Portus the ancient port of Rome

46 AD the emperor Claudius built a port 3km north of Ostia, the Portus Ostiensis Augusti.
64 AD the port was inaugurated by Nero.

100-112 AD Apollodorus of Damascus on behalf of Trajan adds the hexagonal basin to the port of Claudius.

 537 AD invasion of the Goths, the citizens of Portus fled, depopulating the city for the benefit of other better defended settlements.

At the beginning of the first century B.C. Rome was close to one million inhabitants. Most of the food necessary for its livelihood passed through Ostia, a canal port at the mouth of the Tiber, which soon became insufficient and inaccessible to larger ships.

In 46 A.D. the emperor Claudius decided to build a port 3 km north of Ostia, the Portus Ostiensis Augusti.
Two piers closed an immense basin of 150 hectares, with the entrance indicated by a lighthouse founded on an artificial island. Two canals connecting with the Tiber made it possible to reduce the effect of the floods in Rome and made transport easier.

Inaugurated by Nero in 64 AD. however, the port was too large and between 100 and 112 AD. the emperor Trajan had a 36-hectare hexagonal basin built inside that of Claudius. Over time the port became a city, Portus, whose role was fundamental for the development of the capital and which, despite its small size, remained in operation until the early Middle Ages.

To allow the hauling of the ships that went up the Tiber, a road ran along the banks and along the way there were landing places for the stops.
Almost three days of river navigation were necessary to cover the 35 km that separated the port complex of Ostia-Portus from Rome. For the descent, boatmen used the Tiber current.

Boat shooting continued to be practiced on the Tiber until the modern era. Transport by water allowed bulky and heavy goods to travel over long distances. In Roman times, a medium-sized transport ship could load around 150 tons and arrive in Ostia from Cadiz or Alexandria in Egypt in a week.

Rome between the 1st and 4th centuries AD it was a huge city and the main market of the
Mediterranean.
All kinds of merchandise, metals, wood, marble, luxury goods arrived here from every province and from the centers outside the borders of the empire, without forgetting wheat, the staple food of the population.
According to Flavius ​​Joseph, who lived in the 1st century AD. each year 150,000 tons of wheat arrived in Rome from Egypt alone, enough to feed the city for four months. The other widely consumed products were wine, oil, used not only for food but also for lighting and body hygiene, and a very popular fish sauce, the “garum“.

Museums and archaeological areas:
Imperial Harbours of Claudius and Trajan
Necropolis of Portus in the Isola Sacra
Archaeological area of Ostia antica

Museum of the Roman ships from Fiumicino

Private park:
Portus nature reserve

Sources:
Romano Impero
Imagining Portus

Useful information to prepare the visit:

The memory of Portus has been erased over the centuries, an effort must be made to retrace its history and reconstruct its image.

From 1976 to 1984 in this area you could see lions, monkeys, giraffes, elephants and even rhinos in the wild, here in fact there was the Rome safari owned by the Torlonia family.

Istituto Luce – Pubblicità: 1976

Lo Zoo safari di Fiumicino. 5000 lire a macchina.

A part was expropriated giving life to the Archaeological Park of the Port of Rome. But a part is still owned by the family and is managed as a protected oasis by an association of volunteers. Today it is possible to admire on the Trajan basin beautiful migratory birds such as the gray herons and to meet fallow deer in freedom.

To access the Trajan basin, you must book a visit to the Oasi di Porto association: Via Portuense n ° 2264, (00050) Fiumicino RM, Secretariat of the Oasi di Porto Consortium tel. +39 06/5880880

The excavations of the port of Rome are next door and the entrance is FREE.

It is also worth visiting the Museum of Roman Ships – via Alessandro Guidoni, 00054 Fiumicino – FREE admission – where it will be possible to admire 4 ancient ships found in the 1960s during the construction of the Fiumicino airport.

Musei di Villa Torlonia

Categoria Museo

Rete Musei Civici di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass | MiC Roma

Per comprendere l’unicità di questo complesso monumentale, dobbiamo raccontare la storia della grande famiglia da cui il museo prende il nome: i Torlonia.

Immaginiamo una famiglia il cui capostipite è dotato di uno straordinario senso degli affari e lungimiranza.

La stella dei Torlonia, comincia a sorgere con Giovanni (1754-1829), nato a Roma ma di origine francese. Durante il burrascoso periodo che incendiò l’Europa dopo la rivoluzione francese, riuscì ad incrementare la fortuna della famiglia grazie a speculazioni finanziarie fatte con i francesi durante l’occupazione di Roma. Sarà lui ad acquistare dai Pamphilj la vigna su via Nomentana. Giovanni affiderà a Valadier il suo restauro. L’erede di Giovanni, Alessandro Torlonia (1800-1886), avvierà imponenti lavori di ristrutturazione che possono essere considerati un vero e proprio programma auto-celebrativo.

Con Alessandro la fortuna della famiglia raggiunge il suo culmine.

Musei di Villa Torlonia

La proprietà comprende diversi edifici, due obelischi, due laghetti, il magnifico parco, il casino nobile, il casino dei principi, la casina delle civette, la limonaia, un bunker anti-aereo, una serra moresca, un teatro e perfino antiche catacombe ebraiche.

La proprietà venne espropriata dal Comune di Roma nel 1977 e aperta al pubblico nel 1978. A quel tempo era poco più che un cumulo di ruderi.

La villa era stata colpita da una sorta di damnazio memorie da parte degli abitanti della città, volevano cancellare il ricordo dell’ultimo inquilino del casino nobile: Benito Mussolini che qui ebbe la sua residenza dal 1925 al 1943.

I lavori di restauro sono stati molto lunghi e lenti ed hanno portato a dicembre 2021 alla riapertura al pubblico della serra e successivamente delle torre moresca, finalmente restituite al loro antico splendore.

Indirizzo: via Nomentana 70, 00161 Roma
Sito web: https://www.museivillatorlonia.it/
Costo Indicativo del biglietto: 11,00 euro intero
Gratuità: per i residenti in possesso della MiC Card ; per tutti ogni prima domenica del mese

Tour Virtuale con Google Arts

Scarica il depliant Torlonia

  1. Ingresso su via Nomentana – Propilei Falsi Ruderi
  2. Tempio di Saturno
  3. Tribuna con Fontana
  4. Casino dei Principi, spazio espositivo
  5. Casino Nobile o Palazzo Museo della Villa e Museo della Scuola Romana
  6. Obelisco dedicato a Giovanni Torlonia
  7. Museo della Casina delle Civette
  8. Lago del Fucino
  9. Obelisco dedicato ad Anna Maria Torlonia
  10. Scuderie Vecchie
  11. Biblioteca dell’Accademia delle Scienze
  12. Ingresso alle Catacombe Ebraiche
  13. Scuderie Nuove – Centro Anziani
  14. Ingressi su via Spallanzani
  15. Limonaia – Caffetteria
    Villino Medioevale – Technotown
  16. Teatro
  17. Colonna dedicata a Carlo Torlonia
  18. Campo da Tornei
  19. Grotta, Serra e Torre Moresca
  20. Ingresso su via Siracusa
  21. Villino Rosso – Sede dell’Accademia delle Scienze

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Il Museo scomparso

Il Casino Nobile

Tra il 1802 e il 1806, su incarico del principe Giovanni Torlonia, Giuseppe Valadier ampliò l’edificio padronale della Villa sulla Via Nomentana acquistata nel 1797 dai Colonna, aggiungendovi avancorpi, porticati ed ariosi terrazzi.Alla morte di Giovanni (1829), il figlio Alessandro incaricò l’architetto e pittore Giovan Battista Caretti di abbellire ed ampliare l’edificio; a lui si…

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La Casina delle Civette

Il più misterioso edificio dei Musei di Villa Torlonia. Un dedalo di stanze e richiami simbolici. E’ stata la residenza del Principe Giovanni Torlonia fino alla sua morte nel 1938. Famoso per la sua scontrosità e misantropia, aveva come motto “Solitudine e Sapienza”. Appassionato esoterista, aveva scelto come suo emblema proprio la civetta: simbolo della…

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Serra e Torre Moresca

Il giardino concepito come un microcosmo Il complesso della Serra e Torre Moresca, con annessa una grandiosa Grotta artificiale, è stato realizzato tra il 1839 e 1841 su progetto dell’architetto paesaggista Giuseppe Jappelli con la collaborazione di Giacomo Caneva. Era concepito per creare una “scena” di carattere esotico, nell’ambito della sistemazione “all’inglese” dell’area meridionale del…

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Il Casino dei Principi

A pochi passi dal Casino Nobile, al quale è collegato anche da una galleria sotterranea, si trova il Casino dei Principi, un piccolo edificio trasformato e ampliato anch’esso prima da Valadier e poi da Caretti. Perdute le tempere murali raffiguranti paesaggi dell’antica Grecia e dell’antica Roma, si conservano solo le decorazioni della sala da pranzo…

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Il Teatro di Villa Torlonia

Il teatro si trova dentro Villa Torlonia, ma non fa parte del museo. L’accesso viene gestito dalla Fondazione Teatro di Roma. Il modo più suggestivo per visitare questo gioiello è partecipare alle visite spettacolo che la Fondazione organizza durante l’anno. Le visite sono riservate a gruppi di massimo 25 persone e durano un’ora.Avrete la possibilità…

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Gli obelischi di Villa Torlonia

Nel parco di Villa Torlonia si trovano due obelischi moderni in granito rosa, commissionati da Alessandro Torlonia nel 1839. Alti oltre 10 metri, commemorano i genitori Giovanni e Anna Maria. Il trasporto richiese un’imponente operazione di 2880 chilometri e culminò con l’inaugurazione il 4 giugno 1842, alla presenza di figure illustri.

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La camera egizia

Testimonia l’eclettismo che domina nelle decorazioni del Palazzo, evocando lo stile egizio nelle pitture murali di Luigi Fioroni (1795-1864) ispirate alle storie di Antonio e Cleopatra, e precisamente L’incontro tra Antonio Cleopatra, L’Incoronazione di Antonio e Cleopatra, Cleopatra inginocchiata davanti ad Antonio.

I tre grandi riquadri storici, ai quali si aggiunge un quarto con la personificazione del Nilo accanto ad una sfinge e con sullo sfondo le piramidi, sono inseriti in una complessa decorazione a geroglifici, riproposta anche sulle porte, con colonne e finte architetture che imitano il basalto egiziano.

Nel pavimento in bardiglio e marmo bianco con intarsi in giallo antico che riproducono geroglifici egizi, sono inseriti due riquadri a mosaico con gli episodi dell’incontro di Antonio e Cleopatra e Cleopatra inginocchiata davanti ad Antonio.

La Sala di Alessandro

E’ una delle più fastose e interessanti del Palazzo, utilizzata come sala da pranzo, come testimoniano le mensole in marmo e legno intagliato e dorato poste lungo le pareti.

Tutte le decorazioni sono ispirate alle gesta di Alessandro il Macedone, con un’evidente allusione encomiastica al committente Alessandro Torlonia.

Nella volta Francesco Coghetti (1801-1864) ha affrescato episodi della vita del condottiero macedone, con al centro il trionfale ingresso a Babilonia e l’incontro di Alessandro con la bella Campaspe, la Battaglia di Isso, la Battaglia di Granico, Alessandro e la Pizia, Alessandro e la famiglia di Dario, Alessandro deriso da Clito nel banchetto, Alessandro e il medico Filippo ed altre storie.

Lungo l’imposta è lo splendido fregio in stucco che raffigura il Trionfo di Alessandro a Babilonia, opera di Bertel Thorvaldsen (1770-1844) derivata dall’originale in marmo del Quirinale, eseguito nel 1808 e più volte replicato in varie dimore patrizie.

Le Figure Allegoriche e i Putti sulle pareti alludono agli attributi virtuosi dell’eroe, mentre nelle nicchie sono poste le statue in marmo di Apollo e delle nove Muse scolpite da giovani artisti della cerchia di Thorvaldsen e di Pietro Tenerani.

Il pavimento a mosaico detto “‘all’etrusca” è opera Carlo Seni attivo tra il 1817 e il 1840.

Portus l’antico porto di Roma

46 d.C. l’imperatore Claudio fa costruire un porto 3km a nord di Ostia, il Portus Ostiensis Augusti.

64 d.C. il porto viene inaugurato da Nerone.

100-112 d.C. Apollodoro di Damasco per conto di Traiano aggiunge il bacino esagonale al porto di Claudio

 537 d.C. invasione dei Goti, i cittadini di Portus fuggirono, spopolando la città a beneficio di altri insediamenti meglio difesi..

All’inizio del I secolo d. C. Roma sfiorava il milione di abitanti. Gran parte delle derrate necessarie al suo sostentamento transitavano a Ostia, porto-canale alla foce del Tevere, che presto divenne insufficiente e inaccessibile alle navi più grandi.

Nel 46 d.C. l’imperatore Claudio decise di far costruire un porto 3 km a nord di Ostia, il Portus Ostiensis Augusti.
Due moli chiudevano un enorme bacino di 150 ettari, con l’ingresso indicato da un faro fondato su un’isola artificiale. Due canali di collegamento con il Tevere permettevano di ridurre l’effetto delle piene a Roma e facilitavano i trasporti.

Inaugurato da Nerone nel 64 d.C. il porto era però troppo grande e tra il 100 e il 112 d.C. l’imperatore Traiano fece costruire un bacino esagonale di 36 ettari interno rispetto a quello di Claudio. Il porto divenne nel tempo una città, Portus, il cui ruolo fu fondamentale per lo sviluppo della capitale e che, pur in dimensioni ridotte, rimase in funzione fino all’alto Medioevo.

Per permettere l’alaggio delle navi che risalivano il Tevere, una via correva sulle sponde e lungo il percorso si trovavano degli approdi per le soste.
Quasi tre giorni di navigazione fluviale erano necessari per coprire i 35 km che separavano il complesso portuale di Ostia-Portus da Roma. Per la discesa, battellieri si servivano della corrente del Tevere.

L’alaggio era effettuato a forza di braccia da uomini o da animali. Nel VI sec. d.C., Procopio di Cesarea descrive il tiro delle barche.

“Fin dall’origine i Romani hanno reso piana e senza ostacoli la strada che conduce da Portus a Roma. Numerose barche sono sempre ancorate nel porto e un gran numero di buoi è disponibile nelle immediate vicinanze. Quando i mercanti arrivano con le loro navi, sbarcano le mercanzie, le mettono sulle barche e risalgono il fiume fino a Roma, senza servirsi né di vele né di remi [..] attaccano le barche al giogo dei buoi e le tirano fino a Roma come carretti.”

Il tiro delle barche ha continuato a essere praticato sul Tevere fino all’epoca moderna. Il trasporto per via d’acqua permetteva di far viaggiare merci voluminose e pesanti su lunghe distanze. In età romana una nave da trasporto di media grandezza poteva caricare circa 150 tonnellate e arrivare ad Ostia da Cadice o da Alessandria d’Egitto in una settimana.

Roma tra il I e il IV secolo d.C. era una città enorme ed il principale mercato del
Mediterraneo.
Giungevano qui da ogni provincia e dai centri al di fuori dei confini dell’impero ogni tipo di mercanzia, metalli, legni, marmi, beni di lusso senza dimenticare il grano, l’alimento base della popolazione.
Secondo Flavio Giuseppe, vissuto nel I secolo d.C. ogni anno arrivavano a Roma solo dall’Egitto 150.000 tonnellate di grano, sufficienti a nutrire la città per quattro mesi. Gli altri prodotti di largo consumo erano il vino, l’olio, usato non solo per l’alimentazione ma anche per l’illuminazione e per l’igiene del corpo, e una salsa di pesce molto apprezzata, il garum.

Siti ufficiali dei Musei e delle aree archeologiche:
Porto di Claudio e di Traiano
Necropoli di Porto
Ostia Antica

Museo delle Navi di Fiumicino

Parco privato:
Oasi di Porto

Fonti:
Roma eredi di un impero
Ulisse il piacere della scoperta

Indicazioni utili per preparare la visita:

La memoria di Portus è stata cancellata nei secoli, bisogna fare uno sforzo per ripercorrere a ritroso la sua storia e ricostruirne l’immagine.

Dal 1976 al 1984 in questa area si potevano vedere in libertà leoni, scimmie, giraffe, elefanti e perfino rinoceronti, qui infatti c’era il safari di Roma di proprietà della famiglia Torlonia.

Istituto Luce – Pubblicità: 1976 Lo Zoo safari di Fiumicino. 5000 lire a macchina.

Una parte venne espropriata dando vita al Parco Archeologico del Porto di Roma. Ma una parte è ancora di proprietà della famiglia e viene gestita come oasi protetta da un’associazione di volontari. Oggi è possibile ammirare sul bacino di Traiano bellissimi uccelli migratori come gli aironi cinerini ed incontrare daini in libertà.

Per accedere al bacino di Traiano bisogna prenotare una visita presso l’associazione Oasi di Porto: Via Portuense n°2264, (00050) Fiumicino RM, Segreteria del Consorzio Oasi di Porto tel. 06/5880880

Gli scavi del porto di Roma sono accanto.

Vale la pena visitare anche il Museo delle navi romane – via Alessandro Guidoni, 00054 Fiumicino – dove sarà possibile ammirare 4 navi antiche rinvenute negli anni 60 duranti i lavori di costruzione dell’aeroporto di Fiumicino.

Sala da Ballo

È il nucleo centrale dell’edificio, attorno al quale sono disposte le varie stanze e in altezza comprende due piani.
Giovan Battista Caretti (1808-1878), nel suo intervento, conservò l’impianto architettonico dato da Giuseppe Valadier (1762-1839) alterando però completamente l’atmosfera sobria e luminosa dell’ambiente.
Dipinti, stucchi, dorature e marmi disseminati su tutte le superfici hanno riempito la spazialità della sala, peraltro di modeste dimensioni, resa più angusta e buia sia dall’inserimento di due orchestre laterali (destinate ad ospitare musicisti durante le feste) sia dalla sostituzione delle superfici a specchio delle tre lunette con altrettanti affreschi.
L’effetto complessivo risulta, comunque, di grande fasto, in sintonia con il gusto per l’esibizione del principe Alessandro.
Nella volta, scompartita da decorazioni monocrome, sono inseriti in tondi ed esagoni le rappresentazioni delle storie di Amore, affrescate da Domenico Toietti
(1807-1892) e da Leonardo Massabò (1812-1886), due artisti della cerchia di Caretti. Nelle lunette sovrastanti le orchestre sono dipinti il Volo delle Dodici Ore e il Volo delle tre Grazie (sempre per mano di Massabò).


La lunetta centrale, che fa da pendant all’unica rimasta con funzione di finestra, è affrescata con un maestoso dipinto di Francesco Coghetti (1801-1875), raffigurante il Parnaso.

Vi sono effigiati, raccolti attorno al mitico monte sul quale campeggia la figura di Apollo con la cetra, personaggi illustri di varie epoche tra i quali sono identificabili Dante con Beatrice, Francesco Petrarca, Galileo Galilei, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Isacco Newton, Keplero, Omero e Vittorio Alfieri.
Il pavimento era in origine decorato con un grande mosaico policromo, copia di quello nilotico di Palestrina, trasportato nel 1888 nel Palazzo Torlonia di Piazza Scossacavalli e sostituito con un parquet che, nel restauro attuale, è stato eliminato a favore di una nuova pavimentazione in marmo che riprende, semplificati, i colori e il disegno delle parti originali conservate sotto le orchestre. Le due orchestre poggiano su maestose colonne scanalate in marmo di Carrara, con elaborati capitelli, ed hanno architravi e lacunari dei soffitti decorati a stucco bianco e dorato con amorini, figure alate e girali.
Le pareti sono rivestite da marmoridea imitante il giallo antico.
Addossate alla parete verso l’ingresso sono due statue provenienti dal parco: Afrodite, acquistata dallo Studio Cavaceppi e collocata prima nel Palazzo Torlonia e poi in una nicchia dei Falsi Ruderi, e un Togato proveniente sempre dallo Studio Cavaceppi, già collocato a Palazzo Torlonia e quindi in una nicchia della Tribuna con Fontana.

Serra e Torre Moresca

Il giardino concepito come un microcosmo

Il complesso della Serra e Torre Moresca, con annessa una grandiosa Grotta artificiale, è stato realizzato tra il 1839 e 1841 su progetto dell’architetto paesaggista Giuseppe Jappelli con la collaborazione di Giacomo Caneva.

Era concepito per creare una “scena” di carattere esotico, nell’ambito della sistemazione “all’inglese” dell’area meridionale del parco voluta dal principe Alessandro Torlonia, e mirava ad adeguare la villa a quella tipologia di giardino che prevedeva percorsi articolati e manufatti eclettici.

Infatti le architetture si richiamano a quelle arabeggianti dell’Alhambra di Granada e la vegetazione circostante, con palme, agavi e aloe, è tipica delle aree secche ed aride, con un evidente contrasto con la vicina “scena” della Capanna Svizzera (oggi Casina delle Civette) che evoca invece climi montani.

Alla fantasmagoria della Serra e della Torre, con un apparato decorativo di vetrate in brillanti colori, stucchi e dipinti parietali, fa riscontro, sul retro, l’area ombrosa e umida della Grotta artificiale, della quale alcuni grandi speroni di tufo e muratura superstiti testimoniano dimensioni e spettacolarità.

Diverse erano le funzioni: la Serra ospitava piante esotiche e rare ma poteva anche accogliere eventi mondani; la Torre doveva stupire gli ospiti con le decorazioni ma soprattutto con il meccanismo del tavolino apparecchiato che, tramite un’apertura nel pavimento, saliva direttamente dalla sottostante cucina, mentre la Grotta richiamava i mitici antri muschiosi abitati dalle ninfe.

Dopo decenni di abbandono, un impegnativo progetto di restauro ed adeguamento funzionale permette oggi di rivivere, almeno in parte, l’atmosfera incantata di un’area tra le più innovative ed originali della villa.

Giuseppe Jappelli

Giuseppe Jappelli (Venezia, 14 maggio 1783 – Venezia, 8 maggio 1852) è stato un ingegnere, architetto e paesaggista italiano.

Fu tra i massimi esponenti dello stile neoclassico nel Veneto, fu particolarmente noto come progettista di giardini romantici e massonici .

La sfida di Jappelli, aderente alla Massoneria fin dal 1806 e convinto sostenitore degli ideali illuministi, era quella di progettare non degli interventi isolati, ma piuttosto di integrarli in una dimensione tendente a riprogettare lo spazio urbano come un unico insieme di attività, di abitazioni e di servizi, ma il loro carattere utopistico e colossale, e il conservatorismo del mondo politico austriaco, fecero sì che tutti i progetti, tranne quello del macello comunale di Padova, rimanessero sulla carta.

Nonostante la sua vocazione frustrata di urbanista Jappelli ebbe molte commissioni da persone che lo stimavano ed appartenevano alla nobiltà e borghesia aderente agli ideali illuministici ed occultamente alle società latomistiche molti di loro della comunità ebraica che finalmente dopo Napoleone aveva ottenuto più libertà e la possibilità di essere proprietaria di terrene e case .

Negli anni 30 e 40 dell’800 Jappelli ebbe l’opportunità di compiere alcuni viaggi in Inghilterra e in Francia, esperienza fondamentale per una persona attenta e curiosa come lui per l’acquisizione di spunti e idee dall’architettura neogotica e dell’uso di piante esotiche particolarmente cinesi e giapponesi che poi userà molto nei suoi giardini.

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Il Tempio di Saturno

Il Tempio di Saturno, situato a Villa Torlonia a Roma, è un’opera romantica del 1836 che riproduce elementi classici, celebra la gloria romana attraverso rilievi storici e rappresenta l’impegno culturale della famiglia Torlonia.

Camera gotica

Il Teatro di Villa Torlonia, situato nell’appartamento ovest, è decorato con architetture gotiche, statue dorate e vetrate colorate. Non fa parte del museo, ma è visitabile tramite spettacoli organizzati dalla Fondazione Teatro di Roma, per gruppi ristretti.

Rifugio antiaereo e bunker di Villa Torlonia

Il 5 aprile 2024, il bunker di Villa Torlonia ha riaperto con un nuovo percorso che include il rifugio antiaereo sotto il casino nobile. La storia della villa, legata a Mussolini, offre dettagli sui rifugi costruiti durante la guerra.

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La fonte di Anna Perenna

Roma Arcaica

Ninfa dell’acqua o regina del tempo?

31 Dicembre 1999 gli archeologi scoprono una fonte a Piazza Euclide durante gli scavi per la costruzione di un parcheggio sotterraneo

E’ sicuramente uno dei rinvenimenti magici più importanti mai compiuti per la ricchezza e la varietà dei materiali rinvenuti in un piccolo contesto.
All’interno della cisterna della fontana sono stati trovati materiali afferenti alla sfera religiosa, come 523 monete, gettate nell’acqua per buon augurio, pigne e uova, simbolo di fecondità e 75 lucerne, alcune delle quali offerte votive.

Sono state trovate anche 23 maledizioni dette “defixiones”

La fontana è visitabile a piazza Euclide, mentre il suo contenuto magico è oggi conservato alle Terme di Diocleziano

Ritrovamenti magici unici al mondo:

Maledizione contro gli aurighi
Maledizioni dal contenitore con figurina di Petronius Cornigus
Maledizione contro Kardelos

Anna Perenna
Misteriosa divinità arcaica dall’origine incerta

Già partendo dal nome ANNA possiamo individuare elementi distintivi di questa divinità. La parola Ann in sanscrito significa “cibo” ed ha un corrispettivo romano in “annona” (“approvvigionamenti”, “derrate alimentari”). Era forse un’antica dea dell’abbondanza e del nutrimento? Legata alla natura e alla stagione primaverile?
Forse. La festa a lei consacrata cadeva alle Idi di Marzo, capodanno Romano. Il detto latino “annare perannareque commode” (passare un buon anno dall’inizio alla fine) sembra confermare questa tesi.
Durante la sua festa le donne potevano abbandonarsi ad atteggiamenti lascivi ed accoppiarsi nelle tende allestite presso la fonte sacra alla dea. Era come un rito di iniziazione per le giovani… Molto vino scorreva e la natura dei festeggiamenti era spiccatamente sessuale.

ANNA è un palindromo e richiama l’idea dell’eterno ritorno.

PERENNA a sua volta conferma questa idea dell’eterno ritorno, della fine di un ciclo e dell’inizio di uno nuovo. Non bisogna dimenticare che il calendario arcaico romano era lunare e durava dieci mesi.

Questa divinità è stata onorata per quasi mille anni dal IV secolo a.C. al V secolo d.C.

E se la divinità femminile arcaica era molto potente, legata al ciclo vegetativo, alla fertilità, alla vita , piano piano con la progressiva riduzione della partecipazione della donna alla vita pubblica, è diventa ANNA la sorella di Didone, che dopo la tragica morte di questa, si rifugiò sulle coste del Lazio dove, venne ospitata da Enea, ma affogata da Lavinia per gelosia.

Con l’avvento del cristianesimo il potere di Anna Perenna si riduce solo alla superstizione e ai riti magici. Solo il lato ctonio della grande madre rimane fino al 390 quando Teodosio mise al bando i culti pagani in tutto l’impero.

Maledizione degli aurighi

La lamina era stata arrotolata e inserita all’interno di un’urna cineraria: incisa sui due lati, raffigura il demone Seth dalla testa d’asino e gli aurighi in tenuta di gara, con le braccia e le gambe legate.
La maledizione è indirizzata contro due gruppi di fantini appartenenti a due diverse fazioni delle corse nel circo, Prasina, Verde, e Albata, Bianca.

Nel testo si invocano le ninfe Ephydriades perché trattengano, leghino e rendano inabili aurighi e cavalli, colpendone la vigoria fisica e i piedi.

Maledizioni dal contenitore con figurina di Petronius Cornigus

Le due laminette erano inserite tra le scatole cilindriche del contenitore.
Su una è raffigurato un uomo legato da corde tra due serpenti; al di sotto si trova la parte inferiore di un secondo corpo.
L’iscrizione specifica l’oggetto della maledizione, “colui che amo con tutti i miei pensieri”-quem pero fantasia.

Si tratta evidentemente di una defixio amorosa, per legare a sé l’amato per
sempre.

L’altra laminetta è coperta di segni magici; tra questi compare anche il tetragramma biblico, la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome di Jahwe.

Maledizione contro Kardelos

Sulla lamina in piombo sono raffigurati Osiride che esce dal sarcofago, il demone Seth dalla testa d’asino, due teste e una figura avvolta dalle spire di un serpente, oltre a lettere e simboli magici.

Il testo, inciso su entrambi i lati, invoca Eulamon,l’eterno, perché trattenga Kardelos, figlio di Fulgentia, affidandolo a Osiris, Api, Mne, Fre, agli angeli e agli arcangeli, attraverso la mediazione del defunto deposto nella tomba in cui era stata inserita la maledizione, defixio.

Si chiede per Kardelos alle divinità una fine penosa e fulminea in un letto di torture e alle Ninfe Ephydriades di distruggere il midollo, i nervi, i muscoli e il vigore.

ANNA Perenna, antica divinità della religione romana arcaica, riemerge dalle sabbie del tempo il 31 dicembre 1999 quando la sua fonte viene scoperta dagli archeologici. Forse non è un caso che allo scoccare del nuovo millenio riaffiorasse la sua fonte, Anna veniva festeggiata per le Idi di Marzo durante il capodanno Romano.

The Portonaccio Sarcophagus

Who is the faceless knight who rages in battle?

An entire room was dedicated to the Portonaccio sarcophagus at the National Roman Museum at the Palazzo Massimo headquarters.

It seems to be sucked into battle, thanks to the silence and the dim light of the room, in which the figures emerge from the darkness with strength and extraordinary plasticity.

A faceless knight dominates at the center of the scene, staring at the culminating moment of the assault. Below him the infantry fight hand to hand against the barbarians, who are horribly crushed to the bottom of the sarcophagus. The composition was conceived to give maximum prominence to the forces of Rome. The political message is: submission is the only chance the barbarians have in the clash with the empire.

The life of the client is described only on the band of the lid, while the main message is displayed on the front panel: the victory of Rome over the peoples – and therefore of the client – is inexorable.
On the band of the lid his life is described: birth, marriage in the center and leniency towards the barbarians at the end.

The face of the client and his wife are not also carved on the band of the lid.
In order for the portrait of the deceased to be as realistic as possible, it was customary to wait until the last moment to sculpt his face.

The Portonaccio Sarcophagus (II century AD) Rome, National Roman Museum, Palazzo Massimo.

The National Roman Museum of Palazzo Massimo has dedicated a room to the Portonaccio sarcophagus. The sarcophagus was found in 1931 near Portonaccio, a district of Rome.

Archaeologists believe they can identify the deceased with Aulus Iulius Pompilius, officer of Emperor Marcus Aurelius thanks to the military insignia represented on the upper edge of the sarcophagus – the eagle of the Legio 4 Flavia and the boar of the Legio Italica I
Aulus Iulius Pompilius fought in the wars against the Marcomanni from 172 to 175 AD.

Thanks to some details It has been assumed that the sarcophagus was dedicated to Aulus Iulius Pompilius, even if the scene does not represent a particular war event.

The battle is represented in the style of the Antonine Column, where the Germanic wars waged by the emperor Marcus Aurelius are told.

The Legio I Italica (“of Italy”) was a Roman legion established by the emperor Nero on 20 or 22 September 66 AD. or 67 A.D. and active until the fifth century.

His emblems were the boar and the bull.
The legion fought on those borders in the wars of Domitian and, with Trajan, participated in the conquest of Dacia.

For Marco Aurelio the Legio Italica I defended the borders against Quadi and Marcomanni and with Septimius Severus he moved to the east to fight with the Parthians, also receiving the title of Severiana.

La triste storia del fanciullo sul destriero

Entrare nel regno delle ombre come in un sogno…

A cavallo del proprio sarcofago

Al centro della Sala è possibile ammirare questa bellissima statua equestre che nasconde una storia triste.

Il bimbo rappresentato come un eroe, serio e concentrato come sono i bambini quando giocano alla guerra, non sta montando un cavallo a dondolo, ma un sarcofago… il suo…

Il cavallo è cavo e probabilmente conteneva le ceneri del bambino.

Non si tratta di una statua che fissa in eterno il momento del gioco, ma forse dell’ultimo tentativo dei genitori di accompagnare il figlio amato nel regno delle ombre come in un gioco… come in un sogno…

A cavallo di tutti i sogni di gloria, di tutte le aspettative per un futuro eroico, corre verso il buio, verso l’oblio. E forse proprio per fermare il tempo, per non dimenticare il piccolo bambino che avrebbe potuto diventare un imperatore, hanno scelto per lui un sarcofago che potessere essere all’altezza dei suoi sogni.

La Statua equestre di fanciullo eroizzato è situata nell’Aula X presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, Roma.

La testa, le gambe e le mani del fanciullo sono scolpiti nel pregiato marmo di Carrara, il resto della statua è in fine alabastro. Venne trovata sulla via Ostiense nei pressi del comune di Acilia.

Gli archeologi la fanno risalire al III secolo d.C.

Il fanciullo cavalca una pelle di leone, sferza il cavallo con la mano destra, mentre questi si impenna.

Sono molte le particolarità di questa statua, prima di tutto il soggetto. Anticamente le statue equestri erano riservate agli imperatori o ai capi militari.

Attraverso la posizione delle zampe del cavallo, raccontavano il destino del cavaliere. Il nostro fanciullo siede su un cavallo rampante, ovvero morte eroica in battaglia.

Ultima importante particolarità è che il corpo del cavallo è cavo e dal posteriore è possibile vedere il foro da dove probabilmente furono introdotte le ceneri del fanciullo.