Portus l’antico porto di Roma

46 d.C. l’imperatore Claudio fa costruire un porto 3km a nord di Ostia, il Portus Ostiensis Augusti.

64 d.C. il porto viene inaugurato da Nerone.

100-112 d.C. Apollodoro di Damasco per conto di Traiano aggiunge il bacino esagonale al porto di Claudio

 537 d.C. invasione dei Goti, i cittadini di Portus fuggirono, spopolando la città a beneficio di altri insediamenti meglio difesi..

All’inizio del I secolo d. C. Roma sfiorava il milione di abitanti. Gran parte delle derrate necessarie al suo sostentamento transitavano a Ostia, porto-canale alla foce del Tevere, che presto divenne insufficiente e inaccessibile alle navi più grandi.

Nel 46 d.C. l’imperatore Claudio decise di far costruire un porto 3 km a nord di Ostia, il Portus Ostiensis Augusti.
Due moli chiudevano un enorme bacino di 150 ettari, con l’ingresso indicato da un faro fondato su un’isola artificiale. Due canali di collegamento con il Tevere permettevano di ridurre l’effetto delle piene a Roma e facilitavano i trasporti.

Inaugurato da Nerone nel 64 d.C. il porto era però troppo grande e tra il 100 e il 112 d.C. l’imperatore Traiano fece costruire un bacino esagonale di 36 ettari interno rispetto a quello di Claudio. Il porto divenne nel tempo una città, Portus, il cui ruolo fu fondamentale per lo sviluppo della capitale e che, pur in dimensioni ridotte, rimase in funzione fino all’alto Medioevo.

Per permettere l’alaggio delle navi che risalivano il Tevere, una via correva sulle sponde e lungo il percorso si trovavano degli approdi per le soste.
Quasi tre giorni di navigazione fluviale erano necessari per coprire i 35 km che separavano il complesso portuale di Ostia-Portus da Roma. Per la discesa, battellieri si servivano della corrente del Tevere.

L’alaggio era effettuato a forza di braccia da uomini o da animali. Nel VI sec. d.C., Procopio di Cesarea descrive il tiro delle barche.

“Fin dall’origine i Romani hanno reso piana e senza ostacoli la strada che conduce da Portus a Roma. Numerose barche sono sempre ancorate nel porto e un gran numero di buoi è disponibile nelle immediate vicinanze. Quando i mercanti arrivano con le loro navi, sbarcano le mercanzie, le mettono sulle barche e risalgono il fiume fino a Roma, senza servirsi né di vele né di remi [..] attaccano le barche al giogo dei buoi e le tirano fino a Roma come carretti.”

Il tiro delle barche ha continuato a essere praticato sul Tevere fino all’epoca moderna. Il trasporto per via d’acqua permetteva di far viaggiare merci voluminose e pesanti su lunghe distanze. In età romana una nave da trasporto di media grandezza poteva caricare circa 150 tonnellate e arrivare ad Ostia da Cadice o da Alessandria d’Egitto in una settimana.

Roma tra il I e il IV secolo d.C. era una città enorme ed il principale mercato del
Mediterraneo.
Giungevano qui da ogni provincia e dai centri al di fuori dei confini dell’impero ogni tipo di mercanzia, metalli, legni, marmi, beni di lusso senza dimenticare il grano, l’alimento base della popolazione.
Secondo Flavio Giuseppe, vissuto nel I secolo d.C. ogni anno arrivavano a Roma solo dall’Egitto 150.000 tonnellate di grano, sufficienti a nutrire la città per quattro mesi. Gli altri prodotti di largo consumo erano il vino, l’olio, usato non solo per l’alimentazione ma anche per l’illuminazione e per l’igiene del corpo, e una salsa di pesce molto apprezzata, il garum.

Siti ufficiali dei Musei e delle aree archeologiche:
Porto di Claudio e di Traiano
Necropoli di Porto
Ostia Antica

Museo delle Navi di Fiumicino

Parco privato:
Oasi di Porto

Fonti:
Roma eredi di un impero
Ulisse il piacere della scoperta

Indicazioni utili per preparare la visita:

La memoria di Portus è stata cancellata nei secoli, bisogna fare uno sforzo per ripercorrere a ritroso la sua storia e ricostruirne l’immagine.

Dal 1976 al 1984 in questa area si potevano vedere in libertà leoni, scimmie, giraffe, elefanti e perfino rinoceronti, qui infatti c’era il safari di Roma di proprietà della famiglia Torlonia.

Istituto Luce – Pubblicità: 1976 Lo Zoo safari di Fiumicino. 5000 lire a macchina.

Una parte venne espropriata dando vita al Parco Archeologico del Porto di Roma. Ma una parte è ancora di proprietà della famiglia e viene gestita come oasi protetta da un’associazione di volontari. Oggi è possibile ammirare sul bacino di Traiano bellissimi uccelli migratori come gli aironi cinerini ed incontrare daini in libertà.

Per accedere al bacino di Traiano bisogna prenotare una visita presso l’associazione Oasi di Porto: Via Portuense n°2264, (00050) Fiumicino RM, Segreteria del Consorzio Oasi di Porto tel. 06/5880880

Gli scavi del porto di Roma sono accanto.

Vale la pena visitare anche il Museo delle navi romane – via Alessandro Guidoni, 00054 Fiumicino – dove sarà possibile ammirare 4 navi antiche rinvenute negli anni 60 duranti i lavori di costruzione dell’aeroporto di Fiumicino.

Sala da Ballo

È il nucleo centrale dell’edificio, attorno al quale sono disposte le varie stanze e in altezza comprende due piani.
Giovan Battista Caretti (1808-1878), nel suo intervento, conservò l’impianto architettonico dato da Giuseppe Valadier (1762-1839) alterando però completamente l’atmosfera sobria e luminosa dell’ambiente.
Dipinti, stucchi, dorature e marmi disseminati su tutte le superfici hanno riempito la spazialità della sala, peraltro di modeste dimensioni, resa più angusta e buia sia dall’inserimento di due orchestre laterali (destinate ad ospitare musicisti durante le feste) sia dalla sostituzione delle superfici a specchio delle tre lunette con altrettanti affreschi.
L’effetto complessivo risulta, comunque, di grande fasto, in sintonia con il gusto per l’esibizione del principe Alessandro.
Nella volta, scompartita da decorazioni monocrome, sono inseriti in tondi ed esagoni le rappresentazioni delle storie di Amore, affrescate da Domenico Toietti
(1807-1892) e da Leonardo Massabò (1812-1886), due artisti della cerchia di Caretti. Nelle lunette sovrastanti le orchestre sono dipinti il Volo delle Dodici Ore e il Volo delle tre Grazie (sempre per mano di Massabò).


La lunetta centrale, che fa da pendant all’unica rimasta con funzione di finestra, è affrescata con un maestoso dipinto di Francesco Coghetti (1801-1875), raffigurante il Parnaso.

Vi sono effigiati, raccolti attorno al mitico monte sul quale campeggia la figura di Apollo con la cetra, personaggi illustri di varie epoche tra i quali sono identificabili Dante con Beatrice, Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Isacco Newton, Keplero, Omero e Vittorio Alfieri.
Il pavimento era in origine decorato con un grande mosaico policromo, copia di quello nilotico di Palestrina, trasportato nel 1888 nel Palazzo Torlonia di Piazza Scossacavalli e sostituito con un parquet che, nel restauro attuale, è stato eliminato a favore di una nuova pavimentazione in marmo che riprende, semplificati, i colori e il disegno delle parti originali conservate sotto le orchestre. Le due orchestre poggiano su maestose colonne scanalate in marmo di Carrara, con elaborati capitelli, ed hanno architravi e lacunari dei soffitti decorati a stucco bianco e dorato con amorini, figure alate e girali.
Le pareti sono rivestite da marmoridea imitante il giallo antico.
Addossate alla parete verso l’ingresso sono due statue provenienti dal parco: Afrodite, acquistata dallo Studio Cavaceppi e collocata prima nel Palazzo Torlonia e poi in una nicchia dei Falsi Ruderi, e un Togato proveniente sempre dallo Studio Cavaceppi, già collocato a Palazzo Torlonia e quindi in una nicchia della Tribuna con Fontana.

Serra e Torre Moresca

Il giardino concepito come un microcosmo

Il complesso della Serra e Torre Moresca, con annessa una grandiosa Grotta artificiale, è stato realizzato tra il 1839 e 1841 su progetto dell’architetto paesaggista Giuseppe Jappelli con la collaborazione di Giacomo Caneva.

Era concepito per creare una “scena” di carattere esotico, nell’ambito della sistemazione “all’inglese” dell’area meridionale del parco voluta dal principe Alessandro Torlonia, e mirava ad adeguare la villa a quella tipologia di giardino che prevedeva percorsi articolati e manufatti eclettici.

Infatti le architetture si richiamano a quelle arabeggianti dell’Alhambra di Granada e la vegetazione circostante, con palme, agavi e aloe, è tipica delle aree secche ed aride, con un evidente contrasto con la vicina “scena” della Capanna Svizzera (oggi Casina delle Civette) che evoca invece climi montani.

Alla fantasmagoria della Serra e della Torre, con un apparato decorativo di vetrate in brillanti colori, stucchi e dipinti parietali, fa riscontro, sul retro, l’area ombrosa e umida della Grotta artificiale, della quale alcuni grandi speroni di tufo e muratura superstiti testimoniano dimensioni e spettacolarità.

Diverse erano le funzioni: la Serra ospitava piante esotiche e rare ma poteva anche accogliere eventi mondani; la Torre doveva stupire gli ospiti con le decorazioni ma soprattutto con il meccanismo del tavolino apparecchiato che, tramite un’apertura nel pavimento, saliva direttamente dalla sottostante cucina, mentre la Grotta richiamava i mitici antri muschiosi abitati dalle ninfe.

Dopo decenni di abbandono, un impegnativo progetto di restauro ed adeguamento funzionale permette oggi di rivivere, almeno in parte, l’atmosfera incantata di un’area tra le più innovative ed originali della villa.

Giuseppe Jappelli

Giuseppe Jappelli (Venezia, 14 maggio 1783 – Venezia, 8 maggio 1852) è stato un ingegnere, architetto e paesaggista italiano.

Fu tra i massimi esponenti dello stile neoclassico nel Veneto, fu particolarmente noto come progettista di giardini romantici e massonici .

La sfida di Jappelli, aderente alla Massoneria fin dal 1806 e convinto sostenitore degli ideali illuministi, era quella di progettare non degli interventi isolati, ma piuttosto di integrarli in una dimensione tendente a riprogettare lo spazio urbano come un unico insieme di attività, di abitazioni e di servizi, ma il loro carattere utopistico e colossale, e il conservatorismo del mondo politico austriaco, fecero sì che tutti i progetti, tranne quello del macello comunale di Padova, rimanessero sulla carta.

Nonostante la sua vocazione frustrata di urbanista Jappelli ebbe molte commissioni da persone che lo stimavano ed appartenevano alla nobiltà e borghesia aderente agli ideali illuministici ed occultamente alle società latomistiche molti di loro della comunità ebraica che finalmente dopo Napoleone aveva ottenuto più libertà e la possibilità di essere proprietaria di terrene e case .

Negli anni 30 e 40 dell’800 Jappelli ebbe l’opportunità di compiere alcuni viaggi in Inghilterra e in Francia, esperienza fondamentale per una persona attenta e curiosa come lui per l’acquisizione di spunti e idee dall’architettura neogotica e dell’uso di piante esotiche particolarmente cinesi e giapponesi che poi userà molto nei suoi giardini.

Leggi anche:

Il Tempio di Saturno

Il Tempio di Saturno, situato a Villa Torlonia a Roma, è un’opera romantica del 1836 che riproduce elementi classici, celebra la gloria romana attraverso rilievi storici e rappresenta l’impegno culturale della famiglia Torlonia.

Camera gotica

Il Teatro di Villa Torlonia, situato nell’appartamento ovest, è decorato con architetture gotiche, statue dorate e vetrate colorate. Non fa parte del museo, ma è visitabile tramite spettacoli organizzati dalla Fondazione Teatro di Roma, per gruppi ristretti.

Rifugio antiaereo e bunker di Villa Torlonia

Il 5 aprile 2024, il bunker di Villa Torlonia ha riaperto con un nuovo percorso che include il rifugio antiaereo sotto il casino nobile. La storia della villa, legata a Mussolini, offre dettagli sui rifugi costruiti durante la guerra.

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La fonte di Anna Perenna

Roma Arcaica

Ninfa dell’acqua o regina del tempo?

31 Dicembre 1999 gli archeologi scoprono una fonte a Piazza Euclide durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio sotterraneo

E’ sicuramente uno dei rinvenimenti magici più importanti mai compiuti per la ricchezza e la varietà dei materiali rinvenuti in un piccolo contesto.
All’interno della cisterna della fontana sono stati trovati materiali afferenti alla sfera religiosa, come 523 monete, gettate nell’acqua per buon augurio, pigne e uova, simbolo di fecondità e 75 lucerne, alcune delle quali offerte votive.

Sono state trovate anche 23 maledizioni dette “defixiones”

La fontana è visitabile a piazza Euclide, mentre il suo contenuto magico è oggi conservato alle Terme di Diocleziano

Ritrovamenti magici unici al mondo:

Maledizione contro gli aurighi
Maledizioni dal contenitore con figurina di Petronius Cornigus
Maledizione contro Kardelos

Anna Perenna
Misteriosa divinità arcaica dall’origine incerta

Già partendo dal nome ANNA possiamo individuare elementi distintivi di questa divinità. La parola Ann in sanscrito significa “cibo” ed ha un corrispettivo romano in “annona” (“approvvigionamenti”, “derrate alimentari”). Era forse un’antica dea dell’abbondanza e del nutrimento? Legata alla natura e alla stagione primaverile?
Forse. La festa a lei consacrata cadeva alle Idi di Marzo, capodanno Romano. Il detto latino “annare perannareque commode” (passare un buon anno dall’inizio alla fine) sembra confermare questa tesi.
Durante la sua festa le donne potevano abbandonarsi ad atteggiamenti lascivi ed accoppiarsi nelle tende allestite presso la fonte sacra alla dea. Era come un rito di iniziazione per le giovani… Molto vino scorreva e la natura dei festeggiamenti era spiccatamente sessuale.

ANNA è un palindromo e richiama l’idea dell’eterno ritorno.

PERENNA a sua volta conferma questa idea dell’eterno ritorno, della fine di un ciclo e dell’inizio di uno nuovo. Non bisogna dimenticare che il calendario arcaico romano era lunare e durava dieci mesi.

Questa divinità è stata onorata per quasi mille anni dal IV secolo a.C. al V secolo d.C.

E se la divinità femminile arcaica era molto potente, legata al ciclo vegetativo, alla fertilità, alla vita , piano piano con la progressiva riduzione della partecipazione della donna alla vita pubblica, è diventa ANNA la sorella di Didone, che dopo la tragica morte di questa, si rifugiò sulle coste del Lazio dove, venne ospitata da Enea, ma affogata da Lavinia per gelosia.

Con l’avvento del cristianesimo il potere di Anna Perenna si riduce solo alla superstizione e ai riti magici. Solo il lato ctonio della grande madre rimane fino al 390 quando Teodosio mise al bando i culti pagani in tutto l’impero.

Maledizione degli aurighi

La lamina era stata arrotolata e inserita all’interno di un’urna cineraria: incisa sui due lati, raffigura il demone Seth dalla testa d’asino e gli aurighi in tenuta di gara, con le braccia e le gambe legate.
La maledizione è indirizzata contro due gruppi di fantini appartenenti a due diverse fazioni delle corse nel circo, Prasina, Verde, e Albata, Bianca.

Nel testo si invocano le ninfe Ephydriades perché trattengano, leghino e rendano inabili aurighi e cavalli, colpendone la vigoria fisica e i piedi.

Maledizioni dal contenitore con figurina di Petronius Cornigus

Le due laminette erano inserite tra le scatole cilindriche del contenitore.
Su una è raffigurato un uomo legato da corde tra due serpenti; al di sotto si trova la parte inferiore di un secondo corpo.
L’iscrizione specifica l’oggetto della maledizione, “colui che amo con tutti i miei pensieri”-quem pero fantasia.

Si tratta evidentemente di una defixio amorosa, per legare a sé l’amato per
sempre.

L’altra laminetta è coperta di segni magici; tra questi compare anche il tetragramma biblico, la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome di Jahwe.

Maledizione contro Kardelos

Sulla lamina in piombo sono raffigurati Osiride che esce dal sarcofago, il demone Seth dalla testa d’asino, due teste e una figura avvolta dalle spire di un serpente, oltre a lettere e simboli magici.

Il testo, inciso su entrambi i lati, invoca Eulamon,l’eterno, perché trattenga Kardelos, figlio di Fulgentia, affidandolo a Osiris, Api, Mne, Fre, agli angeli e agli arcangeli, attraverso la mediazione del defunto deposto nella tomba in cui era stata inserita la maledizione, defixio.

Si chiede per Kardelos alle divinità una fine penosa e fulminea in un letto di torture e alle Ninfe Ephydriades di distruggere il midollo, i nervi, i muscoli e il vigore.

ANNA Perenna, antica divinità della religione romana arcaica, riemerge dalle sabbie del tempo il 31 dicembre 1999 quando la sua fonte viene scoperta dagli archeologici. Forse non è un caso che allo scoccare del nuovo millenio riaffiorasse la sua fonte, Anna veniva festeggiata per le Idi di Marzo durante il capodanno Romano.

The Portonaccio Sarcophagus

Who is the faceless knight who rages in battle?

An entire room was dedicated to the Portonaccio sarcophagus at the National Roman Museum at the Palazzo Massimo headquarters.

It seems to be sucked into battle, thanks to the silence and the dim light of the room, in which the figures emerge from the darkness with strength and extraordinary plasticity.

A faceless knight dominates at the center of the scene, staring at the culminating moment of the assault. Below him the infantry fight hand to hand against the barbarians, who are horribly crushed to the bottom of the sarcophagus. The composition was conceived to give maximum prominence to the forces of Rome. The political message is: submission is the only chance the barbarians have in the clash with the empire.

The life of the client is described only on the band of the lid, while the main message is displayed on the front panel: the victory of Rome over the peoples – and therefore of the client – is inexorable.
On the band of the lid his life is described: birth, marriage in the center and leniency towards the barbarians at the end.

The face of the client and his wife are not also carved on the band of the lid.
In order for the portrait of the deceased to be as realistic as possible, it was customary to wait until the last moment to sculpt his face.

The Portonaccio Sarcophagus (II century AD) Rome, National Roman Museum, Palazzo Massimo.

The National Roman Museum of Palazzo Massimo has dedicated a room to the Portonaccio sarcophagus. The sarcophagus was found in 1931 near Portonaccio, a district of Rome.

Archaeologists believe they can identify the deceased with Aulus Iulius Pompilius, officer of Emperor Marcus Aurelius thanks to the military insignia represented on the upper edge of the sarcophagus – the eagle of the Legio 4 Flavia and the boar of the Legio Italica I
Aulus Iulius Pompilius fought in the wars against the Marcomanni from 172 to 175 AD.

Thanks to some details It has been assumed that the sarcophagus was dedicated to Aulus Iulius Pompilius, even if the scene does not represent a particular war event.

The battle is represented in the style of the Antonine Column, where the Germanic wars waged by the emperor Marcus Aurelius are told.

The Legio I Italica (“of Italy”) was a Roman legion established by the emperor Nero on 20 or 22 September 66 AD. or 67 A.D. and active until the fifth century.

His emblems were the boar and the bull.
The legion fought on those borders in the wars of Domitian and, with Trajan, participated in the conquest of Dacia.

For Marco Aurelio the Legio Italica I defended the borders against Quadi and Marcomanni and with Septimius Severus he moved to the east to fight with the Parthians, also receiving the title of Severiana.

La triste storia del fanciullo sul destriero

Entrare nel regno delle ombre come in un sogno…

A cavallo del proprio sarcofago

Al centro della Sala è possibile ammirare questa bellissima statua equestre che nasconde una storia triste.

Il bimbo rappresentato come un eroe, serio e concentrato come sono i bambini quando giocano alla guerra, non sta montando un cavallo a dondolo, ma un sarcofago… il suo…

Il cavallo è cavo e probabilmente conteneva le ceneri del bambino.

Non si tratta di una statua che fissa in eterno il momento del gioco, ma forse dell’ultimo tentativo dei genitori di accompagnare il figlio amato nel regno delle ombre come in un gioco… come in un sogno…

A cavallo di tutti i sogni di gloria, di tutte le aspettative per un futuro eroico, corre verso il buio, verso l’oblio. E forse proprio per fermare il tempo, per non dimenticare il piccolo bambino che avrebbe potuto diventare un imperatore, hanno scelto per lui un sarcofago che potessere essere all’altezza dei suoi sogni.

La Statua equestre di fanciullo eroizzato è situata nell’Aula X presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, Roma.

La testa, le gambe e le mani del fanciullo sono scolpiti nel pregiato marmo di Carrara, il resto della statua è in fine alabastro. Venne trovata sulla via Ostiense nei pressi del comune di Acilia.

Gli archeologi la fanno risalire al III secolo d.C.

Il fanciullo cavalca una pelle di leone, sferza il cavallo con la mano destra, mentre questi si impenna.

Sono molte le particolarità di questa statua, prima di tutto il soggetto. Anticamente le statue equestri erano riservate agli imperatori o ai capi militari.

Attraverso la posizione delle zampe del cavallo, raccontavano il destino del cavaliere. Il nostro fanciullo siede su un cavallo rampante, ovvero morte eroica in battaglia.

Ultima importante particolarità è che il corpo del cavallo è cavo e dal posteriore è possibile vedere il foro da dove probabilmente furono introdotte le ceneri del fanciullo.

Il Sarcofago di Portonaccio

Chi è il cavaliere senza volto che infuria nella battaglia?

Il museo Nazionale di Palazzo Massimo ha dedicato una sala al sarcofago di Portonaccio.

Nel silenzio e nella penombra le figure emergono dal buio con una forza ed una plasticità tale da creare l’impressione di essere risucchiati nella battaglia.

Al centro, nel momento culminante della carica, domina la scena un cavaliere senza volto. Sotto di lui la fanteria combatte corpo a corpo contro i barbari, che restano orribilmente schiacciati sul fondo del sarcofago. La composizione è stata concepita per dare il massimo risalto alle forze di Roma e per veicolare un messaggio politico: nello scontro con l’impero i barbari hanno come unica possibilità la sottomissione.

Il linguaggio visivo a differenza di quello verbale deve essere immediatamente comprensibile e seguire canoni prestabiliti per permettere la lettura. Dopo avere esposto il suo messaggio principale, l’inesorabile vittoria di Roma sul mondo e aver celebrato il comittente in qualità di autore di tale vittoria, sulla fascia del coperchio viene descritta la sua vita: la nascita, il matrimonio al centro e la clemenza verso i barbari alla fine.

Anche sulla fascia il suo volto e quello della moglie non vengono rappresentati. Era prassi aspettare fino all’ultimo momento per scolpire il volto della persona a cui era riservato il sarcofago affinché il ritratto fosse il più somigliante possibile.

Sarcofago del Portonaccio (II sec. d.C.) Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo, Roma.

Il museo Nazionale di Palazzo Massimo ha dedicato una sala al sarcofago di Portonaccio. Il sarcofago fu rinvenuto nel 1931 nei pressi di Portonaccio, un quartiere di Roma.

Le insegne militari rappresentate sul bordo superiore della cassa – l’aquila della Legio IIII Flavia e il cinghiale della Legio I Italica – permettono forse di identificare il defunto con Aulus Iulius Pompilius, ufficiale di Marco Aurelio al comando di due squadroni di cavalleria distaccati in queste due legioni nella guerra contro i Marcomanni (172-175 d.C.).
Guidò la legione Italica I, Flaminia IV e Fulminata.

Anche se la scena rappresentata non sembra riferire ad un evento storico in particolare, da alcuni dettagli si è ipotizzato che il sarcofago fosse dedicato a Aulus Iulius Pompilius.

La rappresentazione della battaglia copia lo stile della Colonna Antonina, dove vengono rappresentate le scene delle guerre germaniche condotte dall’imperatore Marco Aurelio.

La Legio I Italica (“dell’Italia”) fu una legione romana costituita da Nerone il 20 o il 22 settembre 66 d.C. o 67 d.C. e attiva fino al V secolo.

I suoi emblemi erano il cinghiale e talvolta il toro.
La legione combatté su quei confini nelle guerre di Domiziano e, con Traiano, partecipò alla conquista della Dacia.

Per Marco Aurelio difese i confini contro Quadi e Marcomanni e con Settimio Severo si spostò in oriente per battersi con i Parti, ricevendo anche il titolo di Severiana.

Il fiume Nilo

Nel 1513 venne trovata a Campo Marzio, la colossale statua del Nilo, probabilmente un prezioso elemento decorativo del cosiddetto Iseo Campense, dedicato alle divinità egizie Iside e Serapide.

Il fiume è raffigurato come un vegliardo disteso su di un fianco, con una cornucopia colma di frutti nella mano sinistra e spighe di grano nella mano destra. La terra d’Egitto è evocata dalla presenza di una sfinge, sulla quale la figura si poggia, e da alcuni animali esotici.

La scena è vivacizzata da sedici putti, che alludono ai sedici cubiti d’acqua, cioè il livello raggiunto dal Nilo durante la stagione delle inondazioni.

Sul basamento è raffigurato un paesaggio nilotico con pigmei, ippopotami e coccodrilli.

È probabile che la scultura si ispiri a una monumentale statua del Nilo in basalto nero, capolavoro della scultura ellenistica alessandrina, che Plinio il Vecchio descrive all’interno del Foro della Pace.

Musei Capitolini

Categoria Museo

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass | MiC Roma

La sede storica dei Capitolini è costituita dal Palazzo dei Conservatori e dal Palazzo Nuovo, edifici che affacciano sulla michelangiolesca Piazza del Campidoglio.

La creazione del museo risale al 1471, quando papa Sisto IV donò alla città una collezione di importanti bronzi provenienti dal Laterano (tra i quali la Lupa capitolina), che fece collocare nel cortile del Palazzo dei Conservatori e sulla piazza del Campidoglio: ciò lo rende il più antico museo pubblico al mondo.

La raccolta antiquaria si arricchì nel tempo con donazioni di vari papi e fu ampliata con la costruzione del Palazzo Nuovo nel 1654.

Da allora il museo si è ingrandito notevolmente, includendo non solo manufatti di età romana, ma anche pezzi di arte medioevale, rinascimentale e barocca.

Il museo fu aperto a visite pubbliche solo nel 1734, per volere di papa Clemente XII, quasi un secolo più tardi.

  • Musei Capitolini

Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.

Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

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Centrale Montemartini

Musei Arte Antica

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass |MiC Roma

Il museo è sede distaccata dei Musei Capitolini e contiene preziosi reperti archeologici, opere d’arte antiche della Roma Repubblicana, gruppi statuari dei templi ed edifici pubblici della Roma antica, per poi concludersi con le preziose sculture e i mosaici che decoravano le ricche domus private.

“Negli spazi grandiosi della Centrale è stato possibile ricomporre contesti architettonici di grande monumentalità che non avrebbero trovato posto nelle sale del Campidoglio collaudando nuove soluzioni espositive lungo un percorso che mette in parallelo l’illustrazione dell’impianto industriale con lo sviluppo della città antica. Da un lato le prime pagine della nostra storia produttiva e dall’altro la crescita urbanistica di Roma attraverso esemplificazioni-campione che compaiono nella sala al piano terra (Sala Colonne) e nei due saloni al primo piano (Sala Macchine e Sala Caldaie).” (Fonte “Musei Capitolini” Comune di Roma Assessorato alle Politiche Culturali Sovraintendenza ai Beni Culturali pag 199 – Mondadori Electa 2006)

Una sala è dedicata alla esposizione delle tre vetture appartenenti al treno di Pio IX, risalenti al 1858.

La Centrale termoelettrica Giovanni Montemartini è stata la prima centrale di Roma, nel quartiere Ostiense, poi dismessa e adibita a museo come sottosezione dei Musei Capitolini a partire dal 1997.

La centrale termoelettrica fu costruita nei primi anni del ‘900 e venne inaugurata dal sindaco Ernesto Nathan il 30 giugno 1912, anche se la produzione iniziò a partire dal giorno successivo. Si trattò del primo impianto di produzione elettrica della neonata Azienda Elettrica Municipale (AEM). Fu intitolata a Giovanni Montemartini, ex assessore ai servizi tecnologici della giunta Nathan nonché principale teorico delle municipalizzazioni in Italia e in particolare a Roma.

Indirizzo: via Ostiense 106 – 00154 Roma
Sito web: http://www.centralemontemartini.org/it
Costo Indicativo del biglietto: 10,00 euro intero
Gratuità: prima domenica di ogni mese in occasione dell’iniziativa Domenica al Museo
Sempre gratuito per i residenti possessori della MiC Card

Tour Virtuale con Google Arts

Musei dedicati:
Musei Capitolini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Breve storia della centrale termoelettrica

Da impianto industriale a museo Roma antica e archeologia industriale L’impianto termoelettrico prende il nome da Giovanni Montemartini, l’assessore al Tecnologico che, nell’ambito della Giunta di Ernesto Nathan, ne predispose il progetto dal punto di vista tecnico e politico nell’ottica della municipalizzazione dei servizi e di un loro decentramento nel cuore del quartiere industriale delineatosi…

Macchine, motori diesel e Roma Antica

La Sala Macchine Dal piano terra una piccola scala conduce alla sala più bella della Centrale, un grandioso ambiente scandito in navate da due colossali motori Diesel e caratterizzato da uno studio raffinato dei dettagli. Il pavimento a mosaico segna con bordature policrome il perimetro delle macchine, le pareti sono impreziosite da una zoccolatura in…

Sala Caldaie

Delle tre caldaie contenute nella sala ne sopravvive solo una sul fondo: si erge per un’altezza di oltre quindici metri di altezza e si configura quasi come un avveniristico fondale costituito di mattoncini, tubi, passerelle e scalette di metallo. Attraverso maniche oscillanti collegate al soffitto e alla caldaia, il carbone entrava nell’immensa zona destinata alla…