CARAVAGGIO A ROMA: la Madonna dei Pellegrini nella Basilica di Sant’Agostino

Il significato rivoluzionario

Caravaggio qui realizza una sintesi tra realismo popolare e riferimenti colti:

– La crudezza dei piedi sporchi, simbolo della povertà e della strada.
– L’aderenza alla realtà quotidiana, che abbraccia la fede semplice dei pellegrini.
– Citazioni visive legate alla statuaria classica e persino a modelli rinascimentali, come il rosso vellutato del corpetto della Madonna derivato da modelli tizianeschi.

Questi elementi, difficili da cogliere per il pubblico dell’epoca, rendono l’opera straordinariamente moderna e ancora oggi dirompente per chi vi si confronta.

Tra scandalo, devozione e rivoluzione artistica: significato e storia della Madonna dei Pellegrini di Caravaggio

Nel cuore di Roma, nella suggestiva Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, si trova uno dei dipinti più potenti e moderni del Barocco italiano: la Madonna dei Pellegrini, detta anche Madonna di Loreto.

Una commissione motivata dalla devozione

L’opera fu realizzata tra il 1604 e il 1606 su incarico della vedova di Ermete Cavalletti, nobile devoto alla Madonna di Loreto, su volontà testamentaria dopo la morte del marito nel 1602. Il dipinto fu concepito come pala per la cappella di famiglia nella Basilica di Sant’Agostino.

Il titolo alla Madonna di Loreto derivava dalla profonda devozione della famiglia Cavalletti verso la Vergine lauretana, consacrata anche da un pellegrinaggio del marchese al santuario di Loreto pochi mesi prima della sua morte.

Una scena di profonda umanità

L’immagine rappresenta la Vergine Maria con il Bambino, in piedi sulla soglia di una modesta abitazione romana, mentre due pellegrini inginocchiati la venerano con semplicità; il realismo delle figure colpisce per la sua cruda verità.

Secondo la descrizione di Francesca Marini nel volume Caravaggio della collana I Classici dell’Arte (Edizioni Skira, 2003), Caravaggio porta in scena:

«Una donna del popolo, con in braccio il suo bambino, in attesa sulla porta della propria casa, e di fronte a lei due viandanti mal in arnese, con i piedi nudi, sporchi, i vestiti rattoppati, unico segno della loro condizione: le mani giunte e i due bastoni da pellegrini» (Marini, Caravaggio, Edizioni Skira, 2003, p. 136; parafrasato).

Questa descrizione sottolinea come l’opera dissolva qualsiasi idealizzazione, mostrando il sacro nella concretezza della vita quotidiana.

Scandalo, critica e accoglienza

Quando l’opera fu esposta nella cappella, suscitò grande stupore tra il popolo e tra i critici dell’epoca. Per il biografo Giovanni Baglione, ci fu “estremo schiamazzo dai popolani” alla vista dei pellegrini con i piedi sporchi e malvestiti.

Una delle ragioni dell’agitazione fu la presunta identità della modella della Madonna: secondo alcuni commentatori dell’epoca, Caravaggio avrebbe utilizzato come modello una donna di strada molto nota nella Roma del periodo, Maddalena Antognetti, detta Lena, famosa per la sua vita di cortigiana.

Questa scelta, unita alla naturalezza con cui la figura sacra è ritratta, difficilmente rientrava nei canoni devozionali classici suggeriti dagli ambienti più conservatori. Tuttavia, nonostante le critiche, l’opera non fu rimossa né censurata dal Concilio di Trento, dimostrando come il reale sentimento di fede potesse essere accolto anche quando espresso in forme artistiche non tradizionali.

Fonte bibliografica

Marini, Francesca (a cura di), Caravaggio, collana I Classici dell’Arte, Edizioni Skira per Corriere della Sera, 2003, p. 136.

Link Utili:

https://it.wikipedia.org/wiki/Ermete_Cavalletti
https://www.artesvelata.it/donne-caravaggio-lena/amp/

Chiesa di Sant’Agostino

Basilica di Sant’Agostino a Roma

La Madonna dei Pellegrini si trova ancora nella Cappella Cavalletti nella Basilica di Sant’Agostino, nella prima cappella della navata di sinistra. È un’opera che conserva intatta la sua potenza espressiva e continua ad affascinare visitatori da tutto il mondo.

La Basilica di Sant’Agostino si trova in Piazza di S. Agostino
00186 Roma RM

La Basilica è aperta dal lunedì al sabato dalle 7.30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19.30. La domenica e festivi dalle 8.00 alle 12.45 e dalle 16.00 alle 19.30.

Sito web: https://www.santagostinoroma.it/

Descrizione sintetica dell’Opera:


Olio su tela. 1604-1606, Cappella Cavalletti, Basilica di Sant’Agostino a Roma
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio
Il colore e l’illuminazione

I colori del dipinto sono terrosi e vanno dal marrone scuro all’ocra. Solo l’abbigliamento di Maria ha colori primari e leggermente più saturi come il rosso della veste e il blu del mantello. I due colori sono tradizionalmente legati alla figura di Maria in quanto il rosso rappresenta la passione e il blu l’Assemblea della Chiesa.

La luce direzionale proviene da sinistra in alto e colpisce le figure a tratti, evidenziando solo alcune loro parti. I personaggi che emergono dal buio sono una nota caratteristica della pittura di Caravaggio. Questa componente scenografica permette di ottenere un clima drammatico e sacro. La vergine col Bambino, infatti, è illuminata quasi interamente. I loro incarnati sono chiari e riflettono la luce dorata che rende liscia e pura la loro pelle. Sottili linee di luce mettono in evidenza le architetture, sullo stipite e nella soglia.

I Fori Imperiali nel Medioevo

Trasformazioni, abbandono e rinascita archeologica

Durante l’Alto Medioevo, il complesso dei Fori Imperiali e del Foro Romano attraversò una fase di profondo abbandono. Sebbene gran parte delle strutture antiche fosse soggetta a interramento e degrado, proprio questo processo contribuì paradossalmente alla loro conservazione. Gli unici edifici a mantenere una funzione attiva furono quelli trasformati in chiese a partire dal VI secolo d.C., garantendo così una continuità d’uso e una maggiore tutela.

Tra le principali trasformazioni medievali si ricordano:

  • La Curia Iulia, convertita nella chiesa di Sant’Adriano.
  • Il Tempio di Romolo, divenuto Santi Cosma e Damiano.
  • Un ambiente del Palazzo Imperiale, trasformato nella chiesa di Santa Maria Antiqua.
  • Il Tempio di Antonino e Faustina, adattato alla chiesa di San Lorenzo in Miranda.

Con il passare dei secoli, la memoria della funzione politica e religiosa del Foro antico svanì. In età medievale l’area venne infatti chiamata Campo Vaccino, a testimonianza del suo uso come pascolo per il bestiame.

Dal Rinascimento alla perdita dei monumenti antichi

Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, le distruzioni più significative dei monumenti dei Fori non avvennero nel Medioevo, ma nel Rinascimento. Con la ripresa dei cantieri edilizi a Roma, il Foro Romano fu sfruttato come una vera e propria cava di materiali.

Le demolizioni più pesanti si verificarono tra il 1540 e il 1550, quando la costruzione della nuova Basilica di San Pietro richiese enormi quantità di marmo e pietra. Nonostante le denunce di artisti e intellettuali come Raffaello e Michelangelo, molti edifici ancora quasi intatti – tra cui il Tempio del Divo Giulio, il Tempio di Saturno e quello dei Dioscuri – vennero smantellati fino a raggiungere l’aspetto frammentario con cui li conosciamo oggi.

È in questo periodo che nasce il celebre detto:
“Per costruire la Roma dei Papi si distrusse la Roma dei Cesari.”

La riscoperta archeologica tra Settecento e Ottocento

A partire dalla fine del Settecento, con l’Illuminismo, tornò a crescere l’interesse per le antichità romane. Tuttavia, fu solo dopo l’Unità d’Italia che iniziarono gli scavi sistematici nel Foro Romano e nei Fori Imperiali.

Figure fondamentali per questa nuova stagione furono:

  • Pietro Rosa
  • Giuseppe Fiorelli
  • Rodolfo Lanciani
  • Giacomo Boni

Grazie ai loro studi e ai loro scavi, la conoscenza della Roma antica compì un salto decisivo, ponendo le basi dell’archeologia moderna e restituendo alla città la memoria storica dei suoi monumenti più rappresentativi.

Fonte: Guida Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, Milano, Electa, 2005, p. 16.


Parco Archelogico del Colosseo e del Palatino

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Trasformazioni, abbandono e rinascita archeologica Durante l’Alto Medioevo, il complesso dei Fori Imperiali e del Foro Romano attraversò una fase di profondo abbandono. Sebbene gran parte delle strutture antiche fosse soggetta a interramento e degrado, proprio questo processo contribuì paradossalmente alla loro conservazione. Gli unici edifici a mantenere una funzione attiva furono quelli trasformati in…

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Salus Populi Romani

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Salus Populi Romani

Storia, datazione e devozione dell’icona mariana più amata di Roma

La Salus Populi Romani è la più importante icona mariana di Roma, un’immagine che attraversa secoli di storia, arte e devozione popolare. Custodita nella Basilica di Santa Maria Maggiore, continua a essere percepita come una presenza viva, protettrice della città e del suo popolo.
È un simbolo identitario che unisce Roma in momenti di gioia, crisi e rinascita.

Un’icona unica: materiali, stile e tradizione

La tavola, realizzata in legno di cedro e dalle dimensioni di 117 × 79 cm, raffigura la Madonna in piedi a mezza figura con il Bambino in braccio.
Per secoli la tradizione popolare ha attribuito l’immagine a San Luca Evangelista, patrono dei pittori, alimentando la percezione di un’opera miracolosa e antichissima.

Numerosi sono gli interventi salvifici che la devozione romana ha collegato all’icona. Il più celebre riguarda Papa Gregorio Magno: secondo la tradizione, nel 590 il pontefice portò l’immagine in processione per implorare la fine della peste. Giunti presso il Mausoleo di Adriano, al popolo romano sarebbe apparso l’Arcangelo Michele che, per intercessione della Madonna, annunciò la conclusione dell’epidemia.

Una storia civica: il rapporto con Roma e il Comune

Fin dal Medioevo, la Salus Populi Romani è stata considerata un palladio della città.
Il Comune di Roma la venerava come simbolo identitario e ne promuoveva processioni e suppliche pubbliche nei momenti di crisi: pestilenze, carestie, alluvioni, guerre.

Nel XIV secolo, l’icona venne collocata in una edicola marmorea commissionata proprio dal Comune, segno del suo ruolo pubblico e urbano.

Che cosa significa “palladio della città”

Il termine palladio deriva dal mondo antico.
Nella mitologia greca, il Palladio era una statua sacra di Atena che proteggeva la città. Uno dei più famosi fu il Palladio di Troia: finché la statua rimaneva in città, la città era ritenuta invincibile.

Da qui nasce l’uso simbolico del termine: un palladio è un oggetto sacro o identitario che garantisce protezione alla comunità.

La Salus Populi Romani è considerata un palladio perché:

  • è percepita come protezione del popolo romano
  • è stata invocata durante pestilenze, carestie, guerre e calamità
  • è stata portata in processione dal Comune come immagine civica, non solo religiosa
  • è diventata un riferimento anche per i papi
  • continua a essere un simbolo di unità, speranza e identità urbana

In altre parole, la Salus non è solo un’icona mariana:
è la Madonna che protegge Roma, un elemento fondativo della memoria collettiva della città.

L’Accademia di San Luca e la Salus: un legame profondo

Il rapporto tra la Salus Populi Romani e l’Accademia di San Luca è uno degli aspetti più affascinanti della storia dell’icona.

  • Poiché la tradizione attribuiva l’immagine a San Luca, patrono dei pittori, l’icona divenne un modello identitario per l’Accademia.
  • Gli artisti la consideravano una matrice iconografica: un’immagine perfetta, da studiare e imitare.
  • Nei secoli XVII e XVIII, l’Accademia realizzò copie ufficiali della Salus, destinate a chiese, confraternite e missioni in tutto il mondo.
  • Le copie erano spesso accompagnate da cerimonie solenni, quasi a ribadire il ruolo della Salus come fondamento dell’arte sacra romana.
  • Questo legame ha contribuito a diffondere l’immagine ben oltre l’Urbe, rafforzandone il carattere universale.

Le scoperte scientifiche: la nuova datazione (IX–XI secolo)

Il restauro concluso nel 2018 ha rappresentato una svolta decisiva.
Grazie a indagini scientifiche avanzate – analisi stratigrafiche, studio dei pigmenti, esami del supporto ligneo – è stato possibile:

  • rimuovere vernici e ridipinture stratificate nei secoli
  • restituire alla tavola la sua luminosità originaria
  • proporre una datazione tra il IX e l’XI secolo

Questa scoperta ha definitivamente chiarito che l’icona non risale all’età apostolica, ma appartiene alla produzione bizantina medievale, probabilmente realizzata a Roma o per Roma in un contesto di forte influenza orientale.

Una devozione viva: dai gesuiti a Papa Francesco

Fin dalle origini della Compagnia di Gesù, i gesuiti promossero il culto della Salus e diffusero copie dell’icona in tutto il mondo.
In epoca contemporanea, Papa Francesco ha rinnovato questa tradizione: visitava la Salus prima e dopo ogni viaggio apostolico, affidando alla Madonna il suo ministero.

Il suo legame personale con l’icona era così profondo che espresse il desiderio di essere sepolto proprio in Santa Maria Maggiore, sullo stesso lato della basilica dove si trova la Cappella Paolina, che custodisce la Salus.
Dopo la sua morte, avvenuta nel Lunedì di Pasqua del 2025, questo desiderio è stato rispettato.

Il suo successore, Papa Leone XIV, ha più volte ricordato la Salus come “cuore spirituale della città”.

La pandemia del 2020: la Salus al centro della speranza

Durante la pandemia di Covid‑19, la Salus Populi Romani è tornata a essere un segno di protezione per la città.
Il 27 marzo 2020, in una Piazza San Pietro deserta e sotto una pioggia battente, Papa Francesco ha voluto accanto a sé proprio questa icona durante il momento straordinario di preghiera e benedizione Urbi et Orbi.

L’immagine, portata dalla Cappella Paolina al sagrato della basilica, è diventata uno dei simboli più potenti della speranza durante la crisi sanitaria.

Perché la Salus Populi Romani è così importante per Roma

L’icona è un simbolo che unisce:

  • arte: una delle più antiche e preziose immagini mariane della città
  • storia: legni, processioni, miracoli e restauri
  • identità civica: percepita come protezione del popolo romano
  • spiritualità: luogo di preghiera costante, soprattutto nei momenti di crisi

La Salus Populi Romani non è solo un capolavoro medievale: è un frammento vivo della memoria collettiva di Roma, una presenza che attraversa i secoli e continua a parlare al cuore dei fedeli.

Fonti e risorse

Fonti bibliografiche

  • Schnell, Guida artistica n. 2975, 1ª edizione italiana 2023.
    © Capitolo di Santa Maria Maggiore; © Verlag Schnell & Steiner GmbH.
    ISBN 978‑3‑7954‑7266‑5.
  • Salus Populi Romani. L’icona restaurata (Musei Vaticani, 2022).
    Analisi tecniche e risultati del restauro del 2018.
  • Studi dell’Accademia Nazionale di San Luca sulla tradizione pittorica romana.

Risorse web istituzionali

(ricercabili facilmente online)

  • Basilica Papale di Santa Maria Maggiore – storia, arte, liturgia.
  • Musei Vaticani – documentazione sul restauro dell’icona.
  • Accademia Nazionale di San Luca – archivio digitale e studi.
  • Vatican News – articoli sulla pandemia e sulla devozione papale.
  • Osservatore Romano – approfondimenti storici e liturgici.

Basilica Papale di Santa Maria Maggiore
Via Liberiana, 27
00185 Roma

Basilica Papale di Santa Maria Maggiore a Roma: storia, posizione, cappelle, reliquie, presepe e sepolture

Dove si trova: la basilica sul colle Esquilino

La Basilica Papale di Santa Maria Maggiore sorge sul colle Esquilino, il più alto dei sette colli di Roma. La sua posizione dominante, visibile da ampie zone della città, riflette l’importanza che questo santuario mariano ha avuto fin dall’antichità.

Uno degli elementi architettonici più riconoscibili è il campanile romanico, il più alto di Roma. Al suo interno si trova una campana particolarmente amata dai romani: “La Sperduta”, così chiamata perché un tempo veniva suonata per orientare i viandanti smarriti o per annunciare eventi straordinari. Il suo rintocco è ancora oggi uno dei simboli sonori dell’Esquilino.

Origini e datazione: una basilica del V secolo

L’edificio attuale risale al V secolo, costruito durante il pontificato di Sisto III (432–440), subito dopo il Concilio di Efeso che proclamò Maria Theotokos, Madre di Dio.
Nonostante i numerosi interventi successivi, la basilica conserva ancora oggi la struttura paleocristiana originaria, soprattutto nella navata centrale e nei mosaici del V secolo.

La fondazione leggendaria: la basilica “acheropita”

La tradizione lega la nascita della basilica al celebre miracolo della neve del 5 agosto 358.
Secondo la leggenda, la Vergine indicò con una nevicata miracolosa il luogo esatto dove costruire una chiesa a lei dedicata. Per questo Santa Maria Maggiore è definita acheropita, “non fatta da mano umana”.

Ogni anno, durante la festa della Dedicazione, una pioggia di petali bianchi rievoca l’evento.

Extraterritorialità: un frammento di Vaticano nel cuore di Roma

Come le altre basiliche maggiori, Santa Maria Maggiore gode dello status di extraterritorialità, sancito dai Patti Lateranensi del 1929.
Pur trovandosi nel territorio italiano, appartiene giuridicamente alla Santa Sede, che ne garantisce autonomia e tutela.

Le cappelle principali: Sistina e Paolina

Cappella Sistina (o del Santissimo Sacramento)

Voluta da Sisto V e progettata da Domenico Fontana, è un capolavoro del tardo Rinascimento.
Ospita i monumenti funebri di Sisto V e Pio V, oltre al prezioso reliquiario della Sacra Culla.

Cappella Paolina (o Borghese)

Commissionata da Paolo V Borghese, è uno dei massimi esempi del barocco romano.
Qui è custodita la veneratissima icona della Salus Populi Romani, tra le immagini mariane più amate dai romani e dai pontefici.

Reliquie e icone sacre

Santa Maria Maggiore è un autentico scrigno di tesori spirituali:

  • La Sacra Culla, reliquia legata al presepe di Gesù
  • La Salus Populi Romani, icona bizantina di profonda devozione popolare
  • Mosaici paleocristiani del V secolo
  • Reliquie di santi e martiri conservate nelle cappelle laterali
  • Il Presepe di Arnolfo di Cambio (1291)

Sepolture importanti: Bernini, Paolina Borghese e Papa Francesco

La basilica ospita sepolture di figure centrali della storia artistica e religiosa di Roma.

Papa Francesco

Riposa nella navata laterale accanto alla Cappella Paolina, in un sepolcro semplice con la sola iscrizione FRANCISCUS.
La scelta riflette la sua profonda devozione per la Salus Populi Romani.

Gian Lorenzo Bernini

Il grande maestro del Barocco romano è sepolto in una semplice lastra nel pavimento vicino alla Cappella del Presepe.

Paolina Borghese (Paolina Bonaparte)

Sorella di Napoleone e moglie di Camillo Borghese, è sepolta nella basilica, legata alla committenza della Cappella Paolina.

Basilica Papale di Santa Maria Maggiore
Via Liberiana, 27
00185 Roma

352-366 Fondazione della Basilica Liberiana

circa 420 (?)-434 Costruzione della Basilica attuale; esecuzione dei mosaici della navata principale e dell’arco di trionfo; dedicazione di Papa Sisto IlI alla Vergine Maria il 5 agosto 434

642-649 Pontificato di Teodoro I: la Basilica viene chiamata per la prima volta Sancta Maria ad Praesepem

1288-92 Pontificato di Nicolo IV: costruzione del transetto e della nuova abside, decorata con mosaici di Jacopo Torriti; Filippo Rusuti realizza i mosaici della facciata; Arnolfo di Cambio scolpisce il presepe per l’oratorio della Natività

1370-78 Costruzione del campanile, il punto più alto di Roma

1445-84 Commissioni dell’Arciprete, il Cardinale Guillaume d’Estouteville a Piero della Francesca e Mino da Fiesole

1492-1503 Pontificato di Alessandro VI: esecuzione del soffitto ligneo da parte di Antonio da Sangallo il Vecchio

1545 Fondazione della Cappella Musicale Liberiana per opera dell’Arciprete, il Cardinale Guido Ascanio Sforza

1562-65 Costruzione della Cappella Sforza su progetto di Michelangelo Buonarroti

1585-87 Costruzione della Cappella Sistina per la Sacra Culla e del Santissimo Sacramento

1605-13 Costruzione della Cappella Paolina per l’icona della Salus Populi Romani, del coro invernale (dal 1826 battistero) e della Canonica

1743-50 Pontificato di Benedetto XIV: restauro della Basilica eseguito da Ferdinando Fuga; nuova facciata con Loggia delle Benedizioni; restauro del pavimento; erezione del baldacchino; costruzione dalla Cappella del Crocifisso

1861-64 Costruzione della confessio davanti all’Altare maggiore

1967-71 Gli scavi sotto la Basilica riportano alla luce una domus di epoca imperiale con i resti di un importante calendario agricolo murale

Elenco delle Basiliche Papali di Roma
Basilica di San Pietro in Vaticano 
Basilica di San Giovanni in Laterano 
Basilica di Santa Maria Maggiore
Basilica di San Paolo fuori le Mura 

Le Meraviglie Archeologiche della Basilica di San Clemente

La Basilica di San Clemente a Roma, dedicata a San Clemente Papa, ospita splendidi mosaici e un complesso archeologico stratificato su quattro livelli che racconta la storia della città dal I secolo al Medioevo, scoprendo antiche strutture romane.

La Basilica di San Pietro: Un Capolavoro del Rinascimento

La Basilica di San Pietro, simbolo di Roma, fu fondata nel IV secolo da Costantino sulla tomba di San Pietro. Ristrutturata nel XVI secolo, ospita opere di artisti rinomati come Michelangelo e Bernini, diventando un capolavoro del Rinascimento.

Scopri l’Accademia di San Luca a Palazzo Carpegna

L’Accademia Nazionale di San Luca a Roma offre un’esperienza culturale unica e gratuita, con una ricca storia di promozione delle arti. Fondata nel 1593, ospita opere significative, giardini tranquilli e testimonia il ruolo di Roma nella cultura europea.

Guida alla Necropoli della Banditaccia di Cerveteri

Parco Archeologico

Museo /Nazionale

Classificazione: 1 su 5.
Orari, Biglietti e Cosa Vedere

La Necropoli della Banditaccia, a Cerveteri, parte del PACT – Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, è il più grande sepolcreto del mondo antico e uno dei siti etruschi meglio conservati. Patrimonio UNESCO dal 2004, si estende per circa 400 ettari (10 visitabili) e riproduce una vera città dei morti, con strade, piazze e quartieri funerari.

Il sepolcreto occupava una superficie di 100 ettari circa e si stima che comprendesse 20 000 tombe: l’area recintata corrisponde a circa 1/10 di questo vastissimo complesso.

La necropoli della Banditaccia è la più famosa, ma fuori dal parco si estendo altre importanti aree sepolcrali quali: Sorbo, Greppe Sant’Angelo, Cava della Pozzolana, Bufalareccia e Monte Tosto.

Sempre fuori dal recinto, gestita dai volontari del Gatc – Gruppo Archeologico del Territorio Cerite è possibile visitare la splendida Tomba delle 5 Sedie

Perché visitarla?

Le tombe, scavate nel tufo o costruite con blocchi, imitano le abitazioni etrusche, offrendo preziose informazioni su urbanistica e vita quotidiana. Tra le più celebri, la Tomba dei Rilievi, decorata con oggetti della vita domestica.

Tomba dei Rilievi - Necropoli della Banditaccia di Cerveteri

Tipologie di Tombe

Tombe a tumulo: strutture circolari con tamburo in tufo, sormontate da un tumulo di terra.

Tombe a dado: camere ipogee collegate alla strada da scalinate, con facciate in blocchi di tufo.

Tombe a caditoia: simili alle tombe a dado, ma con apertura superiore per calare le offerte.

PACT – Parco Archeologico Cerveteri Tarquinia

Indirizzo: Via della Necropoli – 00052 Cerveteri (RM)

Sito web: https://pact.cultura.gov.it/necropoli-della-banditaccia-di-cerveteri/

Costo Indicativo del biglietto: 8,00 euro
Gratuità: prima domenica del mese
Orari: Martedì–Domenica 09:00–17:00 (chiuso il lunedì).

Consigli utili:
Tempo di visita: 1–2 ore.
Portare scarpe comode.
Portare una torcia per illuminare l’interno delle tombe
Durante il periodo invernale molte tombe potrebbero essere inaccessibili perché allagate.
Nonostante le condizioni del parco non siano all’altezza di un sito UNESCO, la bellezza naturale del luogo supera ogni mancanza e rende la visita indimenticabile.


Parchi archeologici fuori Roma:
Necropoli dei Monterozzi di Tarquinia
Parco Archeologico di Ostia Antica
Parco Archeologico di Portus
Villa Adriana
Villa d’Este

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

Tour Virtuale con Google Arts

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La Necropoli dei Monterozzi: un patrimonio UNESCO

La necropoli di Monterozzi a Tarquinia, patrimonio dell’umanità UNESCO, è un importante complesso archeologico con circa 200 tombe dipinte, risalenti al VII-III secolo a.C. Solo il 3% delle oltre 6000 tombe è decorato, rispecchiando l’aristocrazia etrusca.

La tomba delle cinque sedie

In una vetrina della Sala Castellani, presso il Palazzo dei Conservatori dei Musei Capitolini è esposto un pregevole manufatto in terracotta che raffigura un personaggio maschile seduto ricordato nei più antichi inventari manoscritti del Museo come “statuetta sedente di terracotta rappresentante un personaggio che stende la destra in atto di ragionare”. Si tratta di una…

Casa delle Vestali

Là dove la piazza del Foro comincia a salire verso il Palatino, il focolare della Casa del Re era diventato il fuoco pubblico sempre ardente nel tempio di Vesta, la dea protettrice della comunità, a simboleggiare la vita eterna di Roma.

L’edificio, rotondo come le più antiche capanne del Lazio in paglia e vimini, con un foro al centro del tetto conico per far uscire il fumo, andò naturalmente distrutto più volte a causa di incendi e fu ricostruito fedelmente con diversi materiali come ci testimoniano le fonti, rilievi e monete.

Assunse infine l’aspetto attuale grazie al restauro curato da Giulia Domna, moglie dell’imperatore Settimio Severo sul finire del II secolo d.C.

[…] La cella cui si accedeva da una scala posta a oriente non ospitava tuttavia, come di norma, la statua della divinità, che era d’altronde evocata dal fuoco perenne, mentre in un vano sotterraneo inaccessibile ai più erano custoditi gli oggetti che Enea, secondo la leggenda, avrebbe trasportato da Troia, fra i quali il magico Palladio: un piccolo simulacro arcaico di Atena-Minerva, pegno e garanzia del dominio universale promesso a Roma.

Un’immagine di Vesta è invece verosimile fosse collocata nell’edicola ionica di età adrianea, posta accanto all’ingresso della Casa delle Vestali, sacerdotesse consacrate al culto ancestrale, puro e nobile della dea.

Per celebrarlo venivano “sorteggiate” dal pontefice massimo appunto sei vergini, fra i sei e i dieci anni, di famiglie patrizie e prive di imperfezioni fisiche, che prestavano servizio per trent’anni con l’obbligo della castità.

Pittoresca era la cerimonia di vestizione in cui alle fanciulle venivano recise le chiome (appese a un albero di loto) e fatti indossare un velo bianco che copriva anche le spalle e una specie di diadema di lana diviso in sei cordoni.

Le vestali crescevano in una specie di convento moderno, articolato intorno a un cortile-giardino circondato da portici su cui davano le stanze, mentre la cucina, la macina, il forno e l’orto rendevano la casa autosufficiente.

Incaricate della mietitura rituale e della preparazione delle focacce per i sacrifici, le sacerdotesse non conducevano tuttavia una vita di clausura. Godevano anzi di assoluti privilegi: erano accompagnate dai littori come i supremi magistrati, disponevano di posti riservati agli spettacoli ed erano ritenute degne a tal punto che se un condannato a morte ne avesse incontrata una il giorno dell’esecuzione sarebbe stato graziato.

Qualora tuttavia avessero violato il voto di castità erano sepolte vive in un campo scellerato mentre se inavvertitamente avessero lasciato spegnersi il fuoco sacro che dovevano costantemente custodire venivano fustigate in pubblico: pene tremende per giovani donne cui era strappata la fanciullezza.

Terminato il ministero, la vestale poteva tuttavia decidere tranquillamente, data la sua altissima posizione sociale, di sposarsi, scegliendo fra uno stuolo di pretendenti o di diventare persino una donna in carriera.

Della lussuosa domus si visitano oggi pochi ambienti: il cortile, con le fontane e le piante fiorite in primavera, circondato dalle statue raffiguranti le vestali massime, poste a capo dell’ordine religioso, alle quali si riferiscono le iscrizioni sulle basi che ne celebrano le virtù. Il luogo conserva ancora l’atmosfera di raccoglimento che anticamente proteggeva le sacerdotesse dal caos della città circostante. (N.G.)

Parco Archelogico del Colosseo
Foro Romano – varco di Largo della Salaria Vecchia 5/6
Sito web: https://colosseo.it/

Musei arte antica:
Museo Centrale Montemartini
Museo dell’Ara Pacis
Musei Vaticani
Museo Nazionale Romano
Museo Nazionale Etrusco
Museo di scultura antica Barracco
Museo della Civiltà Romana

Parchi archeologici:
Parco Archeologico del Colosseo
Mercati di Traiano
Mausoleo di Augusto
Terme di Caracalla
Parco Archeologico Appia Antica
Basilica Sotterranea di Porta Maggiore
Villa di Livia

L’età regia di Roma

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Foro Romano

Il Foro, prima di diventare il centro politico della nascente città di Roma a partire dall’età regia (metà dell’VIII secolo a.C.), si presentava come una valle paludosa e inospitale, dove gli abitanti dei centri dislocati sui colli vicini (Palatino, Campidoglio, Velia) seppellivano i loro morti.

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Stando alla tradizione, già il secondo re di Roma, Numa Pompilio, pose qui la sua abitazione, ma è con la dinastia etrusca dei Tarquini che il Foro venne per la prima volta pavimentato, dunque utilizzato come luogo della vita pubblica, e che soprattutto si provvide a canalizzare il Velabro, il torrente che attraversava la valle rendendola paludosa, tramite la costruzione della Cloaca Maxima.

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Anche grazie a questi interventi il Foro divenne un vero e proprio spazio collettivo, centro della vita politica e religiosa di Roma.

Già nel VI secolo a.C. vi si costruì il complesso del Comizio, che con la Curia Hostilia costituiva il luogo di riunione dei cittadini, dei senatori e dei magistrati romani, e vi si pose la sede dei più antichi culti della città, quello di Saturno, di Vulcano, di Marte e di Vesta.

La seconda metà del V secolo a.C. fu un periodo abbastanza oscuro per la storia di Roma e dunque per quella del Foro.

L’attività edilizia ricominciò, per quanto ne sappiamo, all’incirca dopo l’incendio gallico (data tradizionale: 390 a.C.), un episodio quasi certamente esagerato dalle fonti; dal momento che non ha lasciato archeologicamente alcuna traccia.

Una più consapevole monumentalizzazione della piazza prese l’avvio con la fine delle guerre puniche (fine III-inizio II secolo a.C.), quando Roma, ormai da tempo padrona della penisola, giunse a dominare tutto il Mediterraneo, estendendo i suoi traffici fino al Vicino Oriente e oltre. L’accresciuto potere politico, il moltiplicarsi dei contatti e degli scambi, nonché la conoscenza diretta delle grandi capitali ellenistiche (Alessandria, Pergamo, Antiochia, Atene) con i loro spettacolari impianti architettonici, posero nuove esigenze urbanistiche ed edilizie: si giunse così alla costruzione di grandi edifici in cui potessero svolgersi le attività economiche e giudiziarie (le basiliche) e al restauro monumentale dei santuari arcaici.

Alla metà del I secolo a.C., per la costruzione del suo Foro, Cesare fece demolire il Comizio e ricostruire la Curia in una posizione che la rese una sorta di appendice del Foro del dictator.

Più tardi, Augusto provvederà a diversi lavori di risistemazione, ma la sua iniziativa edilizia di maggior impatto nella storia del Foro fu la costruzione, sul lato orientale della piazza, del tempio per Cesare divinizzato. Con l’avvento del Principato, infatti, e la costruzione delle altre piazze monumentali (i Fori di Augusto, Vespasiano, Nerva, Traiano) a opera di imperatori che così lasciano un segno imperituro nell’urbanistica della città, il Foro, pur restando il centro simbolico dello Stato romano, perde la sua reale funzione politica e diventa il palcoscenico su cui inscenare il più importante rito di legittimazione del potere regale: la divinizzazione dell’imperatore post mortem (il tempio del Divo Giulio, quello di Vespasiano e Tito, di Faustina e Antonino Pio).

Fonte: Guoda Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, Electa, 2005 pag.15

Parco Archeologico del Colosseo
Indirizzo: Piazza S. Maria Nova, 53, 00186 Roma RM
Sito web: https://colosseo.it/

Costo Indicativo del biglietto: 18,00
Gratuità: prima domenica del mese

Cronologia:

ETÀ REGIA

IX-VI secolo a.C.
Valle del Foro utilizzata come necropoli

VI secolo a.C.
Regia e Cloaca Maxima (inizi VI secolo a.C.)
Lapis Niger, Primo complesso del Comizio
Cacciata di Tarquinio il Superbo da Roma (data tradizionale: 510 a. С.)

ETÀ REPUBBLICANA
V secolo a.C.
Costruzione del primo tempio di Saturno
Costruzione del primo tempio dei Castori

IV secolo a.C.
Incendio gallico (data tradizionale: 390 a.C.)

III secolo a.C.
Costruzione della prima basilica del Foro: la Porcia (fine Il secolo a.C.)

Il secolo a.C.
Basilica Emilia (179 a.C.)

I secolo a.C.
Tabularium (78 a.C.)
Cesare fa demolire il Comizio e costruire la basilica Giulia (metà I secolo a.C.)
Ottaviano sconfigge Antonio e Cleopatra ad Azio (31 a.C.)
Tempio del Divo Giulio (29 a. С.)

ETÀ IMPERIALE
I secolo d.C.
Tiberio restaura il tempio dei Castori
Incendio neroniano (64 d.C.)
Tempio di Vespasiano e Tito
Arco di Tito

Il secolo d.C.
Sacello di Giuturna
Athenaeum di Adriano
Tempio di Antonipo e Faustina (141 d.C.)
Ultimo rifacimento del tempio di Vesta (191 d.C.)

III secolo d.C.
Arco di Settimio Severo (203 d.C.)
Rifacimento dioclezianeo della Curia (fine III secolo d.C.)

IV secolo d.C.
Tempio di Romolo
Basilica di Massenzio
VII secolo d.C.
Colonna di Foca (608 d.C.)

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Parco Archeologico del Palatino

Il Parco Archeologico del Palatino, situato nel cuore di Roma, offre un viaggio tra storia e cultura. Luoghi significativi come il Lupercale, la villa di Augusto e il sentiero di Caco permettono di scoprire le origini della città.

Il Mundus Cereris: Riti e Significato nell’Antica Roma

Fori Romani: ai piedi dell’arco di Settiminio Severo non deve passare inosservata una piccola costruzione. Si tratta dell’ombelicus urbis: il punto in cui si incrociavano ad angolo retto le strade principali, il canale di comunicazione tra l’oltretomba e il mondo dei vivi.

Casa delle Vestali

Là dove la piazza del Foro comincia a salire verso il Palatino, il focolare della Casa del Re era diventato il fuoco pubblico sempre ardente nel tempio di Vesta, la dea protettrice della comunità, a simboleggiare la vita eterna di Roma. L’edificio, rotondo come le più antiche capanne del Lazio in paglia e vimini, con…

Parco Archeologico del Colosseo

Parco Archeologico del Colosseo, Foro Romano, Palatino e Domus Aurea

Museo Nazionale

Classificazione: 5 su 5.
Roma Pass

Il Parco Archeologico del Colosseo (PArCo) è uno dei poli culturali più importanti d’Italia e del mondo. Nato con Decreto Ministeriale il 12 gennaio 2017, ha lo scopo di tutelare e valorizzare il cuore archeologico di Roma, un’area che racchiude i simboli più riconoscibili della civiltà romana.

Dimensioni e territorio

  • L’area del Parco si estende per oltre 30 ettari nel centro di Roma.
  • Comprende monumenti di competenza statale e comunale, oltre a un ricco patrimonio ecclesiastico che si affaccia su via dei Fori Imperiali.
  • È uno spazio che unisce archeologia, paesaggio e memoria storica, rendendolo un museo a cielo aperto.

Le aree principali

  • Colosseo (Anfiteatro Flavio): costruito tra il 75 e l’80 d.C., è un edificio ellittico lungo 189 metri e largo 156, con una superficie di 24.000 mq e un’altezza di oltre 48 metri. Poteva ospitare circa 50.000 spettatori.
  • Fori Romani: cuore della vita politica, religiosa e commerciale dell’antica Roma, sviluppatisi dal VII secolo a.C. fino all’età imperiale.
  • Palatino: la collina dove, secondo la leggenda, Romolo fondò Roma. In età imperiale divenne sede delle residenze degli imperatori.
  • Domus Aurea: la grandiosa villa di Nerone, con ambienti decorati da affreschi e mosaici, oggi oggetto di importanti restauri e valorizzazioni.

Anno di fondazione

Il Parco Archeologico del Colosseo è stato istituito nel 2017, ma le sue aree monumentali hanno origini che risalgono all’età repubblicana e imperiale. La creazione del Parco ha dato autonomia speciale a questo complesso, permettendo una gestione integrata e una maggiore valorizzazione.

Il Colosseo

L’anfiteatro Flavio, il più grande del mondo antico Un po’ di storia Il Colosseo, originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio (in latino: Amphitheatrum Flavium) o semplicemente Amphitheatrum, situato nel centro della città di Roma, è il più grande anfiteatro romano del mondo. In grado di contenere un numero di spettatori stimato tra 50.000 e 87.000 unità,…

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Foro Romano

Il Foro, inizialmente una valle paludosa, divenne centro politico di Roma con la dinastia etrusca dei Tarquini, grazie a interventi come la Cloaca Maxima. Da allora, si sviluppò in un luogo pubblico significativo, testimone della monumentalizzazione e delle trasformazioni fino all’epoca imperiale, perdendo progressivamente la funzione politica.

L’età regia di Roma

Dalle leggende alla città eterna

Quando pensiamo alle origini di Roma, ci troviamo immersi in un mondo sospeso tra mito e storia. L’età regia, che va dalla fondazione della città nel 753 a.C. fino alla cacciata di Tarquinio il Superbo nel 509 a.C., è il periodo in cui Roma passa da piccolo villaggio sul Palatino a capitale di un dominio che già si estende su gran parte del Lazio.

L’eredità dell’età regia

In poco più di due secoli Roma passa da villaggio a città fortificata, con porti, ponti, mura e templi. Ogni re lascia un segno: Romolo fonda, Numa sacralizza, Tullo combatte, Anco costruisce, Tarquinio Prisco innova, Servio riforma, Tarquinio il Superbo chiude il ciclo.
L’ età regia è il laboratorio in cui si forgiano le istituzioni, i culti e le opere che accompagneranno Roma per tutta la sua storia.

Romolo: il fondatore

Romolo, primo re, segna l’inizio della storia. Dopo il celebre ratto delle Sabine e la fusione con i popoli vicini, Roma si espande dal Palatino al Quirinale e al Campidoglio. È lui a istituire il Senato e a dare forma al Foro Romano, cuore politico e commerciale della città. Alla sua epoca risalgono anche la Regia, la casa del re, e l’integrazione di culti più antichi come la Casa delle Vestali e il Vulcanale.

Numa Pompilio: il re della pace

Il successore Numa Pompilio non conquista territori, ma consolida Roma dall’interno. È il grande legislatore religioso: istituisce collegi sacerdotali e rituali che daranno alla città un’identità sacra. Secondo la leggenda fu ispirato dalla ninfa Egeria, che gli dettava gli ordinamenti religiosi.
La Regia diventa anche centro religioso, e nascono piccoli templi dedicati a divinità come Vesta e Giano.

Tullo Ostilio: il guerriero

Con Tullo Ostilio Roma torna alle armi. Distrugge Alba Longa e ingloba i suoi abitanti, rafforzando il dominio sul Latium vetus. L’episodio degli Orazi e Curiazi racconta bene lo spirito bellico del tempo. Il Foro si amplia per accogliere nuove genti, e Roma si afferma come potenza regionale.

Anco Marzio: il costruttore

Anco Marzio guarda al mare. Conquista territori sabini e latini e fonda Ostia, il porto che apre Roma al Mediterraneo. Costruisce il Ponte Sublicio sul Tevere, collegando la città alle vie commerciali. Roma diventa così un centro di traffici e scambi.

Tarquinio Prisco: l’etrusco innovatore

Tarquinio Prisco, di origine etrusca, porta nuove influenze culturali e urbanistiche. Espande Roma verso nord, conquista città etrusche e latine e avvia grandi opere: la Cloaca Maxima per drenare le acque, il Circo Massimo per i giochi, e soprattutto il progetto del Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio, simbolo della futura grandezza romana.

Servio Tullio: il riformatore

Servio Tullio riorganizza la città con il censimento e la divisione in classi sociali. Definisce il pomerium, il sacro confine di Roma, e costruisce le imponenti Mura Serviane, che racchiudono i sette colli. Roma non è più un villaggio: è ormai una vera città-stato, con un dominio che si estende su gran parte del Lazio.

Tarquinio il Superbo: il tiranno

Ultimo re, Tarquinio il Superbo, porta avanti conquiste nel Lazio ma governa con arroganza. Completa il Tempio di Giove Ottimo Massimo, inaugurato nel 509 a.C., e rafforza le infrastrutture urbane. Ma la sua tirannide provoca la rivolta dei nobili, scatenata dall’episodio di Lucrezia. La monarchia cade e nasce la Repubblica.

Cronologia

Romolo (753 – 717 a.C.)
Eventi storici: fondazione di Roma sul Palatino, istituzione del Senato e delle tribù.
Espansione: conquista dei territori circostanti e fusione con i Sabini dopo il ratto delle Sabine. Roma si estende al Quirinale e al Campidoglio.
Monumenti:
Foro Romano: nucleo della vita politica e commerciale.
Casa del Re (Regia): sede del potere regale.
Casa delle Vestali e Vulcanale: integrazione di culti preesistenti nel nuovo centro urbano.

Numa Pompilio (715 – 674 a.C.)
Eventi storici: riforma religiosa, istituzione dei collegi sacerdotali.
Espansione: stabilità interna, nessuna conquista militare.
Monumenti:
– Sacelli e templi minori dedicati a divinità come Vesta e Giano.
– Consolidamento della Regia come centro religioso oltre che politico.

Tullo Ostilio (674 – 641 a.C.)
Eventi storici: distruzione di Alba Longa, episodio degli Orazi e Curiazi.
Espansione: Roma diventa potenza dominante nel Latium vetus.
Monumenti:
– Ampliamento del Foro Romano per accogliere nuove popolazioni.
– Probabili strutture militari e civili legate all’ingresso degli Albani.

Anco Marzio (641 – 616 a.C.)
Eventi storici: fondazione di Ostia, costruzione del Ponte Sublicio.
Espansione: Roma si affaccia sul Tirreno e conquista territori sabini e latini.
Monumenti:
– Porto di Ostia e infrastrutture commerciali.
– Ponte Sublicio sul Tevere, primo ponte stabile della città.

Tarquinio Prisco (616 – 579 a.C.)
Eventi storici: espansione verso nord, influenza etrusca.
Espansione: conquista di città etrusche e latine.
Monumenti:
– Avvio della costruzione del Tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio
– Circo Massimo: primi lavori per l’area destinata ai giochi.
– Opere di urbanizzazione e canalizzazione (Cloaca Maxima).

Servio Tullio (578 – 535 a.C.)
Eventi storici: censimento, divisione in classi, definizione del pomerium.
Espansione: Roma ingloba i sette colli, dominio fino a 10.000 km² nel Lazio.
Monumenti:
– Mura Serviane, cinta muraria che racchiude la città.
– Ampliamento del Foro e nuove strutture civili.

Tarquinio il Superbo (535 – 509 a.C.)
Eventi storici: governo tirannico, caduta dopo la rivolta di Lucrezia.
Espansione: conquista di Tusculum e altre città latine.
Monumenti:
– Completamento del Tempio di Giove Ottimo Massimo, inaugurato nel 509 a.C. Musei Capitolini
– Ulteriori lavori al Circo Massimo e alle infrastrutture urbane.

Marco Vipsanio Agrippa

Il genio militare e urbanistico al fianco di Augusto

Chi era Marco Vipsanio Agrippa?

Marco Vipsanio Agrippa (Marcus Vipsanius Agrippa), nato intorno al 63 a.C. ad Arpino, è stato uno dei protagonisti più influenti della Roma imperiale.

Proveniva da una famiglia di origini modeste, la gens Vipsania, probabilmente di condizione plebea, figlio di Lucius Vipsanius, come compare nell’iscrizione del Pantheon:

M(arcus) AGRIPPA L(uci) F(ilius) CO(n)S(ul) TERTIVM FECIT.
Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta fece.

Nulla nella sua nascita lasciava presagire il ruolo cruciale che avrebbe avuto nella storia di Roma.

Agrippa era coetaneo di Ottaviano, con cui strinse un legame profondo fin dalla giovinezza. I due furono inviati da Giulio Cesare ad Apollonia, in Illiria, per completare la loro formazione militare e culturale, dove studiarono insieme a Gaio Cilnio Mecenate, figura centrale nella promozione delle arti e della cultura romana. Questo trio avrebbe poi giocato un ruolo decisivo nella nascita del principato romano e nella trasformazione di Roma in una potenza imperiale.

Un episodio emblematico della loro amicizia risale alla giovinezza: quando il fratello di Agrippa, Lucio, fu condannato a morte per aver sostenuto Pompeo contro Cesare, Ottaviano intervenne presso suo zio per ottenere la grazia, rafforzando così un legame che sarebbe durato tutta la vita.

Negli anni successivi, il rapporto tra Agrippa e Augusto attraversò momenti di tensione, soprattutto a causa di contrasti con il cognato Marco Claudio Marcello, nipote dell’imperatore.
Secondo Svetonio, Agrippa si ritirò a Mitilene con il pretesto di un lieve malessere, ma in realtà per allontanarsi da Roma, dove Augusto sembrava preferire Marcello come suo successore.
Alla morte di Marcello, avvenuta nel 23 a.C., Augusto lo richiamò a Roma e, forse su consiglio di Mecenate, decise di rafforzare il legame familiare: Agrippa divorziò da Marcella, figlia di Ottavia Minore, per sposare Giulia Maggiore, figlia di Augusto e vedova di Marcello.

Sebbene Agrippa e Marcella fossero probabilmente legati da un matrimonio felice, il nuovo vincolo dinastico fu imposto per ragioni politiche.

Dal matrimonio con Giulia nacquero cinque figli: Lucio, Gaio, Giulia Minore, Agrippina Maggiore e Agrippa Postumo. Augusto adottò Lucio e Gaio, designandoli come suoi successori, ma entrambi morirono prematuramente, prima che potessero salire al potere.

Agrippa morì improvvisamente nel 12 a.C. e le sue ceneri furono deposte nel Mausoleo di Augusto. Ottaviano portò il lutto per più di un mese, segno del profondo rispetto che l’imperatore nutriva per lui.

Per quale motivo è famoso Agrippa?

Agrippa è ricordato come il più fidato amico e collaboratore di Augusto, nonché come uno dei principali artefici del successo politico e militare dell’Impero romano. Fu lui a guidare la flotta nella celebre battaglia di Azio (31 a.C.), dove sconfisse Marco Antonio e Cleopatra, assicurando ad Augusto il controllo definitivo su Roma.

Marco Vipsanio Agrippa

Oltre alle imprese belliche, Agrippa si distinse per la sua attività edilizia e ingegneristica. Fu il promotore di grandi opere pubbliche che cambiarono il volto della città: tra queste, la costruzione del Pantheon di Roma, inaugurato nel 27 a.C., e la realizzazione di acquedotti fondamentali come l’Aqua Virgo, che ancora oggi alimenta la Fontana di Trevi.

La sua visione urbanistica contribuì a rendere Roma una città funzionale e monumentale, degna del suo ruolo di capitale dell’Impero.

Agrippa fu molto più di un generale: fu l’architetto della Roma imperiale, un uomo di visione e azione, capace di coniugare strategia militare, ingegneria urbana e senso civico.

La sua eredità vive ancora oggi nei monumenti, nelle infrastrutture e nella memoria storica della città eterna.

Con Augusto e Mecenate, fu uno dei pilastri della nascita del principato romano, il sistema che avrebbe retto Roma per secoli.

Cosa pensavano di lui i contemporanei?

Agrippa era stimato per la sua lealtà, sobrietà e spirito pratico. Non cercò mai il potere personale, preferendo sostenere Augusto e contribuire al bene comune.

Il popolo lo amava profondamente, e la sua generosità postuma ne è una prova: alla sua morte, Agrippa lasciò in eredità ai cittadini di Roma i suoi giardini (Campus Agrippae), le Terme di Agrippa — prime terme pubbliche della storia, accessibili gratuitamente, svolgendo una funzione igienica fondamentale per la salute della città.
Lasciò inoltre 400 sesterzi da distribuire a ciascun cittadino.
I poderi che lasciò ad Augusto, vennero da questi resi pubblici, permettendo a tutti di beneficiarne.

Questo gesto finale conferma il suo profondo senso civico e il legame indissolubile con Roma.

Quale eredità ci ha lasciato?

L’eredità di Agrippa è vasta e tangibile, e rappresenta una parte fondamentale del patrimonio storico e architettonico di Roma:

  • Pantheon di Agrippa, con la sua celebre iscrizione.
  • Aqua Virgo, acquedotto ancora attivo.
  • Terme di Agrippa, primo grande complesso termale pubblico.
  • Cloaca Maxima, restaurata e ampliata.
  • Campo Marzio, arricchito con portici, giardini e fontane.
  • Teatro di Ostia, centro culturale della città portuale.
  • Horrea Agrippiana, magazzini pubblici.
  • Basilica di Nettuno, accanto al Pantheon.
  • Septa Iulia, spazio per votazioni e assemblee.
  • Aqua Iulia, altro acquedotto strategico.

Agrippa si occupò anche di geografia romana, supervisionando la creazione di una mappa dettagliata dell’Impero romano, successivamente incisa su marmo e collocata in un colonnato fatto erigere da sua sorella Vipsania Polla.

Tra le sue opere letterarie, si ricorda un’autobiografia, oggi perduta, che avrebbe offerto preziose testimonianze sulla sua vita e sul periodo storico.

Marcus Vipsanius Agrippa

Cronologia:
63 a.C.: nascita ad Arpino.

45 a.C.: partecipa con Ottaviano alla battaglia di Munda sotto Cesare.

44 a.C.: studia ad Apollonia con Mecenate e Ottaviano.

42 a.C.: combatte a Filippi contro gli uccisori di Cesare.

36 a.C.: guida la flotta contro Sesto Pompeo, ottiene la corona navale.

37 a.C.: primo consolato; sposa Pomponia, da cui nasce Vipsania Agrippina.

27 a.C.: costruisce il Pantheon e assume il terzo consolato.

25 a.C.: sposa Marcella Maggiore, nipote di Augusto.

23 a.C.: muore Marcello; Agrippa si ritira a Mitilene.

21 a.C.: sposa Giulia, figlia di Augusto.

19 a.C.: inaugura l’Aqua Virgo.

12 a.C.: muore improvvisamente, forse per malattia; le sue ceneri vengono deposte nel Mausoleo di Augusto.

Elenco degli imperatori Romani d’Occidente

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Ottaviano Augusto

Ottaviano Augusto, primo imperatore romano, regnò per 41 anni dal 27 a.C. al 14 d.C. Celebre per la transizione da repubblica a impero, promosse riforme politiche e sociali stabilizzando Roma. Fu acclamato “padre della patria” e inaugurò la Pax Romana, sostenendo le arti e monumenti che arricchirono la cultura romana.

La Dinastia Giulio Claudia

La dinastia giulio-claudia riunisce due famiglie potenti, i Giulii e i Claudii, e comprende figure chiave come Cesare, Ottaviano (Augusto), Tiberio e Nerone. Questa dinastia è contrassegnata da intrighi e tragedie, culminando con il suicidio di Nerone nel 68 d.C., lasciando una forte impronta nella storia romana.

Agrippina Maggiore

Agrippina Maggiore, figlia di Marco Vipsanio Agrippa e Giulia, sposò Germanico e ebbe nove figli, tra cui Caligola e Agrippina Minore. Celebre per il suo coraggio, divenne bersaglio della gelosia di Tiberio. Dopo la morte di Germanico, fu esiliata a Ventotene, subendo gravi maltrattamenti fino alla morte per digiuno.

Domus di Marco Vipsanio Agrippa

Nel 1879, scavi nel giardino della casa Farnesina a Trastevere rivelarono i resti di una villa augustea, con straordinarie decorazioni murali. Sebbene manchino oggetti d’arredo, la qualità degli affreschi suggerisce un legame con Marco Vipsanio Agrippa.