Cosa si nasconde sotto Piazza Navona
Sotto la platea agonale di piazza Navona, lontano dagli scrosci dei fiumi berniniani, Domiziano, nell’86 d.C., aveva fatto costruire uno stadio per esportare a Roma il modello dei giochi greci istituendo per l’Urbe l’Agon Capitolinus, un complesso eterogeneo di competizioni che si svolgeva ogni quattro anni e che includeva, oltre a gare sportive, competizioni di tipo artistico.

La sequenza degli svolgimenti prevedeva un abbinamento per cui alla corsa a piedi e all’eloquenza, succedevano il pugilato e la poesia latina, il lancio del disco e la poesia greca, quindi il lancio del giavellotto e la musica, in una successione competitiva mista in cui, alle discipline atletiche, si alternavano le dispute culturali.





L’Agone, ideato da Domiziano, era segnato nel programma delle feste della capitale con un ricco cerimoniale, aperto da un fasto inaugurale segnato dalla presenza dell’imperatore che, per l’occasione, si mostrava «con i sandali ai piedi e indossando una toga purpurea di foggia greca, la testa cinta da una corona d’oro che recava le immagini di Giove, Giunone, Minerva, mentre attorno a lui stavano seduti il Flamine Diale e il sacerdote dei Flavi, vestititi allo stesso modo, a eccezione del fatto che le loro corone recavano invece il suo ritratto».
Per svolgere questo ampio apparato agonistico era necessario oltre allo stadio (circus agonalis), un odeon per gli spettacoli musicali, le audizioni e le gare poetiche.
Entrambi gli edifici sopravvivono nella struttura urbanistica moderna che ne custodisce con orgoglio l’impianto antico.

Piazza Navona fonda le sue radici nella platea dello stadio e il vicino palazzo Massimo alle Colonne, con la singolare disposizione peruzziana, rievoca l’originaria forma teatrale dell’odeon. Stando alle cifre – l’odeon conteneva circa diecimila posti e lo stadio trentamila – il consenso verso questa forma di spettacolo era tutt’altro che irrilevante. Tuttavia, ben poca cosa rispetto alle moltitudini che affollavano gli anfiteatri (il Colosseo da solo poteva ospitare ottantamila posti).
La differenza numerica, del resto, non era soltanto dovuta alla diversa spettacolarità dei munera rispetto alle corse e alle gare di eloquenza, ma era permeata da una certa dose di sciovinismo moralista per quel tanto di “importato” delle gare atletiche e soprattutto per il suo nudismo. I certamina greca dell’Agone capitolino non erano ben visti dai romani, neppure dal ceto intellettuale che respingeva come sanguinosa e brutale la lotta gladiatoria. Già Cicerone riportava, confortandolo, il giudizio di Ennio secondo il quale «lo scandalo inizia con lo spogliare il proprio corpo di fronte ai concittadini», e Tacito, a sua volta, lo rinnovava scrivendo: «Che cosa mancava ancora se non mostrarsi nudi, prendere il cesto dei pugili e pensare a quei combattimenti invece che al servizio militare». Ma la stoccata finale la scaglia Seneca con la sua sprezzante visione degli atleti: «Come sono fiacchi d’animo coloro di cui ammiriamo i muscoli e le spalle».
Il circo agonale misurava 275 m circa di lunghezza e 106,10 m di larghezza ed era caratterizzato da due bracci rettilinei e uno curvo. All’esterno aveva un aspetto severo e maestoso col suo allineamento di colonne e arcate in cui si annidavano varie attività dalla rivendita di merci ai lupanari.




Due ordini di archi su pilastri di travertino, intervallati da statue e altre decorazioni, disegnavano la costruzione all’esterno, conferendole dignità monumentale. Da una balconata di piazza Tor Sanguigna è possibile affacciarsi sullo stadio e intuirne l’originaria grandezza grazie alla sopravvivenza di uno degli ingressi principali con la sua arcata di travertino e ciò che rimane del protiro antistante annunziato da una mutila colonna di portasanta.





Si scende a una profondità di circa m 3,50 nel sotterraneo, che conserva integro un intero settore dell’antica cavea dello stadio, e ne permette di vagliare la struttura con la sua scansione ritmica di ambulacri e sale. Si può così apprezzarne la sapienza costruttiva e ripercorrerne, tra le gradinate e gli spalti, gli scenari vivaci e coloriti dei riti ludico-sportivi di massa.

Fonte: Roma sotterranea – Ivana Della Portella – Arsenale Editrice – Edizione 2002 – pagine 180 – 182
Le 10 maggiori attrazioni di Roma:
- Colosseo
- Pantheon
- Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro
- Musei Vaticani
- Fontana di Trevi
- Musei Capitolini
- Piazza di Spagna
- Piazza Navona
- Parco Archeologico del Palatino
- Castel Sant’Angelo
Articoli correlati:
Cosa vedere assolutamente a Roma?
Le dieci attrazioni della capitale Se è la tua prima visita a Roma Roma è una città enorme che vanta quasi 3000 anni di storia, la sua offerta culturale è vastissima. Tuttavia, la prima volta…
Leggi tuttoScopri di più sulle modalità di accesso e visita, le attività speciali, gli orari e i prezzi del biglietto sul sito https://stadiodomiziano.com/
