La Tragedia della Sepoltura: Michelangelo e Giulio II

Nel 1505 papa Giulio II della Rovere chiamò a Roma Michelangelo chiedendogli di progettare il proprio mausoleo funebre.

Fu il primo atto di una lunga e tormentata vicenda ideativa e realizzativa che si protrasse per quarant’anni (“la tragedia della sepoltura“, come la chiamò lo stesso Michelangelo).

Dall’idea originaria di un grandioso monumento a quattro “facce”, libero ai lati con quaranta statue da erigere nella nuova basilica di San Pietro, si passò a redazioni sempre più ridimensionate, fino ad arrivare a un opera più contenuta, sistemata nella cappella Della Rovere in San Pietro in Vincoli, concepita come un fondale addossato a parete, con sette sculture di cui la principale è il Mosè compiuto molto tempo prima.

Al primo progetto del 1505, che non riuscì neppure a decollare, seguì quello previsto dal contratto del 1513, stipulato dagli esecutori testamentari di Giulio Il dopo la sua morte.

Fu in questa fase che vennero scolpiti i due Prigioni, poi non utilizzati per la Sepoltura, noti come lo Schiavo ribelle e lo Schiavo morente, e il Mosè. Successivamente furono sottoscritti altri quattro contratti (1516, 1526, 1532, 1542).

Agli ultimi anni del soggiorno fiorentino, concluso nel 1534, risale l’esecuzione della scultura del Genio della Vittoria, ora in Palazzo Vecchio, e dei quattro Prigioni, oggi nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

Nel 1542 i committenti accettarono che l’opera venisse completata con il concorso di aiuti.

Per la redazione definitiva del monumento compiuta nel 1545, il Buonarroti scolpì le due statue raffiguranti Rachele e Lia, le sorelle mogli di Giacobbe, allusive rispettivamente alla Vita contemplativa e alla Vita attiva.

A seguito del recente restauro (1999-2003). è stata sostenuta l’autografia anche della Statua giacente di Giulio II, probabilmente con l’aiuto di Tommaso Boscoli, a cui dovette essere riservata la realizzazione del sarcofago.

Autore: Michelangelo Buonarroti
Data: 1542-1545
Dove si trova: Basilica di San Pietro in vincoli, , Cappella Della Rovere, Roma

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Il Mosè di Michelangelo: Storia e Significato

Il Mosè, scolpito da Michelangelo tra il 1513 e il 1515, è parte della sepoltura di Giulio II. La scultura, caratterizzata da intensa “terribilità”, presenta una testa girata a causa di modifiche apportate da Michelangelo nel suo restauro.

La Volta Sistina

Il 10 maggio 1508 Michelangelo iniziò gli affreschi della Volta Sistina su incarico di papa Giulio II. L’opera, completata il 1° novembre 1512, sostituì una precedente decorazione e racconta la storia dell’umanità tramite oltre trecento figure. Le scene principali derivano dalla Genesi e dall’Antico Testamento, in un capolavoro di colori e forme.

Il Giudizio Universale di Michelangelo

Paolo III Farnese nominò Michelangelo come architetto, scultore e pittore del Palazzo apostolico, assegnandogli il compito di realizzare il Giudizio Universale nella Cappella Sistina tra il 1536 e il 1541. L’affresco, successivamente censurato, è stato restaurato tra il 1990 e il 1994, rivelando colori sorprendenti e dettagli inaspettati.

Il Mosè di Michelangelo: Storia e Significato

Destinato alla Sepoltura di Giulio II, il Mosè fu scolpito da Michelangelo entro il 1516 nella sua casa in Macel de Corvi a Roma. L’opera venne concepita in relazione al contratto stipulato dagli esecutori testamentari del pontefice, morto nel 1513.

Per il medesimo progetto furono realizzati anche gli Schiavi del Louvre.

Questi furono esclusi dalla versione definitiva della Sepoltura realizzata fra il 1542 e il 1545 e sistemata in San Pietro in Vincoli, dove invece venne inserito il Mosè al centro nel registro inferiore.


In occasione del restauro del monumento, concluso nel 2003 dopo cinque anni di lavori, è stato osservato che Michelangelo effettuò alcune modifiche al marmo per adattarlo alla sistemazione definitiva del monumento.

La più eclatante è la torsione della testa, riscolpita dal Buonarroti e “girata” di lato.

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Il Mosè è una scultura di straordinario impatto per vigore e potenza, sottolineata dalla “terribilità” – attributo michelangiolesco per eccellenza – dello sguardo.

Le “corna” sul capo del profeta sono dovute al perpetuarsi di una traduzione errata del testo biblico: infatti l’appellativo “cornutus” traduce la parola ebraica “raggiante” e si riferisce al passo dell’Esodo, secondo cui Mosè scese dal monte Sinai con le Tavole della Legge, mentre la sua testa irradiava due fasci di luce divina.

Autore: Michelangelo Buonarroti
Data: 1513-1515 (con ripresa negli anni Trenta)
Dove si trova: Basilica di San Pietro in vincoli, , Cappella Della Rovere, Sepoltura di Giulio II, Roma
Curiosità: dagli studi effettuati durante il restauro del 2003 è emerco che Michelangelo ebbe un ripensamento nella creazione della statua e cambiò la posizione della testa di Mosé, per questo la barba ha quella torsione così particolare.

La pietà di Michelangelo

Il capolavoro di Michelangelo, la Pietà, fu commissionato dal cardinale Jean Bihères de Lagraulas nel 1498. Realizzata in un unico blocco di marmo, la scultura è situata nella Basilica di San Pietro e presenta la firma dell’artista.

La Volta Sistina

Il 10 maggio 1508 Michelangelo iniziò gli affreschi della Volta Sistina su incarico di papa Giulio II. L’opera, completata il 1° novembre 1512, sostituì una precedente decorazione e racconta la storia dell’umanità tramite oltre trecento figure. Le scene principali derivano dalla Genesi e dall’Antico Testamento, in un capolavoro di colori e forme.

Il Giudizio Universale di Michelangelo

Paolo III Farnese nominò Michelangelo come architetto, scultore e pittore del Palazzo apostolico, assegnandogli il compito di realizzare il Giudizio Universale nella Cappella Sistina tra il 1536 e il 1541. L’affresco, successivamente censurato, è stato restaurato tra il 1990 e il 1994, rivelando colori sorprendenti e dettagli inaspettati.

Il mistero del Ritratto di Beatrice Cenci

Verità e dubbi sul soggetto del ritratto e sul suo autore


Sembra che in realtà la giovane dipinta non sia Beatrice Cenci prima dell’esecuzione della condanna a morte e l’autore non sia Guido Reni.

“In questo volto della Cenci c’è più di quanto abbia mai visto in ogni altro volto umano”, cosi confidava Goethe all’amico Zimmermann nel 1777.

Il volto era quello di Beatrice Cenci, la sfortunata patrizia romana giustiziata per parricidio a Roma nel 1599, che, secondo una tradizione attestata nel XVIII secolo, sarebbe stata ritratta da Guido Reni alla vigilia dell’esecuzione.
Prima di passare ai Barberini, nel 1818, il quadro si trovava nella collezione Colonna, dove compare dal 1783, ma già prima d’allora l’immagine doveva essere popolare grazie a una serie di copie, come quelle di Friedrich G. Naumann.
In realtà, la fortuna del ritratto non dipendeva solo dall’aspetto dell’angelica figura, e se Lavater aveva scritto nei suoi Physiognomische Fragmente (1778) che la giovane appariva “incapace di qualunque disegno malevolo” era perché aveva in mente la tragica storia riportata in auge dal Muratori negli Annali d’Italia (1749), in cui Beatrice appare vittima delle “disordinate voglie” del padre e dell’impietoso rigore del Papa. Ciò alimentò la fervida immaginazione romantica, che nell’Ottocento celebrò l’infelice eroina attraverso le pagine di Hawthorne, Melville, Dickens, Stendhal, Shelley, facendo del ritratto un vero e proprio oggetto di culto e pellegrinaggio, fino alle più recenti letture di Artaud e Moravia.

In verità, dubbi sul soggetto e l’autore dell’opera non mancavano, a cominciare dall’idea che una condannata a morte in quelle circostanze potesse essere stata effigiata da un pittore. Oggi l’attribuzione a Reni e generalmente respinta, e l’ipotesi più recente è che l’anonimo ritratto, forse in veste di sibilla, possa ascriversi alla bolognese Ginevra Cantofoli.

Palazzo Barberini
Indirizzo: via delle Quattro Fontane 13 – 00184 Roma

Palazzo Barberini fa parte delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Galleria Corsini: via della Lungara 10, 00165 Roma

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Il mistero del Ritratto di Beatrice Cenci

Il ritratto “Giovane con Turbante” a Palazzo Barberini è erroneamente attribuito a Guido Reni e non rappresenta Beatrice Cenci. La figura, simbolo di una tragica storia, ha ispirato autori romantici. Attualmente, l’opera è ritenuta di Ginevra Cantofoli, circondata da dubbi sull’attribuzione e sul soggetto ritratto.

David e Golia

L’opera “Davide con la testa Golia” di Gian Lorenzo Bernini, realizzata negli esordi della sua carriera, è un autoritratto che cattura la determinazione del giovane eroe biblico. La sconfitta di Golia simboleggia il peccato, mentre Davide emerge con straordinaria bellezza e virtù, esaltato da un’illuminazione intensamente concentrata.

Ritratto di Urbano VIII

Il ritratto di papa Urbano VIII, realizzato da Gian Lorenzo Bernini tra il 1631 e il 1632, rappresenta il pontefice con un volto luminoso e accogliente. La scelta del nome “Urbano” rifletteva il desiderio di incarnare valori di gentilezza e moderazione, trasformando l’immagine in un’icona di condotta ideale.

Scalinata Borromini

Lo scalone ovale del Palazzo Barberini, progettato per il cardinal Francesco Barberini, presenta colonne doriche e una struttura ellittica. L’opera, influenzata da Ottaviano Mascherino, riflette le innovazioni di Borromini, nonostante le tensioni con Bernini. Un esempio di architettura che ha avuto un impatto duraturo sulla cultura architettonica.

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La Dinastia Giulio Claudia

La dinastia giulio-claudia è una delle più famose e influenti della storia romana. Riunisce due famiglie potenti: i Giulii e i Claudii. Ecco una panoramica dei principali personaggi e i loro rapporti.

Cesare e Ottaviano
Giulio Cesare (100-44 a.C.) fu un generale e dittatore romano che adottò il giovanissimo Ottaviano (63 a.C. – 14 d.C.), suo pronipote. Dopo l’assassinio di Cesare nel 44 a.C., Ottaviano, noto poi come Augusto, ereditò il potere e divenne il primo imperatore romano nel 27 a.C.

Ottaviano (Augusto) e i Suoi Discendenti

  • Marcello (42-23 a.C.): Nipote e genero di Augusto. Augusto lo amava molto, ma morì giovane senza lasciare eredi.
  • Caio Cesare (20 a.C. – 4 d.C.) e Lucio Cesare (17 a.C. – 2 d.C.): Nipoti di Augusto, considerati suoi successori. Anche loro morirono prematuramente.
  • Agrippa Postumo (12 a.C. – 14 d.C.): Figlio postumo di Agrippa e Giulia, figlia di Augusto. Fu esiliato e assassinato, probabilmente per mano di Livia.
  • Tiberio (42 a.C. – 37 d.C.): Figlio di Livia, adottato da Augusto. Divenne il secondo imperatore romano.

La Linea di Livia e la Famiglia Claudia
Livia Drusilla fu una figura cruciale, sposando Augusto e unendo le due famiglie.

  • Tiberio: Come già menzionato, succedette ad Augusto nel 14 d.C.
  • Germanico (15 a.C. – 19 d.C.): Figlio adottivo di Tiberio, popolare generale, morto prematuramente.
  • Agrippina Maggiore (14 a.C. – 33 d.C.): Moglie di Germanico, madre di Caligola.
  • Caligola (12-41 d.C.): Nipote di Tiberio, terzo imperatore noto per la sua follia e crudeltà, assassinato dai suoi stessi pretoriani.
  • Agrippina Minore (15-59 d.C.): Sorella di Caligola e madre di Nerone, molto influente e ambiziosa.
  • Claudio (10 a.C. – 54 d.C.): Zio di Caligola, divenne imperatore dopo l’assassinio del nipote. Governò con saggezza e riforme.
  • Nerone (37-68 d.C.): Ultimo imperatore della dinastia, noto per la sua tirannia e i suoi eccessi. L’incendio di Roma nel 64 d.C. è uno degli eventi più celebri sotto il suo regno. Si suicidò nel 68 d.C.

La dinastia giulio-claudia finisce con il suicidio di Nerone. La storia di questa dinastia è segnata da intrighi, tragedie e ambizioni, che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’Impero Romano.

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Agrippa Postumo

Agrippa Postumo, nato nel 12 a.C., era il figlio di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia Maggiore. Dopo la morte dei suoi fratelli, fu adottato da Augusto, ma fu esiliato e ucciso poco dopo la morte di Augusto nel 14 d.C. Un tentativo di liberarlo fallì, e il suo schiavo Clemente fallì nel salvarlo.

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Agrippina Maggiore

Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.

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Livia Drusilla

Livia Drusilla, prima imperatrice romana e moglie di Augusto, fu una figura chiave della storia di Roma. Nata in una famiglia nobile, esercitò notevole influenza politica, sostenendo il figlio Tiberio e orchestrando intrighi per consolidarne il potere.

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Agrippa Postumo

L’erede ripudiato e assassinato

Agrippa Postumo, figlio di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia Maggiore figlia di Augusto.

Nacque nel 12 a.C., poco dopo la morte del padre (da qui il nome, stabilito da Augusto in onore del genero e grande amico di Ottaviano).
Aveva due fratelli maggiori: Gaio Cesare e Lucio Cesare, e due sorelle maggiori: Giulia minore e Agrippina maggiore.
Come quella dei fratelli la sua educazione fu curata dallo stesso Augusto.

Il 27 giugno del 4 d.C. dopo la morte dei suoi fratelli ed eredi di Augusto, Agrippa fu adottato nel Foro Romano insieme a Tiberio da Ottaviano.

Agrippa Postumo – Roma Musei Capitolini – Sala degli Imperatori

Fra l’8 e il 14, prima della morte di Augusto, ci fu un tentativo fallito, organizzato da Lucio Audasio e Asinio Epicadio, di rapire il giovane e sua sorella Giulia minore, entrambi esiliati su due diverse isole, e portarli alle legioni per scatenare una guerra civile.
Alcuni mesi prima di morire sembra che Augusto, in compagnia di un amico, Paolo Fabio Massimo, abbia raggiunto segretamente Pianosa per incontrare Agrippa. L’incontro portò ad una riconciliazione fra i due, tanto che si sperò in un richiamo del giovane dall’esilio. Fabio Massimo raccontò dell’incontro alla moglie Marcia, amica di Livia, che si confidò con l’imperatrice; Fabio Massimo morì poco dopo, forse costretto al suicidio e in breve tempo lo seguì lo stesso Augusto.
Subito dopo la morte di Augusto, Agrippa fu ucciso a Pianosa da un centurione; dalle fonti non è chiaro se l’ordine di ucciderlo sia stato dato dallo stesso Augusto poco prima di morire, da Tiberio, da Livia o fu un’iniziativa dello stesso centurione che lo aveva in custodia.
Uno schiavo di Agrippa Postumo, Clemente, subito dopo la morte di Augusto, aveva pianificato un tentativo di liberare il giovane e, con una nave da trasporto, portarlo alle legioni in Germania, che si stavano rivoltando, dove si trovavano la sorella di Agrippa, Agrippina maggiore, e il marito di lei Germanico, ma non riuscì ad arrivare in tempo per salvare il giovane riuscendo solo a portare con sé le ceneri del suo padrone.
Alcuni mesi dopo lo stesso Clemente che si era rifugiato prima in Etruria e poi in Gallia, spacciandosi per Agrippa riuscì ad ottenere grandi appoggi sia tra i senatori sia tra i cavalieri, arrivando addirittura a marciare verso Roma con una numerosa banda, ma alla fine fu catturato con uno stratagemma e ucciso.

Lucio morì nel 2 a Massilia a causa di una malattia e Gaio nel 4 per i postumi di una ferita di guerra.

Nel 7 Agrippa fu costretto all’esilio, prima a Sorrento e in seguito a Planasia.
Il motivo ufficiale dell’esilio fu il carattere violento e insensato del giovane; Agrippa, già privo di buone qualità, passava la maggior parte del tempo a pescare facendosi chiamare Nettuno.

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Ottaviano Augusto

Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, regnò per 41 anni dal 27 a.C. al 14 d.C. Celebre per la transizione da repubblica a impero, promosse riforme politiche e sociali stabilizzando Roma. Fu acclamato “padre della patria” e inaugurò la Pax Romana, sostenendo le arti e monumenti che arricchirono la cultura romana.

Livia Drusilla

Livia Drusilla, prima imperatrice romana e moglie di Augusto, fu una figura chiave della storia di Roma. Nata in una famiglia nobile, esercitò notevole influenza politica, sostenendo il figlio Tiberio e orchestrando intrighi per consolidarne il potere.

Agrippina Maggiore

Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.

La Dinastia Giulio Claudia

La dinastia giulio-claudia riunisce due famiglie potenti, i Giulii e i Claudii, e comprende figure chiave come Cesare, Ottaviano (Augusto), Tiberio e Nerone. Questa dinastia è contrassegnata da intrighi e tragedie, culminando con il suicidio di Nerone nel 68 d.C., lasciando una forte impronta nella storia romana.

Diocleziano

Era dalmata e figlio di schiavi poi liberati. Nell’autunno del 284 nell’accampamento presso Nicomedia, in Bitinia, le guardie del corpo trovarono il loro imperatore Numeriano assassinato.

L’assemblea dell’esercito proclamò allora Augusto l’uomo scelto dal consiglio dei comandanti militari: Gaio Valerio Diocleziano.

Dopo l’acclamazione, Diocleziano sale alla tribuna, si rivolge al suo vicino, il prefetto della guardia, e ai soldati grida: «Questo è l’assassino di Numeriano», dopo di che, sguainata la spada, l’affonda nel corpo di Apro.

Si avverava quello che una donna druida aveva profetizzato anni prima a Diocleziano: che avrebbe conseguito la dignità imperiale quando avesse ucciso un cinghiale (aper in latino).

Diocleziano si avvicinava ai cinquanta anni e la profezia fu interpretata sia da lui che dai soldati come volontà degli dèi. Subito dopo condusse la campagna contro Carino, fratello di Numeriano. Fu sconfitto nella vallata della Morava, ma Carino non poté giovarsene, giacché «dissoluto, ingordo predatore di femmine (nel giro di pochi mesi sposò e ripudiò nove mogli e vituperò altrettante giovani donne)», fu ucciso da un tribuno al quale aveva sedotto la moglie.

Di Diocleziano le fonti cristiane dicono che fosse timido e, ovviamente, superstizioso.

Rimasto il solo imperatore, divide l’impero con un suo commilitone, Massimiano, un pannone, a cui assegna la difesa dell’Occidente, riservando a sé l’Oriente. Ma la grande novità strutturale nel governo dell’impero ha un nome specifico: la tetrarchia.

La pace nell’impero, la difesa dei grandi fiumi, che servivano da confine (Reno, Danubio, Eufrate), erano le costanti della politica di Diocleziano. La tetrarchia doveva funzionare come il migliore antidoto contro rivolte e guerre civili, che erano poi il vero cancro dell’impero romano. Durò una ventina d’anni.

Nel 303 Diocleziano per l’unica volta arriva a Roma insieme con Massimiano.

Nel maggio del 305 sbalordisce tutti con l’abdicazione. E il primo e solo esempio in cinque secoli di imperatori. Gli ultimi anni gli furono funestati dalle vicende della figlia amatissima Valeria e della moglie Prisca, le cui vicissitudini prima con Massimino Daia, poi con Licinio seguí impotente, scrivendo lettere angosciate ora all’uno, ora all’altro. Tardi capí come la forza fosse il solo argomento (e potere) che trovava ascolto e consensi. Morí nella grigia solitudine di Salona (Solin, a pochi chilometri da Spalato) nel 313.

A Roma ha lasciato le più grandi terme pubbliche che siano mai state costruite, le Terme di Diocleziano.

Gaius Aurelius Valerius Diocletianus (22 dicembre 244 d.C.) nasce a Doclea antica città dell’ Illiaria.

Imperatore romano dal 20 novembre 284 d.C. al 1 maggio 305 d.C.
Durata del Regno: 20 anni

Predecessore: Numeriano
Successore: Costantino I

Come è morto Diocleziano? Morì di vecchiaia

Elenco degli imperatori Romani d’Occidente

Cronologia:
22 dicembre 244 d.C.: Diocleziano nasce a Doclea o Salona, nella provincia romana della Dalmazia.

20 novembre 284 d.C.: Diocleziano viene acclamato imperatore dalle legioni dopo la morte di Numeriano.

285 d.C.: Diocleziano sconfigge Carino nella battaglia del fiume Margus e diventa l’unico imperatore.

286 d.C.: Diocleziano nomina Massimiano come co-imperatore e introduce la Tetrarchia, dividendo l’impero in due parti per una migliore amministrazione.

298-299 d.C.: Diocleziano conduce campagne militari vittoriose contro i Persiani e i Sarmati.

Tra il 298 e il 306 d.C. fa costruire a Roma il più grande complesso termale mai realizzato nell’Impero Romano, occupava 13 ettari e poteva ospitare fino a 3000 persone contemporaneamente.

303 d.C.: Diocleziano emana l’Editto dei Prezzi e inizia la Grande Persecuzione dei Cristiani.

1º maggio 305 d.C.: Diocleziano abdica volontariamente e si ritira nel suo palazzo a Spalato.

313 d.C.: Diocleziano muore a Spalato.

Giacomo Balla

Ricostruzione Futurista dell’Universo

Chi era Giacomo Balla?

Giacomo Balla è stato un pittore e scultore italiano, uno dei principali esponenti del movimento futurista. Nato il 18 luglio 1871 a Torino, ha iniziato la sua formazione artistica presso l’Accademia Albertina di Torino e in seguito si è trasferito a Roma, dove ha vissuto per gran parte della sua vita. Inizialmente influenzato dal Divisionismo, Balla ha poi abbracciato il Futurismo, contribuendo in modo significativo a questo movimento con le sue opere che esploravano il dinamismo, la velocità e il movimento.

Balla è stato un innovatore instancabile, sperimentando diverse tecniche artistiche e materiali. Ha firmato il “Manifesto tecnico della pittura futurista” nel 1910, un documento chiave del movimento Futurista. Durante la sua carriera, ha lavorato su numerosi progetti, inclusi dipinti, sculture, scenografie e design di mobili.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Balla ha continuato a lavorare e a esplorare nuove forme artistiche, tra cui l’astrattismo. È morto a Roma il 1º marzo 1958, è sepolto nel Cimitero del Verano.

Per quale motivo è famoso Balla?

Giacomo Balla è famoso per essere uno dei principali esponenti del movimento futurista, un’avanguardia artistica che celebrava la modernità, la velocità e il dinamismo. Le sue opere, come “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e “Velocità astratta”, sono celebri per la loro rappresentazione del movimento e dell’energia.

Finto funerale:
Nel 1914, i futuristi inscenarono un finto funerale per Balla, simbolizzando la sua rinascita come artista futurista. Questo evento segnò il suo completo abbandono delle tecniche tradizionali e il suo impegno totale nel Futurismo.

FuturBalla:
Balla adottò il nome “FuturBalla” per sottolineare la sua identità futurista. Questo nome rifletteva il suo desiderio di ricostruire l’universo attraverso l’arte, un concetto che esplorò insieme a Fortunato Depero nel “Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo” del 1915.

Provocazioni futuriste:
Balla partecipò a numerose provocazioni futuriste, tra cui performance teatrali e manifestazioni pubbliche. Queste azioni erano progettate per sfidare le convenzioni artistiche e sociali dell’epoca.

Caffè futurista di Roma:
Balla frequentava il Caffè Aragno, un noto ritrovo per artisti e intellettuali futuristi a Roma. Questo locale era un centro di discussione e innovazione artistica.

Casa in via Oslavia:
La casa di Balla in via Oslavia, a Roma, è un esempio straordinario della sua visione artistica. Trasformata in un’opera d’arte totale, la casa rifletteva i principi del Futurismo con pareti colorate, mobili futuristi e decorazioni innovative. Balla visse in questa casa dal 1929 fino alla sua morte nel 1958.

Cosa pensavano i contemporanei di lui?

Giacomo Balla era una figura molto rispettata e ammirata dai suoi contemporanei, soprattutto all’interno del movimento futurista.

  • Entusiasmo per il Futurismo: Balla e gli altri futuristi dimostravano un profondo entusiasmo per l’uomo, le sue macchine e le sue costruzioni, con un desiderio di rinnovamento all’insegna della velocità e del progresso. La sua pittura, con un fare sperimentale, andava oltre la staticità della materia per rappresentare il dinamismo tipico del movimento futurista.
  • Innovazione e Modernità: Balla era visto come un innovatore che proiettava la sua arte nel futuro, grazie all’ampliarsi del concetto di modernità e progresso. Le sue opere erano caratterizzate da vivaci effetti di simultaneità che si armonizzavano con lo spazio urbano moderno. Balla ha avuto un ruolo determinante anche nelle arti applicate e nella moda, contribuendo alla ricostruzione dell’universo futurista con disegni per stoffe, ricami, foulards, sciarpe, cuscini e tappeti.

Balla era quindi considerato un artista visionario e un pioniere del Futurismo, capace di influenzare non solo la pittura, ma anche il design e le arti applicate.

Quale eredità ci ha lasciato Balla?

Balla ha contribuito a definire e sviluppare molti dei temi e delle tecniche che sono diventati distintivi del Futurismo. Il suo impatto si è esteso oltre il Futurismo, influenzando movimenti artistici successivi e lasciando un’eredità duratura nel mondo dell’arte contemporanea.

Tra le opere più celebri di Giacomo Balla, spiccano:

  1. Dinamismo di un cane al guinzaglio (1912) – Questa rappresentazione del movimento di un cane in corsa è un’icona dell’arte futurista.
  2. Lampada ad arco (1909-1911) – Un’opera che cattura la luce elettrica in modo astratto e dinamico.
  3. Le mani del violinista (1912) – Dipinge il movimento delle mani di un violinista mentre suona.
  4. Bambina che corre sul balcone (1912) – Illustra il dinamismo di una bambina in corsa.
  5. Compenetrazione iridescente (1912-1914) – Un’opera astratta che esplora la luce e il colore con forme geometriche.

La Pazza

1905

Il Dubbio

02.12.22

Lampada ad arco

1909-1911

Bambina che corre sul balcone 1912

Le frecce della vita

1928

Insidie di Guerra

1915

Forme grido Viva l’Italia 1915

Canto patriottico in piazza di Siena 1915

Giacomo Balla – Autoritratto 1894 olio su cartone

Cronologia:
1871– 18 luglio – nasce a Torino

1895 – si trasferisce con la madre a Roma, dove resterà per tutta la vita.

Primi Anni e Divisionismo (Fine ‘800 – Inizio ‘900):
Balla ha iniziato la sua carriera artistica nel contesto del Divisionismo, una tecnica che enfatizza l’uso di punti e linee di colore puro per creare effetti di luce e colore.
Le sue prime opere, come “La pazza” (1905), mostrano l’influenza di questo stile, con una particolare attenzione alla resa della luce.

1895 Trasferimento a Roma e Influenza del Neo-Impressionismo:
Dopo il trasferimento a Roma nel 1895, e un soggiorno a Parigi nel 1900, Balla ha assorbito influenze dal Neo-Impressionismo francese, che ha ulteriormente arricchito il suo uso del colore e della luce.

Svolta Futurista (Anni ’10):
Con l’avvento del Futurismo, Balla ha fatto una svolta radicale. Nel 1910 ha firmato il “Manifesto tecnico della pittura futurista” e ha iniziato a creare opere che celebravano il movimento, la velocità e la modernità.
Quadri come “Dinamismo di un cane al guinzaglio” (1912) e “Velocità astratta” (1913) incarnano questa fase con l’uso di linee dinamiche e forme astratte.

Esplorazioni e Innovazioni (Anni ’20 e ’30):
Durante questo periodo, Balla ha continuato a sperimentare con il linguaggio futurista. Ha esplorato il fotodinamismo, che cercava di rappresentare il movimento attraverso una sequenza di immagini statiche. Inoltre, si è interessato all’arte totale, creando anche oggetti di design, scenografie e vestiti futuristi.

Post-Futurismo e Astrattismo (Anni ’40 – ’50):
Nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, il Futurismo aveva perso molta della sua influenza originale, ma Balla ha continuato a lavorare, spostandosi verso uno stile più astratto. Le sue opere di questo periodo, come “Compenetrazioni iridescenti” (1954), mostrano un interesse per le forme geometriche e i colori vivaci.

1958 – 1 marzo – muore a Roma all’età di 86 anni e viene sepolto nel cimitero del Verano.

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Casa Museo di Giacomo Balla

Casa Balla, creata dalla famiglia Balla nel 1929, è un laboratorio artistico che fonde funzionalità ed estetica. Questo spazio unico celebra l’arte attraverso oggetti quotidiani, perpetuando la tradizione e la creatività del movimento Futurista. Visite su prenotazione.

Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, nel cortile del Palazzo dei Conservatori, sul Campidoglio, furono sistemati i nove frammenti superstiti di una statua colossale in marmo pario di Costantino rivenuti poco prima nei pressi della basilica di Massenzio.
Da allora, la testa, il piede, la mano e le altre nobili membra dell’imperatore cristiano sono divenute altrettante icone di Roma e un artista come Johann Heinrich Füssli volle perfino elevarle a simbolo della grandiosità dell’antico.

Una presenza comunque familiare per Romani e turisti, che ha acquistato un nuovo e importante significato da quando, poco distante, nel giardino di Villa Caffarelli, è stata installata la ricostruzione in scala 1.1 dell’opera, grazie alla quale si può avere un’idea eloquente delle proporzioni complessive della statua e dell’impatto che essa doveva avere sull’osservatore.

La replica è l’esito di un progetto avviato in occasione della mostra «Recycling Beauty», presentata alla Fondazione Prada di Milano nell’inverno 2022/2023, ed è frutto della collaborazione fra la stessa Fondazione Prada, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali del Comune di Roma e la Factum Foundation for Digital Technology in Preservation.

Il monumentale ritratto rimase senza una identità certa sino alla fine dell’Ottocento, quando fu correttamente identificato con l’imperatore Costantino.

Successivi studi hanno permesso di riconoscere sicuri segni di rilavorazione, soprattutto in corrispondenza del mento e del sottogola, a indicare che il personaggio originariamente raffigurato avesse la barba.

Il Colosso è dunque il risultato del riadattamento di una scultura piú antica e, secondo alcuni studiosi, potrebbe trattarsi della statua di culto di Giove Ottimo Massimo, collocata all’interno del tempio a lui dedicato sul Campidoglio, il piú importante della romanità.

L’opera è un acrolito (dal greco akros, «estremo», e lithos, «pietra», il termine designa statue che abbiano testa, mani e piedi di pietra o marmo o avorio, e il resto del corpo di legno), con le parti nude realizzate in marmo, montate su una struttura portante rivestita da panneggi in bronzo dorato o in preziosi marmi colorati.

Seduto in trono, il dio è avvolto in un mantello che lascia scoperti il torso, le braccia e il ginocchio. Quest’ultimo è un motivo iconografico di tradizione omerica associato quasi esclusivamente all’immagine di Giove e successivamente degli imperatori, che a essa si ispira come segno della devozione rivolta a loro dai sudditi.

Nel 312 d.C., dopo la vittoria su Massenzio al Ponte Milvio, Costantino diventa il padrone assoluto della parte occidentale dell’impero e di Roma e agli anni iniziali del suo regno risalirebbe la realizzazione del Colosso, che, nella sua fissità ieratica, costituisce una delle manifestazioni piú impressionanti dell’arte costantiniana.

La celebrazione dell’imperatore avviene dunque attraverso il reimpiego di una statua colossale già esistente, raffigurante un imperatore o una divinità, quale Giove Ottimo Massimo. Attraverso di essa Costantino si mostra come comes (compagno) degli dèi e la natura stessa del suo potere si manifesta come divina.

Il progetto di ricostruzione della figura colossale di Costantino è stato realizzato da Factum Foundation a partire dai frammenti noti della scultura, sulla base dell’ipotesi archeologica di partenza: il Colosso era seduto e doveva essere stato realizzato come acrolito, ovvero con le parti nude in marmo bianco e il panneggio in bronzo dorato.

Factum Foundation ha utilizzato la fotogrammetria per documentare i frammenti del Colosso conservati nel cortile di Palazzo dei Conservatori e il frammento del petto conservato al Parco Archeologico del Colosseo.

Durante la scansione, il team ha effettuato anche la scansione 3D del calco della statua dell’imperatore Claudio come Giove, per utilizzarlo come modello per la posa e il drappeggio. Numerosi dettagli sono stati ricostruiti a partire dalla lettura delle fonti letterarie ed epigrafiche e dal confronto con altre statue sedute di età imperiale.

I dati digitali sono stati stampati in 3D a grandezza naturale e usati per realizzare un calco in resina rinforzata. Per le copie facsimile dei frammenti, sul calco è stato adoperato uno stucco apposito, dipinto per suggerire l’effetto del marmo pario invecchiato dall’esposizione agli elementi; le parti ricostruite sono state realizzate in poliuretano, rinforzato da diversi strati di resina mista a polvere di marmo e mica per ottenere un effetto marmoreo bianco neutro.

I panneggi e le parti in bronzo dorato sono stati realizzati in polistirene patinato in resina e polvere di bronzo, su cui è stata applicata foglia d’oro.

Il Colosso originale, che raggiungeva un’altezza di circa 13 m, aveva una struttura interna che si ipotizza fosse fatta di mattoni, legno, elementi in metallo. Per la ricostruzione, Factum Foundation ha realizzato una struttura portante in alluminio, che ne permette il montaggio e lo smontaggio.

Il Giardino di Villa Caffarelli, che ha accolto la riproduzione integrata in scala 1:1 del Colosso di Costantino, insiste in parte sull’area occupata dal Tempio di Giove Ottimo Massimo, che un tempo ospitava la statua di Giove, forse la stessa da cui il Colosso fu ricavato o che comunque ne costituisce il modello di derivazione.

I resti del tempio sono oggi visibili all’interno dell’Esedra di Marco Aurelio (uno degli spazi espositivi del Palazzo dei Conservatori).

Il tempio fu dedicato nel 509 a.C. dal primo console della repubblica, M. Horatius Pulvillus, alla triade capitolina: Giove, Giunone, Minerva. La prima statua di culto di Giove era in terracotta ed era opera dello scultore Vulca di Veio. Quest’ultima venne sostituita, nel 69 a.C., in occasione della ricostruzione promossa da Silla, con una nuova statua ispirata al celebre Zeus di Olimpia di Fidia: seduto in trono, il torso scoperto, un mantello a coprire le gambe.

Dopo l’incendio dell’80 d.C., durante il regno dell’imperatore Tito, si intraprende un ulteriore rifacimento, concluso da Domiziano, suo fratello e successore. Anche in questo caso, le statue di culto di Giove, Giunone e Minerva furono sostituite.

Per il Giove Capitolino il modello è sempre la statua di Fidia, riprodotta come acrolito in marmo. Del tempio di Domiziano si conserva ormai ben poco, ma la fastosa decorazione del frontone è documentata da un celebre rilievo storico oggi ai Musei Capitolini, proveniente da un monumento onorario di Marco Aurelio e raffigurante il sacrificio al tempio di Giove Capitolino.

Tra il 217 e il 222 d.C., un fulmine danneggio gravemente la statua di Giove. Tale evento potrebbe avere creato il presupposto per il suo riutilizzo per celebrare il nuovo imperatore Costantino agli inizi del IV secolo d.C.

Quale che sia la statua rilavorata per la realizzazione del Colosso, Costantino si appropria comunque di uno dei simboli della religione romana per legittimare la sua ascesa al potere, collocandolo in una sede di grande significato: la basilica di Massenzio lungo la Via Sacra, l’ultimo monumento architettonico pubblico di carattere civile realizzato a Roma antica.

Datazione: 2022
Posizione: Giardino di Villa Caffarelli, Campidoglio
Dimensioni: altezza 13 metri

Rappresenta il Colosso dell’imperatore Costantino I (306-337 d.C.)

Costantino I

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Il Giudizio Universale di Michelangelo

All’indomani della sua elezione al soglio pontificio, Paolo III Farnese affidò a Michelangelo la carica di supremo architetto, scultore e pittore del Palazzo apostolico. Inoltre gli affidò realizzazione di un progetto che era stato già nei programmi del suo predecessore, Clemente VII Medici: il grandioso affresco con il Giudizio Universale sulla parete dell’altare della Cappella Sistina, dove l’artista aveva dipinto la volta trent’anni prima.

Nel 1535 Michelangelo fece costruire i ponteggi e preparò la parete rivestendola con un muro a mattoni, il cui spessore degradante formava una superficie inclinata verso il basso e dunque ben visibile.

L’anno seguente si accinse a compiere la nuova opera, che comportò la distruzione di dipinti preesistenti. Il Giudizio fu completato nel 1541.

A seguito dell’ondata censoria alimentata dal concilio di Trento (1545-1563), nel gennaio del 1564 venne deciso di coprire le “scandalose” nudità delle figure michelangiolesche, poche settimane prima della morte di Michelangelo.

Il compito della revisione dell’affresco venne dato a un amico e allievo del Buonarroti, Daniele da Volterra, poi detto il Braghettone, a causa delle “braghe” con cui rivestì i corpi nudi dipinti dal maestro.

Prima del recente restauro, effettuato tra il 1990 e il 1994, la superficie dell’affresco appariva molto sporca. Il recupero ha evidenziato colori smaglianti e luminosi, sino ad allora inaspettati.

In alcune figure della composizione, secondo le fonti Michelangelo avrebbe ritratto personaggi contemporanei: San Pietro avrebbe le fattezze di Paolo III; Minosse quelle del maestro delle cerimonie Biagio da Cesena, che aveva criticato il dipinto; in san Bartolomeo andrebbe riconosciuto lo scrittore Pietro Aretino, mentre sulla pelle del suo martirio, tenuta in mano dal santo, l’autoritratto del Buonarroti.

Musei Vaticani, Cappella Sistina
Giudizio Universale
Data: 1536-1541

La Tragedia della Sepoltura: Michelangelo e Giulio II

Nel 1505, papa Giulio II incaricò Michelangelo di progettare un mausoleo, iniziando una lunga e difficile vicenda che culminò nel 1545 con un’opera ridimensionata nella cappella Della Rovere, contenente sette sculture, tra cui il Mosè.

Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

Cupola di San Pietro

L’impegno di Michelangelo nella ricostruzione della basilica di San Pietro, iniziata nel 1506, culminò con la progettazione di una cupola monumentale, ispirata a Brunelleschi. Nominato direttore nel 1546, apportò modifiche significative. Alla sua morte, la cupola era incompleta e fu ultimata da Giacomo della Porta e Domenico Fontana.

La Volta Sistina

Il 10 maggio del 1508 Michelangelo iniziava a lavorare all’impresa titanica degli affreschi nella Volta Sistina. Aveva accettato controvoglia l’incarico da parte di papa Giulio II, dopo che questi aveva accantonato il progetto della Sepoltura, affidata a Buonarroti tre ani prima.
Con il procedere dei lavori, la volta fu scoperta parzialmente il 15 agosto del 1510 per la festa dell’assunta. La dipintura riprese quindi l’anno seguente per concludersi per la festa di Ognissanti il 1° novembre del 1512, quando la Volta Sistina venne inaugurata.

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Prima dell’intervento michelangiolesco, la volta era ornata da un semplice cielo stellato dipinto da Piermatteo d’Amelia. Una grossa crepa nel soffitto aveva reso necessaria una nuova frescatura della superficie. Così la decorazione quattrocentesca venne sostituita da uno dei più ammirati capolavori di tutti i tempi.

Su un’estesa superficie di oltre cinquecento metri quadri, in soli quattro anni di lavoro faticosissimo, il pennello di Michelangelo illustrò la storia dell’umanità dal caos primordiale alla promessa della Redenzione, il grandioso prologo della venuta di Cristo.

L’immane affresco è animato da oltre trecento figure, in un perfetto insieme di plastici volumi e smaglianti colori inquadrati da un’architettura dipinta, illusoriamente aperta verso l’esterno e libera dalla ferrea osservanza della prospettiva rinascimentale.

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La fascia centrale è occupata da nove riquadri con storie tratte dalla Genesi. Negli scranni marmorei laterali siedono Profeti e Sibille che hanno annunciato la venuta di Cristo. Nelle vele e nelle lunette sottostanti sono effigiati gli Antenati di Cristo. Nei pennacchi angolari sono infine quattro scene dall’Antico Testamento che alludono alla promessa messianica.

Musei Vaticani, Cappella Sistina
Data di costruzione: 1508-1512
Superficie dell’affresco: 500 metri quadri
1° novembre 1512 inaugurazione della Volta Sistina