Le Sette Erme Marmoree degli Aurighi: Un Viaggio nella Roma Antica

Introduzione

Nel cuore di Roma, tra le preziose collezioni del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, si trovano le affascinanti erme marmoree degli aurighi, testimoni di un culto antico che celebrava il vigore, la competizione e la vittoria. Questi reperti, emersi nel 1889 durante i lavori per la realizzazione della stazione di Trastevere, raccontano la storia di un santuario dedicato a Ercole, eroe mitologico associato alla forza fisica e alla gloria sportiva.

Erma I
Busto in marmo lunense, erma in marmo africano.

Il giovane auriga, dai tratti somatici orientali, indossa una tunica fermata sulla spalla da una fibula. L’acconciatura a piccole ciocche a “S” arricciata artificialmente con il ferro, si ispira alla ritrattistica di Domiziano giovane, che a sua volta riprende, a fini propagandistici, la moda sfoggiata da Nerone negli ultimi anni del suo regno (81-96 d.C.).

Gli Aurighi e il Culto della Vittoria nella Roma Antica

Uno dei ritrovamenti più significativi furono sette busti di marmo raffiguranti aurighi, facilmente identificabili grazie alle stringhe sul petto. Questi uomini, vincitori di gare sportive, consacrarono i loro ritratti a Ercole, elevando la loro carriera agonistica al rango delle leggendarie imprese del mitico eroe greco. Le erme marmoree, scolpite in pregiati marmi colorati, testimoniano il prestigio e la ricchezza degli aurighi, attivi tra l’età giulio-claudia e l’età adrianea (I-II sec. d.C.), abbastanza influenti da commissionare opere a botteghe artistiche legate alla committenza imperiale.

Erma II

Busto in marmo lunense, erma in marmo africano.

Ritratto con ciocche delineate dal trapano, stilisticamente legato all’età neroniana (30-70 d.C.).

L’Allestimento della Sala Espositiva

L’allestimento della sala in cui sono esposte le sette erme marmoree è studiato per creare un’esperienza immersiva e suggestiva per il visitatore. Le opere sono disposte in modo da favorire un movimento a spirale attorno ai ritratti: tre delle erme occupano il centro della sala, mentre le altre quattro si trovano ai quattro angoli, creando un percorso visivo che guida lo sguardo prima ai ritratti centrali e poi a quelli laterali.

Erma III

Busto in marmo lunense, erma in marmo africano.

Il ritratto, caratterizzato da un’acconciatura a ciocche morbide, barba e baffi, si inserisce nella produzione di età adrianea (117-138 d.C.) e presenta affinità con il ritratto dell’imperatore Adriano del tipo detto “Stazione Termini”.

L’ambiente è scuro e avvolgente, con pareti nere che amplificano il contrasto tra le opere e la luce che le illumina. Fasci di luce calda, provenienti dall’alto, esaltano le superfici marmoree e mettono in risalto i dettagli più espressivi dei volti: labbra, palpebre e zigomi emergono dalla penombra, donando alle sculture una presenza quasi viva e vibrante.

Erma IV

Busto in marmo lunense, erma in bardiglio.

Ciocche lunghe sulla fronte, tipiche dello stile neroniano (54-68 d.C.).

Curiosità: La Moda Imperiale e la Datazione delle Erme

Un dettaglio affascinante sul metodo di datazione delle erme marmoree riguarda l’analisi della capigliatura dei ritratti. Nella Roma imperiale, l’imperatore era il punto di riferimento estetico, e la sua acconciatura o il modo di portare (o no) la barba influenzavano la moda maschile del suo principato.

Erma V

L’auriga, in età matura, presenta una pettinatura a corta frangia che permette di datare il ritratto all’età neroniana (54-68 d.C.).

Gli archeologi hanno studiato le pettinature degli aurighi rappresentati nelle erme per attribuire loro una cronologia precisa, confrontandole con i ritratti imperiali. Per esempio, le acconciature ricciolate e le frange compatte richiamano le mode neroniane, mentre i capelli corti e ordinati sono tipici dell’età traianea e adrianea. Questo dimostra quanto l’immagine dell’imperatore fosse determinante nell’influenzare il gusto e la percezione della mascolinità nella Roma antica.

Erma VI

L’acconciatura del personaggio, con lunghe ciocche aderenti al cranio e ricadenti sulla fronte in una frangia compatta, rimanda al ritratto di Traiano (98-117 d.C.) creato in occasione dei Decennalia, il decimo anniversario del suo regno.

Conclusione: Il Fascino della Scultura Romana e il Culto di Ercole

Questo ritrovamento mostra la profonda connessione tra sport e religione nella Roma antica. Le erme marmoree degli aurighi testimoniano la continuità del culto di Ercole e l’importanza della vittoria nel mondo romano. Grazie a Palazzo Massimo, oggi possiamo ammirare queste straordinarie opere e immergerci nella storia di un’epoca in cui arte, competizione e spiritualità si intrecciavano in un culto che esaltava la forza fisica come mezzo per trascendere le passioni e avvicinarsi all’immortalità.

Erma VII

In questo ritratto i tratti tipici dello stile traianeo sono evidenti nella resa somatica del volto e nel tipo di acconciatura, caratterizzata da una frangia divisa al centro da ima scriminatura. L’opera è databile intorno al 110 d.C..

Glossario

  • Auriga – Conducente di carri da corsa nelle competizioni circensi. Gli aurighi più celebri erano vere e proprie stelle dello sport romano.
  • Erma – Pilastrino quadrangolare sormontato da una testa scolpita, originariamente legato al culto di Hermes.
  • Sacello – Piccolo edificio sacro destinato al culto di una divinità.

Leggi anche:

La grandiosa tazza di marmo con corteo marino

La tazza con corteo marino di Palazzo Massimo a roma è Tra i capolavori più affascinanti conservati a Palazzo Massimo, spicca una straordinaria tazza marmorea decorata con un fregio marino di rara eleganza. Rinvenuta nell’area del lungotevere in Sassia, probabilmente nei pressi degli antichi Horti di Agrippina, questa opera d’arte unisce raffinatezza tecnica, profondità mitologica…

Il corridoio dell’esedra

ROMA- MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO. La Domus di Agrippa presenta decorazioni parietali straordinarie con colonne e figure femminili che ricordano le Cariatidi, insieme a affreschi di nature morte e battaglie navali.

La toeletta di Afrodite

ROMA- MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO. Il cubicolo B della Villa di Agrippa presenta pareti rosse in cinabro, decorazioni fastose, e rappresentazioni artistiche di divinità e scene mitologiche.

Il criptoportico

ROMA – MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO Gli affreschi del criptoportico vennero rinvenuti nel 1879, durante gli scavi sul Tevere, sono una delle migliori testimonianze della pittura dell’epoca augustea

Domus di Marco Vipsanio Agrippa

Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. Sebbene manchino oggetti d’arredo, la qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.

La fontana dell’Annunziata

Una curiosità del Casino del Bel Respiro

Un capolavoro nel cuore di Villa Doria Pamphilj

La Fontana dell’Annunziata, situata nel parco di Villa Doria Pamphilj a Roma, rappresenta un perfetto connubio tra natura e arte. Costruita intorno al 1850 per iniziativa di Lady Mary Talbot, moglie di Andrea Doria Pamphilj, questa fontana si distingue per la sua ampia vasca in marmo e la copia bronzea al centro, ispirata all’originale di Pietro Tacca del 1629. L’opera originale si trova nella Piazza della Santissima Annunziata a Firenze.

La figura di Mary Talbot: Nobiltà e devozione

Mary Talbot, figlia del conte di Shrewsbury, fu una figura influente nella società romana dell’Ottocento. Proveniente da una famiglia cattolica inglese, Mary si distinse per il suo impegno religioso e per il sostegno ad attività filantropiche. Durante la sua vita a Roma, collaborò attivamente alla gestione delle proprietà della famiglia Doria Pamphilj, contribuendo anche alla trasformazione del parco di Villa Doria Pamphilj, oggi tra i più grandi e suggestivi della città.

L’arte di Pietro Tacca: Un’eredità manierista

L’opera originale di Pietro Tacca, uno dei maestri della scultura manierista, fu inizialmente concepita per Livorno ma venne infine collocata a Firenze. Le fontane originali, celebri per i dettagli naturalistici e i festoni marini con pesci, crostacei e alghe, rappresentano una rottura rispetto ai tradizionali canoni artistici dell’epoca. Elementi come le vasche a forma di conchiglia e i mostri marini, che vomitano acqua dalle bocche rivolte verso il basso, testimoniano l’innovazione artistica di Tacca.

Da Firenze a Roma: Il viaggio di una copia

La copia bronzea della fontana, oggi al centro del parco romano, fu collocata su iniziativa di Mary Talbot per arricchire la bellezza di Villa Doria Pamphilj. Il progetto includeva anche otto aiuole regolari che, disposte attorno alla fontana centrale e agli specchi d’acqua, aggiungono un tocco di colore e armonia.

Le repliche a Livorno: Un omaggio alla tradizione

Le fontane originali di Firenze furono talmente apprezzate che, molti anni dopo, vennero create delle repliche per Livorno. Queste, conosciute come le “Fontane del Cacciucco”, si trovano oggi in via Grande, di fronte al porto, e possono essere ammirate gratuitamente dai visitatori.

Un monumento che unisce passato e presente

La Fontana dell’Annunziata è molto più di un’opera d’arte: è un simbolo di connessioni culturali e storiche, che lega Firenze, Roma e Livorno in un filo narrativo unico. Grazie alla visione di Lady Mary Talbot e alla maestria di Pietro Tacca, questa fontana continua a incantare i visitatori, unendo storia, bellezza e natura.

Casino del Bel Respiro o dell’Algardi
Via Aurelia Antica , 183 Roma
Parco di Villa Doria Pamphilj

Mary Alethea Beatrix Talbot dei conti di Shrewsbury (29.5.1815 – Roma 18.12.1858) figlia del conte di Shrewsbury John, “il più eminente cattolico inglese” dei suoi tempi, ebbe una esemplare formazione cattolica. Profondamente convinti del valore educativo dei viaggi, i Talbot trascorrevano così gran parte dell’inverno nel continente e le due ragazze acquisirono la perfetta padronanza del francese, del tedesco e dell’italiano. Come membri di una delle più importanti famiglie cattoliche britanniche, erano accolti dall’aristocrazia europea ovunque andassero. Nel 1832 Mary Alethea Beatrix fu creata principessa dal re Ludovico I di Baviera e il 4 aprile 1839 sposò il principe Filippo Andrea V Doria Pamphilj Landi, da cui ebbe sette figli. Fu molto amata a Roma – insieme con la sorella Guendalina, moglie di Marcantonio Borghese – per la devozione religiosa e l’opera di beneficenza. Coadiuvata dalle famiglie benestanti di Roma, con la sorella era solita visitare le case dei poveri e degli indigenti, portando cibo, vestiti e medicine ai bisognosi.

Si dice che il marito, Andrea Doria Pamphili alla sua morte fece piantare una serie di alberi che visti dalle finestre del casino del Bel Respiro, componevano il nome Mary in onore dell’amata moglie.

Gli stucchi della Basilica di Porta Maggiore

L’interpretazione neo-pitagorica

La Basilica sotterranea di Porta Maggiore, scoperta nel 1917, è una meraviglia nascosta sotto la città di Roma. Risalente al I secolo d.C., il suo stile architettonico e le decorazioni interne rivelano una cura e una raffinatezza straordinarie.
Il suo scopo rimane avvolto nel mistero: alcuni studiosi ritengono che fosse un luogo di culto legato alla filosofia neopitagorica, mentre altri sostengono che fosse destinata a funzioni funerarie. Indipendentemente dalla sua funzione, la Basilica rimane un affascinante esempio dell’arte e della cultura dell’antica Roma.

Principi fondamentali della filosofia neopitagorica

Il neopitagorismo è una corrente filosofica che fonde le idee di Pitagora con elementi religiosi e mistici. I suoi principi centrali includono:

  • L’armonia cosmica, che si manifesta nella connessione tra il mondo materiale e il divino.
  • La purificazione dell’anima attraverso pratiche e rituali, per avvicinarsi al principio divino.
  • La ricerca della saggezza e della verità come via per comprendere il significato della vita.

La teoria della metempsicosi dell’anima

Uno dei concetti più importanti del neopitagorismo è la metempsicosi, ovvero la trasmigrazione dell’anima. Secondo questa teoria, l’anima è immortale e passa attraverso diverse incarnazioni, purificandosi gradualmente. Ogni vita rappresenta un’opportunità per liberarsi dalle impurità del mondo materiale e avvicinarsi alla perfezione spirituale. Questo processo di reincarnazione è visto come un viaggio iniziatico verso l’armonia cosmica.

Miti rappresentati e percorso iniziatico

Gli stucchi della Basilica raffigurano miti classici, organizzati secondo un possibile percorso iniziatico di liberazione dell’anima:

  1. Il rapimento di Ganimede: Nella navata centrale, il giovane Ganimede viene rapito da un genio alato. Questo mito rappresenta l’inizio del percorso, l’attrazione verso il divino e l’elevazione dell’anima.
  2. Il mito di Medea: La figura della maga, accanto al serpente che protegge il vello d’oro, simboleggia la conoscenza occulta e il superamento delle prove per avanzare nel viaggio spirituale.
  3. Orfeo ed Euridice: Orfeo tenta di riportare Euridice dal regno dei morti, un gesto che simboleggia la connessione tra il mondo materiale e spirituale e la ricerca dell’immortalità.
  4. Il ratto delle figlie di Leucippo: I Dioscuri rapiscono le figlie di Leucippo, un mito che celebra l’unione dell’umano con il divino, avanzando nel processo di elevazione spirituale.
  5. Il suicidio di Saffo: Nell’abside, il gesto di Saffo di gettarsi nel mare per amore, sotto lo sguardo di Apollo, segna la purificazione finale dell’anima e il raggiungimento dell’armonia cosmica.

Materiali e curiosità

Gli stucchi della Basilica sono un esempio di straordinaria maestria artistica. L’impasto include madreperla, che dona loro una brillantezza unica. Inoltre, il blu dell’abside è stato creato utilizzando un pigmento prezioso chiamato fritta egizia, simbolo di profondità e divinità.

Interpretazione filosofica

I miti rappresentati negli stucchi incarnano i principi fondamentali del neopitagorismo. Attraverso simboli e allegorie, raccontano il viaggio dell’anima che, passando attraverso prove e purificazioni, si libera dalle impurità del mondo materiale e raggiunge l’unione con il principio divino.

La Basilica sotterranea di Porta Maggiore è uno straordinario crocevia tra arte, filosofia e spiritualità. Che fosse un luogo di culto neopitagorico o una struttura funeraria, rimane un capolavoro che riflette la profondità del pensiero e della cultura dell’antica Roma. Un vero tesoro da esplorare per comprendere meglio la connessione tra mito, filosofia e architettura.

Basilica Sotterranea di Porta Maggiore

Il suicidio di Tito Statilia Tauro

Il Tempio di Saturno

Un gioiello nascosto a Villa Torlonia


Celebrare il tempo e l’armonia universale

Il Tempio di Saturno a Villa Torlonia, costruito tra il 1836 e il 1838 su commissione di Alessandro Torlonia, si erge come un’opera neoclassica che intreccia elementi decorativi densi di simbolismo.
Situato in un parco originariamente dedicato alla viticoltura, il tempio richiama l’architettura romana e funge da ponte tra tradizione classica e aspirazioni moderne del XIX secolo.
Oltre all’intento celebrativo di Alessandro Torlonia, nasconde un’antica storia di amicizia.

Struttura Architettonica
La struttura si presenta con eleganti colonne doriche che sorreggono un frontone decorato con un bassorilievo intitolato “La vita umana e il Tempo che trionfa sulla Gioia, sull’Arte e sulla Cultura”, opera dello scultore Vincenzo Gajassi. Questo rilievo rappresenta Saturno, personificazione del tempo, attorniato dai suoi attributi simbolici: una falce, un leone e un serpente che tiene in bocca una sfera. Ai lati, le raffigurazioni delle Quattro Stagioni completano la composizione, celebrando il ciclo eterno della natura.

Sulla parete di fondo, in posizione centrale, troviamo un rilievo che raffigura Dionisio nell’atto di donare la vite agli uomini, a sottolineare il legame tra fertilità, cultura e natura. Ai suoi lati due mascheroni teatrali che richiamano le tradizioni artistiche dell’antica Roma, simbolo dell’importanza dell’arte nella vita umana. Infine, sulle pareti laterali, due pannelli decorativi, copie in gesso tratte dall’Arco di Trionfo di Marco Aurelio, raffigurano il Trionfo e la Clemenza. Gli originali di questi rilievi si trovano oggi conservati ai Musei Capitolini, un elemento che aggiunge ulteriore prestigio alla struttura.

Analisi simbolica: un messaggio di armonia universale

Il Tempio di Saturno è ricco di simboli che sembrano dialogare tra loro per trasmettere un messaggio di equilibrio e ciclicità:

Pannelli dell’Arco di Trionfo: Il Trionfo e la Clemenza simboleggiano il successo e la virtù, riflettendo forse l’immagine che Alessandro Torlonia desiderava trasmettere di sé come uomo giusto e magnanimo.

Saturno e i suoi attributi: La falce rappresenta la trasformazione e il rinnovamento, il leone simboleggia la forza, mentre il serpente con la sfera richiama il simbolo dell’ouroboros, segno di eternità e rigenerazione. La sfera, forse, rappresenta il mondo, sottolineando l’idea di un ordine cosmico.

Dionisio e la vite: Questo rilievo potrebbe essere un omaggio alla fertilità e alla cultura, con un chiaro richiamo al passato agricolo di Villa Torlonia, originariamente una vigna.

Mascheroni teatrali: Evocano il valore delle arti e il loro ruolo nell’arricchire l’esperienza umana.

Confronto con il Tempio di Esculapio di Villa Borghese

Un interessante parallelo può essere tracciato con il Tempio di Esculapio a Villa Borghese, costruito tra il 1785 e il 1792. Questo tempio, anch’esso in stile neoclassico, si erge su un isolotto al centro di un laghetto artificiale, creando un’atmosfera suggestiva e serena. Dedicato al dio della medicina, il Tempio di Esculapio celebra la guarigione e la rinascita.

Sebbene entrambi i templi condividano il simbolo del serpente, i significati differiscono: al Tempio di Saturno il serpente con la sfera simboleggia l’eternità e l’armonia cosmica, mentre al Tempio di Esculapio rappresenta la guarigione e la rigenerazione. Inoltre, il contesto acquatico del Tempio di Esculapio, con il suo laghetto artificiale, amplifica l’idea di purificazione e rinascita, in contrasto con il legame agricolo e naturale del Tempio di Saturno.

L’ intento celebrativo di Alessandro Torlonia

Il Tempio di Saturno non è solo un esempio di maestria artistica e architettonica, ma anche una testimonianza delle ambizioni culturali di Alessandro Torlonia. Mecenate illuminato, Torlonia era un raffinato collezionista di antichità e proprietario dei celebri “Marmi Torlonia”, la più grande collezione di statue antiche in mani private. Questi capolavori erano custoditi nel Museo Torlonia di via della Lungara, simbolo del suo impegno nella valorizzazione dell’arte e della storia.

In questo contesto, il Tempio di Saturno diventa non solo un omaggio al passato, ma un invito a riflettere sul ruolo del tempo, della cultura e dell’arte nella vita. Un messaggio che, ancor oggi, continua a parlare attraverso la pietra e il simbolismo.

Dietro la retorica si nasconde una grande storia di amicizia e fedeltà

Nel pannello della Clemenza, l’imperatore Marco Aurelio è rappresentato nell’atto di concedere clemenza a due supplici imploranti ai suoi piedi (rappresentanti delle popolazioni sconfitte). L’atto di clemenza è accompagnato probabilmente da un discorso che Marco Aurelio sta tenendo e, dall’atteggiamento di ascolto dei soldati, capiamo che le parole sono rivolte a loro più che agli sconfitti. Di fianco a lui, con uno sguardo particolarmente intenso c’è un uomo.

Copia in Gesso nel tempio di Saturno

Dalla gravità dell’espressione, mista ad ammirazione, unitamente alla vicinanza fisica alla persona dell’imperatore, capiamo che esiste una forte relazione tra i due. L’uomo è uno dei generali più fidati di Marco Aurelio: Tiberio Claudio Pompeiano. Così intimo dell’imperatore da sposarne la figlia, Lucilla, dopo la morte prematura di Lucio Vero.

Pompeiano faceva parte della stretta cerchia di generali a cui Marco Aurelio aveva affidato Commodo alla sua morte. Il figlio Commodo aveva allora 18 anni e giovane e inesperto scappò subito dal fronte per godere della vita a Roma.

Pompeiano cercò anche di difendere Lucilla dalle trame di Palazzo, ma fallì quando venne accusata e condannata a morte per aver congiurato contro il fratello. Dopo la morte di Commodo rifiutò per ben tre volte la porpora imperiale dimostrando una rara modestia e dedizione al servizio pubblico.

La sua figura rappresenta un esempio di virtù e competenza nell’amministrazione e nella strategia militare dell’Impero Romano.

Museo di Villa Torlonia

Dove si trova?

Immerso nel suggestivo parco di Villa Torlonia a Roma, il Tempio di Saturno si erge lungo il percorso che conduce alla pittoresca Casina delle Civette. L’edificio, con un pronao sorretto da quattro colonne doriche in granito, è circondato dalla vegetazione, che cela la sua parte posteriore non completata.

Artisti e Realizzazione
Il progetto fu affidato a Giovan Battista Caretti e l’opera fu ultimata nel 1838. Per la decorazione del frontone, Alessandro Torlonia scelse Vincenzo Gajassi che realizzò un bassorilievo in terracotta dal profondo simbolismo.

Condizioni Attuali
Nonostante il valore storico e culturale, il Tempio di Saturno rimane in attesa di restauro. Questo piccolo ma significativo gioiello architettonico merita di essere riportato alla sua gloria originale.

Il Casino Nobile

La Casina delle Civette

Serra e Torre Moresca

Il Teatro di Villa Torlonia

Gli obelischi di Villa Torlonia

Il Casino dei Principi

Il rifugio antiaereo di Villa Torlonia

I Marmi Torlonia e il museo scomparso

Visita al Casino del Bel Respiro: Guida Completa

Visitare il Casino del Bel Respiro o Villino dell’Algardi, non è semplice, ma nemmeno impossibile. Una volta superate le difficoltà logistiche, potrete godere di un’esperienza indimenticabile. Il Villino è una delle sedi di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Qui si ricevono ospiti internazionali, sovrani, delegazioni di tutti i Paesi del Mondo e si siglano accordi e contratti.

Per valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Paese e permettere ai cittadini – nonché contribuenti – di fruire di un bene pubblico, vengono organizzate delle visite guidate secondo un calendario ben preciso. L’accesso avviene solo su prenotazione. Considerato il grande numero di persone che desidera visitare questa meraviglia del XVII secolo, bisogna armarsi di pazienza e sperare di rientrare nel numero previsto di visitatori per la data prescelta (gruppi di massimo 30 persone).

Il percorso della Visita

Il percorso viene stabilito dal cerimoniale. Di seguito il programma del 2025:

  • Viale d’ingresso Nord con panorama su Roma
  • Giardino Superiore detto del Bel Respiro e Facciata Settentrionale
  • Piano Nobile: Atrio Esterno, Sala Rotonda, Galleria Est, Sala Sud, Salotto d’Angolo, Vestibolo
    Piano Terreno: Sala Costumi Romani, Sala Roma, Sala di Ercole, Vestibolo
  • Giardino Segreto e Facciata meridionale

Viale d’ingresso Nord

Appena arrivati lungo il viale del Maglio si può godere di una vista bellissima: davanti a voi la facciata settentrionale del Casino e dietro il cupolone di San Pietro.

Giardino Superiore e Facciata Settentrionale

In questo spazio, davanti al palazzo, accedono le auto delle delegazioni internazionali e vengono accolti gli ospiti dal Primo Ministro, insieme al cerimoniale. In questo piazzale vengono fatte le foto di rito durante gli incontri diplomatici.

La forma del Villino ricorda un arco di trionfo e la funzione di celebrare la potenza della famiglia Pamphili è evidente in tutti gli stemmi che compaiono sulla facciata, sulle porte e perfino nelle forme delle aiuole del giardino segreto sul retro.

La facciata maestosa del Casino del Bel Respiro, una rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

Il palazzo, con impianto palladiano, presenta statue, busti e bassorilievi di età romana su tutte e quattro le facciate.

L’ingresso doveva far capire da subito che gli ospiti del Villino erano munifici e potenti, ed infatti un grande arco s’innalza fino al secondo piano dell’edificio. La sovrastante finestra risulta così non allineata a quelle laterali e al di sopra di questa si trova il grande stemma della famiglia Pamphilj: una colomba con un ramoscello d’olivo nel becco, sormontata da tre gigli.

Molte delle finestre visibili sulla facciata in realtà non esistono, ma servono solo a mantenere l’equilibrio tra gli elementi decorativi.

La bellezza del Palazzo, unita alla sua posizione, sono di indubbio fascino. Un’ottimo biglietto da visita per l’Italia. Arrivati davanti alla porta di ingresso diventa subito chiaro perché il casino è detto del “Bel Respiro” o “dell’Allegrezza”. La porta d’ingresso è in asse con la finestra del balcone, sul lato opposto.

La corrente d’aria che attraversa il Casino sembra un respiro e porta con sé i profumi del parco di Villa Pamphili e la luce meravigliosa di Roma. Questo produce una sensazione di armonia e bellezza che dispone alla tranquillità.

Piano Nobile

L’edificio è composto da due piani pressoché identitici: entrambi presentano una sala rotonda centrale attorno alla quale sono disposisti gli altri ambienti.
Un volta entrati, superato l’atrio, troviamo la Sala Rotonda del piano nobile, a doppia altezza. La sala è decorata da quattro grandi statue inserite in nicchie.
La luce proviene dall’alto da finestre a bocca di lupo e al centro si trova un colossale vaso di albastro bianchissimo. E qui la prima epifania: ci hanno raccontato che in un certo periodo dell’anno a mezzo giorno la luce del sole dalle finestre produce un raggio che entra direttamente dentro il vaso illuminandone l’interno, esaltandone le decorazioni. L’effetto è di grande bellezza.
Del piano nobile si rimane colpiti dal balcone della Sala Sud, dal quale è possibile godere della vista del giardino segreto.

Piano terra e Giardino Segreto

Essendo il Villino costruito su un dislivello, il piano nobile si trova al piano terra della facciata nord, mentre è al primo piano piano della facciata sud. Per accedere al Giardino Segreto, si scende quindi al piano terra (seminterrato sul versante nord) e si visiteranno 4 ambienti: la Sala dei Costumi Romani, la Sala Roma a forma circolare, la Sala di Ercole ed il Vestibolo.

La Sala Roma aveva al centro una fontana, oggi sostituita con un gigantesco tavolo di Olivo, proveniente dalla Puglia (il tavolo sembra essere ricavato da una pianta secolare ed era stato utilizzato per le riunioni del G20 di Bari del 2021).

Il Vestibolo è decorato con storie mitologiche riferite agli amori difficili, per ricordare le difficoltà che attraversarono Camillo Pamphilij e Olimpia Aldobrandini per potersi sposare.

Dal vestibolo si accede al Giardino Segreto, bellissimo esempio di giardino all’italiana. Al centro una fontana in bronzo degli inizi del XX secolo, due mostri marini antropomorfi, inginocchiati su una conchiglia, schiena contro schiena, sputano getti di acqua.

La fontana è fiancheggiata da 4 aiuole di bosso che formano il simbolo del giglio e delle colombe, elementi dello stemma araldico della famiglia Pamphilij. Il giardino segreto è sicuramente l’elemento coreografico più spettacolare di tutto il parco di Villa Doria Pamphilij.

Due peschiere sono presenti sui lati corti del giardino. La peschiera ad ovest è abbellita dalla presenza di un maestoso Cipresso Calvo, originario delle paludi Americane. Questo albero è stato introdotto in Europa a metà del XVII secolo, è un albero molto longevo e può vivere fino a 1000 anni e raggiungere un’altezza di 40m. In autunno le sue foglie assumono una colorazione che va dal giallo al rosso intenso, rendendo ancora più bello questa parte del parco.

Casino del Bel Respiro o dell’Algardi
Via Aurelia Antica , 183
all’interno del Parco di Villa Pamphilij

Sito web: https://www.governo.it/it/visitare-i-palazzi-istituzionali/villa-algardi-il-percorso-la-storia/2941

Costo del biglietto: GRATUITO

Accessibilità: il palazzo è una sede di rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, pertanto l’accesso è consentito solo su prenotazione nelle date ed orari stabiliti da un calendario di visite (di norma una volta al mese, il sabato mattina da settembre a giugno, dalle ore 09:00 alle ore 13:00. Ciascuna visita in questa fascia oraria ha una durata di un’ora).

Consulta il calendario

Il percorso della visita: gestito dal cerimoniale della Presidenza del Consiglio è stabilito e fisso a causa delle norme di sicurezza. E’ consultabile qui

E’ VIETATO FOTOGRAFARE GLI INTERNI DEL PALAZZO


Link utili:
https://thetravellingpetsitter.it/casino-algardi-a-roma/

https://www.turismoroma.it/it/luoghi/casino-del-bel-respiro-villa-pamphilj

https://www.restaurocarlatomasi.com/riqualificazione-e-recupero-della-sede-di-rappresentanza-del-complesso-demaniale-di-villa-pamphilj-roma/

https://laforestaincantata.blogspot.com/2015/12/arte-storia-e-natura-nella-cornice.html

La fontana dell’Annunziata

La Fontana dell’Annunziata, situata nella Villa Doria Pamphilj di Roma, è un capolavoro di arte e natura voluto da Mary Talbot nel 1850. Ispirata all’opera di Pietro Tacca, essa rappresenta un importante simbolo culturale tra Firenze, Roma e Livorno, grazie alla visione di Talbot e alla maestria artistica di Tacca.

Triclinio: Design e Decorazione della Domus di Agrippa

La sala da pranzo della casa Farnesina

Nelle sale da pranzo invernali, a causa della loro disposizione, non sono indicate né la pittura di soggetto elevato né i delicati stucchi a ghirlanda che ornano le volte, in quanto vengono anneriti sia dal fumo del fuoco sia dalla fuliggine continuamente emessa dai lumi. In tali ambienti, piuttosto, sopra gli zoccoli vanno applicati pannelli verniciati di nero e tirati a lucido, con intramezzati cunei triangolari del colore dell’ocra o del cinabro.” (Vitruvio, De Architectura, VII, 4,4)

La sala da banchetti accoglieva una mensa al centro e tre letti (treis klinai in greco, da cui il nome “triclinio“) sui quali si adagiavano i commensali. L’esposizione a sud della stanza e il colore dominante ne fanno supporre l’uso invernale: l’architetto Vitruvio (I sec. a.C.) raccomandava il fondo scuro, in grado di assorbire il calore, per assicurare agli ambienti una temperatura confortevole nella stagione fredda. Inoltre il nero (atramentum, formato principalmente da carbone tritato con colla) resisteva al fumo del focolare e alla fuliggine delle lampade.

Dal fondo emergono delicati paesaggi sovradipinti in colori chiari, raffiguranti paesaggi urbani con monumenti, archi e porte o rurali con capanne, animali e santuari campestri.

La sontuosa decorazione è scandita da esili colonne alle quali sono appesi festoni di edera; i capitelli sono sormontati da graziose figure femminili (cariatidi).

Ad altezza d’occhio corre un fregio figurato con scene accomunate dalla presenza di alcuni personaggi ricorrenti: storie popolari narrate con un ritmo vivace che si ripete nella descrizione del fatto e del relativo giudizio espresso da una figura seduta.

La lettura del fregio partiva dal fondo della parete destra. Sulla stessa parete, presso l’ingresso, si può notare un intervento di restauro antico, per la tamponatura di un passaggio. E’ possibile attribuire a questa sala parti della sua pavimentazione a mosaico policromo con meandri e cubi resi in prospettiva.

L’allestimento non ricostruisce la disposizione originaria dei frammenti, ma intende suggerire l’effetto del mosaico pavimentale all’interno dell’ambiente.

Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo
Indirizzo: Largo di Villa Peretti, 2, 00185 Roma RM

Domus di Agrippa:
Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. La qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Musei Capitolini
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Leggi anche:

Il corridoio dell’esedra

Decorazioni parietali della Domus di Agrippa

Il corridoio era una passeggiata coperta che raccordava le due ali della villa, con un tratto rettilineo e uno curvilineo che seguiva la forma dell’esedra centrale.
Le parti conservate appartengono all’ambulacro interno.

La parete è scandita da esili colonne che sorreggono con il capitello figure femminili in funzione architettonica che, a loro volta, sostengono le colonne dell’attico. Le fanciulle, legate l’una all’altra dalle ghirlande di fiori che tengono nelle mani, possono rappresentare Cariatidi, ossia le donne della Caria ridotte in schiavitù, che hanno dato il nome alla forma statuarla usata in sostituzione delle colonne.

La parte più pregiata della decorazione è costituita dal quadretti della parte superiore: nature morte con maschere teatrali si alternano a paesaggi idealizzati, con santuari, statue di divinità, edicole o altari, popolati da contadini, pescatori e pastori.

Nella scena con battaglia navale della parte curvilinea si potrebbe riconoscere un’allusione alla battaglia di Azio che portò alla conquista dell’Egitto da parte di Roma.

Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo
Indirizzo: Largo di Villa Peretti, 2, 00185 Roma RM

Domus di Agrippa:
Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. La qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Musei Capitolini
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Leggi anche:

La Storia della Pianta Marmorea di Roma

Museo della Forma Urbis

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 3 su 5.
MiC Roma

Cos’è. Una pianta di Roma incisa su 150 lastre di marmo applicate a parete con grappe di ferro, occupava 18 x 13 m circa. Era affissa sulla parete di un’aula nel Foro della Pace, poi inglobata dal complesso dei SS. Cosma e Damiano, tutt’ora conservata per tutta la sua altezza. I margini rossi delle lastre di vetro di questo pavimento corrispondono a quelli delle lastre di marmo della parete.

Fu ricavata da un grande rilevamento catastale della città, riprodotto in modo semplificato. Era orientata secondo l’uso romano con il Sud-Est in alto e non il Nord, come vedete nella pianta del Nolli e come per noi è consueto. Su una superficie di quasi 235 mq erano rappresentati circa 13.550.000 mq di città antica attraverso una moltitudine di sottili incisioni: erano riprodotti tutti gli edifici di Roma, in genere al livello del suolo e a una scala media di 1:240 piedi romani, che consente la lettura dettagliata di ogni singolo ambiente.

Quando. Tra il 203 e il 211 d.C.: vale a dire tra l’anno della costruzione del Septizodium – il ninfeo monumentale che troviamo rappresentato nella pianta – e quello della morte di Settimio Severo, che è menzionato su una delle lastre insieme al figlio maggiore, il futuro imperatore Caracalla.

Come. Venne realizzata quando le lastre erano già montate sulla parete: gli operai lavorarono infatti smussando i margini di lastre adiacenti ma di diverso spessore per far combaciare le superfici. Su un disegno preparatorio fatto di sottilissime linee tracciate con una punta acuminata, i lapicidi incisero per primi gli edifici e poi le iscrizioni che li identificavano.

Cosa rimane. Grosso modo un decimo del totale della pianta, in gran parte ancora da identificare. Si va da piccole schegge a grandi porzioni di lastra con interi quartieri, case, portici, templi e botteghe: un panorama unico su Roma antica ed uno dei più rari documenti che l’antichità abbia restituito.

Leggibilità

Come per altri monumenti del mondo antico, anche per la pianta marmorea si pone la questione della leggibilità: come si potevano vedere i dettagli di una raffigurazione che si sviluppava per oltre 18 metri di altezza, cioè come un palazzo di 4 piani?

Non solo: l’osservatore antico aveva innanzitutto di fronte agli occhi un rivestimento di marmo, con grandi fasce di preziosi marmi colorati. La città incisa cominciava solo dopo 4 metri e proseguiva in altezza: doveva essere difficilissimo leggere le didascalie e impossibile comprendere i dettagli delle planimetrie, specialmente delle parti più alte.

Così, doveva essere a malapena visibile un monumento imponente come il Septizodium, che segnava l’ingresso nella Roma severiana e che si trovava sulla penultima fila di lastre in alto. Prevale oggi l’idea che la pianta marmorea rendesse una visione generale della città, per cui l’osservatore avrebbe potuto apprezzarne la grandezza e individuare – anche grazie all’uso del colore – le sagome dei grandi monumenti come il Circo Massimo e il Colosseo: una funzione di propaganda, di celebrazione di potere e di conoscenze tecniche piuttosto che una funzione pratica

Indirizzo: Via parco del Celio,20 – 00184 Roma
Sito web: www.sovraintendenzaroma.it/content/il-museo-della-forma-urbis

Costo Indicativo del biglietto: 11,00 euro non residente – 6,50 euro residente

Gratuità: prima domenica del mese
Sempre gratis per i possessori della MiC Card

Musei arte antica:
Musei Capitolini
Museo Centrale Montemartini
Museo dell’Ara Pacis
Museo della Forma Urbis
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Musei Vaticani
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Parco Archeologico Appia Antica
Museo delle Mura
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Tour Virtuale con Google Arts

Storia della Forma Urbis: Aspettative e Delusioni

La pianta marmorea, dal 1562 al 1741 a Palazzo Farnese, attraversò entusiasmi e oblio, con frammenti usati come materiale da costruzione. Pubblicata da Bellori nel 1673, tornò in auge e, nel 1742, arrivò al Museo Capitolino. Esposizioni successive, tra cui quella del 1903 al Campidoglio, ne hanno mantenuto viva l’importanza.

La Basilica di San Pietro: Un Capolavoro del Rinascimento

Il centro della Cristianità

Un po’ di storia

La Basilica di San Pietro in Vaticano è un capolavoro dell’arte italiana e uno dei simboli di Roma.

Fondazione sul Circo Neroniano

Nel IV secolo, l’imperatore Costantino decise di costruire una basilica sulla tomba dell’apostolo Pietro. Questa prima basilica fu completata nel 329 e servì come luogo di culto, cimitero coperto e sala per banchetti funebri.

La Basilica di Costantino

La prima basilica di San Pietro, costruita da Costantino, durò circa 1.200 anni. Tuttavia, nel 1506, Papa Giulio II avviò la costruzione della basilica attuale. Architetti come BramanteMichelangeloBernini e altri contribuirono alla sua realizzazione.

Ultima trasformazione con il colonnato di Bernini:

La cupola della basilica, progettata da Michelangelo, raggiunge un’altezza di circa 136 metri fino alla croce.
La facciata principale fu completata nel 1626 sotto Papa Urbano VIII.

Photo by Vincent Delsuc on Pexels.com

Il colonnato ellittico di Gian Lorenzo Bernini, con 284 colonne e 88 pilastri, circonda la piazza di San Pietro, creando un effetto scenografico unico.

La Volta Sistina

Il 10 maggio 1508 Michelangelo iniziò gli affreschi della Volta Sistina su incarico di papa Giulio II. L’opera, completata il 1° novembre 1512, sostituì una precedente decorazione e racconta la…

Scopri di più

Indirizzo: Piazza San Pietro, 00120 Città del Vaticano
Sito web: https://www.basilicasanpietro.va/it.html

Anno di costruzione: Fondata come punto di riferimento di Roma e del Cristianesimo, la Basilica di San Pietro in Vaticano è un vero e proprio capolavoro del Rinascimento.

Costruita sulla Tomba di San Pietro, uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo, questa colossale struttura è una delle quattro basiliche più grandi del mondo.

Fu commissionata da papa Giulio II nel 1506 e per completarla ci vollero quasi 120 anni. La costruzione vide il contributo dei più grandi artisti e architetti dell’era rinascimentale, tra cui Michelangelo e Raffaello. 

Forma e struttura: 220 metri di lunghezza, 150 metri di larghezza e 136,6 metri d’altezza.

Principali architetti: Donato Bramante, Maderno, Raffaello, Michelangelo e Gian Lorenzo Bernini.

Tour Virtuale con Google Arts

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Il Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

La Tragedia della Sepoltura: Michelangelo e Giulio II

Nel 1505 papa Giulio II della Rovere chiamò a Roma Michelangelo chiedendogli di progettare il proprio mausoleo funebre.

Fu il primo atto di una lunga e tormentata vicenda ideativa e realizzativa che si protrasse per quarant’anni (“la tragedia della sepoltura“, come la chiamò lo stesso Michelangelo).

Dall’idea originaria di un grandioso monumento a quattro “facce”, libero ai lati con quaranta statue da erigere nella nuova basilica di San Pietro, si passò a redazioni sempre più ridimensionate, fino ad arrivare a un opera più contenuta, sistemata nella cappella Della Rovere in San Pietro in Vincoli, concepita come un fondale addossato a parete, con sette sculture di cui la principale è il Mosè compiuto molto tempo prima.

Al primo progetto del 1505, che non riuscì neppure a decollare, seguì quello previsto dal contratto del 1513, stipulato dagli esecutori testamentari di Giulio Il dopo la sua morte.

Fu in questa fase che vennero scolpiti i due Prigioni, poi non utilizzati per la Sepoltura, noti come lo Schiavo ribelle e lo Schiavo morente, e il Mosè. Successivamente furono sottoscritti altri quattro contratti (1516, 1526, 1532, 1542).

Agli ultimi anni del soggiorno fiorentino, concluso nel 1534, risale l’esecuzione della scultura del Genio della Vittoria, ora in Palazzo Vecchio, e dei quattro Prigioni, oggi nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

Nel 1542 i committenti accettarono che l’opera venisse completata con il concorso di aiuti.

Per la redazione definitiva del monumento compiuta nel 1545, il Buonarroti scolpì le due statue raffiguranti Rachele e Lia, le sorelle mogli di Giacobbe, allusive rispettivamente alla Vita contemplativa e alla Vita attiva.

A seguito del recente restauro (1999-2003). è stata sostenuta l’autografia anche della Statua giacente di Giulio II, probabilmente con l’aiuto di Tommaso Boscoli, a cui dovette essere riservata la realizzazione del sarcofago.

Autore: Michelangelo Buonarroti
Data: 1542-1545
Dove si trova: Basilica di San Pietro in vincoli, , Cappella Della Rovere, Roma

Leggi anche:

Il Mosè di Michelangelo: Storia e Significato

Il Mosè, scolpito da Michelangelo tra il 1513 e il 1515, è parte della sepoltura di Giulio II. La scultura, caratterizzata da intensa “terribilità”, presenta una testa girata a causa di modifiche apportate da Michelangelo nel suo restauro.

La Volta Sistina

Il 10 maggio 1508 Michelangelo iniziò gli affreschi della Volta Sistina su incarico di papa Giulio II. L’opera, completata il 1° novembre 1512, sostituì una precedente decorazione e racconta la storia dell’umanità tramite oltre trecento figure. Le scene principali derivano dalla Genesi e dall’Antico Testamento, in un capolavoro di colori e forme.

Il Giudizio Universale di Michelangelo

Paolo III Farnese nominò Michelangelo come architetto, scultore e pittore del Palazzo apostolico, assegnandogli il compito di realizzare il Giudizio Universale nella Cappella Sistina tra il 1536 e il 1541. L’affresco, successivamente censurato, è stato restaurato tra il 1990 e il 1994, rivelando colori sorprendenti e dettagli inaspettati.