Un Giardino prima di entrare alle Terme di Diocleziano

Fin dall’istituzione del Museo Nazionale Romano, nel 1889, il Giardino fu destinato a esporre numerosi reperti archeologici provenienti da Roma e dal suburbio, databili tra la fine del I secolo a.C. e il III secolo d.C.

Ai lati dell’ingresso del Giardino sono disposti altari funerari iscritti, mentre nel viale che conduce al Museo si incontrano statue di personaggi in toga oltre a numerosi elementi architettonici (colonne, capitelli, architravi), provenienti da diversi edifici antichi; nella fontana centrale domina l’imponente massa del cratere colossale già descritta da D’Annunzio nel 1897: ” nel cortile è un grande vaso donde sgorga la verzura… La verzura nasconde gli amorini scolpiti sotto il labbro del vaso: colonne mozze, coronate di capitelli corrosi, urne…

Intorno alla fontana sono statue femminili e altari funerari iscritti di grandi dimensioni. Di fronte all’ingresso del Museo sono disposti sarcofagi e statue funerarie. Nei viali laterali sono esposte stele e cippi funerari, in travertino e marmo.

ALTARI FUNERARI ISCRITTI

I testi si aprono quasi sempre con la dedica agli Dei Mani, protettori dei sepolcri; a seguire sono indicati il nome del defunto, in molti casi gli anni vissuti, a volte seguiti dai mesi e dai giorni, il nome del dedicante e il grado di parentela. Si segnalano in questo gruppo l’ara del littore M. Claudius Artemidorus, decorata ai lati con i fasci e l’ara di Valgia Silvilla, con la raffigurazione della porta dell’Ade nella parte posteriore. Marmo, da varie zone di Roma e dal suburbio.

CRATERE COLOSSALE

Il vaso colossale, a forma di cratere sorretto da sei puttini, fu utilizzato come fontana già in età antica ma la collocazione originaria è ignota; si tratta di un raro esemplare con un solo confronto a Roma, davanti alla Basilica di S. Cecilia in Trastevere. Dal XII secolo si trovava nei pressi della Basilica dei SS. Apostoli, davanti all’atrio della chiesa o nel chiostro.

Marmo, dalla Basilica dei SS. Apostoli. Età imperiale

CIPPI FUNERARI

Nei testi sono generalmente indicati i nomi dei titolari del sepolcro e l’estensione dell’area sepolcrale con le misura in piedi della larghezza in fronte- e della profondità -in agro.

Si regnala l’iscrizione della schiava Epictesis, con incarico di lanipenda, distributrice della lana da filare; il termine verrà spesso impiegato in età imperiale con riferimento alle virtù femminili di operosità.

Travertino, Roma, dalle principali vie consolari

STELE FUNERARIE

Tra le varie stele presenti, in cui sono indicati il nome del defunto, si segnala quella della liberta Minucia Thiotima e di suo figlio Cn. Minucius Romulus, l’inscrizione è stata ricavata dal reimpiego di una cornice architettonica di cui si riconoscono, sul lato sinistro i dentelli.

STELE FUNERARIE DI SOLDATI E GUARDIE DEL CORPO DI NERONE

Le stele funerarie sono dedicate a soldati di diversi corpi di stanza a Roma: i pretoriani, guardia imperiale e le truppe di polizia. Concludono la serie le stele dei Germani corporis custodes di Nerone, guardie del corpo così chiamate perché originariamente scelte tra le robuste popolazioni nordiche. Schiavi al tempo di Augusto, i custodes in età neroniana erano straniedi di condizione libera, con un’organizzazione militare, senza raggiungere mai la dignità di una vera milizia. Implicati nell’assassinio di Nerone, furono aboliti da Galba

(Età Neroniana 54-68 d.C)

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