Il Chiostro del Michelangelo

Uscendo dall’androne si entra nel chiostro dell’antica certosa, tradizionalmente attribuito al Buonarroti perché a lui fu affidato nel 1561 il compito di trasformare il frigidarium delle Terme di Diocleziano in chiesa.
In effetti chiesa e certosa appartengono a un progetto unitario, ma è più probabile che Michelangelo (morto nel 1564) abbia solamente suggerito l’impianto e affidato il compito a un allievo, Giacomo del Duca che partecipò ai lavori almeno nella fase iniziale. Questi cominciarono nel 1565 e si conclusero all’inizio del 1600.

Il primo piano del chiostro fu completato però solo nel 1676 e nel 1695 fu costruita la fontana che occupa il centro del giardino. Nel chiostro sono applicati i modelli seguiti dall’architettura certosina, adeguati al linguaggio architettonico romano della fine del Cinquecento.
Il complesso, che ha subito vari rimaneggiamenti nel corso dei secoli, è stato restaurato in occasione del Giubileo del Duemila, in modo da ripristinarne l’aspetto originario e il colore antico degli intonaci.
Il chiostro è stato usato fin dal 1889 per l’esposizione museale, ma i trasferimenti Di alcune sculture a Palazzo Massimo e a Palazzo Altemps hanno modificato l’allestimento e nuove opere sono state collocate al loro posto.
Numerose statue, stele e sarcofagi sono disposti lungo le quattro ali; si tratta spesso di opere importanti che illustrano le esigenze di una committenza medio-alta, desiderosa di costruirsi un’immagine adeguata al proprio livello sociale.
Il loro numero non permette che di segnalare le più significative.
Altre statue sono all’interno del giardino, caratterizzato soprattutto dalle teste
colossali di animali (non tutte antiche) provenienti dal Foro di Traiano, dove furono rinvenute nel 1586.

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagina 102

Museo Nazionale Romano
Sede Terme di Diocleziano

Leggi anche

Sepolcro dei Platorini

La tomba, scoperta nel 1880 e ricostruita nel 1911 da Roberto Paribeni, è caratterizzata da una pianta rettangolare, decorazioni tiberiane e conservazione di urne cinerarie, evidenziando le complesse relazioni tra gli occupanti e la rilevanza storica del sepolcro.

Il Casino Nobile

Tra il 1802 e il 1806, su incarico del principe Giovanni Torlonia, Giuseppe Valadier ampliò l’edificio padronale della Villa sulla Via Nomentana acquistata nel 1797 dai Colonna, aggiungendovi avancorpi, porticati ed ariosi terrazzi.
Alla morte di Giovanni (1829), il figlio Alessandro incaricò l’architetto e pittore Giovan Battista Caretti di abbellire ed ampliare l’edificio; a lui si devono i portici laterali e il pronao palladiano.
Molti pittori, tra i quali Francesco Podesti e Francesco Coghetti, contribuirono alla decorazione delle sale, unitamente a scultori e stuccatori della scuola di Bertel Thorvaldsen e di Pietro Tenerani.
Quando, dal 1925 al 1943, la Villa fu affittata a Benito Mussolini, nel piano interrato furono realizzati un rifugio e un bunker, restaurati e visitabili su prenotazione.


Dopo il restauro completato nel 2006, l’edificio ospita, nei due piani di rappresentanza, il Museo della Villa con opere provenienti dalla ricchissima collezione statuaria della famiglia Torlonia e arredi d’epoca, insieme ad alcuni ritrovamenti fortuiti tra i quali alcuni rilievi di Antonio Canova.
Al secondo piano è allestito il Museo della Scuola Romana, con dipinti, sculture e disegni donati o concessi in comodato, realizzati dagli artisti più rappresentativi attivi a Roma nel periodo tra le due Guerre.

Alessandro Raffaele Torlonia
1 Gennaio 1800 – 7 Febbraio 1886

E’ il secondo genito di Giovanni Torlonia, quindi non avrebbe dovuto esserne l’erede, ma il padre lo preferì al primogenito ammirandone il grande senso per gli affari.

Alla morte di Giovanni tutte le attività della famiglia passarono a lui.

Alessandro non solo soddisfò le aspettative che il padre aveva, ma adirittura le superò portando la famiglia al massimo della sua potenza.

Enormemente ambizioso si lancio in diverse imprese, non ultima il prosciugamento del fiume Fucino, impresa che era stata intentata fino da Giulio Cesare

Nella vita privata fu sfortunato, sposò la bellissima e nobile Teresa Colonna, molto più giovane di lui. Sfortunatamente Teresa si ammalò di nervi. Alessandro ebbe due figlie, una morì in giovane età, probabilmente soffriva di nervi come la madre.

Fonti:
Casina delle Civette a Villa Torlonia”
a cura di Alberta Campitelli
testi di
Annapaola Agati
Alberta Campitelli
Mondadori Electa

Leggi anche:
Musei di Villa Torlonia
– Casina delle Civette
Serra e Torre Moresca
– Il Casino dei Principi


Principi Torlonia, i Rothschild di Roma
– Il Museo Scomparso

Sala da Ballo

È il nucleo centrale dell’edificio, attorno al quale sono disposte le varie stanze e in altezza comprende due piani.Giovan Battista Caretti (1808-1878), nel suo intervento, conservò l’impianto architettonico dato da Giuseppe Valadier (1762-1839) alterando però completamente l’atmosfera sobria e luminosa dell’ambiente.Dipinti, stucchi, dorature e marmi disseminati su tutte le superfici hanno riempito la spazialità della…

La Sala di Alessandro

La sala da pranzo del Palazzo, decorata con marmi e legno intagliato, celebra le gesta di Alessandro il Macedone. Gli affreschi di Francesco Coghetti illustrano eventi storici mentre il fregio di Thorvaldsen rappresenta il Trionfo a Babilonia. Statui di Apollo e Muse adornano le nicchie.

La camera egizia

Il Palazzo presenta un eclettismo decorativo, ispirato allo stile egizio, con pitture murali di Luigi Fioroni sulle storie di Antonio e Cleopatra, decorate da geroglifici, colonne, mosaici e un pavimento che ne celebra i momenti storici.

Le pareti ingannevoli

La villa di Livia e la pittura di giardino

È questo il titolo di un saggio di Salvatore Settis che accompagna il lettore alla scoperta delle splendide pitture di giardino del triclinio invernale della villa appartenuta a Livia, moglie di Augusto, situata sulla via Flaminia a nord di Roma, ad galinas albas (o delle Galline bianche) in località Prima Porta.

La grande sala sotterranea (5,90 × I1,70 metri) – le cui pareti furono per ragioni conservative staccate negli anni cinquanta del secolo scorso e restaurate e ricomposte nella loro integrità in questo ambiente fra i più suggestivi del museo – era interamente decorata da un ampio giardino aperto, una sorta di paradeisos dipinto, con una lussureggiante e variegata vegetazione sia ordinatamente sia disordinatamente composta di allori, palme, alberi da frutta come il melograno o la vite, piante rare e tantissime specie di fiori e di uccelli svolazzanti sullo sfondo luminoso di un cielo azzurro.

La pittura, a grandezza naturale, neppure agli angoli si interrompe; nessun elemento architettonico (pilastri o colonne che fossero prima) scandisce più lo scenario in senso longitudinale.
L’ “architettura di giardino” si articola invece su una doppia recinzione che corre tutt’intorno: in primo piano una staccionata di canne e rami di salice intrecciati che ci apre per consentire l’accesso al verde prato di una stretta passeggiata delimitata più in là da una balaustra in marmo che forma rientranze dominate da un albero isolato: un pino, un abete, un platano.
Si definisce così la posizione dell’osservatore e la profondità spaziale è suggerita da un’attentissima scalatura della resa di dettaglio.
La rappresentazione delle piante in primo piano è tanto minuta da consentire una precisa indagine botanica e ornitologica mentre diventa via via più sfumata e indistinta verso lo sfondo vago e mosso.
La parete viene dunque contraddetta, anzi negata, nello spazio magico dell’incanto pittorico e invita ancora oggi l’osservatore a sentirsi, mentre il vento piega le cime animate da volatili, nel bel mezzo del locus amoenus per eccellenza: il giardino.

È un paesaggio che non fa più da sfondo a scene principali ma è inventato e immaginato per cantare e racchiudere (in un hortus conclusus) il presente felice, il piacere di vivere e di godere della pace, dell’ordine, della giustizia riportati da Augusto con la vittoria sulle forze selvagge.
Una natura rigogliosa, ridente e rassicurante penetra subito anche all’interno delle mura di numerose domus vesuviane in concomitanza con il crescente valore accordato al peristilio rispetto all’atrio e con il crescente spazio destinato a giardino naturale con euripi e grotte-ninfeo.
Interessanti studi condotti di recente sugli autori antichi, sui dipinti e sui reperti botanici hanno consentito di ricostruire filologicamente a Pompei giardini e orti stagionali.

Come l’arte del giardinaggio (ars topiaria) si era trasformata in una vera e propria moda spesso mirata, nell’accurata ricerca di specie di forme e colori diversi, a sortire risultati di effetto artistico, così, in netta contrapposizione con le atmosfere chiuse e rarefatte delle ambientazioni di tipo teatrale caratteristiche del gusto pittorico precedente, a partire dall’età augustea le pareti fissano nelle due dimensioni luoghi ameni, talvolta ricchi anche di sculture, che evocano illusionisticamente colori, profumi e suoni come lo stornire di una rondine o lo zampillare dell’acqua dalle fontane.

Era nato un genere pittorico destinato a riscuotere grande fortuna, anche se non sarebbe stato mai più declinato con tanta freschezza. (N.G.)

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagina 52

Il Casino dei Principi

A pochi passi dal Casino Nobile, al quale è collegato anche da una galleria sotterranea, si trova il Casino dei Principi, un piccolo edificio trasformato e ampliato anch’esso prima da Valadier e poi da Caretti. Perdute le tempere murali raffiguranti paesaggi dell’antica Grecia e dell’antica Roma, si conservano solo le decorazioni della sala da pranzo con paesaggi del Golfo di Napoli eseguite da Caretti.
L’ edificio ospita regolarmente mostre temporanee, soprattutto su temi e artisti della Scuola Romana o contesti culturali riferiti al complesso della Villa.
È sede dell’Archivio della Scuola Romana, che comprende circa 10.000
oggetti tra cataloghi, libri, monografie, riviste, pubblicazioni specialistiche,
carteggi, diari e autografi degli artisti e dei letterati a loro vicini, in massima parte inediti, donati da Netta Vespignani.

Fonti:
Casina delle Civette a Villa Torlonia”
a cura di Alberta Campitelli
testi di
Annapaola Agati
Alberta Campitelli
Mondadori Electa

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Principi Torlonia, i Rothschild di Roma
Casino Nobile: Sala da Ballo
Serra e Torre Moresca

Un affresco sull’arco del Colosseo

La veduta ideale di Gerusalemme

Grazie al suo ruolo di alter ego della Roma cristiana, la città di Gerusalemme compare nuovamente legata alla storia del Colosseo molti secoli dopo le spoliazioni che permisero di finanziare la sua costruzione.

L’affresco è sempre stato lì a 7 m di altezza sulla Porta Triumphalis del Colosseo, ma una patina non consentiva di riconoscere facilmente la pianta della città di Gerusalemme.

Il lavoro di restauro dei 15 metri quadrati di affresco è terminato nell’estate del 2020.

Gli archeologi stanno ora ipotizzando la presenza di un affresco rappresentante la pianta di Roma sul lato del Colosseo che si volge verso San Giovanni.

La rappresentazione riproduce una pianta della Città Santa fatta eseguire dal teologo olandese Christian van Adrichom e pubblicata per la prima volta nel 1585 in un testo che descriveva i luoghi sacri della città e la sua storia, comprese le stazioni della via Crucis.

Le ragioni della raffigurazione all’interno del Colosseo sono da collegarsi con il rinnovato interesse religioso che investì il Colosseo nel XVII sec. e che portò alla consacrazione del monumento a Cristo e ai martiri cristiani durante il pontificato di Papa Clemente X, nell’anno giubilare 1675.
Il dipinto, di autore ignoto, raffigura una veduta ideale, della citta di Gerusalemme, orientata a est ed eseguita in combinazione tra proiezione orizzontale e visione prospettica.

La direttrice del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, illustra l’affresco

Una storia che si dipana nei secoli attorno alle mura della città e, dunque, con i numerosi assedi e l’avvento di eserciti che si sono avvicendati fuori e dentro le sue mura (compresi gli accampamenti dei romani), raffigurati in parallelo alla crocifissione e alla resurrezione di Gesù.

In alto al centro è il Tempio di Erode, oggi mutilo nella parte superiore, caratterizzato da una serie di recinzioni turrite inscritte l’una nell’altra.

Intorno è una moltitudine di edifici e caseggiati attraversati dal torrente Cedron.

La presenza di una triplice cinta di mura lungo il lato sinistro della pianta indica una visione sincronica dello sviluppo della città dalle origini sino all’età di Cristo: la civitas superior o città di David, la civitas inferior e la secunda civitas.

Alcuni accampamenti militari disposti intorno alle mura e una scena di combattimento nel margine inferiore dell’affresco ricordano le vittorie di David contro i Filistei.

In basso a sinistra è la scena della crocifissione sulla cima del Golgota. Sono visibili, in sequenza antioraria, la sistemazione di Gesù sulla croce, le croci issate, la deposizione, la spartizione della tunica; in basso, entro un recinto, sono raffigurate la resurrezione e l’apparizione di Gesù risorto.

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Un affresco sull’arco del Colosseo

Si tratta di una veduta ideale di Gerusalemme, risalente al XVII secolo. La presenza di un richiamo a Gerusalemme nel Colosseo, simbolo di Roma è da collegarsi al rinnovato interesse religioso che investì il Colosseo nel XVII sec. e che portò alla consacrazione del monumento a Cristo e ai martiri cristiani durante il giubileo del…

Il Colosseo

L’anfiteatro Flavio, il più grande del mondo antico Un po’ di storia Il Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio (in latino: Amphitheatrum Flavium) o semplicemente Amphitheatrum, situato nel centro della città di Roma, è il più grande anfiteatro romano del mondo. In grado di contenere un numero di spettatori stimato tra 50.000 e 87.000 unità,…

Il mito della famiglia Frangipane

Roma nel Medioevo era dominata da poche importanti famiglie. Una di queste era la famiglia dei Frangipane – un interessante leggenda narra come l’antica gens Anicia abbia cambiato il nome in <<Frange nobis panem>> Attorno al XII secolo la nobile famiglia dei Frangipane, che controllava la città lungo una zona che andava dal foro Boario…

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Il Museo dell’Arte Salvata

Chi preserva il passato, preserva il futuro

Il Museo dell’Arte Salvata nasce con l’obiettivo di raccontare il salvataggio delle opere d’arte in tutte le sue fasi: dalle indagini alle restituzioni, dal recupero dei capolavori al ritrovamento di beni storici e artistici tra le macerie dei terremoti grazie agli interventi dei Caschi blu della Cultura, la task force istituita dal Governo italiano che recupera i beni in caso di calamità naturali e di conflitto armato sotto l’egida dell’Unesco.
Le esposizioni nel Museo ruoteranno in base agli esiti delle operazioni investigative, delle azioni di restituzione in ambito internazionale o dei recuperi nelle aree colpite da calamità naturali.

In occasione di ogni nuovo allestimento, i reperti esposti fino a quel momento torneranno ai contesti di origine, mentre le nuove opere recuperate andranno nella prestigiosa sede museale dell’Aula Ottagona del Museo Nazionale Romano.

Tra le centinaia di opere che il Comando Tutela Patrimonio Culturale ha riportato dagli Stati Uniti nel 2021, spicca una serie di ceramiche e di terrecotte votive e architettoniche provenienti da diverse culture dell’Italia centrale e meridionale preromana.
La prima mostra presentata al Museo dell’Arte Salvata nell’aula ottagona delle Terme di Diocleziano (giugno- ottobre 2022) è dedicata a una selezione di questi oggetti eccezionali.
Purtroppo non si sa quasi nulla dei contesti archeologici da cui questi reperti sono stati trafugati. La loro provenienza non può essere che dedotta dall’analisi tipologica e stilistica effettuata dagli specialisti. La perdita del loro contesto di rinvenimento è un grande danno per la conoscenza: impedisce di capire appieno la loro valenza culturale, sociale e storica.
L’assenza di dati precisi e accertati sulle condizioni di scoperta impedisce anche di escludere a priori che alcuni oggetti siano il frutto di una falsificazione.

Ora che sono tornati in possesso dello Stato Italiano, dovranno essere sottoposti ad una serie di analisi archeologiche, chimiche e fisiche accurate, che permetteranno di valutarne l’autenticità.

Per questa ragione si è deciso di presentare anche delle opere sulle quali gli specialisti esprimono dei dubbi seri.
Attraverso la serie di oggetti presentata, si può tracciare una geografia delle grandi operazioni di scavo clandestino che hanno alimentato il traffico internazionale di antichità negli ultimi decenni: l’Etruria e l’area tiberina, la Puglia e la Basilicata. Anche altre regioni, come la Campania, la Calabria e la Sicilia, sono senz’altro state colpite.

L’idea di salvare l’arte può suonare strana. A voler seguire un’autorevole scuola di pensiero, che fa capo a Dostoevskij, è forse l’arte che ci salva, elevando il nostro spirito e contrastando il buio dell’anima con la propria luce immortale.

E volendo credere a quanto affermava George Orwell: “chi preserva il passato preserva il futuro!”

Orfeo e le sirene

Al Museo dell’Arte Salvata fino al 5 Aprile 2023 Il gruppo scultoreo in terracotta raffigura Orfeo – il mitico cantore che, con la sua voce, poteva domare persino Cerbero, il feroce cane degli Inferi – e due Sirene – spaventosi esseri mitologici dalla voce così incantevole da far impazzire i marinai che, come Ulisse, passavano…

Aula Ottagona – Terme di Diocleziano

Il Museo dell’Arte Salvata fa parte del Museo Nazionale Romano e arricchisce il percorso museale delle Terme di Diocleziano e delle altre tre sedi di Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi. 
Il Museo ha sede all’interno dell’Aula Ottagona – più comunemente nota come Planetario – delle Terme di Diocleziano e sarà un luogo dove raccontare stabilmente il salvataggio dell’arte nelle sue diverse forme.

Le opere recuperare avranno come prima destinazione questo nuovo museo, dove saranno in mostra temporaneamente.

Torneranno poi nelle regioni di provenienza, nei musei più idonei ad accoglierle, dove saranno presentate al pubblico in modo permanente.

L’edificio, che si trova nei pressi della Stazione Termini, è situato nell’angolo occidentale delle Terme e presenta una pianta di forma quadrata all’esterno e ottagonale all’interno. La copertura, costituita da una cupola con otto costolature, era in origine decorata da marmi e stucchi figurati, oggi scomparsi. La sua ubicazione tra calidarium e palestra e l’assenza di sistemi di riscaldamento ha fatto supporre che la sala fungesse da frigidarium minore per abluzioni.
L’Aula, rimaneggiata nel corso dei secoli, ha avuto diverse funzioni dal 1878, quando con l’apertura di Via Cernaia, fu isolata dal resto del complesso: adibita a sede della Scuola di Ginnastica prima, poi sala per le proiezioni cinematografiche Minerva, infine nel 1928 fu sede del Planetario più grande d’Europa.

Sul portale ancora è visibile l’ultima terzina del Paradiso di Dante:

“L’Amor che muove il sole e le altre stelle”

e sugli stipiti i segni zodiacali

Fontana di Trevi

Le maggiori attrazioni di Roma

Un po’ di storia

L’odierna fontana di Trevi sorge nello stesso luogo dove l’architetto e genero dell’imperatore Augusto, Marco Vipsanio Agrippa, fece giungere l’acquedotto dell’acqua Vergine nel 19 a.C.

Si tratta di uno dei più importanti acquedotti della Roma antica, lungo quasi 20 chilometri.

Marco Vipsanio Agrippa è l’architetto che costruì il Pantheon (il suo nome è ancora leggibile sul timpone) che venne però ristrutturato dall’imperatore Adriano.

L’acquedotto dell’acqua Vergine è funzionante da oltre 2000 anni.

L’unico che non venne distrutto durante la guerra dei Goti nel 537.

Una fonte che celebra il mare

La meravigliosa statua di Oceano è inserita sotto un arco di trionfo, adossata a Palazzo Poli. Il corpo meraviglioso è coperto sui fianchi da un drappo, ma lascia scoperta una stupenda muscolatura. Il dio Oceano sembra giungere su un cocchio a forma di conchiglia trainato da due cavalli alati: uno placido ed uno agitato.

Leggende

Fra le leggende che si narrano sulla celebre fontana di Trevi la più nota certamente è quella secondo la quale colui che getta una moneta nella fontana, rigorosamente di spalle, farà ritorno a Roma.

La fontanella degli innamorati

Un’altra leggenda riguarda gli innamorati: ai piedi della fontana ce n’è una più piccola. Secondo la leggenda gli innamorati che si abbeverano a questa piccola fonte resteranno innamorati e fedeli per sempre.

Quando una coppia era costretta a separarsi a causa della partenza dell’amato per il servizio militare o per la guerra, la sera prima della partenza i due amanti si recavano alla fontana degli innamorati: la ragazza riempiva alla fonte due bicchieri mai utilizzati prima e ne porgeva uno all’amato.
Dopo aver bevuto insieme, i bicchieri venivano spaccati per suggellare il loro patto d’amore e per garantire il ritorno dell’amato sano e salvo dal fronte. Si contavano i frantumi dei bicchieri, ognuno corrispondeva ad un mese di attesa prima di rivedersi. – Scopri di più >>

L’asso di coppe e il barbiere impertinente

Una leggenda popolare racconta che davanti alla fontana di Trevi in costruzione ci fosse la bottega di un barbiere. Questo barbiere era convinto di essere un grande esperto di architettura e non esitava a dare consigli sulla realizzazione della fontana. Cosa che infastidiva molto il cantiere. Per farlo desistere pensarono di coprirgli la visuale piazzandoli davanti un bello ostacolo a forma di coppa. I romani chiamano affettuosamente questa decorazione l’asso di coppe, perché assomiglia all’asso delle carte regionali.

Indirizzo: Piazza di Trevi- 00187 Roma

Costo indicativo del biglietto: 0,00 euro

Gratuità: sempre
Sito web: http://www.sovraintendenzaroma.it/

Anno di costruzione: 1762

Forma e struttura: 49 m di larghezza, 26 m di altezza

19 a.C. costruzione acquedotto dell’Acqua Vergine da parte di Marco Vipsanio Agrippa

1453 Restrauro dell’antica fontana da parte di Leon Battista Alberti

1570 nuovo restauro ad opera di Giacomo della Porta

1623-1644 nuovo progetto per un restauro grandioso della fontana da parte di Gian Lorenzo Bernini (incompiuto)

1762 – 22 maggio inaugurazione della Fontana di Trevi così come la conosciamo oggi – ad opera di Nicola Salvi – Giuseppe Pannini

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Palazzo Massimo

Sede del Museo Nazionale Romano

Nazionale

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass

Palazzo Massimo alle Terme è un grandioso edificio costruito tra il 1883 e il 1887, in uno stile imitante quello della fine del Cinquecento, dall’architetto Camillo Pistrucci per volontà del padre gesuita Massimiliano Massimo, ultimo esponente della famiglia che era proprietaria dell’area prima degli espropri per la costruzione della Stazione Termini.

In origine il palazzo era nato come collegio per i Gesuiti, conservando tale funzione fino al 1960. Lo stato italiano lo ha acquistato nel 1981, destinandolo a sede aggiuntiva del Museo Nazionale Romano e conducendo poi un accurato restauro dell’edificio, su progetto dell’architetto Costantino Dardi.

L’intervento è stato possibile grazie ai finanziamenti di una legge speciale per la tutela del patrimonio archeologico romano (1981) e ha riguardato i quattro piani destinati all’esposizione delle collezioni, gli uffici, una biblioteca e una sala conferenze.

Il palazzo è stato aperto al pubblico nel 1995, quando era visitabile solamente il piano terreno, mentre i restanti due piani e il piano sotterraneo sono stati completati nel 1998.

Da allora il museo è pienamente operativo.

Il piano terreno, il primo e il secondo piano ospitano la sezione di arte antica, comprendente le opere maggiori di età tardorepubblicana (II -I secolo a.C.)
imperiale e tardoantica (IV secolo d.C.), mentre il piano sotterraneo ospita la sezione numismatica e quella di oreficeria.

La grandiosa tazza di marmo con corteo marino

La tazza con corteo marino di Palazzo Massimo a roma è Tra i capolavori più affascinanti conservati a Palazzo Massimo, spicca una straordinaria tazza marmorea decorata con un fregio marino di rara eleganza. Rinvenuta nell’area del lungotevere in Sassia, probabilmente nei pressi degli antichi Horti di Agrippina, questa opera d’arte unisce raffinatezza tecnica, profondità mitologica…

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Il corridoio dell’esedra

ROMA- MUSEO NAZIONALE ROMANO – PALAZZO MASSIMO. La Domus di Agrippa presenta decorazioni parietali straordinarie con colonne e figure femminili che ricordano le Cariatidi, insieme a affreschi di nature morte e battaglie navali.

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Terme di Diocleziano

Sede del Museo Nazionale Romano

Nazionale

Classificazione: 3 su 5.
Roma Pass

La sede storica del Museo Nazionale Romano si trova presso una delle aree archeologiche più importanti di Roma, dove sono ancora conservati i resti delle Terme di Diocleziano, le più grandi della capitale, dotate di una decorazione particolarmente sfarzosa.

L’imperatore le costruì tra il 298 e il 306 d. C., su una superficie di più di tredici ettari. Nell’edificio trovò un’applicazione monumentale lo schema delle grandi terme imperiali, con le strutture ospitanti i bagni veri e propri, organizzati secondo una sequenza ormai canonica (natatio, frigidarium, tepidarium, calidarium), inserite all’interno di un grande recinto, concluso da un’esedra.

Le terme rimasero in funzione fino al tempo della guerra greco-gotica
(535-553), quando furono abbandonate e cominciò la loro spoliazione.
Esse rimasero comunque visibili nel corso del medioevo, e tra il XV e il XVI secolo – quando furono studiate e disegnate da architetti e antiquari – conservavano ancora buona parte della decorazione originaria.

La grande trasformazione del complesso fu voluta da Pio IV, che tra il 1561 e il 1562 fece prima trasformare il frigidarium nella chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e poi decise di fondare una certosa all’interno delle terme.

Il progetto di entrambi gli edifici fu affidato a Michelangelo (la chiesa fu poi risistemata dal Vanvitelli nel 1749). I lavori continuarono fino alla fine del Cinquecento e, oltre alla sistemazione della chiesa, comportarono la costruzione di due chiostri che furono inseriti nelle antiche terme sfruttando in parte gli spazi liberi esistenti. In seguito la collocazione dei granai cittadini nelle aule delle terme e la costruzione della grande Villa Montalto Peretti comportarono nuove distruzioni di strutture antiche. Gli ultimi cambiamenti significativi del complesso avvennero però solo dopo il trasferimento a Roma della capitale d’Italia, quando, oltre allo scioglimento dell’ordine dei Certosini, furono costruiti Palazzo Massimo e la Stazione Termini, fu aperta via Cernaia e fu sistemata piazza Esedra.

Tutti questi interventi determinarono la cancellazione di resti antichi e in particolare di quanto restava del recinto esterno delle antiche terme.
Gli edifici romani sopravvissuti, corrispondenti al complesso della certosa, cominciarono la loro storia di spazio museale nel 1889, quando fu istituito il Museo Nazionale di Roma, inaugurato nel 1890.

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagine 81,82

La Tomba del Guerriero di Lanuvio

La Tomba del Guerriero di Lanuvio, risalente al V secolo a.C., evidenzia l’influsso greco attraverso il ritrovamento di armi e attrezzi atletici. Lanuvium, famosa per tre imperatori romani, fu fondata secondo leggende legate alla cultura greca.

Lapis Niger

Nel Foro Romano, sotto una pavimentazione troncata, si trova la più antica iscrizione in lingua latina, risalente al VI secolo a.C., legata a un santuario dedicato al dio Vulcano e alla legge sacra del luogo.

L’epigrafe di un gladiatore. Storia: combattimenti e curiosità

Il rilievo commemorativo racconta le gesta di un gladiatore sconosciuto che ha vinto battaglie contro retiari. L’ars gladiatoria, originata da rituali etruschi, divenne spettacolo pubblico a Roma, con il Colosseo come simbolo. I gladiatori, maschi e rari gladiatrici, simboleggiavano coraggio e abilità nella cultura romana, ricevendo onorificenze e sepolture speciali.

L’idolo del Gianicolo e i culti misterici d’Oriente

L’idolo del Gianicolo (Museo Terme di Diocleziano) rappresenta una divinità misterica orientale, ancora non identificata. Venne trovato nel 1906 in un altare triangolare, ancora ricoperto da offerte votive (uova, fiori e semi). durante gli scavi presso il Gianicolo, in un misterioso santuario dedicato a divinità siriache: Baal, venerato a Roma come Iuppiter Heliopolitanus, e le…

Grandi divinità femminili e antichi santuari nel Lazio

ROMA- Terme di Diocleziano. Il Santuario di Demetra e Kore ad Ariccia, datato IV-III secolo a.C., custodiva statue e busti rappresentativi del mito, simbolizzando cicli di vita, morte e rinascita, attraverso i misteri Eleusini.

Il Tevere come memoria religiosa di Roma

ROMA- TERME DI DIOCLEZIANO. Nel corso del XIX secolo, durante i lavori lungo il Tevere, sono stati scoperti numerosi materiali votivi, soprattutto terracotta, legati a santuari locali, databili principalmente al III/II secolo a.C.

Un Giardino prima di entrare alle Terme di Diocleziano

Il Giardino del Museo delle Terme di Diocleziano, istituito nel 1889, espone reperti archeologici romani, con altari funerari, statue in toga e un cratere colossale. Include testimonianze funerarie di nobili, schiavi e soldati, evidenziando la vita nell’antica Roma.

Il Chiostro del Michelangelo

Uscendo dall’androne si entra nel chiostro dell’antica certosa, tradizionalmente attribuito al Buonarroti perché a lui fu affidato nel 1561 il compito di trasformare il frigidarium delle Terme di Diocleziano in chiesa.In effetti chiesa e certosa appartengono a un progetto unitario, ma è più probabile che Michelangelo (morto nel 1564) abbia solamente suggerito l’impianto e affidato…

Il Museo dell’Arte Salvata

Chi preserva il passato, preserva il futuro Il Museo dell’Arte Salvata nasce con l’obiettivo di raccontare il salvataggio delle opere d’arte in tutte le sue fasi: dalle indagini alle restituzioni, dal recupero dei capolavori al ritrovamento di beni storici e artistici tra le macerie dei terremoti grazie agli interventi dei Caschi blu della Cultura, la…

La fonte di Anna Perenna

ANNA Perenna era forse una divinità femminile della religione romana arcaica. Il 31 dicembre 1999 gli archeologici rinvennero una fonte a lei consacrata. Forse non è stato un caso che all’alba del terzo millenio riemergesse dal passato la dea a cui erano consacrati i festeggiamenti per le Idi di Marzo: il capodanno romano…

La triste storia del fanciullo sul destriero

La Statua equestre di fanciullo eroizzato, presso le Terme di Diocleziano a Roma rappresenta una rarità. Le statue equestri infatti erano riservate a capi militari ed imperatori. Leggendo i simboli di questa particolare statua scopriamo la triste storia che ci racconta….

Il Bruto Capitolino

La potenza del ritratto romano

Dante, Shakesheare, Jeaques Luis David ne furono profondamente affascinati

L’identificazione, fin dal Cinquecento, con il mitico primo console della Repubblica Romana, Lucio Giunio Bruto è oggi ritenuta non improbabile.

Il fascino di questo personaggio, unitamente al suo valore simbolico, fecero sì che Napoleone lo volesse a Parigi nel 1797 (insieme ad altre bellissime opere quali: il Galata morente, la Venere Capitolina, e lo Spinario).

Solo 18 anni dopo, nel 1815, grazie all’accorato intervento di Antonio Canova, la statua fece ritorno a Roma e fu da quel momento esposta presso i Musei Capitolini, dove è a tutt’oggi conservata.

Il primo console della Repubblica Romana era molto conosciuto durante il periodo della rivoluzione francese, come testimonia l’opera di Jeaques Luis David del 1789: I littori riportano a Bruto i corpi dei suoi figli, Bruto, in questa opera, rappresenta il simbolo di un amor di patria superiore perfino all’amore paterno.

La continua rivoluzione di Bruto

Bruto è strettamente legato alla lotta al potere costituito. Talvolta come difensore del popolo dalla tirannide, talvolta come portatore di nuove rivoluzionarie forme di governo come fu la Repubblica Romana. Durante i secoli il suo fantasma è riapparso ogniqualvolta il potere costituito veniva messo in discussione.

L’apparizione di Bruto ci dà il segno della fine di un’epoca e l’avvento di una nuova. Così è stato per la nascita della Repubblica Romana e per il diritto che ne stava alla base (che per mille anni è stato il punto di riferimento di tutto il continente europeo), così è stato al tempo di Dante quando il potere del Papato veniva sfidato dagli Imperatori germanici, così quando l’Inghilterra elisabettiana si apprestava a diventare una grande potenza marittima, così quando i moti rivoluziani della Francia si propagarono per tutta Europa fino alla breve esperienza della Repubblica Romana nel XIX secolo.

Bruto è nel limbo di Dante, si aggira nelle corti rinascimentali, tanto da suggerire l’identificazione con il busto oggi ai Musei Capitolini, è l’ispiratore di ben tre capolavori di Shakespare: “Lo stupro di Lucrezia”, “Giulio Cesare” e “Amleto” è presente nei quadri di Jacques Luis David.


Amleto in lingua nordica, come Brutus, significa “sciocco”, anche il principe di Danimarca deve fingere di essere stupido per non destare sospetti.
Come tutti coloro che vedono molto più lontano degli altri, sanno che passeranno per pazzi fino al momento in cui tutti vedranno quello che loro hanno sempre saputo.
Amleto, come Bruto, è portatore di un cambio di regime.
Come Bruto, alla fine della tragedia deve morire insiema il mondo che ha contribuito a cambiare…
Nel capolavoro di Shakespeare la corona di Danimarca passa al principe di Norvegia grazia al voto di morente di Amleto.
Nel “Giulio Cesare”, il protagonista è il nipote di Lucio, Marco Giunio Bruto, che tenta di difendere per l’ultima volta la Repubblica, prima dell’avvento, inevitabile dell’impero.
Bruto è il futuro, Bruto è il passato, Bruto è dentro di noi e ci parla di libertà, per questo il suo busto sembra ricambiare il nostro sguardo e ricordarci che abbiamo un dovere gli uni nei confronti degli altri: nostra madre è la terra, ci ha generati uguali e fratelli.
Pari in gloria a Romolo, Bruto è un eroe leggendario, il primo fondò la città il secondo gli diede la libertà.

La statua del così detto “Bruto Capitolino“, presso i Musei Capitolini, è un’antica statua in bronzo (IV-III sec. A.C.) con occhi in pasta vitrea, particolarmente penetranti ed intensi.
Si tratta di uno dei migliori esempi di ritrattistica romana, caratterizzato da una profonda indagine psicologica.

Il ritratto aveva sicuramente una funzione pubblica e doveva ispirare ammirazione e reverenza nei confronti di un personaggio chiamato ad incarnare la “gravitas” romana.

Soltanto la testa è originale, mentre il busto è stato aggiunto in epoca successiva. Analizzando la posizione del capo, si è ipotizzato che si trattasse di una statua equestre.

L’estrema rarità di ritratti in bronzo di questo periodo, insieme alla possibilità di una collocazione cronologica così antica, rendono quest’opera una delle più preziose delle collezioni capitoline.

Di provenienza ignota, fu donata al popolo romano nel 1564 alla morte del Cardinale Rodolfo Pio da Carpi.

Chi era Lucius Iunius Brutus

Lucius Iunus (545 a.C. circa – 509 a.C.) di stirpe troiana, da parte di padre, ed etrusca da parte di madre, era il nipote dell’ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo.
A noi è noto con il soprannome “Brutus” che significa “stolto”.
Da cotanta stirpe era disceso uno sciocco, lo scemo di corte, forse instupidito dalla morte del padre e del fratello per mano dello zio…
Tarquinio il Superbo aveva usurpato il trono uccidendo il re Servio Tullio e trasformato la monarchia in una tirannia.
Il regime di terrore instaurato, rendeva lo stesso re sospettoso ed afflitto da continue visioni della sua imminente fine.
Per placare le paure, Tarquinio pensò di mandare i suoi figli ad interrogare l’oracolo di Delfi.

Bruto, li accompagnava, come intrattenimento durante il lungo viaggio. Arrivati a Delfi ottennero l’oscuro responso dalla Pizia “otterrà il sommo potere di Roma, colui che per primo bacerà la madre”.
Appena arrivati a Roma, Bruto finse di inciampare, cadde e baciò il suolo, avendo interpretato “terra” come “madre” nel responso dell’oracolo.
Le violenze dei Tarquini proseguirono, finché il principe Sesto violentò la nobile Lucrezia spingendola al suicidio per il disonore.
Allora Bruto capì che era giunto il suo momento.
Si spogliò dei panni dello sciocco, indossati per difendere la propria vita e si lanciò in un discorso potente, provocando l’insurrezione del popolo romano e la cacciata dei Tarquini.
Instaurata la Repubblica, divenne console e fece giurare al popolo che Roma non avrebbe mai più avuto un re. Quando a tentare la restaurazione dei Tarquini, furono proprio i suoi due figli, Bruto li condannò a morte ed assistette impassibile e senza lacrime alla loro esecuzione.

Roma e il mito della fondazione

La leggenda di Romolo e Remo Secondo la leggenda, Roma sarebbe stata fondata il 21  aprile del 753 a.C. da Romolo. Grazie al lavoro dell’archeologo Andrea Carandini è stata formulata un’interessante ipotesi sulla fondazione della città. Sulla base di questo imponente lavoro è stato realizzato recentemente il film del giovane regista Matteo Rovere: Il Primo…

Musei Capitolini

I Musei Capitolini di Roma vennero fondati nel 1471. Ospitano una collezione straordinaria di opere d’arte e reperti storici. Ecco alcune delle opere più famose e importanti: la Lupa Capitolina, il Bruto Capitolino, la statua di Marco Aurelio, il Galata Morente e il mosaico delle colombe.