore e alla fine morì a causa di una nuova congiura.
L’aristocrazia ed il Senato lo avevano così in odio che ne decretarono la damnatiomemoriae.
Per quale motivo è famoso Commodo?
Le fonti ce lo presentano come un soggetto autoritario e sanguinario, paragonato ai peggiori imperatori quali Nerone, Caligola, Domiziano. I suoi eccessi e la sua megalomania non fanno però di lui un pazzo, dimostrò infatti grande lucidità e abilità nel conservare il potere per ben 12 anni, ingraziandosi il favore dell’esercito e del popolo con generosi donativi.
“Era infatti anche liberale, e spesso distribuì al popolo centoquaranta denari a testa, sebbene spendesse la maggior parte del denaro per gli spettacoli di cui ho parlato. Perciò, muovendo accuse sia contro donne sia contro uomini, ad alcuni dava la morte, ad altri vendeva la salvezza a prezzo del loro patrimonio.(3) Infine, ordinò che noi, le nostre mogli e i nostri figli pagassimo, nel giorno del suo compleanno, due monete d’oro ciascuno a titolo di una sorta di primizia, e che i senatori di tutte le altre città versassero cinque denari a testa. Né risparmiò alcunché di questi fondi, ma sperperò tutti malamente nelle cacce e nei combattimenti gladiatori.”
Il paragone con Nerone dipende anche dal fatto che Commodo osò fare ciò che il suo predecessore non riuscì, a seguito di un incendio, Commodo cambiò il nome a Roma.
“[Commodo] ordinò che Roma stessa venisse chiamata «Commodiana», le legioni «Commodiane» e «Commodiano» anche il giorno in cui erano stati votati questi decreti. Tra gli svariati titoli che si attribuì, ci fu anche quello di Ercole. Inoltre, diede a Roma i titoli di «immortale», «fortunata» e «colonia del mondo» (voleva, infatti, che apparisse come una sua colonia). (3) In suo onore fu eretta una statua d’oro di mille libbre che lo rappresentava con un toro ed una vacca, e infine tutti i mesi presero il nome da lui, disposti in quest’ordine: Amazonio, Invitto, Fortunato, Pio, Lucio, Elio, Aurelio, Commodo, Augusto, Erculeo, Romano, Esuperatorio. (4) Egli, mentre assumeva ora gli uni ora gli altri di questi titoli, applicò invece definitivamente a se stesso quelli di «Amazonio» ed «Esuperatorio, ad indicare che aveva superato di gran lunga tutti gli uomini in qualsiasi cosa: tale era la follia a cui era giunto quel poco di buono.”
Cosa pensavano i contemporanei di lui?
Cassio Dione, che visse a quel tempo, ce ne lascia una memoria molto negativa nel suo “Storia Romana” libro LXXII “Commodo non era malvagio per natura, era anzi ingenuo come tanti altri; tuttavia, la sua grande debolezza di carattere e la sua codardia lo rendevano succube delle persone che frequentava, dalle quali, inizialmente indotto a cattive consuetudini per ignoranza delle cose migliori, fu in seguito spinto a mutare la sua indole, che divenne violenta e sanguinaria. Tutto ciò, mi pare, Marco l’aveva chiaramente previsto. Commodo aveva dicannove anni quando morì suo padre, che gli lasciò molti tutori, tra i quali c’erano anche i migliori esponenti del senato; dopo aver rifiutato di dare ascolto ai consigli e ai suggerimenti di costoro e dopo aver concluso una tregua con i barbari, egli s’affrettò a tornare a Roma, poiché detestava la fatica e desiderava abbandonarsi alle mollezze della vita cittadina.”
Quale eredità ci ha lasciato Commodo?
Secondo alcuni storici, Commodo dilapidò le casse dell’impero nei suoi 12 anni al potere. Cassio Dione: “Commodo dedicava tutto il suo tempo ai piaceri e rivolgeva i suoi interessi alle corse dei cocchi, senza minimamente curarsi delle enormi responsabilità che il potere imperiale richiedeva; in ogni caso, anche se vi si fosse dedicato seriamente, non sarebbe stato comunque in grado di farvi fronte a causa della sua indolenza e della sua inettitudine. Commodo […] trascorreva la maggior parte della vita dedicandosi ai divertimenti, ai cavalli e ai combattimenti di bestie feroci e di uomini. Infatti, oltre ai delitti che commetteva in casa sua, faceva spesso uccidere in pubblico un gran numero di uomini e di animali selvatici: egli solo con le sue mani ammazzò in una volta sola cinque ippopotami e, in due giorni consecutivi, due elefanti; inoltre, uccise dei rinoceronti e una giraffa.”
Commodo non rivolse quindi l’attenzione verso la città, si limitò a cambiare i nomi ai monumenti più importanti e nei primi anni del suo regno, a celebrare la memoria di suo padre: concluse i lavori per la famosissima statua equestre di Marco Aurelio e commissionò la colonna Antonina.
Molte statue vennero erette in suo onore, molto spesso rappresentato come Ercole, ma solo pochissime sono pervenute a noi a causa della damnatio memoriae che subì dopo la morte.
Questa condanna del Senato durò poco in realtà, i senatori alla morte volevano trascinarne il corpo per la città con un gancio e gettarlo nel fiume, ma Pertinate riuscì a salvare la salma e a seppelirla insieme alla famiglia degli antonini all’interno del Mausoleo di Adriano (oggi Castel Sant’Angelo).
Fu Settimio Severo, nel tentativo di confermare il suo potere, a riabilitarne la figura, decretando l’apoteosi di Commodo.
Busto dell’imperatore Commodo, Musei Vaticani
Lucius Aelius Aurelius Commodus (31 agosto 161 d.C.) nasce a Lanuvium antica città del Lazio
Imperatore romano dal 17 marzo 180 d.C. al 31 dicembre 192 d.C. Durata del Regno: 13 anni
Predecessore: Marco Aurelio Successore: Pertinace Dinastia: Antonina
Come è morto Commodo? Strangolato per ordine del Senato
Cronologia: 161 d.C. – 31 agosto – nasce a Lanuvium, nel Lazio. Suo padre era l’imperatore Marco Aurelio e sua madre Faustina, figlia dell’imperatore Antonino Pio. Commodo aveva un gemello Tito Aurelio Fulvio Antonino, che morì nel 165.
166 d.C. – 12 ottobre Commodo fu nominato Cesare insieme al fratello minore, Marco Annio Vero Cesare; quest’ultimo morì nel 169, perciò l’unico figlio superstite rimase Lucio Aurelio Commodo.
177 d.C. – Marco Aurelio associa Commodo al suo potere, in qualità di imperatore
180 d.C. – 17 marzo, morte di Marco Aurelio. Commodo rimane l’unico imperatore di Roma
182 d.C. – sopravvive ad una congiura che vede tra i mandanti anche la sorella Lucilla.
190 d.C. – cambia il nome di Roma in “Colonia Commodiana” e si proclama “Ercole Romano”
192 d.C. – 31 dicembre Commodo viene assassinato da il suo ex maestro di lotta Narcisso, con la complicità della sua concubina preferita Marcia.
Lo sapevi che l’acqua della fontana di Trevi viene dall’acquedotto Vergine?
Degli undici acquedotti costruiti dagli antichi Romani, quello Vergine è l’unico ancora in funzione. Un vero record, se si pensa che è stato inaugurato nel 19 a.C. da Agrippa, che lo aveva realizzato per alimentare le sue terme monumentali nei pressi del Pantheon.
Alla ricerca di nuova acqua, Agrippa spinge i suoi soldati nella zona dell’attuale Salone (vicino a Lunghezza), dove grazie all’aiuto di una giovane ragazza scopre la sorgente.
In memoria della giovane (o per la purezza dell’acqua), la nuova opera prende il nome di acquedotto Vergine (Aqua Virgo). È giunto praticamente intatto fino a oggi perché il suo percorso è quasi completamente sotterraneo, difficile da attaccare per i nemici di Roma.
I Romani superarono davvero loro stessi in questa opera idraulica: con una lunghezza di quasi 20 chilometri, l’acqua scorre a una pendenza massima di 30 centimetri per chilometro.
Dalla sorgente alla mostra c’è un dislivello di soli 6 metri. E non è il solo primato di questa struttura. Non si è ancora ben capito il motivo per cui, giunto in prossimità delle mura severiane, l’acquedotto giri verso nord, attraversi la Tiburtina, la Nomentana e in corrispondenza della Salaria entri in città per attraversare i Parioli (dove raggiunge la profondità massima a 43 metri sottoterra) e mostrarsi nella fontana della Barcaccia in piazza di Spagna.
Da quel punto, tante sono le fontane alimentate dall’Acqua Vergine: la fontana di Trevi, il Bottino di via Lata, la Scrofa (oggi secca), la fontana del Pantheon e infine la fontana dei Fiumi di piazza Navona. Un percorso monumentale eccezionale, che ancora oggi si serve dell’acqua romana.
La struttura, che i più coraggiosi possono percorrere per un breve tratto scendendo da Trinità dei Monti, si presenta come un tunnel rivestito di cocciopesto, su cui si aprono a intervalli regolari dei pozzi che raggiungono la superficie. In questi punti spesso il tracciato dell’acquedotto vira leggermente, per rallentare il corso dell’acqua. Si tratta di pozzi di ispezione, utili a controllare lo stato della struttura e raccogliere sedimenti che l’acqua porta con sé.
Oggi esistono due modi per esplorare questo monumentale acquedotto: un sistema più avventuroso passa da una scala a chiocciola rinascimentale cui si accede nei pressi di villa Medici; quello più facile invece offre la possibilità di ammirare delle arcate in marmo nei pressi della fontana di Trevi. Risalgono a un restauro voluto dall’imperatore Claudio, su cui poi è intervenuto Sisto IV, come ben testimonia lo stemma della famiglia Della Rovere. In entrambi i siti, si coglie chiaramente la meraviglia di un’opera che funziona da oltre duemila anni e non ha alcuna intenzione di smettere.
Fonte: 99 Luoghi segreti di Roma – Costantino D’Orazio – Mondadori Editore – edizione 2022 – pagine 252-253
L’acquedotto Vergine, costruito nel 19 a.C., è l’unico acquedotto romano ancora attivo. Con una lunghezza di quasi 20 chilometri, fornisce acqua alla fontana di Trevi e ad altre fontane di Roma, testimonianza della straordinaria ingegneria…
Sotto Piazza Navona giace lo stadio di Domiziano, costruito nell’86 d.C. per ospitare i giochi greci. L’Agon Capitolinus combinava sport e arte, ma era meno popolare degli anfiteatri. Oggi, resti antichi si integrano nell’urbanistica moderna.
Si è verificato un problema. Aggiorna la pagina e/o riprova in seguito.
Scopri come accedere: Il permesso, difficile da ottenere per visitare l’acquedotto attraverso la “chiocciola” va chiesto all’ACEA chiamando il numero 06/57991. Più facile è visitare il sito gestito dalla Soprintendenza di Roma – chiamando allo 060608 – tutte le informazioni qui – https://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/acquedotto_vergine
Un altro viaggio sotto la Fontana di Trevi si può fare visitando La Città dell’Acqua – Vicus Caprarius – info qui https://www.vicuscaprarius.com/
Sotto la platea agonale di piazza Navona, lontano dagli scrosci dei fiumi berniniani, Domiziano, nell’86 d.C., aveva fatto costruire uno stadio per esportare a Roma il modello dei giochi greci istituendo per l’Urbe l’Agon Capitolinus, un complesso eterogeneo di competizioni che si svolgeva ogni quattro anni e che includeva, oltre a gare sportive, competizioni di tipo artistico.
La sequenza degli svolgimenti prevedeva un abbinamento per cui alla corsa a piedi e all’eloquenza, succedevano il pugilato e la poesia latina, il lancio del disco e la poesia greca, quindi il lancio del giavellotto e la musica, in una successione competitiva mista in cui, alle discipline atletiche, si alternavano le dispute culturali.
L’Agone, ideato da Domiziano, era segnato nel programma delle feste della capitale con un ricco cerimoniale, aperto da un fasto inaugurale segnato dalla presenza dell’imperatore che, per l’occasione, si mostrava «con i sandali ai piedi e indossando una toga purpurea di foggia greca, la testa cinta da una corona d’oro che recava le immagini di Giove, Giunone, Minerva, mentre attorno a lui stavano seduti il Flamine Diale e il sacerdote dei Flavi, vestititi allo stesso modo, a eccezione del fatto che le loro corone recavano invece il suo ritratto».
Per svolgere questo ampio apparato agonistico era necessario oltre allo stadio (circus agonalis), un odeon per gli spettacoli musicali, le audizioni e le gare poetiche.
Entrambi gli edifici sopravvivono nella struttura urbanistica moderna che ne custodisce con orgoglio l’impianto antico.
Piazza Navona fonda le sue radici nella platea dello stadio e il vicino palazzo Massimo alle Colonne, con la singolare disposizione peruzziana, rievoca l’originaria forma teatrale dell’odeon. Stando alle cifre – l’odeon conteneva circa diecimila posti e lo stadio trentamila – il consenso verso questa forma di spettacolo era tutt’altro che irrilevante. Tuttavia, ben poca cosa rispetto alle moltitudini che affollavano gli anfiteatri (il Colosseo da solo poteva ospitare ottantamila posti).
La differenza numerica, del resto, non era soltanto dovuta alla diversa spettacolarità dei munera rispetto alle corse e alle gare di eloquenza, ma era permeata da una certa dose di sciovinismo moralista per quel tanto di “importato” delle gare atletiche e soprattutto per il suo nudismo. I certamina greca dell’Agone capitolino non erano ben visti dai romani, neppure dal ceto intellettuale che respingeva come sanguinosa e brutale la lotta gladiatoria. Già Cicerone riportava, confortandolo, il giudizio di Ennio secondo il quale «lo scandalo inizia con lo spogliare il proprio corpo di fronte ai concittadini», e Tacito, a sua volta, lo rinnovava scrivendo: «Che cosa mancava ancora se non mostrarsi nudi, prendere il cesto dei pugili e pensare a quei combattimenti invece che al servizio militare». Ma la stoccata finale la scaglia Seneca con la sua sprezzante visione degli atleti: «Come sono fiacchi d’animo coloro di cui ammiriamo i muscoli e le spalle».
Il circo agonale misurava 275 m circa di lunghezza e 106,10 m di larghezza ed era caratterizzato da due bracci rettilinei e uno curvo. All’esterno aveva un aspetto severo e maestoso col suo allineamento di colonne e arcate in cui si annidavano varie attività dalla rivendita di merci ai lupanari.
Due ordini di archi su pilastri di travertino, intervallati da statue e altre decorazioni, disegnavano la costruzione all’esterno, conferendole dignità monumentale. Da una balconata di piazza Tor Sanguigna è possibile affacciarsi sullo stadio e intuirne l’originaria grandezza grazie alla sopravvivenza di uno degli ingressi principali con la sua arcata di travertino e ciò che rimane del protiro antistante annunziato da una mutila colonna di portasanta.
Si scende a una profondità di circa m 3,50 nel sotterraneo, che conserva integro un intero settore dell’antica cavea dello stadio, e ne permette di vagliare la struttura con la sua scansione ritmica di ambulacri e sale. Si può così apprezzarne la sapienza costruttiva e ripercorrerne, tra le gradinate e gli spalti, gli scenari vivaci e coloriti dei riti ludico-sportivi di massa.
Fonte: Roma sotterranea – Ivana Della Portella – Arsenale Editrice – Edizione 2002 – pagine 180 – 182
Le dieci attrazioni della capitale Se è la tua prima visita a Roma Roma è una città enorme che vanta quasi 3000 anni di storia, la sua offerta culturale è vastissima. Tuttavia, la prima volta…
In questa sala del Museo Capitolino, fin dall’apertura al pubblico, avvenuta nel 1734, i curatori delle raccolte artistiche vollero esporre tutti i busti, le erme e i ritratti raffiguranti gli imperatori romani e i personaggi della cerchia imperiale.
Le opere qui esposte sono il frutto di una selezione ragionata che ha interessato questa particolare sezione della raccolta nel corso dell’ultimo secolo, venendo ampiamente sfoltita e ridisposta secondo criteri storici e logico-tematici più rigorosi e conseguenti.
Attualmente nella Sala degli Imperatori si trovano esposti 67 tra busti e ritratti e al centro una statua femminile seduta, mentre le pareti sono ornate da 8 rilievi antichi e da un’epigrafe onoraria moderna.
I busti, disposti in gran parte su doppia fila di mensole marmoree, danno modo al visitatore di seguire cronologicamente lo sviluppo della ritrattistica romana dall’età repubblicana al periodo tardo-antico, offrendo una esemplificazione ricca dal punto di vista numerico e particolarmente notevole sotto l’aspetto qualitativo.
Il percorso di visita si snoda elicoidalmente in senso orario; parte dalla mensola superiore immediatamente a sinistra, entrando dalla Sala dei Filosofi, per terminare all’estremità della mensola inferiore subito a destra della menzionata porta di passaggio.
Sono presenti due ritratti di Augusto, il primo dei quali è relativo a un momento di poco successivo alla vittoriosa battaglia di Azio (31 a.C.), che ne segnò l’ascesa, mentre il secondo ci offre l’imperatore già nella piena maturità, cinto il capo da una trionfale corona di quercia, sereno e consapevole della sua autoritas.
A questo ritratto di Augusto si può avvicinare il ritratto dell’imperatrice Livia, sua consorte, impreziosito da un ricco e alto diadema con trofeo di spighe e boccioli, che la assimila alla benefica e frugifera dea Cerere.
Nella serie dei ritratti relativi alla primissima età imperiale, sono altresì da notare quello di Agrippina Maggiore, sfortunata moglie di Germanico, con la tipica acconciatura dei capelli disposti a ricciolini sulla fronte, e quello piuttosto raro dell’imperatore Nerone, giovanissimo e relativo alla prima parte del suo regno.
Notevole è la serie degli imperatori della casata flavia con Vespasiano, Tito e Giulia e Nerva.
Particolarmente completa ed esauriente appare la raccolta dei ritratti relativi al II secolo d.C., tra i quali spiccano Traiano e Plotina, Adriano, Antonino Pio e Faustina Maggiore, Marco Aurelio e Faustina Minore, Lucio Vero e Commodo.
Nella serie maschile degli imperatori si può seguire l’evoluzione nel modo di portare i capelli e la barba (fino ad allora perfettamente rasata e in seguito portata lunga, “alla greca”, nell’intento d’apparire ispirati e filosoficamente impegnati), mentre nella serie femminile, l’evoluzione delle acconciature dei capelli, da quelle alte e frastagliate “a impalcatura” di tradizione flavia, a quelle caratterizzate da una più o meno alta crocchia “a ciambella” tipica per tutta l’epoca antonina.
Ben rappresentata è anche la casata severiana (193-217 d.C.) con i ritratti di Settimio Severo, impostato su di un imponente busto d’alabastro verde, di Giulia Domna, sua moglie, e dei figli Geta e Caracalla, e inoltre di Elagabalo, Massimino il Trace, Traiano Decio, Aurelio Probo e Diocleziano. La serie imperiale si chiude con la testa del giovane Onorio (384-423 d.C.), il più piccolo dei figli dell’imperatore Teodosio, preludio dei modi figurativi dell’arte bizantina.
Nella sala sono conservati numerosi ritratti femminili, con complesse acconciature, in qualche caso parrucche dai riccioli molto elaborati. Tra loro spiccano Faustina Maggiore (sposa di Antonino Pio) e Faustina Minore, che cambiava acconciatura a ogni nascita di figlio e della quale pertanto si conoscono otto tipi.
Molto pregevole e il ritratto della “Dama flavia”, dalla complessa e articolata acconciatura e dai raffinati tratti del volto. Singolare è il busto policromo di Dama romana, il cui ritratto proviene da Smirne ed è datato al periodo di Alessandro Severo.
Come molti altri di questo tipo e di questo periodo, era composto per parti, con l’inserimento distinto della chioma; in età moderna fu restaurata la capigliatura, forse perduta, in nero antico.
Elena Augusta
Al centro della stanza troviamo la statua di Elena Augusta, la madre dell’imperatore Costantino I.
Il corpo della statua è databile alla metà del Il sec. d.C., mentre la testa è stata rilavorata nel IV sec. d.C.. La statua ha assunto le sembianze di Elena solo in età costantiniana, quando il ritratto originario, probabilmente di Faustina Minore, moglie di Marco Aurelio, subí una radicale trasformazione.
Musei Capitolini Indirizzo: Sito web: https://www.museicapitolini.org Costo Indicativo del biglietto: 13,00 euro Gratuità: prima domenica del mese Sempre gratuito per residenti possessori di Mic Card e per turisti in possesso di Roma Pass
L’impero Romano ebbe inizio con Ottaviano Augusto nel 27 a.C. se escludiamo Cesare dalla lista degli imperatori. Venne suddiviso in Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente, come due unità pienamente distinte ed autonome, nel 395 d.C.. L’Impero Romano d’Occidente cadde nel 476 d.C. ed il destino volle che il nome dell’ultimo imperatore fosse il…
Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.
Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.
Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.
La statua colossale Marforio, risalente al II-III secolo d.C. e rappresentante Oceano, si trova nel Campidoglio dal 1592. Originariamente nel Martis forum, è diventata una statua parlante per esprimere lamentele contro le autorità. È stata restaurata e ristrutturata diverse volte, inclusa la trasformazione in Museo Capitolino nel 1733.
Questa sala prende il nome dalla scultura centrale, il Galata Capitolino, erroneamente ritenuto un gladiatore in atto di cadere sul proprio scudo, all’epoca dell’acquisto da parte di Alessandro Capponi, presidente del Museo Capitolino, diventando forse l’opera più nota delle raccolte, più volte replicata su incisioni e disegni.
Il Galata è circondato da altre copie di notevole qualità: l’Amazzone ferita, la statua di Hermes e il Satiro a riposo, mentre contro la finestra, il delizioso gruppo rococò di Amore e Psiche simboleggia la tenera unione dell’anima umana con l’amore divino, secondo un tema risalente alla filosofia platonica che riscosse grande successo nella produzione artistica fin dal primo ellenismo.
Fonte: Musei Capitolini. Guida – Comune di Roma, Assessorato alle politiche culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali – Mondadori Electa S.p.a. – Edizione 2006 – pagina 61
Il Galata Capitolino
La scultura, più volte replicata su incisioni e disegni, è forse la più nota dell’intera collezione. Fu acquistata nel 1734 dalle statue che erano parte della Collezione Ludovisi e probabilmente era stata rinvenuta dai Ludovisi stessi nell’area della loro villa. Questa insisteva sugli Horti antichi di Cesare, in parte coincidenti con l’area degli Horti di Sallustio. Con grande pathos raffigura un Gallo (Galata) ferito, del quale vengono messi bene in evidenza gli attributi: scudo, torques al collo, nudità del corpo, ciocche dei capelli scompigliate e baffi. La ferita ben visibile indica la volontà di rendere il guerriero nell’ultimo istante di resistenza al dolore.
L’immagine è forse pertinente al grande donario di età pergamena che Attalo volle porre lungo la terrazza del tempio di Athena Nikephóros per celebrare le vittorie sui Galati.
Forse pertinente al donario è anche il gruppo Ludovisi, oggi a Palazzo Altemps.
Gli studiosi non sono concordi nel datare questa splendida scultura: ultimamente è stata avanzata l’ipotesi della datazione della copia in età cesariana, ma anche quella che possa trattarsi di copia diretta o dell’originale pergameno.
Fonte: Musei Capitolini. Guida – Comune di Roma, Assessorato alle politiche culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali – Mondadori Electa S.p.a. – Edizione 2006 – pagina 65
Musei Capitolini Indirizzo: Piazza del Campidoglio 1 – 00186 Roma Sito web: https://www.museicapitolini.org Costo Indicativo del biglietto: 13,00 euro Gratuità: prima domenica del mese Gratuito per residenti possessori di Mic Card e per turisti in possesso di Roma Pass
La Sala degli Imperatori del Palazzo Nuovo espone 67 busti e ritratti di imperatori romani, evidenziando l’evoluzione della ritrattistica dal periodo repubblicano al tardo-antico. Centrale è la statua di Elena Augusta, madre di Costantino I.
Il Parco Archeologico del Palatino è un tesoro di storia e cultura, situato nel cuore di Roma, insieme al Foro Romano, alla Domus Aurea, fa parte del Parco Archeologico del Colosseo.
Se siete turisti alla vostra prima visita, ecco cosa dovete sapere:
La sua terra è testimone della storia più antica di Roma e offre una vista panoramica mozzafiato sulla città.
Il Lupercale:
Nel corso di indagini archeologiche, è stata localizzata una grotta sulla sommità del Palatino. Gli archeologi ritengono che questa grotta sia il Lupercale, il leggendario sacrario delle origini.
Augusto, il primo imperatore romano, scelse simbolicamente il Palatino come luogo della sua abitazione. La Casa di Livia, parte della villa di Augusto, è ancora visibile.
Tiberio, successore di Augusto, risiedette anche sul Palatino. La sua villa era nota per i suoi giardini e le sue terrazze panoramiche.
Stadio della Domus Augustana:
All’interno del Parco, si trova lo stadio della Domus Augustana, dove gli imperatori romani si dilettavano con giochi e competizioni sportive.
OLYMPUS DIGITAL CAMERAOLYMPUS DIGITAL CAMERA
Sentiero di Caco:
Il sentiero di Caco è un percorso che attraversa il Palatino, offrendo una passeggiata tra gli antichi resti e i giardini.
Camminando lungo questo sentiero, potrete immergervi nella storia millenaria di Roma e ammirare le rovine delle dimore aristocratiche e dei palazzi imperiali.
Il Parco Archeologico del Palatino è un luogo magico, dove il passato prende vita e viaggia attraverso i secoli.
Prima del 70 dc al suo posto avreste trovato il lago artificiale della Domus Aurea di Nerone. Infatti l’anfiteatro Flavio fu completato nel 80 dc sui resti della Domus di…
Nei suoi quasi 2000 anni di storia, la memoria del Colosseo si è persa molte volte. Nel medioevo si credeva che fosse un tempio dedicato al Sole Invitto. “Item vi…
Si tratta di una veduta ideale di Gerusalemme, risalente al XVII secolo. La presenza di un richiamo a Gerusalemme nel Colosseo, simbolo di Roma è da collegarsi al rinnovato interesse…
Roma nel Medioevo era dominata da poche importanti famiglie. Una di queste era la famiglia dei Frangipane – un interessante leggenda narra come l’antica gens Anicia abbia cambiato il nome…
La leggenda di Romolo e Remo Secondo la leggenda, Roma sarebbe stata fondata il 21 aprile del 753 a.C. da Romolo. Grazie al lavoro dell’archeologo Andrea Carandini è stata formulata…
Fori Romani: ai piedi dell’arco di Settiminio Severo non deve passare inosservata una piccola costruzione. Si tratta dell’ombelicus urbis: il punto in cui si incrociavano ad angolo retto le strade…
Cronologia: ETÀ REGIA IX-VIII secolo a.C. Primo insediamento stabile sul Palatino
Metà dell’VIII secolo a.C. Romolo fonda Roma (data tradizionale: 753 a.C.)
Inizio del VI secolo a.C. Tarquinio Prisco fa costruire nella valle tra Palatino e Aventino l’antenato ligneo del Circo Massimo
ETÀ REPUBBLICANA
VI-V secolo a.C. Rafforzamento del carattere sacro del colle con la costruzione dei primi santuari palatini
III secolo a.C. Costruzione del tempio della Vittoria
204 a.C. Introduzione a Roma del culto della Magna Mater e costruzione del suo tempio
191 a.C. Inaugurazione del tempio della Magna Mater e inizio dei Ludi Megalenses
Fine II secolo a.C. Costruzione della Casa dei Grifi: il Palatino diventa un quartiere residenziale d’élite
Inizio I secolo a.C. Costruzione della cosiddetta aula Isiaca
46 a.C. Giulio Cesare rende, per la prima volta, il Circo Massimo una struttura completamente stabile
ETÀ IMPERIALE 36 a.C.-14 d.C. Augusto compra e restaura alcune abitazioni sul colle (Casa di Augusto e Casa di Livia), facendovi la sua residenza, e vi costruisce l’annesso tempio di Apollo Aziaco
14-37 d.C. Tiberio inizia la costruzione della Domus Tiberiana
54-68 d.C. Nerone costruisce sul Palatino la sua prima residenza, la Domus Transitoria, e in seguito all’incendio del 64 d.C., la Domus Aurea
81-96 d. C. Realizzazione della Domus Flavia e della Domus Augustana, volute da Domiziano
Fine I- inizi II secolo d. C. Traiano continua i restauri del Circo Massimo: a tale rifacimento risalgono le strutture attualmente visibili
193-211 d. C. Interventi severiani sul Palatino: rifacimento delle terme e costruzione del Septizodium
218-222 d.C. Elagabalo fa edificare all’angolo orientale del colle un tempio dedicato al Sole
IV secolo Inizio della decadenza e dell’abbandono del palazzo imperiale, dopo il trasferimento della capitale a Costantinopoli.
ETÀ MEDIEVALE XI-XII secolo Il colle diventa una fortezza della famiglia romana dei Frangipane
ETÀ MODERNA 1569 I Farnese creano sul Palatino gli Orti Farnesiani
1720 Inizio dei primi scavi sistematici, anche se distruttivi, da parte di Francesco I, duca di Parma