Piazza del Campidoglio

Su incarico di Paolo III Farnese, Michelangelo provvide alla sistemazione di piazza del Campidoglio. Si trattò di un importante intervento urbanistico, con la pianificazione – la prima a Roma – di uno spazio pubblico sulla base di un progetto preliminare dettagliato.

Michelangelo mantenne i due edifici che già si trovavano in loco, il medievale Palazzo senatorio sul fondo, che dotò di una monumentale doppia rampa, e il quattrocentesco Palazzo dei Conservatori, situato sul lato destro.

Di fronte a quest’ultimo ne predispose un terzo, il Palazzo nuovo (oggi sede, con quello dei Conservatori, dei Musei capitolini), in modo da chiudere la piazza su tre lati a ferro di cavallo. Stabilì poi il rifacimento delle facciate dei palazzi preesistenti e, applicando un artificio scenografico-prospettico, orientò i due edifici laterali in modo che risultassero leggermente divergenti, come divaricati a forbice rispetto alla costruzione centrale, il Palazzo senatorio.

Al centro della piazza, infine, su un basamento decorato con i gigli farnesiani, collocò una prestigiosa statua antica, il monumento equestre dell’imperatore Marco Aurelio (allora ritenuto di Costantino), che Paolo III aveva fatto trasferire dal Laterano.

Dal centro del lato aperto della piazza, infine, Michelangelo fece partire una lunga, monumentale rampa di collegamento.

L’artista non fece in tempo a vedere realizzato il proprio progetto, ultimato, con modifiche, da Giacomo della Porta e Girolamo e Carlo Rainaldi e protrattosi, quanto alla sua realizzazione, fino alla seconda metà del Seicento.

La pavimentazione prevista da Buonarroti, col motivo ornamentale a stella formato da ellissi intrecciate e racchiuso in un ovale, fu eseguita solo nel 1940 sulla base di una stampa cinquecentesca di Dupérac.

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Musei Capitolini

I Musei Capitolini di Roma vennero fondati nel 1471. Ospitano una collezione straordinaria di opere d’arte e reperti storici. Ecco alcune delle opere più famose e importanti: la Lupa Capitolina, il Bruto Capitolino, la statua di Marco Aurelio, il Galata Morente e il mosaico delle colombe.

La Statua Equestre di Marco Aurelio

La statua equestre di Marco Aurelio, unica sopravvissuta delle statue romane, simboleggia il buon governo e il pacifismo. Trasferita a Piazza del Campidoglio nel 1538, è un’opera d’arte storica che ha ispirato il Rinascimento.

Michelangelo

Il genio del Rinascimento Chi era Michelangelo? Michelangelo nacque a Caprese, al tempo un paese sotto il dominio di Firenze, da Ludovico Buonarroti e Francesca Neri. La famiglia Buonarroti era di origine nobile, ma decaduta e il padre aveva accettato il ruolo di podestà nel paesino per necessità. Michelangelo fin da bambino cominciò a dimostrare…

Cupola di San Pietro

L’impegno romano forse più prestigioso di Michelangelo architetto, volontariamente assolto a titolo gratuito, fu la prosecuzione dei lavori di ricostruzione della basilica vaticana.

La riedificazione dell’edificio era iniziata nel 1506 per volere di Giulio II e aveva comportato la progressiva demolizione della precedente basilica costantiniana del IV secolo.

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Nominato nel 1546, a settantun anni, direttore della Fabbrica di San Pietro da Paolo III, Michelangelo riprese con alcune modifiche l’idea della pianta centrale già proposta da Bramante, progettando a coronamento dell’edificio basilicale una maestosa cupola ispirata a quella a doppia calotta eretta un secolo prima da Filippo Brunelleschi per il duomo di Firenze, ma di dimensioni molto più imponenti. La cupola doveva rappresentare il culmine simbolico, oltre che architettonico, della nuova San Pietro.

Nel 1557-1558 Michelangelo fece fare un modello ligneo della struttura, preceduto da uno studio in argilla. Realizzato quando i lavori del tamburo erano già iniziati, tale modello subi modifiche che ne cambiarono l’aspetto di partenza. Del resto nessun progetto presentato era vincolante per Michelangelo, che si era avocato il diritto di poter decidere, per l’intera basilica, i cambiamenti che riteneva più opportuni in corso d’opera.

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Quando il Buonarroti morì, la cupola era stata costruita solo fino al tamburo e fu ultimata con varie modifiche rispetto all’idea michelangiolesca. A completare la cupola furono, tra il 1588 e il 1590, Giacomo della Porta e Domenico Fontana, che le impressero una forma più allungata rispetto alla versione perfettamente sferica probabilmente concepita da Michelangelo.

Oggi la cupola resta l’elemento che più di ogni altro reca traccia del progetto michelangiolesco per la basilica, molto modificato nel Seicento da Carlo Maderno.

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Diametro interno: circa 42 metri
Altezza complessiva: oltre 130 metri con la croce sulla sommità che raggiunge circa 136,57 metri.

Città del Vaticano, Basilica di San Pietro

Inizio costruzione: 1546

Curiosità: la cupola di San Pietro trae ispirazione dalla cupola di Santa Maria in Fiore a Firenze e dalla cupola del Pantheon.
La cupola di Santa Maria in Fiore venne realizzata nel 1466 da Brunelleschi con un altezza di 100mt.
Michelangelo, che considerava il Pantheon una costruzione “non creata da mani umane” per la sua bellezza e perfezione, fece la cupola di San pietro più alta, ma con diametro più stretto per rispetto alla meravigliosa architettura dell’antica roma.
La cupola del Pantheon ha un diametro di circa 43,3 metri e un’altezza di circa 43 metri, mentre quella di San Pietro ha un diametro leggermente inferiore ma un’altezza molto maggiore

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La Tragedia della Sepoltura: Michelangelo e Giulio II

Nel 1505, papa Giulio II incaricò Michelangelo di progettare un mausoleo, iniziando una lunga e difficile vicenda che culminò nel 1545 con un’opera ridimensionata nella cappella Della Rovere, contenente sette sculture, tra cui il Mosè.

Il Mosè di Michelangelo: Storia e Significato

Il Mosè, scolpito da Michelangelo tra il 1513 e il 1515, è parte della sepoltura di Giulio II. La scultura, caratterizzata da intensa “terribilità”, presenta una testa girata a causa di modifiche apportate da Michelangelo nel suo restauro.

Il Giudizio Universale di Michelangelo

Paolo III Farnese nominò Michelangelo come architetto, scultore e pittore del Palazzo apostolico, assegnandogli il compito di realizzare il Giudizio Universale nella Cappella Sistina tra il 1536 e il 1541. L’affresco, successivamente censurato, è stato restaurato tra il 1990 e il 1994, rivelando colori sorprendenti e dettagli inaspettati.

La pietà di Michelangelo

Committente del celebre gruppo marmoreo fu il cardinale francese Jean Bihères de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII re di Francia presso papa Alessandro VI. Il contratto vero e proprio venne stipulato nel 1498 con l’intermediazione di Jacopo Galti, il banchiere che a Roma era stato tra i primi estimatori e protettori dell’artista.

L’opera era originariamente destinata alla tomba del cardinale in Santa Petronilla, una cappella paleocristiana annessa all’antica basilica costantiniana.

II capolavoro di Michelangelo trovò quindi posto nella nuova San Pietro e, dopo vari spostamenti, nel 1779 ebbe la collocazione attuale, nella prima cappella a destra.

Michelangelo trasse la Pietà da un unico blocco di marmo, senza aggiunte di pezzi supplementari.
Lo scultore scelse il materiale personalmente nelle cave di Carrara, seguendone il trasporto a Roma in un viaggio che durò ben nove mesi. La scultura era certo compiuta nel 1500, l’anno seguente alla morte del committente.

E’ l’unica opera di Michelangelo in cui compare la firma dell’artista, incisa sulla fascia che attraversa diagonalmente il busto della Madonna dove si legge:

«MICHAELAINIGELUS BONAROTUS FLORENT[INUS] FACIEBAT».

Secondo i biografi, il Buonarroti avrebbe inciso la scritta in un secondo momento, dopo aver sentito che la scultura veniva attribuita al lombardo Cristoforo Solari.

Nel 1972 un folle colpi più volte il capolavoro michelangiolesco con un martello danneggiandolo in vari punti (il braccio sinistro della Vergine fu spezzato, il naso e le palpebre seriamente compromessi). ll restauro, seguito immediatamente e condotto sulla base dei numerosi calchi esistenti, portò al recupero ottimale dell’opera.

Fonte: Michelangelo, Cristina Acidini, Giunti Editore 2018, pagina 28

Autore: Michelangelo Buonarroti
Data: 1497-1499
Dove si trova: Basilica di San Pietro, Roma
Altezza: 174 cm
Larghezza: 195 cm
Profondità: 69 cm
Particolarità: è stata creata in un unico blocco di marmo di Carrara.
Quando Michelangelo la completò aveva circa 25 anni.

Odoardo e Gildippe uccisi in battaglia da Solimano


Affresco di Johann Friedrich Overbeck, 1826

L’esaltazione dei valori epico-cristiani della Gerusalemme Liberata riaffiora nuovamente in questo affresco, ritenuto dall’autore la prova migliore fra quelle da lui realizzate nel Casino Massimo.

L’ultimo sguardo tra Gildippe morente e Odoardo, mentre Solimano sta per colpire durante la battaglia per Gersulemme

Overbeck immortalò sul lato sinistro della parete la commovente scena dedicata ai valorosi sposi guerrieri Odoardo e Gildippe, sempre uniti in guerra e ora congiunti anche nella morte. (Gerusalemme Liberata, XX, 96-100)

“… cosí cade egli, e sol di lei gli duole
che ‘l cielo eterna sua compagna fece.
Vorrian formar né pòn formar parole,
forman sospiri di parole in vece:
l’un mira l’altro, e l’un pur come sòle
si stringe a l’altro, mentre ancor ciò lece:
e si cela in un punto ad ambi il die,
e congiunte se ‘n van l’anime pie…”

Vista d’insieme della stanza dedicata alla Gerusalemme Liberata

La coppia è raffigurata a cavallo: dinanzi a loro appare Solimano pronto a colpire Odoardo, il quale con la mano destra tenta di vendicarsi del saraceno che aveva ferito la fanciulla.

Un momento carico di pathos per quell’ultimo e fuggevole sguardo che i due amanti si scambiano prima che il tragico destino si compia.

Il giovane boemo Führich, nonostante i ripetuti tentativi di eguagliare il suo illustre predecessore, non riuscì ad allontanarsi dalla sua formazione artistica di stampo più “barocco” che classico, come rivelano i due affreschi da lui eseguiti per completare la decorazione della parete ovest.

Nella stessa stanza è rappresentato anche un altro momento del canto XX della Gerusalemme Liberata. E’ il momento in cui gli occhi della bellissima maga Armida, incontrano la figura di Ronaldo. Eppure anche se presa dall’amore e dall’ammirazione, dal suo cocchio dorato, scocca una freccia per ucciderlo e prega perché la freccia manchi il bersagli.

Casino Giustiniani Lancelotti Massimo al Laterano
Indirizzo: via Matteo Boiardo, 16 – 00185 Roma

Telefono: 06 70495651

Giorni di apertura:
Martedì e giovedì ore 9.00-12.00/16.00-18.00 
Domenica ore 10.00-12.00
L’edificio è proprietà privata ed è sede della delegazione dei Francescani di Terra Santa.

Costo Indicativo del biglietto: gratuito, è gradita un’offerta libera per sostenere le spese di conservazione del palazzo.

Gratuità: sempre

La vicenda letteraria

Gildippe e Odoardo compaiono nel poema “La Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso in vari passaggi, ma sono particolarmente presenti nel Canto XX, dove si svolge la battaglia finale per Gerusalemme. Le loro gesta sono raccontate soprattutto in questo canto, dove vengono descritti il loro coraggio e la loro tragica fine.

Gildippe è una donna guerriera, un’innovazione significativa di Tasso, poiché è una delle prime volte che una donna viene rappresentata come combattente al fianco del proprio marito. Odoardo, il marito di Gildippe, è anch’egli un valoroso guerriero.

Entrambi perdono la vita in battaglia, dimostrando grande coraggio e fedeltà reciproca.

La scena è particolarmente toccante perché Odoardo cerca disperatamente di proteggere Gildippe fino all’ultimo momento. Anche se entrambi sanno che la morte è vicina, il loro coraggio e la loro dedizione sono emblematici del sacrificio e dell’onore che caratterizzano i protagonisti del poema. Nella battaglia Odoardo e Gildippe si scontrano con Solimano, il più valoroso e celebre campione dei musulmani. Odoardo perderà un braccio prima di morire.

Armida e Rinaldo sono due personaggi molto importanti nel poema epico di Tasso. Attraverso la loro storia l’autore esplora temi di tentazione, redenzione e il conflitto tra dovere e desiderio personale.

Armida è una bellissima maga pagana che viene inviata a ostacolare i crociati con i suoi incantesimi. Utilizza la sua bellezza e i suoi poteri magici per sedurre e distrarre i cavalieri cristiani, tra cui Rinaldo. Armida riesce a imprigionare Rinaldo nel suo giardino incantato, dove tenta di tenerlo lontano dalla guerra e dalla sua missione.

Rinaldo è uno dei più valorosi cavalieri cristiani. Egli è giovane, coraggioso e impetuoso. Dopo essere stato sedotto e imprigionato da Armida, viene liberato da Carlo e Ubaldo, due suoi compagni crociati, che lo riportano sulla retta via e lo convincono a tornare a combattere per la causa cristiana. Rinaldo riesce a redimersi e gioca un ruolo cruciale nella vittoria finale dei crociati.

Elena la madre irrequieta e indomabile di Costantino

Elena era di Drepano, in Bitinia; da giovane lavorava come “stabularia” (termine traducibile grosso modo con ostessa, da stabulum, luogo di soggiorno, ma anche locanda, n.d.r.). E’ in una taberna di Drepano incontrò Costanzo Cloro.
Siamo nel 273 e, causa le numerose incursioni dei Goti sul Bosforo, Drepano era considerata città di retrovia. Per gli ufficiali dell’impero, una sorta di riposo del guerriero.
Naturalmente Elena era bella e Costanzo Cloro se ne innamorò. Nel caldo della passione forse l’avrebbe anche sposata, ma la legge romana del tempo vietava agli alti ufficiali il matrimonio con le donne del luogo.

È inutile ripetere come i vari panegiristi facessero prestigiosi giochi di equilibrismo per dimostrare che l’unione di Elena con Costanzo Cloro fosse regolare e quindi Costantino un figlio legittimo, non un bastardo. Nel 284 i soldati vicino a Nicomedia eleggono imperatore Diocleziano.

Costanzo Cloro era stato un ufficiale superiore di Carino; ma, primula rossa dei tempi, era rimasto fedele alla memoria del defunto imperatore. Questo esempio di lealtà piacque a Diocleziano, che lo inviò sul Reno al fianco del suo commilitone Massimiano. Elena non vide piú il suo amante-marito e si rinchiuse in una solitudine di madre.

A diciassette anni Costantino accompagnò Diocleziano in Egitto, in Persia, poi combatté anno dopo anno sul Danubio, finché, scomparso Diocleziano dalla scena politica, lasciò Nicomedia e raggiunse il padre in Gallia e poi in Britannia. I legionari della Britannia, morto Costanzo Cloro a Eboracum (York), eleggono Costantino imperatore. Si trasferisce a Treviri (306) e da lí chiama la madre Elena. Che diventa Augusta.
A Treviri c’è anche Teodora, la moglie legittima di Costanzo Cloro, al letto del quale Costantino ha giurato di rispettare e Teodora e i sei figli avuti da lei.
Ma Elena è inflessibile: non starà mai nella stessa corte con la donna che le ha strappato l’uomo della sua vita.

Costantino cede di fronte alla madre ed esilia Teodora a Tolosa.

Nel frattempo la giovane Minervina, concubina di Costantino dal tempo di Nicomedia, che in pratica ha ricalcato le orme di Elena, abbandona il campo (non sappiamo se morta o ripudiata), ed Elena si prende cura come una madre dell’educazione e della crescita del figlio di lei, Crispo.

Nel 312 Elena è a Roma, dove per opera di Osio, vescovo di Cordoba, simpatizza e poi si converte al cristianesimo.

Nel 326 la tragedia di Crispo la travolge. Si raffredda perfino con il figlio e non ha pace finché non smaschera Fausta.

Elena, l’Augusta, non era a Nicomedia nell’estate del 325, e a Roma visse la morte di Crispo nell’esilio di Pola con lo strazio e la lacerazione di una madre. Non credette mai alla colpevolezza del nipote. Era sicura del contrario e si mise a spiare Fausta.

Ordí la tela entro cui impigliarla con la pazienza vendicativa della vecchia. Raggiunse la prova delle sfrenatezze di Fausta prima di quanto avesse calcolato. E fu biblicamente implacabile al ritorno di Costantino. Il quale, nella punizione, vi aggiunse una ferocia pari all’orrore della scoperta. Né si placò con la morte della moglie, soffocata in un bagno, ma quanti erano sospetti o complici o le erano stati amici furono, senza distinzione, ammazzati.

Poi parte per la Palestina, in espiazione. Per la sua morte (328-329 circa) gli elogi, le preghiere, le omelie si sprecano. Il suo corpo trasportato a Roma fu sepolto nel mausoleo imperiale collegato con la chiesa dei Ss. Pietro e Marcellino.
Costantino chiamò con il nome di Elena due città: una in Palestina, l’altra Drepano, dove era nata.

Il suo bellissimo sarcofago in porfido rosso è conservato presso i Musei Vaticani, insieme con il sarcofago della nipote Costanza o Costantina.

Fonte: Archeo Monografie, Aprile/maggio 2024, Carocci Editore

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Sala degli Imperatori

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Camera gotica

Teatro di Villa Torlonia

Ci troviamo nell’appartamento ovest del Teatro di Villa Torlonia

La sala ha le pareti e la volta “a schifo” integralmente dipinte a raffigurare architetture in stile gotico articolate in un succedesi di nicchie con guglie e colonne che ospitano statue dorate, ricche cornici con motivi a tortiglione e foglie d’acanto.

Al centro dei partiti architettonici sono inseriti dei tondi con scene cavalleresche su fondo nero, mentre sopra le porte sono riprodotte finte vetrate dai colori sgargianti con gli stemmi Torlonia e Colonna.

Al centro del bel pavimento in marmo vi è un piccolo mosaico policromo rettangolare, di semplice fattura con due figure femminili che in segno di pace recano ramoscelli d’ulivo a due guerrieri romani.

Il teatro si trova dentro Villa Torlonia, ma non fa parte del museo.
L’accesso viene gestito dalla Fondazione Teatro di Roma.

Villa Torlonia – Via Nomentana , 70 – 00161 Roma

Il modo più suggestivo per visitare questo gioiello è partecipare alle visite spettacolo che la Fondazione organizza durante l’anno.

Le visite sono riservate a gruppi di massimo 25 persone e durano un’ora.
Avrete la possibilità di assistere ad un racconto straordinario, ascoltare la viva voce dei protagonisti delle vicende che hanno portato alla costruzione e all’abbandono del teatro voluto da Alessandro Torlonia per onorare la giovane moglie Teresa Colonna.

Il Teatro di Villa Torlonia

Il teatro si trova dentro Villa Torlonia, ma non fa parte del museo. L’accesso viene gestito dalla Fondazione Teatro di Roma. Il modo più suggestivo per visitare questo gioiello è partecipare alle visite spettacolo che la Fondazione organizza durante…

Serre del teatro Torlonia

Il Teatro di Villa Torlonia presenta un’architettura neoclassica e due serre, innovativa per l’uso di ferro e ghisa. Dopo anni di degrado, la villa è stata aperta al pubblico nel 1978, con restauro delle strutture e degli spazi.

Agrippina Maggiore


Agrippina Maggiore era la figlia di Marco Vipsanio Agrippa e di Giulia, figlia di Ottaviano Augusto (23 ottobre 14 a.C – 18 ottobre 33 d.C.). Faceva parte della dinastia Giulio Claudia.
Ando’ in sposa a Germanico, figlio adottivo di Tiberio.
La coppia ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore (madre di Nerone).
Agrippina seguiva il marito al fronte ed insieme furono protagonisti di atti di eroismo che li resero famosi ed amati sia dal popolo che dal Senato romano. Questo provocò la gelosia di Tiberio e timori per il suo potere.
Dopo poco tempo Germanico venne avvelenato.


La morte di Germanico sconvolse tutto l’impero, dal popolo che lo adorava alla moglie Agrippina; le statue degli dei vennero tirate giù in molte città, poiché la gente non voleva adorarli dopo che essi avevano lasciato morire l’amato erede al trono.

La reazione del popolo peggiorò la situazione di Agrippina presso Tiberio e alla fine venne esiliata a Ventotene (all’epoca l’isola si chiamava Pandataria). L’esilio era un’arma che Tiberio aveva già precedentemente utilizzato per sbarazzarsi della madre di Agrippina, Giulia Maggiore la figlia di Augusto.

“… la relegò nell’isola di Pandataria e, dal momento che anche qui lo insultava, la fece bastonare da un centurione che le cavò un occhio. Agrippina decise allora di lasciarsi morire di fame, ma Tiberio ordinò di nutrirla aprendole la bocca con la forza. Quando, per la sua ostinazione, fu trovata morta, non cessò di accanirsi contro di lei, ma dopo aver raccomandato di annoverare fra i giorni nefasti quello della sua nascita….”
Svetonio, Vita dei Cesari

Cronologia:
23 ottobre 14 a.C. nasce Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia Maggiore, figlia di Augusto.

4 d.C. matrimonio con Germanico Giulio Cesare, figlio adottivo di Tiberio e futuro erede al trono.

4-19 d.C. partorisce nove figli con Germanico, tra cui Gaio Cesare (noto come Caligola) e Agrippina Minore (la madre del futuro imperatore Nerone).

14 d.C. Segue Germanico nelle campagne militari in Germania, dimostrando grande coraggio e capacità di comando.

19 d.C. Germanico muore in circostanze misteriose ad Antiochia, e Agrippina torna a Roma con le sue ceneri.

24 d.C. Agrippina viene accusata di linguaggio insolente e esiliata da Tiberio sull’isola di Ventotene, dove muore il 18 ottobre 33 d.C.

Agrippina Maggiore è ricordata come una figura di grande importanza nella dinastia giulio-claudia, nonché per il suo ruolo attivo nelle campagne militari e nella vita politica dell’epoca

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Livia Drusilla

Livia Drusilla (58 a.C.- 29 d.C.) divenne la prima imperatrice romana, moglie dell’imperatore Augusto. La sua vita ricca di intrighi, amore e ambizione, l’ha resa una figura cruciale nella storia di Roma antica.

Famiglia e Primi Anni
Livia nacque in una nobile famiglia senatoria, i Claudii, una delle dinastie più antiche e prestigiose di Roma. Figlia di Marco Livio Druso Claudiano e Alfidia, ricevette un’educazione raffinata e aristocratica, sviluppando presto una forte personalità e astuzia politica.

Opposizione a Cesare e Primo Matrimonio
La famiglia di Livia si oppose attivamente a Giulio Cesare e, successivamente, a Ottaviano. Fu data in sposa a Tiberio Claudio Nerone, con cui ebbe due figli, Tiberio e Druso. Questo matrimonio sancì le alleanze politiche tra le famiglie. Livia rimase con il suo primo marito anche durante il periodo di fuga a causa delle guerre civili, dimostrando grande lealtà e coraggio.

Incontro e Matrimonio con Augusto
Il momento cruciale della sua vita avvenne nel 39 a.C., all’età di diciannove anni, quando, appena pochi giorni dopo aver dato alla luce il suo secondo figlio Druso, Livia sposò Ottaviano. Quando lo incontrò, fu amore a prima vista. Così, nonostante fosse già incinta, Ottaviano fece in modo di sciogliere il matrimonio tra Livia e Tiberio Claudio Nerone e la sposò immediatamente. La giovane Livia, da allora divenne la sua determinata e fidata consigliera.

Rapporti Complicati
La vita di Livia a corte fu complicata, ma non priva di successi diplomatici. I suoi rapporti con Giulia, la figlia di Ottaviano Augusto, furono tesi e spesso difficili. Tuttavia, Livia seppe mantenere un controllo intelligente sui suoi figli e sul marito, Augusto. L’entusiasmo iniziale di Marco Vipsanio Agrippa, importante generale e consigliere di Augusto, per Livia fu rapidamente stemperato dalla sua ambizione e dalle sue azioni calcolatrici.

Intrighi e Ambizioni
Livia fu un’abile manipolatrice e architetto di svariate congiure per assicurare il potere a suo figlio Tiberio. Tra i suoi obiettivi principali vi fu l’eliminazione dei possibili rivali. Il destino di Agrippa Postumo, ultimo nipote maschio di Augusto (figlio di Giulia e di Marco Agrippa) fu segnato dalla presunta complicità di Livia nell’ordire la sua eliminazione. Fece lo stesso con Germanico, generoso generale e padre di Caligola, e con sua moglie Agrippina Maggiore, consolidando la traiettoria politica verso l’ascesa di Tiberio.

Infine, il suo Lascito
Livia rimase una figura di potere e influenza fino alla sua morte nel 29 d.C. Sotto il nome di Giulia Augusta, ottenuto dopo la morte di Augusto, incarnò l’immagine della matrona romana perfetta: austera, virtuosa, e inesorabile.

La complessità e le manovre di Livia Drusilla hanno dipinto la figura di una donna formidabile e intraprendente. La storia ricorda Livia non solo per la sua bellezza e grazia, ma anche per la sua perspicacia politica, la sua ambizione e il suo implacabile sostegno al figlio Tiberio, segnando così un’era nei primi giorni dell’Impero Romano.

Cronologia:
30 gennaio 59/58 a.C. – Nasce a Roma, figlia di Marco Livio Druso Claudiano e di Alfidia

42 a.C. – Sposa Tiberio Claudio Nerone, con cui ha i figli Tiberio e Druso Maggiore

39 a.C. – Divorzia da Tiberio Claudio Nerone quando era ancora incinta di Druso

38 a.C. – Nasce Druso Maggiore e Livia sposa Ottaviano

16 gennaio 27 a.C. – Ottaviano diventa Augusto

2 d.C. – Diventa Augusta dell’Impero Romano, influenzando profondamente le decisioni politiche di Augusto

19 agosto 14 d.C. – Morte di Augusto; Livia viene adottata nel testamento del marito con il nome di “Giulia Augusta”

14 – 29 d.C. – Continua a esercitare la sua influenza politica, principalmente come consigliera di suo figlio, l’imperatore Tiberio.

28 settembre 29 d.C. – Muore a Roma all’età di 86/87 anni

41 d.C. – Divinizzata dal nipote Claudio, diventando un esempio di virtù femminile e potere imperiale.

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Ottaviano Augusto

Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, regnò per 41 anni dal 27 a.C. al 14 d.C. Celebre per la transizione da repubblica a impero, promosse riforme politiche e sociali stabilizzando Roma. Fu acclamato “padre della patria” e inaugurò la Pax Romana, sostenendo le arti e monumenti che arricchirono…

Nerone

Nerone, nato nel 37 d.C., divenne imperatore nel 54 d.C. sotto l’influenza ambiziosa di sua madre Agrippina. Famoso per l’incendio di Roma e la persecutoria gestione del potere, venne deposto e suicidò nel 68 d.C. La sua eredità include la grandiosa Domus Aurea e il circo dove…

Le pareti ingannevoli

Il sorprendente criptoportico conservato a Palazzo Massimo, è un paesaggio inventato e immaginato per cantare e racchiudere (in un hortus conclusus) il presente felice, il piacere di vivere e di godere della pace, dell’ordine, della giustizia riportati da Augusto con la vittoria sulle forze selvagge.

Tomba Bartoccini

Anno di rinvenimento: 1959
Datazione: 530-520 a.C.

È costituita da una camera centrale su cui se ne aprono altre tre, tutte con soffitto a doppio spiovente.

Decorazione: la camera principale presenta la travatura centrale (columen) decorata a rosoni e gli spioventi a scacchiera; sul frontone della parete di fondo è una scena di banchetto, sul frontone opposto sono due ippocampi affrontati; lungo le pareti gruppi di fasce delimitano motivi a scacchiera ed a fiorellini.

Il frontone della camera di fondo presenta ai lati del sostegno del columen due gruppi di animali in lotta; i frontoni delle camere laterali presentano pantere e leoni affrontati.

È la più vasta tomba dipinta tarquiniense di età arcaica, con motivi di prevalente carattere decorativo, ad eccezione della scena di banchetto che è considerata la più antica documentazione simposiaca della pittura etrusca.

Interessante documento di riutilizzazione della tomba sono i numerosi graffiti di probabile epoca tardo gotica nella camera centrale per uso non funerario.

Necropoli dei Monterozzi
SITO UNESCO
Indirizzo: Via Ripagretta, 01016 Tarquinia VT

Tomba Bartoccini

La tomba dipinta tarquiniense, risalente al 530-520 a.C., presenta una camera centrale e tre laterali decorate con motivi a scacchiera e scene di banchetto. È il più antico esempio di pittura etrusca simposiaca, con graffiti successivi.

Tomba dei Leopardi

Il sepolcro scoperto nel 1875 risale al 470 a.C. e presenta decorazioni vivaci. La camera funeraria ospita una scena di banchetto con leopardi e simbologie di immortalità, riflettendo pratiche funerarie etrusche. Si trova a Tarquinia, Patrimonio UNESCO.

Tomba delle Leonesse

La tomba rinvenuta nel 1874, datata intorno al 520 a.C., presenta una camera decorata con elementi pittorici che rappresentano la vita aristocratica e il simposio, autentico rifugio di relazioni sociali, e si trova nella Necropoli dei Monterozzi.

Tomba dei Leopardi

Anno di rinvenimento: 1875
Datazione: 470 a.C. circa

Attraverso un breve corridoio a gradini si scende alla camera funeraria, rettangolare e con tetto a doppio spiovente.

Decorazione: soffitto con scacchiera sugli spioventi e cerchi concentrici sul trave di colmo.

Sul frontoncino della parete di fondo, ai lati di un alberello, si fronteggiano i due leopardi che danno il nome al sepolcro.

Sulle pareti un grande fregio con il banchetto in onore dei defunti: i banchettanti, distesi sui letti tricliniari e serviti da giovani servitori nudi, sono dipinti sulla parete di fondo; verso di loro incedono – dipinti sulle pareti laterali – altri inservienti con il vasellame per le bevande ed i danzatori ed i musici che allietano il simposio.

Tra i convitati, da notare la coppia che si scambia un uovo, simboli di immortalità.

La modesta qualità delle pitture, con personaggi dalla corporatura rigida e sproporzionata, è mascherata tuttavia dalla fresca vivacità della ricca policromia.

Necropoli dei Monterozzi
SITO UNESCO
Indirizzo: Via Ripagretta, 01016 Tarquinia VT

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I cavalli alati simbolo di Tarquinia

L’Ara della Regina, il più grande tempio etrusco costruito intorno al 400-390 a.C. a Tarquinia, incorpora due templi precedenti. Famoso per i suoi “cavalli alati”, rappresenta un capolavoro della scultura etrusca, simbolo della città.

La Necropoli dei Monterozzi: un patrimonio UNESCO

La necropoli di Monterozzi a Tarquinia, patrimonio dell’umanità UNESCO, è un importante complesso archeologico con circa 200 tombe dipinte, risalenti al VII-III secolo a.C. Solo il 3% delle oltre 6000 tombe è decorato, rispecchiando l’aristocrazia etrusca.

La Rasenna, il grande regno degli Etruschi

A due passi da Roma Etruschi, fascino e mistero Visita alla necropoli di Cerveteri e di Tarquinia Per meglio comprendere ed amare l’antico popolo etrusco, prima di visitare i parchi archeologici più vicini partendo da Roma, abbiamo verificato quali potevano essere i video interessanti già presenti sui Youtube ed abbiamo creato una playlist. La necropoli…