Il rivoluzionario che inventò la luce
- Chi era Caravaggio?
- Per quale motivo è famoso Caravaggio?
- Cosa pensavano i contemporanei di lui?
- Quale eredità ci ha lasciato Caravaggio?
- Cronologia
Chi era Caravaggio?
Michelangelo Merisi nacque a Milano il 29 settembre 1571, ed ebbe il nome dall’arcangelo Michele che veniva festeggiato quel giorno. I suoi genitori, Fermo Merisi e Lucia Aratori, appartenevano al ramo cadetto dei marchesi di Caravaggio, una piccola cittadina a pochi chilometri da Milano. La sua era una famiglia benestante che poteva godere di proprietà e di rendite.
Queste entrate permisero al giovane Michelangelo di studiare e di mantenersi a Roma nei primi tempi, quando era ancora un pittore sconosciuto.
Nel 1577, dopo la morte del padre e del fratello a causa della peste, la famiglia si trasferì a Caravaggio da Milano.
Nel 1584 venne mandato dalla madre, all’età di circa 12-13 anni, a bottega dal pittore Simone Peterzano, vi rimase fino al 1588. Nel 1592, dopo aver venduto le proprietà ereditate alla morte della madre, partì per Roma.
In quel periodo Roma era in fermento e pullulava di artisti che dovevano con la loro opera contribuire all’affermazione della Controriforma che stava portando avanti la Chiesa. I primi anni per Caravaggio furono molto duri, in povertà e malato, fu costretto a ricoverarsi presso l’ospedale dei poveri.
Caravaggio, tramite amicizie nel 1593 riuscì ad entrare a bottega dall’artista che riscuoteva allora maggior successo: Giuseppe Cesari, detto Cavalier d’Arpino.
Caravaggio fu applicato a dipinger fiori e frutti, relegato all’esecuzione di un unico aspetto della rappresentazione. Ma un artista di talento riesce sempre ad emergere e Caravaggio, che aveva imparato già dai pittori lombardi, l’importanza di una pittura fedele al vero, riuscì a trasformare un genere ritenuto “basso” in una forma di espressione artistica altissima.

Alcune sue opere, realizzate nella bottega del Cavalier d’Arpino (come il giovane che monda un frutto o il bacchino malato) ebbero un certo successo e spinsero nel 1594 Caravaggio a lasciare il potente pittore per cercar fortuna da solo. Si scontrò con la difficoltà del mercato e fu costretto a vendere per pochi scudi le sue opere. Ma realizzò due tele che lo resero famoso “La buona ventura” e “I bari” e riuscì ad entrare nel palazzo del Cardinale Del Monte. Il cardinale era un’aristocratico colto che amava circondarsi dei più grandi ingegni del suo tempo: uno dei frequentatori abituali del suo palazzo era Galileo Galilei. In questo ambiente Caravaggio si nutrì di nuovi stimoli e poté godere di committenti importanti come Vincenzo Giustiniani, Tommaso Cerasi, Scipione Borghese. Nel maggio 1606, partecipando ad una rissa, Caravaggio uccide Ranuccio Tomassoni, Michelangelo scappò, con l’aiuto delle famiglia Colonna e venne condannato a morte in contumacia. Scappò a Napoli, una città che a quel tempo era tre volte più grande di Roma. Scappò nel 1607 anche a Malta, accolto dai Cavalieri, un ordine religioso che accoglieva i giovani nobili più turbolenti e scapestrati restituendo loro una sorta di immunità.
Caravaggio fu fatto cavaliere il 14 luglio 1608, pur non essendo nobile, la nomina era stata concessa per meriti e non per nascita. Tutto sembrava volgere per il meglio, e Caravaggio, riabilitato, avrebbe potuto chiedere al Papa la grazia, ma fu coinvolto nuovamente in qualche evento delittuoso e a ottobre di quello stesso anno fu arrestato e gettato nella guva. La guva era una fossa scavata nella roccia profonda tre metri. Non ci sono dettagli in merito al motivo dell’arresto, se non un documento dove viene definito “putridum et foetidum”. Qualcuno lo aiutò ad evadere e Caravaggio si diresse verso Siracusa, poi Messina, Palermo e ancora Napoli. Nel 1610 papa Paolo V gli concesse la grazia. Caravaggio partì da Napoli per raggiugere Roma, ma morì colto da febbre, a Porto Ercole. Non ci sono molte notizie in merito ed il corpo non venne mai trovato. Recentemente gli studiosi dichiararono di aver trovato le ossa, mentre il professor Vincenzo Pacelli sostiene che Caravaggio non morì a Porto Ercole, ma a Palo Laziale.
Per quale motivo è famoso Caravaggio?
Caravaggio “Inventa per la luce una funzione strutturale del tutto nuova, quasi un “terzo elemento” accanto al disegno e al colore (Longhi ne paragona l’importanza alla scoperta della prospettiva quattrocentesca), a una nuova emotività dei rapporti spaziali […]”
Fonte: “Caravaggio” volume I della collana “I classici dell’arte ” pubblicato da Rizzoli, Skira per il Corriere della Sera, ed. 2003, pagina 14 del saggio di Renato Guttuso.
Caravaggio impronta la sua rivoluzione cercando nella rappresentazione oggettiva della realtà, una verità superiore. “Come è d’uso, la sua ricerca verrà accusata di essere plebea. Ma non si trattò di rivolta plebea, né della proposta intellettualistica di un’arte popolare da opporre all’arte aulica. Anzi, alla base della sua rivoluzione è un’approfondita conoscenza dell’arte, dei fatti, delle opere, delle scuole, delle discussioni in atto: un’alta coscienza culturale e storica. Non plebeo, bensì di animo popolare, come chi abbia inteso quale sia la fonte di verità a cui attingere: toccare terra per trarne linfa e sangue.”
Fonte: “Caravaggio” volume I della collana “I classici dell’arte ” pubblicato da Rizzoli, Skira per il Corriere della Sera, ed. 2003, pagina 11 del saggio di Renato Guttuso.
Caravaggio contesta la retorica del tempo e si rifiuta di utilizzare immagini idealizzate, ma attinge al presente e vede negli uomini e nelle donne della strada con cui condivide la vita, eroi, santi e madonne. Inventa il “moderno”.


Cosa pensavano i contemporanei di lui?
“Naturalmente, per gli accademici, per la burocrazia culturale e cattedratica del tempo, solo gli “incompetenti” potevano lodare quelle pitture. Il principe della pittura di allora, non dissimile dai principi della pittura dei nostri giorni, Federico Zuccari, se ne uscì con la nota frase riportata dal Baglione: “Che romore è questo? Io non ci vedo che il pensiero di Giorgione’ […] e sogghignando […] alzò le spalle andandosene con Dio”. Cosa voleva dimostrare l’Accademia? Che in Caravaggio non c’era niente di nuovo, oltre la volgarità, e che in quanto allo stile era arretrato, sorpassato. Un giudizio grossolano ed esteriore […]”
Fonte: “Caravaggio” volume I della collana “I classici dell’arte ” pubblicato da Rizzoli, Skira per il Corriere della Sera, ed. 2003, pagina 15 del saggio di Renato Guttuso.
Ma ebbe anche molta fama e seguito, soprattutto tra i giovani poeti e artisti che avevano riconosciuto il suo intento innovatore, in opposizione agli accademici e alla Controriforma
Quale eredità ci ha lasciato Caravaggio?
Il messaggio profondo di Caravaggio ancora ci affascina, a distanza di 400 anni, perché arriva diretto, ci parla attraverso la luce ed i volumi dei corpi in cui immergono le sue narrazioni. Il suo linguaggio è crudo, vivace, forte, come la vita. E come scrive Renato Guttuso “[…] la verità di una grande passione creativa si misura dalla sua durata, dalla sua capacità di riproporsi come fonte d’acqua viva alle ideologie, alle nuove convinzioni, ai nuovi gusti: mostrare una faccia nuova, mai vista prima.”
Fonte: “Caravaggio” volume I della collana “I classici dell’arte ” pubblicato da Rizzoli, Skira per il Corriere della Sera, ed. 2003, pagina 15 del saggio di Renato Guttuso.
Il messaggio di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, ancora non ha esaurito la sua energia, per questo facciamo la fila per poter vedere i suoi quadri nelle più belle chiese di Roma.
In quelle chiese ci sono tanti altri capolavori, ma la sua voce si alzo più alta delle altre e ci chiama per noi e noi cediamo al suo fascino di pittore maledetto, rivelatore di verità.
Madonna dei Pellegrini
Roma, Sant’Agostino, cappella Cavalletti (1604-1606)

San Matteo
e l’Angelo
Roma,
San Luigi dei Francesi
(1602)

Narciso
Roma,
Galleria Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini
(1599)

Giuditta e Oloferne
Roma,
Galleria Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini
(1599)

San Francesco in meditazione
Roma,
Galleria di arte antica Palazzo Barberini
(1606)

San Giovanni
Roma,
Galleria di arte antica Palazzo Barberini
(1603-1606)


Cronologia:
29 settembre 1571 – nasce a Milano
1577 – Durante la peste muoiono il padre e un fratello di Michelangelo. La famiglia si trasferisce a Caravaggio.
1584 – Caravaggio inizia il suo apprendistato a Milano, presso il pittore Simone Peterzano.
1588 – Si conclude la sua permanenza presso Simone Peterzano.
1590 – Muore la madre di Caravaggio
1592 – Caravaggio si trasferisce a Roma
1593 – Per malattia è ricoverato all’Ospedale della Consolazione. Poco dopo entra per alcuni mesi nella bottega del Cavalier d’Arpino.
1595-1596 – Viene accolto in casa del suo protettore, il cardinale Francesco Maria Del Monte ambasciatore del granduca di Toscana a Roma.
1599 – Il pittore ottiene la sua prima commissione pubblica: le Storie di san Matteo in San Luigi dei Francesi.
1600 – Riceve la commissione dei due quadri per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo.
1603 – Si svolge il processo contro Caravaggio e alcuni suoi amici artisti, per aver diffamato il pittore Giovanni Baglione.
1604 – 1605 – Caravaggio è arrestato per ingiurie e porto d armi abusivo.
1605 – Si rifugia a Genova presso Marcantonio Doria.
1605 – Viene ritirata da San Pietro la Madonna dei Palafrenieri, è rifiutata la Morte della Vergine.
Il pittore uccide in una rissa Ranuccio da Terni; fugge nei feudi Colonna (Zagarolo e Paliano), poi a Napoli.
1607-1608 – Soggiorno a Malta: esegue l’enorme Decollazione di san Giovanni Battista; è nominato cavaliere dell’ordine di Malta. Fugge a Siracusa.
1609 – Continua la sua fuga tra Messina, Palermo e Napoli: qui è aggredito e ferito al volto.
1610 – Ottenuta la grazia dal papa, Caravaggio muore il 18 luglio presso Port’ Ercole, tappa intermedia per il ritorno a Roma.
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Buona ventura
L’opera “Buona Ventura” di Caravaggio, realizzata nel 1593-1594, ritrae una zingara che legge la mano a un giovane cavaliere, sottraendogli un anello. Rappresenta la vita di strada e avviare il primo linguaggio innovativo dell’artista a Roma.
San Giovanni Battista
Il dipinto di Caravaggio rappresenta un giovane nudo, abbracciando un ariete, che incarna un San Giovanni Battista umano e divino. L’opera è rivoluzionaria per l’uso del chiaroscuro e il realismo, esprimendo gioia e vulnerabilità.


