Gli obelischi di Villa Torlonia

Geroglifici moderni

Camminando nel parco di Villa Torlonia, non è possibile non notare la presenza di due obelischi in granito rosa. Questi sono in tutto e per tutto simili agli obelischi egiziani antichi che furono trasportati a Roma nei primi secoli dell’impero. Ma sono moderni, anzi modernissimi. Risalgono al 1839 e furono commissionati da Alessandro Torlonia per celebrare la memoria del padre, Giovanni Raimondo Torlonia e della madre. Anna Maria. Il granito proviene dalla cava di Baveno, sul Lago Maggiore, sono alti oltre 10 metri e pesano 22 tonnellate ciascuno. I geroglifici sono stati incisi a Roma, sotto la direzione dell’egittologo, don Luigi Ungarelli Barnabita.

Questa la traduzione della dedica sull’obelisco dedicato a Giovanni Raimondo Torlonia:

ALESSANDRO TORLONIA DUCA DI CERI FECE ESTRARRE DALLA CAVA DI BAVENO NEL SEMPIONE DUE NOBILI OBELISCHI. / QUESTO OBELISCO È DEDICATO DA ALESSANDRO PRINCIPE DI CIVITELLA CESI A SUO PADRE GIOVANNI GIÀ DUCA DI BRACCIANO, PER RENDERE ETERNO IL SUO NOME IN PATRIA. / L’ANNO 1842, IL MESE DI MESORI IL GIORNO 28 NEL QUALE L’OBELISCO LAVORATO IN GRANITO ROSA FU ERETTO VERSO LA PORTA RIVOLTA A SETTENTRIONE.

Questa la traduzione dell’iscrizione dell’obelisco dedicato ad Anna Maria Torlonia:

IL FIGLIO DEL DUCA DI BRACCIANO HA ABBELLITO L’EDIFICIO DI SUO PADRE HA EDIFICATO CASE SONTUOSE, BRILLANTI COME IL SOLE, PER L’ETERNITÀ / CON SINGOLARE MUNIFICENZA IL DUCA ALESSANDRO TORLONIA FECE NAVIGARE I DUE OBELISCHI DAL TICINO SINO A ROMA. / QUESTO MONOLITO VENGA CHIAMATO OBELISCO DELLA FU DUCHESSA ANNA MARIA TORLONIA, FATTO SCOLPIRE DA SUO FIGLIO IN SEGNO DI OMAGGIO. / L’ANNO 1842, IL MESE DI THOT, IL GIORNO 23, FU ERETTO VERSO LA PORTA RIVOLTA A MEZZOGIORNO: CIÒ SIA PER GIORNI SENZA FINE.

La grande impresa

Questi due obelischi furono protagonisti di una grande impresa. Già la realizzazione era stata una bella sfida, considerando che i blocchi uscirono dalla cave abbozzati, vennero trasportati fino a Milano affinché lo scalpellino Antonio di Nicola Pirovano, gli desse la forma finale e solo a Roma furono completati con l’iscrizione in geroglifico.

Ma la grande avventura fu il trasporto e la messa in posa nel parco della villa. I due obelischi percorsero 2880 chilometri, passando per fiumi, canali, mare ed infine trasportati via terra.

Arrivarono a Sacco Pastore il 26 dicembre 1939 e impiegarono 8 giorni per essere trasportati fino al parco di Villa Torlonia, percorrendo circa 4 chilometri. Al loro arrivo il 26 dicembre, si era riunita una folla immensa per ammirare gli obelischi.
Sulla piana, la mattina del 26 dicembre 1839, si raduna una folla immensa. I signori arrivano su carrozze e cocchi, cavalli vengono legati alle palizzate. Tutto intorno si ergono i baracchini di venditori che, fiutando l’affare, si sono precipitati ad allestire i propri banchi dove sanno che accorreranno centinaia di persone. All’improvviso si leva uno squillo di trombe, le bande cominciano a suonare e dalle navi attraccate partono colpi di cannone a salve: il principe Alessandro Torlonia è arrivato. Un rullo di tamburi inaugura le operazioni di sollevamento della nave che verrà trasportata, tutta intera con dentro gli obelischi, fino alla villa.” (Fonte “La storia di Montesacro”, a cura di Sara Fabrizi, edizioni Community Book, pag.76, edizione 2021).

Il 4 gennaio 1840 cominciarono i lavori per incidere le dediche in geroglifico, con gli obelischi ancora poggiati sull’imbarcazione che li aveva trasportati. Il modello dei geroglifici era stato preso dall’obelisco di San Giovanni in Laterano.

Il 4 giugno 1842 in un clima di grande festa a cui parteciparono anche Papa Gregorio XVI e il re di Baviera Ludovico I, venne innalzato l’obelisco dedicato a Giovanni Torlonia ed un mese dopo quello dedicato ad Anna Maria.

Il ratto di Proserpina

Descrizione dell’opera

Bernini mette in scena il rapimento della giovanissima Proserpina da parte di Plutone, re degli Inferi, avvenuto mentre la fanciulla raccoglieva fiori con le compagne presso la riva del lago di Pergusa, vicino Enna.

Il dio, con la corona e la folta barba inanellata in lunghi riccioli, sembra essere appena salito dal regno dei morti, portando con sé Cerbero, il feroce mastino a tre teste, che ha lasciato il suo compito di guardiano per seguirlo in questa poco eroica impresa: per afferrare al volo la ragazza, che tenta di divincolarsi, Plutone ha fatto cadere a terra il bidente.

La collocazione del Ratto nel Palazzo di Villa Ludovisi davanti a una porta, che rimandava forse a quella degli Inferi, contribuiva ad accrescere la suggestione del racconto. La favola – come ben sapevano i raffinati frequentatori ammessi alla visione della collezione del cardinal Borghese prima e di quella Ludovisi poi – si conclude con l’intercessione di Giove affinché Proserpina torni sei mesi l’anno (la primavera e l’estate) sulla terra, in modo da placare l’ira della madre Cerere.

L’interpretazione simbolica del tempo

Il tema, narrato da Ovidio nel V libro delle Metamorfosi e ampiamente ripreso da Claudiano nel De raptu Proserpinae, era particolarmente amato dal committente, che aveva nella sua collezione diversi bassorilievi antichi con lo stesso soggetto.

Come a breve sarebbe accaduto per Apollo e Dafne, Scipione fece incidere sulla perduta base della scultura un distico latino scritto dall’amico Maffeo Barberini, che redi. tava “Quisquis humi pronus flores legis, in-spice, saevi / me Ditis ad domum rapi” (trad. “Chiunque tu sia che prono a terra raccogli fiori, guardami mentre sono rapita per la dimora del crudele Plutone”).

I versi sono tratti da una raccolta manoscritta, intitolata Dodici distichi per una Gallaria, nella quale il cardinale Barberini descrive appunto dodici soggetti da dipingere in un’immaginaria galleria.

I distici dovevano fornire la corretta chiave di lettura della favola pagana, esortando a non attardarsi a raccogliere fiori e ad abbandonare i piaceri mondani: la sventurata Proserpina era stata trascinata negli Inferi a causa della sua colpevole distrazione.

In un senso più ampio la scultura e la poesia raccontavano insieme l’alternanza delle stagioni, la precarietà dell’esistenza e la resurrezione dell’anima, un tema certo più adatto alla villa di un cardinale rispetto a quello del violento rapimento di una fanciulla. L’iscrizione, che completava il significato del gruppo, si prestò forse a essere interpretata anche come un sottile avvertimento per il nuovo cardinal nipote che lo ricevette in dono, un invito a esercitare con moderazione il potere.

Citazioni e influenze

Bernini fu certo consapevole delle dotte elucubrazioni dei suoi mecenati, ma si concentrò sulla sfida di fissare nel marmo un’azione complessa: Plutone vede la ragazza, la desidera e la prende (” paene simul visa est dilectaque raptaque Diti”, aveva scritto Ovidio), ma Proserpina si ribella, piange, la veste le scivola via, cerca di liberarsi, mentre il dio rinforza la presa fino ad affondare le dita nella morbida carne.

Il giovane artista riprese il tema di una figura che ne solleva un’altra, già affrontato nell’Enea e Anchise, ma qui il lento incedere del virtuoso eroe è diventato il balzo rapace del dio e le braccia parallele dei protagonisti esercitano due forze contrarie, conferendo dinamismo all’azione. Bernini si ricordò anche del celebre Ratto delle Sabine di Giambologna, il cui movimento avvitato è però trasformato in un’opposizione di curve tangenti, definite dall’inarcarsi dei corpi nudi.

Per la sua Proserpina cercò ispirazione nella pittura, citò Taddeo Zuccari nella Sala della Primavera del Palazzo Farnese di Caprarola, ma soprattutto tenne a mente la calda sensualità delle figure femminili di Rubens, dalla Susanna oggi in Galleria Borghese all’Orizia della tela di Vienna, dalla quale deriva il braccio allungato verso l’alto della fanciulla.

Proprio quel braccio destro, realizzato ignorando la regola di contenere la scultura all’interno del blocco di marmo, testimonia già a questa data il dominio assoluto della materia, un’abilità inarrivabile che obbliga la pietra a essere altro da sé.

Fonte: “Bernini. I grandi maestri dell’arte.” A cura di Maria Rodinò di Miglione. Scala Group editore, edizione 2024, pagine 22 e 24

Roma, Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese 5,
00197 Roma, Italia
https://galleriaborghese.beniculturali.it/

Data: 1621-1622
Marmo, altezza 255 cm
Artista: Gian Lorenzo Bernini
Committente: Cardinale Scipione Borghese,  uno dei più importanti mecenati e collezionisti del primo seicento.

L’artista:

Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è stato un eminente artista italiano famoso per il suo impatto sul barocco, eccellendo in scultura, architettura e pittura. Considerato un genio dai contemporanei, ha lasciato un’eredità duratura influenzando generazioni future, con opere iconiche come “Estasi di Santa Teresa” e il colonnato di San Pietro.

Il ratto di Proserpina

Bernini rappresenta il rapimento di Proserpina da Plutone, simbolizzando la transizione delle stagioni e la fragilità della vita. La scultura combina poesia e arte per riflettere sull’esistenza e invita a considerare la responsabilità del potere.

Enea, Anchise e Ascanio

Descrizione dell’opera

La fuga di Enea dalla città di Troia in fiamme fu, secondo la narrazione fatta da Virgilio nel II libro dell’Eneide, l’evento che diede origine alla fondazione dell’impero di Roma e quindi, nell’ottica cristiana, di quello della Chiesa: era stata quindi più volte rappresentata in pittura.

Bernini immagina l’eroe che avanza lento, con lo sguardo fisso, portando sulle spalle l’anziano padre Anchise, che con la mano sinistra ha appoggiato sulla testa di Enea il keramos Troikos, il vaso con le ossa degli avi, decorato con le statuette dei Penati, mentre il piccolo Ascanio compare impaurito subito dietro di loro.

Anchise indossa un berretto frigio, di foggia orientale, e ha i fianchi coperti dalla pelle di leone che scivola poi sulla gamba sinistra di Enea. Ascanio porta invece il fuoco sacro di Vesta e trascina un grande mantello con le frange. La pelle e il drappo si uniscono a formare un solido supporto per la scultura, che altrimenti risulterebbe pericolosamente sbilanciata in avanti. […]

Citazioni e influenze

La critica ha individuato i riferimenti visivi di Bernini nel Cristo di Michelangelo in Santa Maria sopra Minerva a Roma, ma soprattutto in precedenti pittorici, dal celebre affresco di Raffaello nella Stanza dell’Incendio di Borgo a quello della Sala dell’Eneide di Palazzo Fava a Bologna, dove i Carracci, modello dichiarato dello scultore, rappresentano Enea di schiena e Anchise che si tiene in equilibrio appoggiando la mano destra sulla spalla del figlio, proprio come nel gruppo Borghese.

Significato simbolico dell’opera

Il soggetto della scultura si adattava molto bene a raccontare anche la relazione tra lo zio Paolo V e il nipote Scipione, tra la saggezza della vecchiaia e il vigore della giovinezza, tanto più che in latino il termine scipio indica il bastone al quale ci si appoggia e come tale il cardinal nipote era celebrato dai letterati della corte Borghese. […]

L’antico tema delle tre età della vita, rappresentato dal contrasto tra l’atletico corpo di Enea e quello scarnificato dell’anziano padre, può allora essere letto in un più puntuale riferimento al sostegno fornito da Scipione/Enea alla politica di
Paolo V/Anchise.

Fonte: “Bernini. I grandi maestri dell’arte.” A cura di Maria Rodinò di Miglione. Scala Group editore, edizione 2024, pagina 12

Roma, Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese 5,
00197 Roma, Italia
https://galleriaborghese.beniculturali.it/

Data: 1618-1619
Marmo, altezza 219 cm
Artista: Gian Lorenzo Bernini
Committente: Cardinale Scipione Borghese,  uno dei più importanti mecenati e collezionisti del primo seicento.

L’artista:

Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è stato un eminente artista italiano famoso per il suo impatto sul barocco, eccellendo in scultura, architettura e pittura. Considerato un genio dai contemporanei, ha lasciato un’eredità duratura influenzando generazioni future, con opere iconiche come “Estasi di Santa Teresa” e il colonnato di San Pietro.

Enea, Anchise e Ascanio

La scultura di Bernini raffigura la fuga di Enea da Troia, simbolo di forza e politica, incarna la relazione tra vita e morte, gioventù e saggezza. Riferimenti a opere di Michelangelo e Raffaello arricchiscono il significato.

Fontana dei Quattro Fiumi

La Fontana dei Fiumi, realizzata da Bernini tra il 1647 e il 1651, celebra il potere papale tramite simboli dei fiumi e un obelisco. Rappresenta quattro continenti e riflette l’abilità architettonica dell’artista, integrandosi elegantemente nella piazza.

La statua del Marforio

Il nome di questa statua colossale, conosciuta fin dal XII secolo come Marforio, deriva probabilmente dalla collocazione originaria ritenuta essere nel medioevo il Martis forum (foro di Marte), nell’area tra il Foro Romano e i Fori Imperiali.

L’opera, lunga oltre sei metri, rappresenta verosimilmente la personificazione di Oceano (la divinità che soprintendeva a tutte le acque del mondo) ed è databile tra il II e il III secolo d.C..

La statua venne trasferita nella piazza del Campidoglio nel 1592 e in questa occasione venne deciso il suo inserimento in una quinta architettonica progettata da Giacomo Della Porta, con la sua nuova funzione di elemento decorativo per fontana.

È in questa epoca che il Marforio svolse il ruolo di statua parlante, ovvero di statua antica prescelta (al pari del più celebre Pasquino, della Madama Lucrezia e dell’abate Luigi) per l’esposizione in forma anonima di lagnanze o invettive rivolte alle autorità.

Con la costruzione del Palazzo Nuovo la Fontana del Marforio venne a trovarsi nel cortile del più recente tra i palazzi capitolini (1644). La successiva trasformazione di questo edificio nel Museo Capitolino (1733), comportò un nuovo allestimento della fontana e del prospetto architettonico, affidato all’architetto Filippo Barigioni. In questa occasione il Marforio venne sottoposto ad un nuovo intervento di restauro, eseguito dallo scultore romano Carlo Antonio Napolioni.

Musei Capitolini
Indirizzo: Piazza del Campidoglio 1 – 00186 Roma
Sito web: https://www.museicapitolini.org
Costo Indicativo del biglietto: 13,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese
Gratuito per residenti possessori di Mic Card e per turisti in possesso di Roma Pass

Musei dedicati a Roma Antica:
Museo Centrale Montemartini
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Museo dell’Ara Pacis
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Ricostruzione del Colosso di Costantino

Alla fine del Quattrocento, i frammenti della statua di Costantino furono collocati al Palazzo dei Conservatori. Nel 2022, è stata inaugurata una replica 1:1 al Giardino di Villa Caffarelli, ricostruita grazie alla tecnologia digitale e per celebrare l’imperatore.

Piazza del Campidoglio

Michelangelo, su incarico di Paolo III Farnese, progettò piazza del Campidoglio a Roma, creando uno spazio pubblico innovativo. Mantenne il Palazzo senatorio e il Palazzo dei Conservatori, aggiungendo il Palazzo nuovo. Al centro, collocò il monumento equestre di Marco Aurelio. L’opera fu completata da altri architetti nel Seicento.

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Fontana dei Quattro Fiumi

Realizzata da Gian Lorenzo Bernini tra il 1647 e il 1651

“Roma è una città ricca di fontane e Bernini amava l’acqua, che faceva bene “al suo spirito”, come dirà a Chantelou.

Nella Fontana dei Fiumi con un’intuizione geniale riesce a sintetizzare le esigenze dinastiche di Innocenzo X, la citazione classica dei possenti nudi maschili sdraiati – che da sempre rappresentano i Fiumi nell’arte romana – e l’idea della grande roccia al centro, aperta su quattro lati come un antico arco quadrifronte, ma abitata da animali veri e fantastici, che nuotano anche nell’acqua, mentre le piante, un tempo colorate, spuntano ovunque. Gli elementi naturali si uniscono così alle figure simboliche dei Fiumi (i quattro continenti) e all’obelisco egizio (la sapienza divina), per celebrare il ruolo del papa e della Chiesa, evangelizzatrice delle genti di tutto il mondo.

La fontana diviene il fulcro della piazza dei Pamphilj, è un centrotavola monumentale che non ne disturba l’unità visiva, perché il piccolo obelisco, innalzato su un alto plinto, insiste su una grande apertura che svuota la roccia, sfidando le leggi della statica e rivelando al mondo le capacità architettoniche di Bernini, messe in dubbio l’anno precedente con la demolizione del campanile. Domenico Bernini racconta che il padre volle togliersi la soddisfazione di prendere in giro “i più idioti o i men prattici” che credevano di “haver veduta tremar la guglia”: l’artista, che era anche autore, regista e attore di numerose commedie, organizzò una divertente messa in scena, nella quale si finse preoccupato per il rischio di un imminente crollo dell’obelisco, che decise allora di fissare con “quattro deboli spaghi” alle case circostanti, prima di andar via compiaciuto e rassicurato.

La fontana presenta quattro diversi punti di vista, corrispondenti ai lati dell’obelisco, ma due di essi, quelli paralleli alla facciata di Sant’Agnese in Agone, consentono una visione privilegiata delle dinamiche sculture sedute sulle rocce.

Uscendo dalla chiesa, lo spettatore vede a sinistra il Rio della Plata, l’unica figura che presenta un volto dai tratti non europei, con un’esotica cavigliera e una gran quantità di monete e a destra il Danubio, che rappresenta l’Europa, mentre un cavallo sbuca dalla montagna al centro. Sul lato opposto, quello orientale, compare il Gange con il lungo remo e il Nilo, che si copre la testa: tra di loro si scorge un leone, che sembra uscito dalla cavità per abbeverarsi e una palma agitata dal vento. Girando intorno alla bassa vasca, al centro degli altri lati i due grandi stemmi del papa Pamphilj, sostenuti dal Danubio e dal Nilo; una colomba in bronzo, con l’ulivo di pace nel becco, sormonta l’obelisco, alludendo alla luce di Innocenzo X Pamphilj e insieme allo Spirito Santo che si diffonde tra i popoli che abitano i quattro continenti.

Fonte: Bernini, collana “I grandi Maestri dell’Arte” a cura di Maria Rodinò di Miglione, Scala Group, pag. 82”

Le 10 maggiori attrazioni di Roma:

  1. Colosseo
  2. Pantheon
  3. Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
  4. Musei Vaticani
  5. Fontana di Trevi
  6. Musei Capitolini
  7. Piazza di Spagna
  8. Piazza Navona
  9. Parco Archeologico del Palatino
  10. Castel Sant’Angelo

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Lo Stadio di Domiziano

Sotto Piazza Navona giace lo stadio di Domiziano, costruito nell’86 d.C. per ospitare i giochi greci. L’Agon Capitolinus combinava sport e arte, ma era meno popolare degli anfiteatri. Oggi, resti antichi si integrano nell’urbanistica moderna.

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L’estasi di Santa Teresa d’Avila

Cappella Cornaro

La cappella fu concessa nel 1647 al Cardinale veneziano Federico Cornaro (o Corner), per farne la sua sepoltura.
La decorazione è un capolavoro di Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), realizzata tra il 1647 e il 1652 con la collaborazione di diversi artisti e artigiani.

All’interno del sontuoso altare sorretto da due coppie di colonne in marmo africano, si rivela la folgorante visione della Trasverberazione del cuore di santa Teresa, meravigliosamente illuminata dall’alto attraverso una finestra celata dietro il timpano, e da una pioggia di raggi in bronzo dorato.
Teresa di Gesù, fondatrice dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi (Avila, 1515 – Alba de Tormes, 1582) e canonizzata a Roma nel 1622, narra questa grazia mistica nella sua Autobiografia.
Ai lati della scena principale, su due palchetti in prospettiva, otto membri della nobile e potente famiglia Cornaro assistono meravigliati all’evento.
Le sculture sono attribuibili al Bernini stesso e ai suoi collaboratori.
La volta è rivestita da una Gloria dello Spirito Santo affrescata da Guido Ubaldo Abbatini (circa 1600-1656).

Un’estasi conturbante

“Il corpo della santa è sospeso sopra le nubi, quasi scompare al di sotto di un vorticoso e inquieto panneggio, la testa è arrovesciata all’indietro, attraversata da un sussulto che le fa socchiudere gli occhi e aprire le labbra in un sospiro. Secondo Lavin, Bernini allude al matrimonio mistico di Teresa e Cristo, al quale assistono gli angeli dipinti nella volta, che sono giunti insieme alla colomba dello Spirito Santo per suonare e lanciare fiori. Sull’arco d’ingresso due angeli in stucco bianco stanno scendendo a portare una corona di fiori per Teresa…”

Fonte: “I Grandi Maestri dell’Arte”, Bernini a cura di Maria Rodinò di Miglione, Scala Group, pagina 70

L’intensità di questa estasi non fu accolta con favore da tutti, la voluttà e la sensualità della santa finì per scandalizzare più di una persona, che riteneva oscena la statua: un venere piuttosto che una vergine, più vicina alla prostituzione che non alla beatitudine.

L’elemento teatrale nella cappella

Nella cappella Bernini ricorda anche diversi antenati del committente, che si sporgono da inginocchiatoi coperti da drappi e cuscini, come da palchi teatrali: sono figure vive e animate, arrivate fin lì dopo aver idealmente percorso la navata in stucco alle loro spalle.

I defunti Cornaro, vissuti in epoche diverse, non vengono commemorati da busti racchiusi in nicchie, ma sembrano così appartenere a una dimensione intermedia tra quella dei viventi, che frequentano la cappella, e la visione sacra che appare nel tabernacolo.

Gli otto uomini sono tutti in abiti cardinalizi, tranne il doge Giovanni I, padre del committente, che indossa il tipico copricapo dogale, e sono colti in atteggiamenti diversi, alcuni assorti nei loro discorsi, altri rivolti verso santa Teresa o verso la navata della chiesa: il secondo personaggio che si affaccia dal palchetto di destra, per guardare verso l’osservatore, è l’unico con le pupille incise, perché è il vivido ritratto del cardinale Federico Cornaro, sicuramente di mano di Bernini, che scolpì personalmente quest’intenso volto.

Chiesa di Santa Maria della Vittoria
Via XX Settembre, 17
00187, Roma

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Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) è stato un eminente artista italiano famoso per il suo impatto sul barocco, eccellendo in scultura, architettura e pittura. Considerato un genio dai contemporanei, ha lasciato un’eredità duratura influenzando generazioni future, con opere iconiche come “Estasi di Santa Teresa” e il colonnato di San Pietro.

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L’estasi di Santa Teresa d’Avila

La Cappella Cornaro, concessa nel 1647 al Cardinale Federico Cornaro, è un capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, realizzato tra il 1647 e il 1652. Il fulcro è la Trasverberazione di Santa Teresa, accompagnata dalle figure della famiglia Cornaro. La rappresentazione teatrale e le critiche sull’interpretazione della santa arricchiscono l’opera.

David e Golia

L’opera “Davide con la testa Golia” di Gian Lorenzo Bernini, realizzata negli esordi della sua carriera, è un autoritratto che cattura la determinazione del giovane eroe biblico. La sconfitta di Golia simboleggia il peccato, mentre Davide emerge con straordinaria bellezza e virtù, esaltato da un’illuminazione intensamente concentrata.

David e Golia

GIAN LORENZO BERNINI
(Napoli 1598 – Roma 1680)
Davide con la testa Golia
Roma Palazzo Barberini
Olio su tela, 73 x 65,5 cm
Provenienza: Acquisto dello Stato, 1982 (già Collezione Chigi)

Identificato da taluni studiosi come autoritratto del giovane artista l’opera risale agli esordi di Bernini pittore.
Proprio come fosse un ritratto, l’artista rende “parlante” il moto degli affetti: nel gesto risoluto che stringe a sé la testa di Golia si rivela la prestezza, fierezza e intelligenza del giovane eroe biblico.


Il gigante, simbolo del peccato sconfitto, appare come una maschera informe e disfatta. Per con-trapposto, il taglio ravvicinato, la messa a fuoco concentrata, tutto serve a esaltare la sconcertante bellezza di Davide, pari sole alla sua virtù.

Fonte: pannelli espositivi di Palazzo Barberini

Palazzo Barberini
Indirizzo: via delle Quattro Fontane 13 – 00184 Roma

Palazzo Barberini fa parte delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Galleria Corsini: via della Lungara 10, 00165 Roma

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Il mistero del Ritratto di Beatrice Cenci

Il ritratto “Giovane con Turbante” a Palazzo Barberini è erroneamente attribuito a Guido Reni e non rappresenta Beatrice Cenci. La figura, simbolo di una tragica storia, ha ispirato autori romantici. Attualmente, l’opera è ritenuta di Ginevra Cantofoli, circondata da dubbi sull’attribuzione e sul soggetto ritratto.

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Ritratto di Urbano VIII

Dipinto da Gian Lorenzo Bernini

Chi era papa Urbano VIII Barberini?

Alla sua elezione nel 1623, Maffeo Barberini prescelse il nome di Urbano per sottolineare, tra l’altro, la sua adesione al concetto classico di urbanitas, la gentilezza e cortesia che doveva contraddistinguere gli spiriti moderati, in contrapposizione alla rusticitas, la maleducazione.

Una scelta intenzionale, a mo’ di monito personale, per mitigare, se non addirittura frenare, un’indole eccessivamente severa.
La volontà di presentarsi – o meglio autorappresentarsi – come papa “urbano” contraddistingue anche il carattere specifico di questo ritratto: il pontefice, che indossa mozzetta e camauro, ha un volto luminoso e accogliente, quasi in paziente attesa che qualcuno si accorga di lui.
Quando questo accade, allora nello sguardo dello spettatore i piani si sovrappongono: al motivo personale si somma la dimensione ufficiale. Il ritratto individuale si trasforma in icona di condotta ideale, morale, politica e spirituale, del sovrano pontefice.

1631-1632
Olio su tela, Gian Lorenzo Bernini – Roma Palazzo Barberini

Fonte: pannelli espositivi palazzo Barberini

Interpretazione dell’opera

“Lo sguardo austero e distaccato fa di questo volto, secondo Fagiolo dell’Arco, l’incarnazione stessa dell’uomo di lettere, mentre Montanari ha evidenziato come l’artista, che sentì la necessità di dare colore al bianco del marmo, riveli qui l’assimilazione dei ritratti pittorici di Van Dyck, Velázquez e Vouet.

Le labbra leggermente aperte fanno pensare che il papa si stia rivolgendo a un interlocutore, forse inginocchiato al suo cospetto, e ci permettono di annoverare questo capolavoro tra i cosiddetti “ritratti parlanti”, per usare la traduzione italiana della felice espressione inglese speaking likeness, che Wittkower coniò per descrivere il Ritratto di Costanza Bonarelli.

Il Busto di Urbano VIlI, pur essendo un’effige ufficiale, rivela quanto l’artista conoscesse profondamente il papa, ne fissa l’intelligenza e la determinazione, appena mimetizzata dall’urbanitas, alla quale rimandava anche la scelta del nome da pontefice.

Lo stesso Bernini durante il soggiorno parigino spiegherà a Chantelou come egli non amasse mettere in posa i suoi soggetti, ma seguirli nelle occupazioni quotidiane, tracciando degli schizzi, a volte, come suggerisce Montanari, fissandone un’espressione con rapide pennellate sulla tela, lavorando con sapienza il modello in creta, perché solo nel movimento riusciva a coglierne l’anima, solo l’azione ne rivelava la personalità.”

Fonte: “Bernini. I grandi maestri dell’arte.” A cura di Maria Rodinò di Miglione. Scala Group editore, edizione 2024, pagina 59

Palazzo Barberini
Indirizzo: via delle Quattro Fontane 13 – 00184 Roma

Palazzo Barberini fa parte delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Galleria Corsini: via della Lungara 10, 00165 Roma

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Ritratto di Urbano VIII

Il ritratto di papa Urbano VIII, realizzato da Gian Lorenzo Bernini tra il 1631 e il 1632, rappresenta il pontefice con un volto luminoso e accogliente. La scelta del nome “Urbano” rifletteva il desiderio di incarnare valori di gentilezza e moderazione, trasformando l’immagine in un’icona di condotta ideale.

Scalinata Borromini

Lo scalone ovale del Palazzo Barberini, progettato per il cardinal Francesco Barberini, presenta colonne doriche e una struttura ellittica. L’opera, influenzata da Ottaviano Mascherino, riflette le innovazioni di Borromini, nonostante le tensioni con Bernini. Un esempio di architettura che ha avuto un impatto duraturo sulla cultura architettonica.

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Scalinata Borromini

Lo scalone ovale

Lo scalone ovale conduceva agli appartamenti destinati al cardinal nepote Francesco Barberini. La struttura della scala si svolge con grande leggerezza con colonne binate doriche distribuite lungo il perimetro della tromba a pianta ellittica, in corrispondenza dell’asse maggiore e dell’asse minore dell’ellisse.

Il modello di riferimento potrebbe essere la scala ellittica dell’architetto Ottaviano Mascherino, molto apprezzato dal Borromini, realizzata nel palazzo del Quirinale (1583-1585). L’interpretazione borrominiana sembra preludere a soluzioni successive in cui è variamente riproposto l’avvitamento delle cornici e delle balaustre intorno a un perno centrale, con andamento ascendente ininterrotto, anche in corrispondenza dei pianerottoli.

Alcune annotazioni riferibili al Borromini si trovano in grafici di studio dell’accademico Vincenzo Della Greca (1592-1661), ma l’attribuzione dell’opera all’architetto ticinese poggia essenzialmente sulla didascalia di un’incisione (1702) dell’accademico e architetto Alessandro Specchi che, essendosi formato nello studio di Carlo Fontana, allievo di Bernini, era probabilmente informato sugli specifici contributi progettuali al palazzo.

Seguendo le più aggiornate analisi, l’apporto di Borromini alla definizione del palazzo, e quindi anche dello scalone ovale, sembra doversi individuare nella declinazione delle idee generali di Maderno, in base a un rapporto di collaborazione e parentela che, soprattutto nell’ultima fase, gli lasciava l’intera responsabilità operativa del cantiere, con ampi margini di libertà.

Questa libertà venne però messa in discussione dall’entrata in scena di Bernini, dopo la morte di Maderno, cui seguirono contrasti fino all’abbandono da parte di Borromini del cantiere.

Lo scalone, nel primo dei disegni preparatori elaborati da Borromini sotto la direzione di Maderno, è ancora circolare, e le colonne sono singole e non binate; successivamente assunse la forma ovale, con la sperimentazione dei gradini curvilinei.

La realizzazione, iniziata sotto la direzione di Bernini nell’aprile del 1633, perfezionò il modello cinquecentesco della scala a spirale, con una influenza di lunga durata sulla cultura architettonica, diventando uno dei temi di studio più ricorrenti sul quale si esercitarono gli allievi dell’Accademia di San Luca e gli architetti stranieri in viaggio di studio a Roma.

Fonte: “Palazzo Barberini Galleria Corsini. 100 Capolavori ”, a cura di Yuri Primarosa Officina Libraria, 2023, pagine 18-19

Palazzo Barberini
Indirizzo: via delle Quattro Fontane 13 – 00184 Roma

Palazzo Barberini fa parte delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Galleria Corsini: via della Lungara 10, 00165 Roma

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Ritratto di Gentiluomo

Il ritratto di un giovane gentiluomo anonimo di Bartolomeo Veneto, realizzato tra il 1515 e il 1520, incarna i valori del gentiluomo moderno. Espone simboli di distinzione e virtù, come una spada e una medaglia, riflettendo un equilibrio tra cultura raffinata e antichi ideali cavallereschi. È ospitato a Palazzo Barberini, Roma.

Ritratto di Stefano IV Colonna

Il ritratto di Stefano IV Colonna, realizzato da Bronzino nel 1546, enfatizza l’armatura del condottiero, simbolo della sua identità e delle sue imprese militari. Commissionato poco prima della morte di Colonna, il dipinto ha anche una funzione commemorativa, celebrando le sue glorie e il suo onore nella società rinascimentale.

Narciso

Il dipinto “Narciso” di Caravaggio, attribuito da Roberto Longhi, rappresenta un’interazione tra mitologia e modernità, esprimendo un’adorazione di Narciso per la propria immagine. La composizione verticale e le influenze stilistiche lombarde evidenziano la bellezza e l’anelito del giovane, immerso in un contesto classico e quotidiano romano.

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Gian Lorenzo Bernini

Il Michelangelo del Barocco

Chi era Gian Lorenzo Bernini?

Vita di un genio
Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) era uno scultore, architetto, pittore e scenografo italiano. Nato a Napoli, figlio di Pietro Bernini, a sua volta pittore e scultore di una certa fama. Gian Lorenzo fu figlio d’arte e ben presto superò il padre per talento e capacità.

Ebbe una vita eccezionalmente lunga per l’epoca durante la quale vide succedersi otto Papi (Paolo V, Gregorio XV, Urbano VIII, Innocenzo X, Alessandro VIII, Clemente IX, Clemente X, Innocenzo XI).

E’ “… stato senza dubbio il più influente artista italiano del Seicento, ha avuto una vita lunghissima, ha lavorato senza sosta dall’adolescenza fino agli ultimi tempi della sua esistenza, ha eclissato con la sua dirompente creatività il genio inquieto di Borromini, l’unico che abbia tentato di insidiare il suo indiscusso primato. “ (fonte: I grandi maestri dell’arte. Bernini. Autore Maria Rodinò di Miglione. Scala Group, 2023, pag.7)

Nel 1609 la famiglia si trasferì da Napoli a Roma, città “[…] , che Giovan Lorenzo non vorrà mai più abbandonare, gli fornì da subito stimoli visivi travolgenti: la statuaria ellenistica, presente nelle tante collezioni private, l’indiscussa lezione di Michelangelo, i dipinti appena realizzati da Annibale Carracci, da Caravaggio, da Rubens si impressero nel suo immaginario. In essi trovò l’ispirazione per aggiornare in un tempo brevissimo la propria formazione, avvenuta sotto la guida del padre, e dar vita al rinnovamento del linguaggio della scultura italiana, che svincolò dal manierismo del tardo Cinquecento creando il nuovo linguaggio del Barocco.

Tutte le opere giovanili presentano diverse citazioni di importanti modelli, ma rivelano subito le sue doti: la fantasia inesauribile, lo straordinario talento nella lavorazione del marmo e l’acuta intelligenza nell’ interpretare le esigenze dei suoi committenti. “ (fonte: I grandi maestri dell’arte. Bernini. Autore Maria Rodinò di Miglione. Scala Group, 2023, pag.7)

Nel 1618 all’età di 20 anni era già sotto la protezione dei cardinali Scipione Borghese e Maffeo Barberini. Scipione era nipote di Papa Paolo V, mentre Maffeo Barberini, d’origine fiorentina, salirà al soglio papale nel 1623, con il nome di Papa Urbano VIII, decretando l’ascesa di Gian Lorenzo nel firmamento delle arti. Papa Barberini subito lo chiamò a sé per realizzare progetti architettonici e urbanistici con i quali voleva lasciare un segno indelebile del suo papato sulla città eterna.

Urbano VIII stimava il genio di Bernini al punto da riconoscere in lui il nuovo Michelangelo e secondo la testimonianza di Filippo Baldinucci:

«E come quegli che fin dal tempo che dalla santità di Paolo V eragli questo nobile ingegno stato dato in custodia, aveva incominciato a prevederne cose grandi; egli aveva concepita in se stesso una virtuosa ambizione, che Roma nel suo pontificato e per sua industria giungesse a produrre un altro Michelangelo.»

La stella di Bernini parve eclissarsi, quando successe a Papa Urbano VIII, papa Innocenzo X Pamphili (1644). La famiglia dei Barberini cadde in disgrazia e dovette fuggire in Francia. Tutti coloro che erano legati alla famiglia erano invisi ai nuovi potenti. Questo non escluse Bernini. L’evento che segnò il punto più basso della sua carriera avvenne nel 1646, quando furono abbattute le torri campanarie che Bernini aveva progettato per la Basilica di San Pietro ed il costo dell’operazione venne addebitato a lui per ordine di Innocenzo X. Poco prima erano comparse infatti delle crepe alla base di una delle due torri e per sicurezza vennero distrutte.

Fu un ottima occasione per i detrattori di Bernini per calunniarlo, ne seguì uno scandalo che segnò profondamente l’animo dell’artista.

La crisi terminò 5 anni dopo, quando Gian Lorenzo ottenne dal papa l’incarico di costruire la fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona.

Con la morte di Innocenzo X e l’arrivo di Papa Alessandro VI Chigi, Bernini tornò ad essere l’artista più amato dalla corte papale, progettò piazza san Pietro davanti alla basilica, con il suo splendido colonnato, realizzato per simboleggiare l’abbraccio della Chiesa alla comunità degli uomini.

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La fama di Gian Lorenzo era diventata internazionale, tanto che Luigi XIV, il Re Sole, chiese al papa di avere presso la sua corte l’artista. Bernini, all’età di 66 anni, partì per Parigi nel 1665, ma tornò ben presto, deluso dall’ambiente artistico francese.

Negli ultimi anni della sua vita si dedicò, insieme ai suoi allievi alla realizzazione dei dieci angeli con gli strumenti della passione che avrebbero decorato ponte Sant’Angelo, che per volere di Papa Clemente IX doveva rappresentare i simboli della Via Crucis.

Morì all’età di quasi 82 anni, il 28 novembre 1680. Aveva avuto una vita lunghissima e piena di successo,

Per quale motivo è famoso Bernini?

Bernini è famoso per aver sviluppato e dominato lo stile barocco nella scultura.
Le sue opere più celebri includono “Apollo e Dafne”, “Il David”, “Enea e Anchise”, “Ade e Proserpina” e “L’Estasi di Santa Teresa”.
Era anche un eccellente architetto, noto per il suo lavoro alla Cappella Cornaro, alla Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, per il suo allestimento teatrale e scenografico di piazza del Popolo e soprattutto per il colonnato della Basilica di San Pietro.

Cosa pensavano i contemporanei di lui?

I contemporanei di Bernini lo consideravano un genio. Papa Urbano VIII lo definì “un uomo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo”.
Anche altri artisti e mecenati dell’epoca lo ammiravano profondamente. «il Cavalier Bernini, quel famosissimo scultore che ha fatto la statua del Papa e la Dafne […] ch’è il Michelangelo del nostro secolo [… e che] è un uomo da far impazzire le genti.» (Fulvio TestiLettera al conte Francesco Fontana).

La stella di Gian Lorenzo sembrò eclissarsi quando a Papa Urbano VIII Barberini, succedette Papa Innocenzo X.

Quale eredità ci ha lasciato Berinini?

L’eredità di Bernini è immensa. Ha influenzato generazioni di artisti con il suo stile innovativo e la sua capacità di sintetizzare scultura, architettura e pittura in un’unica visione artistica. Anche dopo la sua morte, il suo lavoro ha continuato a dominare la scena artistica europea per oltre un secolo.

Enea e Anchise
Roma,
Galleria Borghese
(1618-1619)

Ratto di Proserpina
Roma,
Galleria Borghese
(1621-1622)

Apollo e Dafne
Roma,
Galleria Borghese
(1622-1625)

David
Roma,
Galleria Borghese
(1623-1624)

Estasi di Santa Teresa d’Avila
Roma, Chiesa di Santa Maria della Vittoria
(1647-1652)

La Verità svelata dal tempo
Roma,
Galleria Borghese
(1646-1642)

La visione di Costantino
Città del Vaticano,
Scala Regia
(1662-1669)

Salvator Mundi
Roma,
Chiesa di San Sebastiano fuori le mura, (1679)

Autoritratto di Gian Lorenzo Bernini

Cronologia:

7 dicembre 1598 – Gian Lorenzo Bernini nasce a Napoli, da Pietro Bernini e Angelica Galante

1606 – Pietro Bernini, trasferisce tutta la famiglia a Roma dopo aver ricevuto l’invito di Papa Paolo V

1609 – Gian Lorenzo già collabora con il padre aiutandolo nella realizzazione delle sculture

1613-1616 – prima opera attribuita con certezza a Gian Lorenzo Bernini, si tratta del Busto di Giovanni Battista Santoni presso la Basilica di Santa Prassede a Roma

28 gennaio 1621 – Muore Papa Paolo V, gli succede Gregorio XV Ludovisi

1618-1625 – Bernini realizza alcune delle sue opere più famose per il cardinale Scipione Borghese: Enea e Anchise, il Ratto di Proserpina, Apollo e Dafne, il David

6 agosto 1623Maffeo Barberini, già protettore di Gian Lorenzo, diventa Papa con il nome di Urbano VIII

1625 – Bernini comincia la sua attività di architetto con la realizzazione della facciata e degli interni della chiesa di Santa Bibiana a Roma

1629 – Gian Lorenzo è capo dei lavori per la realizzazione di Palazzo Barberini dopo la morte di Maderno. Bernini realizza la facciata e lo scalone a pianta quadrata.

1644 – muore Urbano VIII e diventa Papa Innocenzo X della famiglia rivale Pamphili, incomincia un periodo di crisi per Gian Lorenzo che faceva parte del gruppo di artisti protetti dai Barberini

1647-1652 – realizzazione del gruppo scultoreo “Estasi di Santa Teresa” nella cappella Cornaro, chiesa di Santa Maria della Vittoria

1648-1651 – realizzazione della fontana dei quattro fiumi a Piazza Navona su commissione di Innocenzo X, Bernini torna a lavorare per la corte del Papa

1655 – muore Innocenzo X e gli succede Alessandro VII Chigi

1665 – Viaggio a Parigi presso la corte del Re Sole

1656 – Bernini assume la direzione dei lavori per la realizzazione di Piazza San Pietro e del colonnato che verrà terminato nel 1667

1667 Muore Alessandro VII sale al soglio papale Clemente IX

1667-1669 – progettazione e realizzazione degli angeli a decorazione di Ponte Sant’Angelo. Bernini ha 69 anni quando comincia a lavorare, i disegni saranno i suoi ma la realizzazione sarà principalmente dei suoi allievi. Solo due angeli, oggi a Sant’Andrea delle fratte, saranno opera delle sue mani.

1670 – Emilio Bonaventura Altieri diventa Papa con il nome di Clemente X durerà il carica solo 6 anni. Per lui Bernini realizzerà un busto .

1671-1678 Bernini progetta il monumento funebre per Alessandro VII, i suoi collaboratori lo realizzano matarialmente

1676 – Diventa Papa Benedetto Odescalchi con il nome di Innocenzo X

1679 Gian Lorenzo realizza la sua ultima opera “Il Salvator Mundi”

28 novembre 1680 muore a quasi 82 anni a Roma, verrà sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore

I grandi artisti di Roma:

Michelangelo

Il genio del Rinascimento Chi era Michelangelo? Michelangelo nacque a Caprese, al tempo un paese sotto il dominio di Firenze, da Ludovico Buonarroti e Francesca Neri. La famiglia Buonarroti era di origine nobile, ma decaduta e il padre aveva accettato il ruolo di podestà nel paesino per necessità. Michelangelo fin da bambino cominciò a dimostrare…

Michelangelo Merisi da Caravaggio

Michelangelo Merisi, noto come Caravaggio, nacque nel 1571 a Milano e rivoluzionò l’arte con la sua rappresentazione realistica e l’uso innovativo della luce. Morì nel 1610, lasciando un’eredità duratura che continua a ispirare.

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Gli angeli di Bernini su ponte Sant’Angelo

Nel 1669, Bernini progettò dieci angeli sul ponte Sant’Angelo a Roma, simboleggiando la passione di Cristo. Questi angeli, sospesi su nuvole, offrivano ai pellegrini una contemplazione spirituale. Originariamente, il ponte serviva ai cortei funebri e, secondo una leggenda, il suo nome cambiò nel 590 dopo l’apparizione di angeli durante una processione.