Il mito della famiglia Frangipane

Roma nel Medioevo era dominata da poche importanti famiglie. Una di queste era la famiglia dei Frangipane – un interessante leggenda narra come l’antica gens Anicia abbia cambiato il nome in <<Frange nobis panem>>

Attorno al XII secolo la nobile famiglia dei Frangipane, che controllava la città lungo una zona che andava dal foro Boario al Palatino, stabilì la propria residenza all’interno del Colosseo, con un palazzo che si estendeva dal lato est sino all’arco di Costantino.

Possedevano terre fino al Circo Massimo incluso il Septisolium o Septizodium

Possedevano la torre della Moletta, ancora visibile al Circo Massimo, qui Jacopa dei Normanni o dei Settesoli (così detta perché dimorava nella torre che era di fronte al Septisolium) ricevette nel 1223 il suo grande e fraterno amico S. Francesco d’Assisi (che affettuosamente la chiamava <<frate Jacopa>>) durante l’ultimo suo soggiorno a Roma.

Jacopa fu un personaggio molto interessante, tanto da essere l’unica donna sepolta insieme ai frati francescani.

Anche Dante, secondo il Boccaccio, discenderebbe da questa antica famiglia.

I frangipane possedevano inoltre il castello di Marino, il castello di Torreimpietra e la magnifica Torre Astura, dove venne imprigionato Corradino di Svevia, tradito da Giovanni Frangipane.

Il Mundus Cereris: Riti e Significato nell’Antica Roma

L’Umbilicus Mundis, Mundus Patet e altri significati simbolici e religiosi

Siamo nella zona sacra della città, all’interno del “pomerium” il confine entro il quale gli dei a cui era dedicata proteggevano la città. Il suo centro, “omphalos” o “umbilicus mundis” era il punto in cui si incrociavano ad angolo retto le strade principali, ma soprattutto era il canale di comunicazione tra l’oltretomba e il mondo dei vivi.
In una visione olistica, il microcosmo degli uomini era sempre in comunicazione con il macrocosmo degli dei.

L’Umbilicus Urbis Romae (“ombelico della città di Roma”) o Umbilicus Urbis, era il centro ideale della città di Roma, posto nel Foro Romano, nei pressi dell’arco di Settimio Severo e del Tempio della Concordia.
Il mundus rimaneva aperto 3 giorni l’anno.
Il rito prevedeva infatti che il 24 agosto, il 5 ottobre e l’8 novembre il mundus fosse aperto e pertanto quei giorni erano segnati nel calendario con la dicitura mundus patet, il mundus è aperto.
L’apertura del mundus metteva in comunicazione il mondo dei vivi e quello dei morti, i segreti dei Mani si trovano “alla luce” e per questo era proibita ogni attività ufficiale.
Il rito aveva un carattere eminentemente purificatorio, e quindi propedeutico rispetto a eventi sacri che il calendario romano prevedeva nei giorni e soprattutto nel mese immediatamente successivo (Saturnali e Natale del Sole Invitto).
Lo stesso termine di Mundus designa il “mondare” e il “purificare”.
Si trattava di un rito iniziatico .

Il Mundus era dedicato a Cerere, antichissima divinità di origine italica ed Etrusca. Anche in questo caso, il “mundus” del foro romano è un “Mundus Cereris”.
Si tratta di una fossa posta nel santuario di Cerere e consacrata ai Mani, che ha forma circolare a ricordare la volta celeste e l’universo tutto.
Tale pozzo aveva anche la forma simbolica di un utero rovesciato che veniva scavato al centro della città al congiungimento degli assi di decumano e cardo.
La fossa rimane chiusa per tutto l’anno ad eccezione di tre giorni in cui si celebra il mundus patet.
Romolo, seguì gli antichi riti italici quando fondò Roma: anche nel foro fu scavata una fossa circolare nel punto ove le due strade principali si incontravano formando un angolo retto: questo fossato era chiamato mundus. Al suo interno, in un rito dall’alto contenuto simbolico, venivano interrati simboli religiosi che avrebbero dovuto assicurare alla futura città benessere, prosperità, pace e giustizia; in particolare, il fondatore vi gettava una zolla di terra portata seco dal luogo di provenienza e lo stesso facevano, dopo di lui, gli altri patres familias.

Solo dopo, per mezzo d’un aratro, veniva tracciato un solco di confine che delimitava il territorio della città – il pomerium. I riti proseguivano per diversi giorni per poter estendere i benefici propri del mundus all’intero territorio della città rendendolo in tal modo consacrato agli dei prescelti.

Fonti esterne:

Più informazioni sul Mundus Cereris sono disponibili qui https://it.wikipedia.org/wiki/Mundus_Cereris

Leggi anche:

Roma e il mito della fondazione

La leggenda di Romolo e Remo Secondo la leggenda, Roma sarebbe stata fondata il 21  aprile del 753 a.C. da Romolo. Grazie al lavoro dell’archeologo Andrea Carandini è stata formulata un’interessante ipotesi sulla fondazione della città. Sulla base di questo imponente lavoro è stato realizzato recentemente il film del giovane regista Matteo Rovere: Il Primo…

Il Colosseo

L’anfiteatro Flavio, il più grande del mondo antico Un po’ di storia Il Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio (in latino: Amphitheatrum Flavium) o semplicemente Amphitheatrum, situato nel centro della città di Roma, è il più grande anfiteatro romano del mondo. In grado di contenere un numero di spettatori stimato tra 50.000 e 87.000 unità,…

Chi si cela dietro il “pugile a riposo”?

Museo Nazionale
Romano

Si tratta di uno dei rarissimi bronzi originali trovati a Roma.
Il pugile a riposo ha suscitato, fin dal momento della sua scoperta, stupore e meraviglia. L’espressione e la postura di questo atleta impongono una partecipazione emotiva nello spettatore.
La domanda spontanea è quindi: chi si nasconde dietro il pugile a riposo? Quale è la sua storia? Perché ci sentiamo così coinvolti?

Pugile delle Terme
Attribuito alla scuola di Lisippo

L’originale greco, attribuito per molti a Lisippo, risale al IV sec. a.C. ed è conservato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.

Fonte: Mys, il pugilatore: da Taranto a New York
FURIO DURANDO,
2 LUGLIO 2013

Si tratta di uno dei rarissimi bronzi originali greci presenti a Roma, attribuito a Lisippo. La storia del suo rinvenimento e dello stupore che suscitò nel 1885 è nota.

La descrizione della scoperta è ricordata da Rodolfo Lanciani:

La statua non era stata gettata là, o seppellita in fretta, ma era stata nascosta e trattata con la massima cura. La figura, trovandosi in posizione seduta, era stata posta su un capitello di pietra dell’ordine dorico, come sopra uno sgabello e il fosso che era stato aperto tra le fondamenta più basse del tempio del Sole, per nascondere la statua era stato riempito con terra setacciata per salvare la superficie del bronzo da ogni possibile offesa […]. Non ho mai provato un’impressione straordinaria simile a quella creata dalla vista di questo magnifico esemplare di un atleta semi-barbaro, uscente lentamente dal terreno come se si svegliasse da un lungo sonno dopo i suoi valorosi combattimenti.”

La sensazione di stare davanti ad un uomo in carne ed ossa, vivo e vero come lo spettatore che lo osserva è fortissima. Entrate nel suo spazio è entrare anche nel suo tempo.

Il pugile è seduto, come a riposo dopo un combattimento, ancora indossa i guantoni, il corpo è rilassato, ma la testa ha una torsione che intuiamo essere improvvisa, come se si fosse accorto improvvisamente della presenza di qualcuno.
Se ci mettiamo di fianco a lui, nella direzione dei suoi occhi, diventiamo automaticamente quella persona che ha provocato il movimento della sua testa, quella notizia, quel verdetto che sta aspettando.

Siamo dentro il suo tempo e la sua storia. Ed è il tempo fatale, la lingua greca, più precisa della nostra ha una parola specifica per questo tempo: Kairos ovvero quando nella trama della vita si verificano una serie di circostanze che possono cambiare il per sempre corso degli eventi.

Noi siamo i portatori di un verdetto: vittoria o sconfitta?

Ma chi è questo pugile di cui riusciamo a sentire perfino il respiro pesante sotto quei baffi folti?

Secondo alcuni si tratterebbe di Amico, re pugile della Colchide, che sfidò il migliore degli Argonauti in un incontro. Polluce, il suo avversario, era il mitico figlio di Zeus, gemello di Castore, fratello di Elena di Troia. Amico fu sconfitto e morì durante l’incontro.

Secondo altri l’uomo rappresentato è Mys di Taranto, un uomo della Magna Grecia vissuto nel IV sec. A.C., nobile e appassionato di pugilato.

Aveva partecipato a tutti i giochi del tempo e non aveva mai vinto. Mai

All’età di quaranta anni si presenta ai giochi di Olimpia e vince!

Noi siamo lì, di fianco a lui, ci ha sentiti arrivare solo quando eravamo molto vicino perché i colpi che ha preso lo hanno reso sordo. Scatta all’improvviso e ci guarda, aspetta da noi l’esito dell’incontro.

Lisippo lo ha colto nell’istante di verità – kairòs – in cui seduto, sfinito, stordito, attende di conoscere il verdetto. Erano le Olimpiadi del 340 a.C.. Mys le vinse. Aveva 40 anni.
Da quel giorno nacque l’espressione “fare come Mys a Olimpia”, per significare “arrivare al successo quando è ormai dato per impossibile”.

Villa d’Este

Il giardino rinascimentale

Il Giardino di Villa d’Este a Tivoli è uno delle meraviglie del Lazio assolutamente da visitare per i suoi 35.000 mq di giardino, per le sue 255 cascate, le sue 15.000 piante e le 50 meravigliose fontane. In questo brevissimo video scopriamo di più sulla Fontana di Rometta, Fontana delle Cento Cannelle, Fontana dell’Ovato, Fontana dell’Organo e Fontana di Nettuno.

Il parco della Villa contiene numerose fontane, i favolosi giochi d’acqua sono ottenuti sfruttando la potenza del fiume Aniene. Un tempo le fontane facevano scorrere 800 litri al secondo.

Il parco della Villa contiene numerose fontane, i favolosi giochi d’acqua sono ottenuti sfruttando la potenza del fiume Aniene. Un tempo le fontane facevano scorrere 800 litri al secondo.

Nella foto, la Fontana del Nettuno che si affaccia sulle tre vasche nelle quali nuotavano diverse varietà di pesci che poi rallegravano la tavola di Ippolito d’Este.

E’ sormontata dalla favolosa fontana barocca dell’organo.

Al suo interno si conserva un congegno dell’epoca che sfrutta l’acqua per attivare un organo a canne e suonare un motivo musicale ogni ora.

Fontana dell’Ovato
Fontana dell’Ovato, Villa d’Este Tivoli

La fontana dell’ovato, così chiamata per la forma ovale, rappresenta Tivoli, sulla sommità la Sibilla Tiburtina, alle sue spalle i Monti Tiburtini.

Celebra la bellezza e la forza della natura e si contrappone alla fontana delle Rometta, che celebra invece la bellezza della città di Roma.

La fontana di Rometta

Rappresenta la città di Roma, identificabile con la statua alla sua sommità e dalla presenza della lupa con i mitici gemelli. La barca con l’obelisco rappresenta la chiesa romana.

Villa d’Este a Tivoli
Piazza Trento, 5 – Tivoli (RM)
Acquisto biglietti online:
https://www.coopculture.it/it/poi/villa-deste/

Estate 2024 – Aperture Straordinare al chiaro di Luna

Mese di Luglio
Tutti i sabati dal 6 al 27 luglio

Mese di Agosto
Tutti i sabati (3,10,17,24 agosto)

Biglietteria: https://www.coopculture.it/it/prodotti/villa-deste-dal-tramonto-alla-luna/

Come raggiungere Villa d’Este

Ingresso e uscita Piazza Trento.
Uscita obbligatoria da Piazza Campitelli la prima domenica del mese 

AUTO

Da Roma: Percorrere autostrada A24 uscita Tivoli, proseguire sulla strada Maremmana Inferiore fino al congiungimento con la Via Tiburtina. Proseguire fino al centro di Tivoli. In alternativa percorrere direttamente la via Tiburtina.
Da L’Aquila: Percorrere autostrada A24 uscita Castel Madama, imboccare la via Empolitana, la via Acquaregna e seguire le indicazioni per il centro cittadino.
Parcheggi: Parcheggio multipiano ai piedi della Rocca Pia a poche centinaia di metri da Villa d’Este o in alternativa parcheggio in Piazza Garibaldi (entrambi a pagamento).BUS

BUS/METRO
da Roma: Metro B fino a fermata Ponte Mammolo, da lì prendere bus Co.Tra.L. via Prenestina o via Tiburtina o via autostrada (preferibile) per Tivoli. Scendere alla fermata di Largo delle Nazioni Unite (vicino a piazza Garibaldi) e proseguire a piedi per poche decine di metri.
da Villa Adriana: autobus locale linea CAT 4, bus Co. Tra.L. via Tiburtina a circa un chilometro dal sito di Villa Adriana 

TRENO
da Stazione Termini o da Stazione Tiburtina
 verso la stazione FS di Tivoli. Proseguire a piedi seguendo le indicazioni per Villa d’Este.

Villa d’Este fa parte dell’ente VILLAE
che comprende inoltre Villa Adriana, Il Santuario di Ercole Vincitore, Mensa Ponderaria, Mausoleo dei Plautii

ll Colosseo salvato dalla demolizione dall’amore del popolo

Nei suoi quasi 2000 anni di storia, la memoria del Colosseo si è persa molte volte. Nel medioevo si credeva che fosse un tempio dedicato al Sole Invitto.

“Item vi è la rotonda mole degli specchi […] di squisita bellezza, vi era messo uno specchio in cui si vedevano tutte le cose del mondo, l’ha costruito Vespasiano e viene chiamato Coliseo” – Nikolaus Muffel 1452.

Se il Pantheon era il simbolo della Roma cristianizzata, il Colosseo era il tempio per eccellenza dei Pagani e della Roma imperiale.

Per questo motivo, nei secoli passati, ha rischiato di essere distrutto molte volte.

Nei progetti di Papa Pio V e Sisto V era prevista la sua demolizione. Ma la sua bellezza e l’amore dei romani per il monumento simbolo della città l’hanno salvato.
Il papato fu costretto ad integrare il Colosseo nella sua visione del mondo cristianizzata.

Divento’ il simbolo della lotta dei primi martiri contro il paganesimo.

“La volontà di concentrare l’attenzione del fedele unicamente su monumenti cristiani aveva portato Papa Pio V al progetto di eliminare dalla città tutto ciò che ricordasse la Roma classica; sotto i colpi del piccone doveva crollare anche il Colosseo.

La decisione fu revocata, anzi pare che lo stesso papa avesse trovato la soluzione dell’inserimento del Colosseo nel pellegrinaggio devoto prescrivendo la raccolta della terra dell’arena dell’Anfiteatro come reliquia.”

Michela di Macco – Il Colosseo

Nel 1696, Carlo Fontana, allievo di Bernini, elabora un progetto, non realizzato, per la costruzione di un Santuario dedicato ai Martiri Cristiani.

Il monumentale edificio, a pianta centrale, era impostato sull’asse maggiore dell’ellisse ed era integrato da un portico perimetrale.

Colosseo: duemila anni di storia

Prima del 70 dc al suo posto avreste trovato il lago artificiale della Domus Aurea di Nerone.

Infatti l’anfiteatro Flavio fu completato nel 80 dc sui resti della Domus di Nerone anche per cancellarne la memoria. 100 giorni di giochi e festeggiamenti in onore di Tito che aveva preso e distrutto Gerusalemme.
L’anfiteatro fu il fulcro dell’attività cittadina fino al 523, quando Teodorico proibì i giochi. Fino ad allora la manutenzione dell’Anfiteatro fu sempre curata, poi venne abbandonato a se stesso.

Non si hanno informazioni certe durante l’alto medioevo. Passo’ alla potente famiglia Frangipane nel 1200, che vi costruì il suo castello all’interno, poi agli Annibaldi ed infine nel 1317 Enrico VII lo donò al Senato e al popolo romano che lo spogliò durante i secoli del bronzo e del marmo per costruire altri palazzi.

Castel di Guido: il borgo delle meraviglie

Video promozionale del XIII municipio di Roma

Castel di Guido è un antico borgo fuori Roma, sulla antica via Aurelia.

È uno scrigno di tesori sia naturali che storici.
Sembra un borgo come tanti altri, ma in realtà è uno scrigno di tesori.
 
Il nome deriva da un castello, che non c’è più, il castello di Guido I di Spoleto, che qui aveva un’avamposto per difendere Roma dai saraceni.
 
244412684_4462814033783686_634572363683759567_nLa chiesa di Santo Spirito del borgo,appartenuta ai templari prima ed in seguito alla confraternita del Santo Spirito, ha un’insolita pianta ottagonale e poggia le sue fondamenta su un’antico mausoleo forse dell’imperatore Antonino.
 
 
Il territorio di Castel di Guido corrisponde all’antico villaggio etrusco di LORIUM.243650021_4462817117116711_2233298224011383243_n
La Villa del monte delle Colonnacce testimonia la presenza romana.
Le meravigliose decorazioni parietali qui rinvenute sono oggi conservate al museo di Palazzo Massimo.
A Castel di Guido si trova anche il museo della Polledrara di Cecanibbio dove si trovano i resti di ELEFANTI preistorici vissuti qui 400.000 anni fa.
Castel di Guido è anche una riserva naturale di 2000 ettari di superficie.
Metà dedicati al pascolo e al seminativo, l’altra metà boschi. 
Ospita un’Azienda agricola biologica e l’oasi LIPU: 181 ettari di bosco protetto. L’azienda, ora di proprietà del Comune di Roma, era anticamente della Confraternita del Santo Spirito, tutti i prodotti venivano utilizzati per gli ospedali della città.
In questo territorio protetto è facile incontrare animali.

Il Pantheon: osservatorio astronomico

Il Pantheon, oltre ad essere un esempio unico per la grandiosità architettonica, per l’ingegneria della sua cupola e per la bellezza delle sue forme è anche un osservatorio astronomico, un orologio di pietra.

Michelangelo lo considerava talmente perfetto da essere stato disegnato da angeli e non da esseri umani. Le sue dimensioni fanno in modo che il suo interno riproduca una sfera perfetta.

Grazie all’oculus, posto alla sommità della cupola entra la luce del sole.
L’ambiente è in penombra essendo l’oculus l’unica apertura verso l’esterno.
Il disco solare viene a colpire specifiche parti della cupola e segna i due solstizi e gli equinozi.
Il 21 Aprile il disco solare a mezzo giorno va proprio a posizionarsi sull’arco della porta di ingresso. Porta da dove sarebbe entrato l’imperatore il giorno della fondazione di Roma. La cupola non misurava solo i movimenti del sole, ma anche dei pianeti e di notte le fasi lunari. Un osservatorio astronomico di impareggiabile bellezza.

, ,

La Rasenna, il grande regno degli Etruschi

A due passi da Roma

Etruschi, fascino e mistero

Visita alla necropoli di Cerveteri e di Tarquinia



Per meglio comprendere ed amare l’antico popolo etrusco, prima di visitare i parchi archeologici più vicini partendo da Roma, abbiamo verificato quali potevano essere i video interessanti già presenti sui Youtube ed abbiamo creato una playlist.

La necropoli di Cerveteri è impressionante per l’estensione e per aver mantenuto intatta la sua struttura di città dei morti. E’ come camminare indietro nel tempo in uno scenario di rara bellezza.

La necropoli di Tarquinia riesce ad emozionare con la pittura parietale. Le tombe sono molto più piccole e meno accessibili, ma la forza espressiva dei volti e dei colori attraversa i millenni.

Se ne ricava l’impressione di un popolo pieno di vita e creatività, conoscitore ed amante del bello e della libertà

Biglietterie ed informazioni utili

– Visita il sito ufficiale
– Consulta la mappa della necropoli di Tarquinia
– Condividi le tue foto su Instagram #necropolidicerveteri

Patrimonio UNESCO

Le Necropoli etrusche della Banditaccia a Cerveteri e dei Monterozzi a Tarquinia nel Lazio settentrionale sono un unico sito UNESCO dal 2004, esempi dell’architettura funeraria e riproduzione di centri abitati e case etrusche. Gli affreschi all’interno delle tombe, infatti, riproducono in maniera fedele la vita quotidiana, mentre i tumuli ricalcano le tipologie di edifici purtroppo scomparsi senza lasciare testimonianze in nessun altra forma se non quella funeraria.

Il sito archeologico di Cerveteri ha il fascino di un vero e proprio contesto urbanistico, simile a quello di una città, con strade, piazzette e quartieri, la cui tipologia varia in relazione al periodo storico e allo status della famiglia cui appartenevano le tombe.

La necropoli di Tarquinia si estende per 150 ettari e raggruppa circa 200 sepolcri, ricavati nella roccia e accessibili da corridoi inclinati o gradini, dove potrete ammirare dipinti mirabilmente conservati che vi faranno capire l’evoluzione della civiltà etrusca.