La Mole di Adriano

La mole di Adriano venne costruita dall’imperatore fuori dalla città, in una zona che allora era molto lontana dal centro della Roma antica: l’ager Vaticano.

Era collegata all’altra sponda del Tevere tramite il ponte Elio, dal nome dell’imperatore Adriano.
Il ponte è ancora esistente, oggi lo chiamiamo ponte S. Angelo ed è famoso per le statue di angeli del Bernini.

Come il mausoleo di Augusto, la mole di adriano aveva una forma a tumulo, alla sua sommità vi erano molti grandi alberi e statue ed in cima svettava grandissima e bellissima, la statua in bronzo dell’imperatore Adriano alla guida di una quadriga.

I bellissimi cavalli della quadriga di Adriano potrebbero essere oggi a Venezia. Da Roma furono portati all’ippodromo di Costantinopoli e poi riportati in Italia dai Veneziani.

La cella dove erano conservati i sarcofagi degli imperatori aveva una forma cubica a cui si accedeva da una scala elicoidale ancora esistente.

Tutto era rivestito di marmi pregiati, all’esterno erano scritti i nomi degli imperatori che riposavano nel mausoleo: Adriano e l’imperatrice Vibia Sabina, Antonino e Faustina Maggiore, Marco Aurelio e Faustina Minore, Commodo, Settimio Severo, Geta e Caracalla.
Si pensa che il coperchio del sarcofago di Adriano sia ora utilizzato in San Pietro come acqua santiera.

Oggi nel punto dove si trovavano le sepolture degli imperatori della dinastia antonina, c’è una poesia scritta sulla pietra:

Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quae nunc abibis in loca?
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos

Piccola anima vagabonda, leggiadra,
ospite e compagna del corpo.
In quali luoghi andrai ora
Tu pallida, fredda e nuda?
E non darai più gioia, come sei solita…

Si tratta della poesia che l’imperatore Adriano ha dedicato alla sua anima, poco prima di morire.

Le bellissime statue che adornavano il mausoleo vennero scagliate contro i Goti durante la guerra condotta da Totila. Altre furono depredate nei secoli.

Nel 1624 venne fatto un ritrovamento straordinario: il fauno Barberini, che venne restaurato da Bernini ed entrò nella collezione di Francesco Barberini (da cui prese il nome).