Ritratto di Stefano IV Colonna

ANGELO DI COSIMO TORI, detto BRONZINO
(Firenze 1503 – 1572)
Ritratto di Stefano IV Colonna
Roma Palazzo Barberini
1546; firmato e datato
Olio su tavola, 115,5 x 96,5 cm
Provenienza: Collezione Colonna di Sciarra, 1896

Più che un ritratto in armatura quello di Bronzino è in realtà il ritratto di un’armatura, per l’imponente preminenza con cui questa campeggia nell’immagine, per la scrupolosa fedeltà analitica con cui il pittore l’ha raffigurata e per l’eloquenza, veramente retorica, con cui essa stessa « racconta», in compendio visivo, la vita, il ruolo, le gesta e l’identità del personaggio, del miles, dell’uomo d’armi, del condottiero.

Il condottiero in fiera posa è qui Stefano IV Colonna da Palestrina (1490 circa – 1548), che delle armi aveva fatto in effetti il proprio mestiere, rendendo i propri servigi militari a vari signori durante le guerre d’Italia, dagli imperiali al papa, dal re di Francia alla Repubblica di Venezia, fino al duca di Firenze, Cosimo I de’ Medici, che nel 1541 lo nominò luogotenente generale. Ed è proprio a Firenze che Colonna chiese al Bronzino, pittore ufficiale della corte medicea, di eseguire il ritratto, nel 1546, poco prima della morte e in un periodo in cui ormai più che i campi di battaglia egli preferiva frequentare la cerchia di artisti e letterati legati all’Accademia fiorentina.

Il dipinto ha quindi anche una funzione commemorativa, intesa a celebrare le trascorse glorie belliche e l’onore militare, personale e dinastico.

È credibile, infatti, che proprio nella tavola Barberini vada probabilmente identificata l’effige che venne esposta in occasione delle «magnificentissime esequie» che Cosimo I fece tributare al suo fidato comandante nella basilica fiorentina di San Lorenzo il 20 marzo 1548, chiedendo allo storico e letterato Benedetto Varchi di comporre l’orazione funebre in suo onore.

E in realtà l’immagine del Bronzino perfettamente si presta a rievocare visivamente. come nelle lodi postume di Varchi, le virtù di chi «fu prima soldato che fanciullo», della «salda colonna» che araldicamente si erge alle spalle del ritratto e si moltiplica, come un marchio di identità, nella sobria ma forbita decorazione dell’armatura. Con una forza di rilievo, una solidità plastica e un’incisività di forme che sembrano obbedire in effetti anche a un’altra e non meno circostanziata esigenza estetica. Nello stesso anno 1546, infatti, Benedetto Varchi aveva condotto la sua famosa inchiesta sulla «Maggioranza della Arti» tra i più rinomati artisti del tempo, e proprio il Bronzino, tra gli altri, si era pronunciato in favore della superiorità della pittura, che potrebbe ben gareggiare e nulla invidiare alla tridimensionalità della scultura.

Dopo la morte di Stefano Colonna, il dipinto fu trasferito a Palestrina o a Roma, dove rimase in palazzo Sciarra Colonna fino alla fine del XIX secolo, prima di essere acquisito alle nuove collezioni della Galleria Nazionale.

MC

Fonte: Fonte “Palazzo Barberini Galleria Corsini. 100 CAPOLAVORI” a cura di Yuri Primarosa, Officina Libraria pag.78

Palazzo Barberini
Indirizzo: via delle Quattro Fontane 13 – 00184 Roma

Palazzo Barberini fa parte delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini
Galleria Corsini: via della Lungara 10, 00165 Roma

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