Un rilievo, molte identità: il cuore simbolico dell’Ara Pacis

Tra i rilievi dell’Ara Pacis Augustae, nessuno affascina quanto il pannello orientale con la figura femminile seduta al centro. È uno dei simboli più potenti dell’arte augustea, ma anche uno dei più enigmatici.
Da oltre un secolo gli studiosi discutono su chi rappresenti davvero questa dea: Tellus, Venere Genitrice, Cerere, Pax Augusta, persino l’Italia personificata.

La verità è che il pannello non è pensato per offrire una sola risposta.
È un’immagine costruita per essere letta in più modi, una polisemia programmatica che riflette la complessità del progetto politico e religioso di Augusto.

Le principali interpretazioni: un secolo di studi

Ara Pacis - Pannello della Tellus

Tellus, la Terra Madre

È l’interpretazione più tradizionale: la dea come personificazione della terra fertile, circondata da animali pacifici, frutti e fiori.

Venere Genitrice

Una lettura oggi molto convincente: Venere è la madre di Enea e quindi la progenitrice della gens Iulia. La sua assenza dal ciclo mitologico dell’Ara Pacis sarebbe altrimenti inspiegabile.

Cerere, dea delle messi

Spighe, papaveri e grappoli d’uva rimandano chiaramente alla sfera agricola e alla rinascita delle campagne sotto Augusto.

Pax Augusta

La Pace stessa, raffigurata come fonte di prosperità. Questa lettura si collega al pannello accanto, dove Roma siede vittoriosa su un trofeo di armi.

Italia

Una proposta precoce ma significativa: la penisola pacificata e resa fertile dalla politica augustea.

Il pannello della Tellus è un capolavoro di ambiguità controllata.
Gli attributi delle diverse dee non si escludono: si sommano.

  • Tellus → fecondità della terra
  • Venere → genealogia divina di Augusto
  • Cerere → abbondanza agricola
  • Pax → ordine cosmico ristabilito
  • Italia → prosperità del territorio romano

Persino i due bambini nel grembo della dea possono alludere ai nipoti di Augusto, Gaio e Lucio Cesari, rafforzando la dimensione dinastica. Il risultato è una summa visiva del programma augusteo: politica, religione, natura e mito fusi in un’unica immagine.

Il contesto culturale: Lucrezio, il Carmen saeculare e il ritorno dell’età dell’oro

Il pannello non nasce isolato: dialoga con le grandi voci culturali dell’età augustea.

Lucrezio e la Venere cosmica del De rerum natura

Nel proemio del poema, Venere è la forza generativa che muove il mondo, placa Marte e fa fiorire la natura.
La dea dell’Ara Pacis riprende questa immagine: una figura che garantisce armonia universale.

Il Carmen saeculare (17 a.C.)

I cori dei Ludi Saeculares celebravano la felicitas temporis e il ritorno dell’età dell’oro sotto Augusto. Il pannello sembra tradurre in marmo quelle parole: venti miti, terra rigogliosa, prosperità diffusa.

Il neoplatonismo augusteo

L’idea di un ordine cosmico ristabilito, in cui la natura rifiorisce quando la politica è giusta, è profondamente legata alla visione filosofica delle élite dell’epoca.

La scena: un mondo riconciliato

La composizione è costruita per evocare pace e abbondanza:

  • la dea siede su rocce, con un chitone leggero che scopre spalla e ventre;
  • indossa una corona di frutti e fiori;
  • ai suoi piedi riposano un bue e una pecora;
  • due putti la accompagnano, uno porge un pomo;
  • nel grembo, grappoli d’uva e melograni;
  • ai lati, le Aurae velificantes, portatrici dei venti benefici di mare e di terra.

È la rappresentazione perfetta della pace augustea come condizione cosmica, non solo politica.

Conclusione: la dea che contiene tutte le dee

La figura centrale dell’Ara Pacis non è una sola dea.
È tutte le dee necessarie a raccontare la rinascita del mondo sotto Augusto.

Tellus, Venere, Cerere, Pax, Italia, Livia, Giulia: tutte convivono in un’unica immagine, come se l’altare volesse dire che la pace augustea è un evento totale — politico, naturale, genealogico, religioso.

Un’immagine che non chiede di essere interpretata in un solo modo, ma che invita a riconoscere la complessità del progetto augusteo: rifondare Roma rifondando l’ordine del mondo.


Fonte principale

Orietta Rossini, Ara Pacis. Guida, Electa, ristampa 2025.

Museo dell’Ara Pacis

Ottaviano Augusto

Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, regnò per 41 anni dal 27 a.C. al 14 d.C. Celebre per la transizione da repubblica a impero, promosse riforme politiche e sociali stabilizzando Roma. Fu acclamato “padre della patria” e inaugurò la Pax Romana, sostenendo le arti e monumenti che arricchirono la cultura romana.

Marco Vipsanio Agrippa

Agrippa fu molto più di un generale: fu l’architetto della Roma imperiale, ma soprattutto grande e leale amico di Augusto. Un uomo di visione e azione, capace di coniugare strategia militare, ingegneria urbana e senso civico.

Agrippina Maggiore

Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.

Livia Drusilla

Livia Drusilla, prima imperatrice romana e moglie di Augusto, fu una figura chiave della storia di Roma. Nata in una famiglia nobile, esercitò notevole influenza politica, sostenendo il figlio Tiberio e orchestrando intrighi per consolidarne il potere.

Basilica sotterranea di Porta Maggiore

La Basilica Sotterranea di Porta Maggiore, scoperta nel 1917, è un’importante struttura architettonica del I secolo d.C., rivelando misteri e decorazioni eccezionali. Rappresenta un esempio significativo di culto e simbolismo nell’antica Roma.

Le pareti ingannevoli

Il sorprendente criptoportico conservato a Palazzo Massimo, è un paesaggio inventato e immaginato per cantare e racchiudere (in un hortus conclusus) il presente felice, il piacere di vivere e di godere della pace, dell’ordine, della giustizia riportati da Augusto con la vittoria sulle forze selvagge.

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