Elena la madre irrequieta e indomabile di Costantino

Elena era di Drepano, in Bitinia; da giovane lavorava come “stabularia” (termine traducibile grosso modo con ostessa, da stabulum, luogo di soggiorno, ma anche locanda, n.d.r.). E’ in una taberna di Drepano incontrò Costanzo Cloro.
Siamo nel 273 e, causa le numerose incursioni dei Goti sul Bosforo, Drepano era considerata città di retrovia. Per gli ufficiali dell’impero, una sorta di riposo del guerriero.
Naturalmente Elena era bella e Costanzo Cloro se ne innamorò. Nel caldo della passione forse l’avrebbe anche sposata, ma la legge romana del tempo vietava agli alti ufficiali il matrimonio con le donne del luogo.

È inutile ripetere come i vari panegiristi facessero prestigiosi giochi di equilibrismo per dimostrare che l’unione di Elena con Costanzo Cloro fosse regolare e quindi Costantino un figlio legittimo, non un bastardo. Nel 284 i soldati vicino a Nicomedia eleggono imperatore Diocleziano.

Costanzo Cloro era stato un ufficiale superiore di Carino; ma, primula rossa dei tempi, era rimasto fedele alla memoria del defunto imperatore. Questo esempio di lealtà piacque a Diocleziano, che lo inviò sul Reno al fianco del suo commilitone Massimiano. Elena non vide piú il suo amante-marito e si rinchiuse in una solitudine di madre.

A diciassette anni Costantino accompagnò Diocleziano in Egitto, in Persia, poi combatté anno dopo anno sul Danubio, finché, scomparso Diocleziano dalla scena politica, lasciò Nicomedia e raggiunse il padre in Gallia e poi in Britannia. I legionari della Britannia, morto Costanzo Cloro a Eboracum (York), eleggono Costantino imperatore. Si trasferisce a Treviri (306) e da lí chiama la madre Elena. Che diventa Augusta.
A Treviri c’è anche Teodora, la moglie legittima di Costanzo Cloro, al letto del quale Costantino ha giurato di rispettare e Teodora e i sei figli avuti da lei.
Ma Elena è inflessibile: non starà mai nella stessa corte con la donna che le ha strappato l’uomo della sua vita.

Costantino cede di fronte alla madre ed esilia Teodora a Tolosa.

Nel frattempo la giovane Minervina, concubina di Costantino dal tempo di Nicomedia, che in pratica ha ricalcato le orme di Elena, abbandona il campo (non sappiamo se morta o ripudiata), ed Elena si prende cura come una madre dell’educazione e della crescita del figlio di lei, Crispo.

Nel 312 Elena è a Roma, dove per opera di Osio, vescovo di Cordoba, simpatizza e poi si converte al cristianesimo.

Nel 326 la tragedia di Crispo la travolge. Si raffredda perfino con il figlio e non ha pace finché non smaschera Fausta.

Elena, l’Augusta, non era a Nicomedia nell’estate del 325, e a Roma visse la morte di Crispo nell’esilio di Pola con lo strazio e la lacerazione di una madre. Non credette mai alla colpevolezza del nipote. Era sicura del contrario e si mise a spiare Fausta.

Ordí la tela entro cui impigliarla con la pazienza vendicativa della vecchia. Raggiunse la prova delle sfrenatezze di Fausta prima di quanto avesse calcolato. E fu biblicamente implacabile al ritorno di Costantino. Il quale, nella punizione, vi aggiunse una ferocia pari all’orrore della scoperta. Né si placò con la morte della moglie, soffocata in un bagno, ma quanti erano sospetti o complici o le erano stati amici furono, senza distinzione, ammazzati.

Poi parte per la Palestina, in espiazione. Per la sua morte (328-329 circa) gli elogi, le preghiere, le omelie si sprecano. Il suo corpo trasportato a Roma fu sepolto nel mausoleo imperiale collegato con la chiesa dei Ss. Pietro e Marcellino.
Costantino chiamò con il nome di Elena due città: una in Palestina, l’altra Drepano, dove era nata.

Il suo bellissimo sarcofago in porfido rosso è conservato presso i Musei Vaticani, insieme con il sarcofago della nipote Costanza o Costantina.

Fonte: Archeo Monografie, Aprile/maggio 2024, Carocci Editore

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