L’idolo del Gianicolo e i culti misterici d’Oriente

Il tempio del Gianicolo e le sue divinità

L’idoletto rappresenta un personaggio maschile avvolto dalle sette spire di un serpente, allusive alle sette sfere celesti, ed identificato con l’egizio Osiride o il siriaco Adone, divinità che nascono e muoiono ogni anno, entrambe legate al ciclo delle stagioni.
Proprio per rappresentare l’allegoria della morte e della rinascita del dio, e dunque del neofita prima e dopo l’iniziazione, la statuetta era periodicamente estratta dal suo ripostiglio, venerata dai sacerdoti e dai fedeli e riposta fino alla nuova cerimonia di iniziazione al culto misterico. (N.G.)

Fonte: “Museo Nazionale Romano”, Soprintendenza Archeologica di Roma, a cura di Adriano La Regina, edizioni Electa 2007 pagina 96

Il Santuario del Gianicolo

Presso una fonte sorgiva si scorgono i resti di un santuario di provenienza siriaca. Nel bosco, alle pendici del Gianicolo, cresceva un culto venuto dall’oriente, alimentato dallo spirito […] di Furrina. Un luogo funesto, segnato dalla terribilità del suo genius loci e da inquietanti delitti. La sua scoperta risale al 1906, quando la campagna di scavo mise in luce tre fasi di costruzione di cui solo l’ultima facilmente leggibile.

Dall’altra parte del Tevere, lontano dai culti ufficiali, dalle liturgie istituzionali, le comunità straniere di schiavi, liberti e commercianti arricchiti, portavano i loro riti e feticci, animando il pantheon tradizionale con la complessità dei culti misterici. Nella Regio XIV, dunque, trovavano ospitalità le aspirazioni trascendentali dell’oriente, con le loro ansie di riscatto, con i loro concetti di morte e resurrezione.

In tale clima dobbiamo collocare il primitivo sorgere del tempio nelle forme di un tèmenos con una vasca o piscina sacra; come pure la sua successiva trasformazione per opera di un tal Gaionas, ricco e munifico mercante siriano che aveva importato a Roma i suoi culti. Una distruzione metteva fine al primo santuario che veniva ricostruito in nuove forme e con diverso orientamento in una fase successiva, quella attualmente visibile, assegnata al IV secolo. L’edificio doveva presentarsi come un organismo chiuso, organizzato in tre corpi distinti: al centro un cortile, a ovest una costruzione a pianta basilicale e a est un’altra a pianta ottagonale. Un orientamento sfalsato di otto gradi tra i muri perimetrali e quelli corti interni ha corretto la direzione dell’asse del tempio verso est, ovvero in direzione del sorgere del sole, come vuole la tradizione sacrale.

Il cortile spartiva i due ambienti principali del culto, dei quali uno, quello basilicale, era destinato alle liturgie pubbliche, mentre l’altro, quello ottagonale, era riservato ai riti misterici. L’edificio basilicale con un impianto simile a tre navate, con quella centrale più larga e quelle laterali più piccole, dotate di nicchie, fa ritenere che tre fossero le divinità venerate. E, poiché nei pressi dell’abside centrale venne rinvenuta una statua acefala seduta su un trono, che può essere inter-pretata, nel contesto siriaco, come Giove heliopolitano (Hadad, ovvero Giove Serapide), non è escluso che le altre due fossero quelle di completamento della triade heliopolitana: Atargatis (la dea Syria dei romani) e il figlio Simios (romanizzato come Mercurio e associato a sua volta a Dioniso). Uno strano rito di fondazione doveva essere alla base dell’instaurazione del culto se, sotto il piano della nicchia di Giove-Hadad, venne ritrovato un teschio senza denti e senza mascella inferiore, misteriosamente sparito dopo il suo rinvenimento.

Ma i misteri non finiscono qui. Nella parte mistilinea del sacello, quella rivolta a est, vennero ritrovate una statua egiziana in basalto nero (proveniente dall’abside) e un’altra di Dioniso con il volto e le mani dorate. Venne rinvenuto, inoltre, un’idoletto bronzeo deposto, adagiato sul dorso, all’interno di un altare triangolare. Un giovane imbalsamato entro una stretta guaina e costretto entro le sette spire di un serpente che poggia la sua testa sul capo della statuetta. Al momento della scoperta tra le spire furono rinvenute sette uova in una disposizione simbolica. Un ritrovamento sconcertante che appassionò non poco gli studiosi nella ricerca dell’identità e del ruolo di quell’idolo singolare. Non è chiaro di chi si tratta. Certamente è una deità dai connotati egizio-siriaci, un dio solare sincretizzato che muore e rinasce. Che sia Simios o Adone o, piuttosto, Osiride o Dioniso, rappresenta le istanze di un culto misterico a carattere salvifico.

Fonte: Roma sotterranea, Ivana Della Portella, arsenale editrice, 2002, pagine 110-111-112

Museo Nazionale Romano, Sede Terme di Diocleziano

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Romano Impero
Ministero dei Beni Culturali

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