Lo Stadio di Domiziano

Cosa si nasconde sotto Piazza Navona

Sotto la platea agonale di piazza Navona, lontano dagli scrosci dei fiumi berniniani, Domiziano, nell’86 d.C., aveva fatto costruire uno stadio per esportare a Roma il modello dei giochi greci istituendo per l’Urbe l’Agon Capitolinus, un complesso eterogeneo di competizioni che si svolgeva ogni quattro anni e che includeva, oltre a gare sportive, competizioni di tipo artistico.

La sequenza degli svolgimenti prevedeva un abbinamento per cui alla corsa a piedi e all’eloquenza, succedevano il pugilato e la poesia latina, il lancio del disco e la poesia greca, quindi il lancio del giavellotto e la musica, in una successione competitiva mista in cui, alle discipline atletiche, si alternavano le dispute culturali.

L’Agone, ideato da Domiziano, era segnato nel programma delle feste della capitale con un ricco cerimoniale, aperto da un fasto inaugurale segnato dalla presenza dell’imperatore che, per l’occasione, si mostrava «con i sandali ai piedi e indossando una toga purpurea di foggia greca, la testa cinta da una corona d’oro che recava le immagini di Giove, Giunone, Minerva, mentre attorno a lui stavano seduti il Flamine Diale e il sacerdote dei Flavi, vestititi allo stesso modo, a eccezione del fatto che le loro corone recavano invece il suo ritratto».

Per svolgere questo ampio apparato agonistico era necessario oltre allo stadio (circus agonalis), un odeon per gli spettacoli musicali, le audizioni e le gare poetiche.

Entrambi gli edifici sopravvivono nella struttura urbanistica moderna che ne custodisce con orgoglio l’impianto antico.

Piazza Navona fonda le sue radici nella platea dello stadio e il vicino palazzo Massimo alle Colonne, con la singolare disposizione peruzziana, rievoca l’originaria forma teatrale dell’odeon. Stando alle cifre – l’odeon conteneva circa diecimila posti e lo stadio trentamila – il consenso verso questa forma di spettacolo era tutt’altro che irrilevante. Tuttavia, ben poca cosa rispetto alle moltitudini che affollavano gli anfiteatri (il Colosseo da solo poteva ospitare ottantamila posti).

La differenza numerica, del resto, non era soltanto dovuta alla diversa spettacolarità dei munera rispetto alle corse e alle gare di eloquenza, ma era permeata da una certa dose di sciovinismo moralista per quel tanto di “importato” delle gare atletiche e soprattutto per il suo nudismo. I certamina greca dell’Agone capitolino non erano ben visti dai romani, neppure dal ceto intellettuale che respingeva come sanguinosa e brutale la lotta gladiatoria. Già Cicerone riportava, confortandolo, il giudizio di Ennio secondo il quale «lo scandalo inizia con lo spogliare il proprio corpo di fronte ai concittadini», e Tacito, a sua volta, lo rinnovava scrivendo: «Che cosa mancava ancora se non mostrarsi nudi, prendere il cesto dei pugili e pensare a quei combattimenti invece che al servizio militare». Ma la stoccata finale la scaglia Seneca con la sua sprezzante visione degli atleti: «Come sono fiacchi d’animo coloro di cui ammiriamo i muscoli e le spalle».

Il circo agonale misurava 275 m circa di lunghezza e 106,10 m di larghezza ed era caratterizzato da due bracci rettilinei e uno curvo. All’esterno aveva un aspetto severo e maestoso col suo allineamento di colonne e arcate in cui si annidavano varie attività dalla rivendita di merci ai lupanari.

Due ordini di archi su pilastri di travertino, intervallati da statue e altre decorazioni, disegnavano la costruzione all’esterno, conferendole dignità monumentale. Da una balconata di piazza Tor Sanguigna è possibile affacciarsi sullo stadio e intuirne l’originaria grandezza grazie alla sopravvivenza di uno degli ingressi principali con la sua arcata di travertino e ciò che rimane del protiro antistante annunziato da una mutila colonna di portasanta.

Si scende a una profondità di circa m 3,50 nel sotterraneo, che conserva integro un intero settore dell’antica cavea dello stadio, e ne permette di vagliare la struttura con la sua scansione ritmica di ambulacri e sale. Si può così apprezzarne la sapienza costruttiva e ripercorrerne, tra le gradinate e gli spalti, gli scenari vivaci e coloriti dei riti ludico-sportivi di massa.

Fonte: Roma sotterranea – Ivana Della Portella – Arsenale Editrice – Edizione 2002 – pagine 180 – 182

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

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Lo Stadio di Domiziano

Sotto Piazza Navona giace lo stadio di Domiziano, costruito nell’86 d.C. per ospitare i giochi greci. L’Agon Capitolinus combinava sport e arte, ma era meno popolare degli anfiteatri. Oggi, resti antichi si integrano nell’urbanistica moderna.

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Scopri di più sulle modalità di accesso e visita, le attività speciali, gli orari e i prezzi del biglietto sul sito https://stadiodomiziano.com/

Sala degli Imperatori

Palazzo Nuovo

In questa sala del Museo Capitolino, fin dall’apertura al pubblico, avvenuta nel 1734, i curatori delle raccolte artistiche vollero esporre tutti i busti, le erme e i ritratti raffiguranti gli imperatori romani e i personaggi della cerchia imperiale.

Le opere qui esposte sono il frutto di una selezione ragionata che ha interessato questa particolare sezione della raccolta nel corso dell’ultimo secolo, venendo ampiamente sfoltita e ridisposta secondo criteri storici e logico-tematici più rigorosi e conseguenti.

Attualmente nella Sala degli Imperatori si trovano esposti 67 tra busti e ritratti e al centro una statua femminile seduta, mentre le pareti sono ornate da 8 rilievi antichi e da un’epigrafe onoraria moderna.

I busti, disposti in gran parte su doppia fila di mensole marmoree, danno modo al visitatore di seguire cronologicamente lo sviluppo della ritrattistica romana dall’età repubblicana al periodo tardo-antico, offrendo una esemplificazione ricca dal punto di vista numerico e particolarmente notevole sotto l’aspetto qualitativo.

Il percorso di visita si snoda elicoidalmente in senso orario; parte dalla mensola superiore immediatamente a sinistra, entrando dalla Sala dei Filosofi, per terminare all’estremità della mensola inferiore subito a destra della menzionata porta di passaggio.

Sono presenti due ritratti di Augusto, il primo dei quali è relativo a un momento di poco successivo alla vittoriosa battaglia di Azio (31 a.C.), che ne segnò l’ascesa, mentre il secondo ci offre l’imperatore già nella piena maturità, cinto il capo da una trionfale corona di quercia, sereno e consapevole della sua autoritas.

A questo ritratto di Augusto si può avvicinare il ritratto dell’imperatrice Livia, sua consorte, impreziosito da un ricco e alto diadema con trofeo di spighe e boccioli, che la assimila alla benefica e frugifera dea Cerere.

Nella serie dei ritratti relativi alla primissima età imperiale, sono altresì da notare quello di Agrippina Maggiore, sfortunata moglie di Germanico, con la tipica acconciatura dei capelli disposti a ricciolini sulla fronte, e quello piuttosto raro dell’imperatore Nerone, giovanissimo e relativo alla prima parte del suo regno.

Notevole è la serie degli imperatori della casata flavia con Vespasiano, Tito e Giulia e Nerva.

Particolarmente completa ed esauriente appare la raccolta dei ritratti relativi al II secolo d.C., tra i quali spiccano Traiano e Plotina, Adriano, Antonino Pio e Faustina Maggiore, Marco Aurelio e Faustina Minore, Lucio Vero e Commodo.

Nella serie maschile degli imperatori si può seguire l’evoluzione nel modo di portare i capelli e la barba (fino ad allora perfettamente rasata e in seguito portata lunga, “alla greca”, nell’intento d’apparire ispirati e filosoficamente impegnati), mentre nella serie femminile, l’evoluzione delle acconciature dei capelli, da quelle alte e frastagliate “a impalcatura” di tradizione flavia, a quelle caratterizzate da una più o meno alta crocchia “a ciambella” tipica per tutta l’epoca antonina.

Ben rappresentata è anche la casata severiana (193-217 d.C.) con i ritratti di Settimio Severo, impostato su di un imponente busto d’alabastro verde, di Giulia Domna, sua moglie, e dei figli Geta e Caracalla, e inoltre di Elagabalo, Massimino il Trace, Traiano Decio, Aurelio Probo e Diocleziano. La serie imperiale si chiude con la testa del giovane Onorio (384-423 d.C.), il più piccolo dei figli dell’imperatore Teodosio, preludio dei modi figurativi dell’arte bizantina.

Nella sala sono conservati numerosi ritratti femminili, con complesse acconciature, in qualche caso parrucche dai riccioli molto elaborati. Tra loro spiccano Faustina Maggiore (sposa di Antonino Pio) e Faustina Minore, che cambiava acconciatura a ogni nascita di figlio e della quale pertanto si conoscono otto tipi.

Molto pregevole e il ritratto della “Dama flavia”, dalla complessa e articolata acconciatura e dai raffinati tratti del volto. Singolare è il busto policromo di Dama romana, il cui ritratto proviene da Smirne ed è datato al periodo di Alessandro Severo.

Come molti altri di questo tipo e di questo periodo, era composto per parti, con l’inserimento distinto della chioma; in età moderna fu restaurata la capigliatura, forse perduta, in nero antico.

Elena Augusta

Al centro della stanza troviamo la statua di Elena Augusta, la madre dell’imperatore Costantino I.

Il corpo della statua è databile alla metà del Il sec. d.C., mentre la testa è stata rilavorata nel IV sec. d.C.. La statua ha assunto le sembianze di Elena solo in età costantiniana, quando il ritratto originario, probabilmente di Faustina Minore, moglie di Marco Aurelio, subí una radicale trasformazione.

Musei Capitolini
Indirizzo:
Sito web: https://www.museicapitolini.org
Costo Indicativo del biglietto: 13,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese
Sempre gratuito per residenti possessori di Mic Card e per turisti in possesso di Roma Pass

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

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Scopri di più sugli imperatori Romani d’Occidente

Elenco degli Imperatori Romani

L’impero Romano ebbe inizio con Ottaviano Augusto nel 27 a.C. se escludiamo Cesare dalla lista degli imperatori. Venne suddiviso in Impero Romano d’Occidente e Impero Romano d’Oriente, come due unità pienamente distinte ed autonome, nel 395 d.C.. L’Impero Romano d’Occidente cadde nel 476 d.C. ed il destino volle che il nome dell’ultimo imperatore fosse il…

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Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.

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Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

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Agrippina Maggiore

Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.

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La statua del Marforio

La statua colossale Marforio, risalente al II-III secolo d.C. e rappresentante Oceano, si trova nel Campidoglio dal 1592. Originariamente nel Martis forum, è diventata una statua parlante per esprimere lamentele contro le autorità. È stata restaurata e ristrutturata diverse volte, inclusa la trasformazione in Museo Capitolino nel 1733.

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La sala del Gladiatore

Questa sala prende il nome dalla scultura centrale, il Galata Capitolino, erroneamente ritenuto un gladiatore in atto di cadere sul proprio scudo, all’epoca dell’acquisto da parte di Alessandro Capponi, presidente del Museo Capitolino, diventando forse l’opera più nota delle raccolte, più volte replicata su incisioni e disegni.

Il Galata è circondato da altre copie di notevole qualità: l’Amazzone ferita, la statua di Hermes e il Satiro a riposo, mentre contro la finestra, il delizioso gruppo rococò di Amore e Psiche simboleggia la tenera unione dell’anima umana con l’amore divino, secondo un tema risalente alla filosofia platonica che riscosse grande successo nella produzione artistica fin dal primo ellenismo.

Fonte: Musei Capitolini. Guida – Comune di Roma, Assessorato alle politiche culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali – Mondadori Electa S.p.a. – Edizione 2006 – pagina 61

Il Galata Capitolino

La scultura, più volte replicata su incisioni e disegni, è forse la più nota dell’intera collezione.
Fu acquistata nel 1734 dalle statue che erano parte della Collezione Ludovisi e probabilmente era stata rinvenuta dai Ludovisi stessi nell’area della loro villa. Questa insisteva sugli Horti antichi di Cesare, in parte coincidenti con l’area degli Horti di Sallustio. Con grande pathos raffigura un Gallo (Galata) ferito, del quale vengono messi bene in evidenza gli attributi: scudo, torques al collo, nudità del corpo, ciocche dei capelli scompigliate e baffi.
La ferita ben visibile indica la volontà di rendere il guerriero nell’ultimo istante di resistenza al dolore.


L’immagine è forse pertinente al grande donario di età pergamena che Attalo volle porre lungo la terrazza del tempio di Athena Nikephóros per celebrare le vittorie sui Galati.

Forse pertinente al donario è anche il gruppo Ludovisi, oggi a Palazzo Altemps.

Gli studiosi non sono concordi nel datare questa splendida scultura: ultimamente è stata avanzata l’ipotesi della datazione della copia in età cesariana, ma anche quella che possa trattarsi di copia diretta o dell’originale pergameno.

Fonte: Musei Capitolini. Guida – Comune di Roma, Assessorato alle politiche culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali – Mondadori Electa S.p.a. – Edizione 2006 – pagina 65

Musei Capitolini
Indirizzo: Piazza del Campidoglio 1 – 00186 Roma
Sito web: https://www.museicapitolini.org
Costo Indicativo del biglietto: 13,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese
Gratuito per residenti possessori di Mic Card e per turisti in possesso di Roma Pass

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
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Parchi archeologici:
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Mercati di Traiano
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Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
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Sala degli Imperatori

La Sala degli Imperatori del Palazzo Nuovo espone 67 busti e ritratti di imperatori romani, evidenziando l’evoluzione della ritrattistica dal periodo repubblicano al tardo-antico. Centrale è la statua di Elena Augusta, madre di Costantino I.

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Parco Archeologico del Palatino

Un viaggio nel cuore di Roma Antica

Cosa sapere prima di intraprendere la visita

Il Parco Archeologico del Palatino è un tesoro di storia e cultura, situato nel cuore di Roma, insieme al Foro Romano, alla Domus Aurea, fa parte del Parco Archeologico del Colosseo.

Se siete turisti alla vostra prima visita, ecco cosa dovete sapere:

Dimensioni del Parco:

Il Parco Archeologico del Palatino è una vasta area che si estende sul colle Palatino, uno dei sette colli di Roma. Questo colle è il più antico nucleo della città e conserva i resti degli insediamenti dell’età del Ferro.

La sua terra è testimone della storia più antica di Roma e offre una vista panoramica mozzafiato sulla città.

Il Lupercale:

Nel corso di indagini archeologiche, è stata localizzata una grotta sulla sommità del Palatino. Gli archeologi ritengono che questa grotta sia il Lupercale, il leggendario sacrario delle origini.

Secondo la leggenda, qui la Lupa protesse i gemelli Romolo e Remo, i fondatori mitici di Roma. La grotta ha una volta rivestita di mosaici e conchiglie.

Villa di Augusto:

Augusto, il primo imperatore romano, scelse simbolicamente il Palatino come luogo della sua abitazione. La Casa di Livia, parte della villa di Augusto, è ancora visibile.

La villa comprendeva diversi edifici, tra cui la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Aurea e infine la Domus Flavia, nota come Domus Augustana.

Villa di Tiberio:

Tiberio, successore di Augusto, risiedette anche sul Palatino. La sua villa era nota per i suoi giardini e le sue terrazze panoramiche.

Stadio della Domus Augustana:

All’interno del Parco, si trova lo stadio della Domus Augustana, dove gli imperatori romani si dilettavano con giochi e competizioni sportive.

Sentiero di Caco:

Il sentiero di Caco è un percorso che attraversa il Palatino, offrendo una passeggiata tra gli antichi resti e i giardini.

Camminando lungo questo sentiero, potrete immergervi nella storia millenaria di Roma e ammirare le rovine delle dimore aristocratiche e dei palazzi imperiali.

Il Parco Archeologico del Palatino è un luogo magico, dove il passato prende vita e viaggia attraverso i secoli. 

Parco Archeologico del Colosseo
Indirizzo: Piazza S. Maria Nova, 53, 00186 Roma RM
Sito web: https://colosseo.it/

Costo Indicativo del biglietto: 18,00
Gratuità: prima domenica del mese

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Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
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  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
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  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

Cronologia:
ETÀ REGIA
IX-VIII secolo a.C.
Primo insediamento stabile sul Palatino

Metà dell’VIII secolo a.C.
Romolo fonda Roma (data tradizionale: 753 a.C.)

Inizio del VI secolo a.C.
Tarquinio Prisco fa costruire nella valle tra Palatino e Aventino l’antenato ligneo del Circo Massimo

ETÀ REPUBBLICANA

VI-V secolo a.C.
Rafforzamento del carattere sacro del colle con la costruzione dei primi santuari palatini

III secolo a.C.
Costruzione del tempio della Vittoria

204 a.C.
Introduzione a Roma del culto della Magna Mater e costruzione del suo tempio

191 a.C.
Inaugurazione del tempio della Magna Mater e inizio dei Ludi Megalenses

Fine II secolo a.C.
Costruzione della Casa dei Grifi: il Palatino diventa un quartiere residenziale d’élite

Inizio I secolo a.C.
Costruzione della cosiddetta aula Isiaca

46 a.C.
Giulio Cesare rende, per la prima volta, il Circo Massimo una struttura completamente stabile

ETÀ IMPERIALE
36 a.C.-14 d.C.
Augusto compra e restaura alcune abitazioni sul colle (Casa di Augusto e Casa di Livia), facendovi la sua residenza, e vi costruisce l’annesso tempio di Apollo Aziaco

14-37 d.C.
Tiberio inizia la costruzione della Domus Tiberiana

54-68 d.C.
Nerone costruisce sul Palatino la sua prima residenza, la Domus Transitoria, e in seguito all’incendio del 64 d.C., la Domus Aurea

81-96 d. C.
Realizzazione della Domus Flavia e della Domus Augustana, volute da Domiziano

Fine I- inizi II secolo d. C.
Traiano continua i restauri del Circo Massimo: a tale rifacimento risalgono le strutture attualmente visibili

193-211 d. C.
Interventi severiani sul Palatino: rifacimento delle terme e costruzione del Septizodium

218-222 d.C.
Elagabalo fa edificare all’angolo orientale del colle un tempio dedicato al Sole

IV secolo
Inizio della decadenza e dell’abbandono del palazzo imperiale, dopo il trasferimento della capitale a Costantinopoli.

ETÀ MEDIEVALE
XI-XII secolo
Il colle diventa una fortezza della famiglia romana dei Frangipane

ETÀ MODERNA
1569
I Farnese creano sul Palatino gli Orti Farnesiani

1720
Inizio dei primi scavi sistematici, anche se distruttivi, da parte di Francesco I, duca di Parma

Sepolcro dei Platorini

La scoperta

La tomba fu scoperta nel 1880 sulla riva destra del Tevere, tra Ponte Sisto e via della Lungara. Nel 1883 fu demolita e tutti i materiali, compresi i blocchi della muratura, furono trasportati nelle Terme di Diocleziano.

Nel 1911, in occasione della grande Mostra Archeologica, il sepolcro venne ricostruito da Roberto Paribeni, sulla base delle relazioni di scavo e delle testimonianze grafiche. La tomba, a pianta rettangolare (m. 7,45 x 7,10), era realizzata in opera cementizia, con rivestimento esterno in blocchi di marmo e interno in cortina laterizia, secondo una tipologia tipica dell’età augustea-giulio claudia. Sui lati del sepolcro – che presenta un fregio con motivo a girali e cornice, databile in età tiberiana – sono stati rimessi in opera alcuni blocchi di rivestimento e quattro iscrizioni.

All’interno il sepolcro, con zoccolo intonacato, mostra su ogni parete, ad eccezione di quella di ingresso, nicchie semicircolari e quadrate, entro le quali erano collocate le urne cinerarie. La copertura era a volta rivestita di stucco, il pavimento a mosaico bianco e nero e con emblema policromo. L’iscrizione (CIL VI,31761) trovata davanti all’ingresso e ritenuta, forse erroneamente, quella dei titolari del sepolcro – di recente ricondotto alla classe dei sepolcri ad ara – contiene il nome di due personaggi della gens Sulpicia, probabilmente padre e figlia.

Le numerose iscrizioni inserite nella tomba attestano complesse relazioni esistenti tra gli occupanti, che sono state variamente spiegate.

Nelle nicchie della cella erano ancora conservate molte delle urne cinerarie, come documentato anche dall’acquarello del Massuero, al lato sinistro del sepolcro, distrutto per la costruzione delle Mura Aureliane, il Lanciani attribuì le urne rinvenute nell’intercapedine esistente tra la tomba e le muratura: esse contenevano, oltre ceneri ed ossa, anche alcuni gioielli femminili, che però non sono pervenuti nelle collezioni del Museo.

Nella cella sepolcrale, sotto il crollo della volta, furono rinvenute anche le due statue iconiche e il busto femminile esposti.

Museo Terme di Diocleziano
Indirizzo: Via Enrico de Nicola, 78 – 00185 Roma
Sito web: https://museonazionaleromano.beniculturali.it/terme-di-diocleziano/
Costo Indicativo del biglietto: 10,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese

Musei dedicati a Roma Antica:
Musei Capitolini
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Link utili:

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Sepolcro dei Platorini

La tomba, scoperta nel 1880 e ricostruita nel 1911 da Roberto Paribeni, è caratterizzata da una pianta rettangolare, decorazioni tiberiane e conservazione di urne cinerarie, evidenziando le complesse relazioni tra gli occupanti e la rilevanza storica del sepolcro.

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La Tomba del Guerriero di Lanuvio

La Tomba del Guerriero di Lanuvio, risalente al V secolo a.C., evidenzia l’influsso greco attraverso il ritrovamento di armi e attrezzi atletici. Lanuvium, famosa per tre imperatori romani, fu fondata secondo leggende legate alla cultura greca.

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Scalinata di Trinità dei Monti e Piazza di Spagna

Un viaggio nel Barocco

Un po’ di storia

Sicuramente Piazza di Spagna e la sua scalinata verso Trinità dei Monti, sono tra i luoghi più famosi ed iconici della città. Dal 1990 al 2000 la scalinata di Trinità dei Monti è stata lo scenario delle più emozionanti sfilate di alta moda. L’ultima sfilata è stata organizzata da Valentino nel 2022, che qui vicino ha la sua Maison di Moda, in piazza Mignanelli .

La Scalinata di Trinità dei Monti è un capolavoro del Barocco Romano, realizzata dall’architetto Francesco De Sanctis tra il 1723 e il 1726. Per la costruzione venne utilizzato il travertino, una pietra calcarea romana che le conferisce il caratteristico colore chiaro.

Il dislivello tra Piazza di Spagna e il piazzale della chiesa di Trinità dei Monti è di 23 metri. La scalinata è composta da 136 gradini, suddivisi in 11 sezioni.

Tre terrazze permettono di riposare e godersi la vista su Via dei Condotti fino al Tevere.

Alla fine della scalinata si trova la Fontana della Barcaccia, realizzata da Pietro Bernini (padre di Gian Lorenzo Bernini) e da suo figlio.

Piazza di Spagna è un luogo di grande importanza per i romani. Qui si trova l’Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. In passato, durante lo Stato Pontificio, la piazza era extraterritoriale e chiunque fosse ricercato dai gendarmi dello Stato Pontificio si rifugiava qui.

Oggi, Piazza di Spagna è sinonimo di shopping di lusso a Roma. Di fronte all’ambasciata si trova la Colonna dell’Immacolata, inaugurata nel 1857.

Indirizzo: Piazza di Spagna, 00187 Roma
Trinità dei Monti anno di costruzione: tra il 1723 e il 1726

Forma e struttura: il dislivello tra il piazzale della chiesa di Trinità dei Monti e piazza di Spagna è di 23 metri, 136 gradini, 11 sezioni, 3 terrazze

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Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
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  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
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  10. Castel Sant’Angelo

Musei Vaticani

Esplorando i Musei Vaticani

Un Viaggio tra Arte e Storia

Se siete turisti alla vostra prima visita a Roma, i Musei Vaticani sono un’esperienza imperdibile. Fondati da papa Giulio II nel XVI secolo, questi musei occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere e sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo. Ecco cosa dovete sapere:

  1. Grandezza dei Musei Vaticani:
    • Si dice che i Musei Vaticani contengano la più grande collezione d’arte al mondo, con circa 9 milioni di pezzi. Questa quantità potrebbe avvolgere, per oltre quattro volte, il perimetro delle mura vaticane.
    • I musei ospitano opere d’arte accumulate nei secoli dai papi, tra cui la celebre Cappella Sistina.
  2. Sezioni e Collezioni:
    • All’interno dei Musei Vaticani, troverete una vasta gamma di sezioni e collezioni:
      • Museo Gregoriano Egizio: espone antichi manufatti egizi, come mummie, papiri e statue.
      • Museo Gregoriano Etrusco: mostra reperti etruschi, tra cui ceramiche e gioielli.
      • Museo Pio Clementino: qui potrete ammirare sculture classiche, come il Laocoonte e il Torso Belvedere.
      • Galleria Lapidaria: contiene iscrizioni e frammenti di epoca romana.
      • Braccio Nuovo: una galleria di sculture classiche.
      • Collezione d’Arte Contemporanea: Inaugurata nel 1973 da Paolo VI, questa collezione si trova nell’Appartamento Borgia e comprende opere moderne e contemporanee.
      • Padiglione delle Carrozze: espone carrozze e veicoli storici.
    • Le Scalinate Monumentali:
      Tra le scalinate più belle d’Italia, non possiamo non citare l’enorme Scala Elicoidale dei Musei Vaticani. Questa scala è formata da una doppia rampa, che può essere percorsa in senso contrario per uscire dai musei. È tra le più fotografate al mondo4.
      Inoltre, c’è lo Scalone del Bramante, un simbolo rinascimentale e pontificio. Questa scala, situata nei Musei Vaticani, è un vero tesoro architettonico unico
    • In sintesi, i Musei Vaticani offrono un viaggio attraverso l’arte, la storia e l’architettura, e sono un must per ogni visitatore a Roma.

Il fiume Nilo

Capolavoro della scultura antica, rinvenuta nel 1513 presso Campo Marzio, probabilmente una delle statue del tempio dedicato a Iside e Serapide che si trovava in quella zona.

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Basilica sotterranea di Porta Maggiore

Sito archeologico gestito dalla Soprintendenza Speciale di Roma

Classificazione: 5 su 5.
Un’edificio unico in tutta Roma Antica

Nel cuore di Roma, lontano dagli itinerari turistici tradizionali, si trova la misteriosa Basilica Sotterranea di Porta Maggiore.
Scoperta casualmente il 23 aprile 1917 durante lavori ferroviari, questa struttura rappresenta uno dei più enigmatici esempi di architettura e arte del I secolo d.C.
La basilica è avvolta in un alone di mistero che continua a intrigare studiosi e visitatori di tutto il mondo.
Si tratta del più antico esempio di Basilica Pagana di tutto l’Occidente.

Scoperta e Posizione

La Basilica è stata portata alla luce quasi per caso, quando gli operai intenti a scavare vicino alla stazione di Porta Maggiore si sono imbattuti in una serie di ambienti sotterranei. Situata a circa nove metri sotto il livello stradale moderno, la basilica si colloca in un quartiere ricco di storia: il Prenestino-Labicano. Questa scoperta ha permesso di aggiungere un tassello importante alla conoscenza degli edifici cultuali e delle credenze dell’antica Roma.

Struttura Architettonica

L’edificio si distingue per essere un esempio straordinario di architettura dell’età imperiale, conservatosi integro senza i pesanti rimaneggiamenti che hanno interessato la maggior parte delle costruzioni antiche di Roma. La basilica presenta una sontuosa decorazione musiva, pittorica e a stucco, che si mantiene come originariamente progettata. La sua costruzione sotterranea fu un processo articolato: dapprima vennero scavati gli ambienti, poi riempiti con conglomerato cementizio di calce, pozzolana e blocchetti di selce per la struttura portante, muri e pilastri. Infine, gli spazi furono svuotati dalla terra, dando forma all’imponente struttura. Al momento della costruzione, la Basilica si trovava in un’area suburbana chiamata Horti Tauriani, parte delle ampie proprietà terriere della gens Statilia.

Il suo interno è così composto:

  1. Corridoio di accesso: Un lungo corridoio che conduce dal livello del terreno alla basilica sotterranea.
  2. Vestibolo quadrangolare: Un’area di ingresso con volta a padiglione traforata da un lucernario.
  3. Sala principale: La basilica vera e propria, suddivisa in tre navate (una centrale e due laterali) da sei pilastri. Le navate sono coperte da volte a botte.
  4. Abside: Situata al fondo della navata centrale, tipica delle strutture basilicali.
  5. Decorazioni in stucco: Raffigurano scene mitologiche e sono miracolosamente ben conservate, impastato con madreperla, lo stucco produce uno sfavillante scintillio alla luce.

Decorazioni e Temi Iconografici

Uno degli aspetti più affascinanti della Basilica sono le sue decorazioni interne. Stucchi raffinati e dipinti eccezionali adornano le pareti, raffigurando scene mitologiche e simboliche. Tra le rappresentazioni più celebri troviamo:

  • Ganimede rapito da Zeus,
  • Medea mentre offre la bevanda magica al drago che sorveglia il vello d’Oro
  • la poetessa Saffo si getta in mare.

Questi temi mitologici mostrano una visione del destino dell’anima e dei misteri iniziatici.

Sistema di Illuminazione e Aerazione

L’illuminazione e il ricambio dell’aria all’interno degli ambienti ipogei erano garantiti da un sistema particolarmente innovativo per l’epoca. Attraverso un’apertura sulla volta “a schifo” del vestibolo, caratterizzata da un singolare taglio architettonico – un rettangolo intersecato da un semicerchio – la luce naturale filtrava all’interno, riproducendo con identico orientamento la sagoma della navata centrale. Inoltre, un’apertura predisposta sulla parete ovest dell’aula basilicale permetteva alla luce esterna del vestibolo di illuminare l’interno, favorendo anche il ricambio d’aria.

Funzione e Interpretazioni

Le interpretazioni sulla funzione della Basilica sono molte e ancora in discussione. Alcuni credono che fosse un luogo di culto neopitagorico, un movimento che univa spiritualità e conoscenza. Altri sostengono che fosse una basilica funeraria o un tempio dedicato a pratiche esoteriche. La mancanza di iscrizioni chiare lascia spazio a queste idee interessanti.

Rilevanza e Fascino

La Basilica Sotterranea di Porta Maggiore rimane uno dei tesori nascosti di Roma, un luogo che unisce arte, mistero e storia. La sua rilevanza non si limita al passato: rappresenta ancora oggi un esempio unico di come l’architettura e la simbologia possano intrecciarsi. Visitare questa basilica significa immergersi in un mondo sconosciuto e sentire l’eco delle antiche civiltà che hanno plasmato il nostro presente.

Indirizzo: piazzale Labicano, 2 – Roma

Sito web: https://www.soprintendenzaspecialeroma.it/schede/basilica-sotterranea-di-porta-maggiore_2971/

Costo Indicativo del biglietto: consultare il sito

Gratuità: consultare il sito per verificare le date

LA BASILICA E’ APERTA AL PUBBLICO SOLO IN DATE SPECIALI, CONSULTARE IL SITO PER VERIFICARE IL CALENDARIO DELLE APERTURE SPECIALI

Accessibilità:
La basilica si trova a 9 m di profondità e per raggiungerla bisogna scendere tre rampe di ripide scale. L’accesso risulta non adatto per persone con disabilità o per carrozzine e passeggini.

La delicatezza delle decorazioni in stucco che ricoprono quasi per intero le pareti dell’edificio, richiedono particolari condizioni di umidità e temperatura per preservarli.
Per evitare che gli stucchi si rovinino è consento l’accesso a piccoli gruppi di massimo 10 persone alla volta.

Data di costruzione: si ipotizza che la basilica pagana sia stata costruita nei primi decenni del I secolo d.C.. Si tratta quindi della più antica basilica pagana trovata a Roma.

Dimensioni: la Basilica di 108 mq, è costituita da tre navate, di cui la centrale più ampia termina con un’abside orientata ad est, anticipa impianto basilicale cristiano. Le navate laterali di varia altezza (in media 7,25m), sono scandite da sei pilastri, tre per lato, al cui piede nella navata centrale erano addossati dei pilastrini, oggi non più presenti. La larghezza della basilica misura 9 metri per una lunghezza di 12.

Data della scoperta: 23 aprile 1917 durante i lavori di costruzione della linea ferroviaria Roma-Cassino

Funzione: gli studiosi non sono riusciti ancora a comprendere quale fosse la funzione dell’edificio. Secondo un’interpretazione si tratterebbe di una basilica funeraria della famiglia Statilia Taurus. Altri ritengono che qui la famiglia avesse edificato un tempio neo-pitagorico, mentre un’altra interpretazione (sostenuta dal professore belga Hans van Kasteel, si tratterebbe di un commentario in chiave allegorica dei versi di Virgilio (noto neo-pitagorico).

Breve storia: costruita dal capostipite Tito Statilio Tauro – console e audiutor di Augusto al pari di Agrippa nell’ 11 d.C.. avrebbe cambiato destinazione d’uso per volontà di un discendente di Tito Satilio che ne portava lo stesso nome. Vissuto al tempo dell’imperatore Claudio, fu accusato dall’imperatrice Agrippina di essere un “matematicus”, appartenente alla setta dei neo-pitagorici e quindi mago. Per evitare il processo di suicidò prima di essere trascinato in tribunale nel 53 d.C..

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Pinacoteca dei Musei Capitolini

Santa Petronilla era stata una martire dei primi tempi del Cristianesimo, ritenuta – ma si tratta di una leggenda – la figlia dell’apostolo Pietro.
Nel corso del medioevo Petronilla divenne la patrona del regno di Francia e una cappella in suo onore venne realizzata presso l’antica Basilica di San Pietro (per lo stesso ambiente Michelangelo scolpì la Pietà).

La cappella venne demolita durante i lavori per la nuova Basilica, dove alla santa venne dedicato un altare, adornato in seguito con il grande dipinto di Guercino. Nel Settecento il quadro venne spostato nel Palazzo del Quirinale, all’epoca residenza pontifica; requisito dalle truppe francesi alla fine del secolo XVIII e trasferito al Museo del Louvre a Parigi, venne recuperato da Antonio Canova dopo la caduta di Napoleone e sistemato nei Musei Capitolini.

Roma Musei Capitolini
Seppellimento di Santa Petronilla
Guercino (Giovanni Francesco Barbieri, Cento 1591 – Bologna 1666) Olio su tela

Questa maestosa pala d’altare, destinata in origine alla Basilica di San Pietro, venne dipinta da Guercino durante il pontificato di Gregorio XV Ludovisi (1621-23). Il papa bolognese aveva chiamato l’artista a Roma. La scena è divisa in due registri: in basso la santa è calata nella tomba da possenti figure di necrofori con intorno altri gruppi di personaggi ben delineati nei piani di profondità; in alto l’apoteosi è costruita sul contrasto tra la bellissima figura del Cristo e la ricca veste decorata della santa.

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Buona ventura

Lo sguardo seducente della zingara ed il giovane cavaliere

Pinacoteca dei Musei Capitolini

A pochi anni dall’esecuzione di questo soggetto, collocato dalla letteratura artistica moderna intorno al 1593-1594 e riferito alla committenza di monsignor Petrignani presso il quale Caravaggio nel 1595 aveva trovato “la commodità di una stanza”, Giulio Mancini, uno dei biografi di Caravaggio, riteneva che “di questa scuola non credo che si sia visto cosa con più grazia et affetto che quella zingara che dà la buona ventura a quel giovanotto […] del Caravaggio”.
Con queste parole Mancini introduceva alla vasta fortuna critica del dipinto che, insieme ai Bari, costituisce uno dei soggetti che furono più volte copiati e reinterpretati sia nel corso del Seicento che successivamente.

I due quadri costituiscono la prima affermazione di quel linguaggio rivoluzionario che Caravaggio andava professando a Roma negli anni successivi all’attività presso il Cavalier d’Arpino.
Il dipinto fu acquistato dal cardinale Francesco Maria Del Monte che accolse l’artista nel proprio palazzo e divenne uno dei suoi più fedeli protettori.

Il cardinale apprezzò il soggetto tratto dalla vita di strada del tempo, ma seppe anche comprendere la raffinata trasposizione del gioco di sguardi ed espressioni tra la giovane zingara che nel leggere la mano al cavaliere, intento a seguire le parole della donna, gli sfila l’anello.

Fonte: Caravaggio – I classici dell’arte – pagina 76 – Rizzoli Skira edizione 2003

Quella polemica alla morale del tempo che tanta fortuna portò a Caravaggio

Sono anni di miseria per Caravaggio e sono anche gli anni in cui Clemente VIII Aldobrandini, il papa eletto nel 1592, con una violenta sterzata repressiva aveva deciso di ripulire la vita di strada a Roma. Nei giorni immediatamente successivi all’elevazione, il nuovo papa bandì il duello e il possesso delle armi, e prese serie misure contro il carnevale, il gioco delle carte e dei dadi, fece espellere vagabondi, mendicanti, delinquenti e zingari dalla città e promosse il divieto di aggregazione perfino di piccoli gruppi di persone. La prostituzione venne posta fuori legge al pari dell’omosessualità e fu promosso un preciso codice di abbigliamento che esigeva, dai prelati come dalle cortigiane, di indossare sopra le vesti un’ulteriore camicia dalle lunghe maniche: nera per i preti e gialla per le prostitute. Tutte queste misure interessarono direttamente la vita di strada romana del tempo, con le sue osterie, le sue botteghe e i campi di pallacorda, nella quale Caravaggio non solo viveva, ma della quale subito divenne il più accorto interprete e cronista.

Con la Buona ventura e con I bari, eseguiti in questi anni, Caravaggio elevò la rappresentazione di quel mondo al livello di quello che all’epoca era riconosciuto il più alto grado morale e intellettuale della pittura, quella definita “di storia”, ovvero quella che nella rappresentazione di nobili azioni storiche o religiose evocava esempi di virtù e bellezza.

Furono proprio i due dipinti, in cui la vita della strada era raffigurata e tradotta con assoluta fedeltà al “vero”, che gli aprirono le porte dei palazzi degli aristocratici romani togliendolo dall’indigenza che lo aveva portato a vendere per soli otto scudi uno dei quadri che in seguito saranno tra i più acclamati. E ancora furono proprio la Buona ventura e I bari a divenire i suoi dipinti più volte replicati e copiati da seguaci e imitatori non solo nel periodo in cui visse, ma anche nei secoli successivi.

Fonte: Caravaggio – I classici dell’arte – pagina 34 – Rizzoli Skira edizione 2003

Roma Musei Capitolini
Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610)
Buona Ventura, 1597
olio su tela, cm 115 x 150

E’ un’opera giovanile, che si trovava nella collezione del Cardinale Francesco Maria del Monte. Il dipinto è un importante esempio delle novità dirompenti introdotte in pittura da Caravaggio. Raffigura un episodio di vita quotidiana cui sembra di poter assistere in un giorno qualunque inoltrandosi tra i vicoli e le piazze della Roma di fine Cinquecento.
Partendo dal fondo della tela Caravaggio costruisce uno spazio indefinito ma reso reale dalla luce naturale che invadendo il campo pittorico costruisce forme e volumi. I personaggi, una zingara e un giovane cavaliere, sono modelli viventi, vestiti con abiti contemporanei, tratti dall’osservazione del vero. Tuttavia, il soggetto dell’opera non è solo ciò che si vede: la giovane e seducente zingara, con il pretesto di leggere il futuro al cavaliere, gli prende la mano e con un gesto rapido gli sfila l’anello dall’anulare destro, dunque un chiaro monito a non farsi ingannare e a non cedere alla seduzione dei falsi profeti.

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